sabato 26 maggio 2012

Considerazioni

La crisi morde, e il degrado al quale stiamo assistendo lascia sbalorditi. Tutto ormai si riduce ad una contrattazione al ribasso in  qualsiasi campo della vita politica, economica e sociale di questo paese. Sotto il peso del ricatto della crisi e di questa stolta teoria di sviluppo, subiamo miserie che fino a qualche decennio passato pensavamo buttate nel dimenticatoio della storia.
Così ci ritroviamo qui a difendere nel terzo millennio l'acqua come bene pubblico, ad aggrapparci ad un lavoro che nella maggior parte dei casi subiamo come violenza psicologica e sociale senza una qualche speranza di realizzazione professionale; a lottare per ciò che ritenevamo elementari diritti di una società civile come poter godere di una vecchiaia senza il dover pensare a come fare per mantenersi.
Siamo in crisi, in crisi di sistema economico e antropologica: ci hanno cambiati in questi 40 anni, adattati ad un pensiero unico che, promuovendo individualismo e competizione, ora ci sta conducendo diritti ad un nuovo medioevo di barbarie.
E' crisi di umanità, perchè oltre a qualche emozione superficiale innescata dal sistema, siamo automi abbandonati al nichilismo e fatalità deresponsabilizzati da qualsiasi fattore sociale e solidale.
La miseria sottoculturale, umana e morale è ben visibile ogni giorno ai miei occhi: mi basta solo uscire di casa e guardarmi attorno.
Sicuramente è anche colpa nostra che non siamo riusciti a difenderci, probabilmente perchè non compreso la gravità della situazione o la capziosità del sistema, riducendoci ad una società nella quale siamo considerati l'equivalente di bambini.
Il nostro spazio di azione libera e con qualche reale potere decisionale , tranne rarissimi casi, si manifesta nello scegliere quale merce  comprare per renderci ancora più inutili,idioti e sucubi al sistema.
E allora vedi operai fare rate di 6 anni per cambiare macchine da 35 mila euro, famiglie che elemosinano maggiori ore di lavoro per poter permettersi ciò che " ti fa stare al passo coi tempi".
Promettendoci futuri radiosi, ci hanno fatto credere di poter essere tutti ricchi uguali con l'artefizio del fare i ricchi con i debiti.
La miseria di vedere gente inseguire ricchezza, mentre in realtà si rende solo più schiava.
Una volta il povero serviva il padrone, per bisogno, ma sapeva di essere sfruttato; adesso c'è il salario e la condivisione di orizzonti infiniti di prosperità ed emancipazione.
Mi fermo qui, ma potrei andare oltre.
Mi scuso per possibili eventuali errori ortografici ma non ho nemmeno la voglia di rileggermi.
Solo il fatto di dover scrivere ancora di queste cose, è miseria.

lunedì 21 maggio 2012

PER COSA PAGO LE TASSE? E IO LAVORATORE DIPENDENTE LE PAGO FINO ALL'ULTIMO CENTESIMO

Nel sistema capitalista-liberista, dove tutto è privatizzato e più localmente in Europa dove, grazie all'architettura dell'Euro, si vuole distruggere la rimanente protezione sociale per cosa pago ancora le tasse?
Ho bisogno di un dottore, e la celerità del privato lascia sempre meno spazio al pubblico.
Ho bisogno di un mezzo pubblico, quando grazie al cielo non devo fare 800 cambi di linea, e pago.
Morirò ancora prima di prendere la pensione per la quale sto tutt'ora versando i contributi, e se ci arriverò si prevederà dell'ammontare di 500 euro.
Ci costringono ad assicurarci contro ogni eventualità perchè lo Stato con la storia dell'austerità e del debito non risponde più a nulla.
Ma le tasse per cosa le paghiamo, solo per ripagare un debito fasullo creato dalla finanza?
Per mantenere in vita una moneta che ci soffoca nei diritti, democrazia e ci impoverisce?

Se non ci fossero grandissimi interessi speculativi in ballo, mi verrebbe da dire il classico: " non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire."
Ma chi si arricchisce grazie a questo ci sente bene....eccome!

La povertà morale, politica ed economica sbandierata come progresso.

Rivoglio la mia Lira moneta sovrana!

lunedì 30 aprile 2012

BUON PRIMO MAGGIO

Auguro un buon primo maggio a tutti, ma io non festeggio: c'è poco da festeggiare.
La schiavitù non si festeggia: alla schiavitù ci si ribella.
Anzi: è proprio il giorno in cui più maledico chi  mi costringe a vivere in questa prigione a cielo aperto chiamato lavoro; chi con le leggi mi obbliga a fare tutta la mia vita in una fabbrica, elemosinando lavoro, con l'unica ambizione possibile ad un operaio: la sopravvivenza.
Io non scenderò in nessuna piazza, perchè sarebbe come vedere un detenuto festeggiare la propria prigionia.

mercoledì 25 aprile 2012

BUON 25 APRILE

La scelta
… La stessa cosa, intendi cosa voglio dire, la stessa cosa... - Kim s'è fermato e indica con un dito come se tenesse il segno leggendo; - la stessa cosa ma tutto il contrario. Perché qui si è nel giusto, là nello sbagliato. Qua si risolve qualcosa, là ci si ribadisce la catena. Quel peso di male che grava sugli uomini del Dritto, quel peso che grava su tutti noi, su me, su te, quel furore antico che è in tutti noi, e che si sfoga in spari, in nemici uccisi, è lo stesso che fa sparare i fascisti, che li porta a uccidere con la stessa speranza di purificazione, di riscatto. Ma allora c'è la storia. C'è che noi, nella storia, siamo dalla parte del riscatto loro dall'altra. Da noi, niente va perduto, nessun gesto, nessuno sparo, pur uguale al loro, m'intendi? uguale al loro, va perduto, tutto servirà se non a liberare noi a liberare i nostri figli, a costruire un'umanità senza più rabbia, serena, in cui si possa non essere cattivi. L'altra è la parte dei gesti perduti, degli inutili furori, perduti e inutili anche se vincessero, perché non fanno storia, non servono a liberare ma a ripetere e perpetuare quel furore e quell'odio, finché dopo altri venti o cento o mille anni si tornerebbe cosi, noi e loro, a combattere con lo stesso odio anonimo negli occhi e pur sempre, forse senza saperlo, noi per redimercene, loro per restarne schiavi. Questo è il significato della lotta, il significato vero, totale, al di là dei vari significati ufficiali. Una spinta di riscatto umano, elementare, anonimo, da tutte le nostre umiliazioni: per l'operaio dal suo sfruttamento, per il contadino dalla sua ignoranza, per il piccolo borghese dalle sue inibizioni, per il paria dalla sua corruzione. Io credo che il nostro lavoro politico sia questo, utilizzare

Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno, Torino, Einaudi, 1977, p. 147-148.

sabato 3 marzo 2012

Considerazione sul contratto aziendale

Sul contratto aziendale, sento di dover esprimere una mia opinione.
Innanzi tutto sono convinto, che non debba essere in nessun modo peggiorativo rispetto al contratto nazionale: un lavoratore da Domodossola a Trapani deve almeno poter godere delle stesse garanzie di partenza.
Dato per scontato questo, forse ingenuamente, non vorrei che fosse l’ennesima strategia operata dal potere economico: il classico cavallo di Troia per abolire il contratto nazionale, creando quindi una pletora di contratti che andrebbero sicuramente a peggiorare le condizioni lavorative vista la differenza nei rapporti di forza.
Tutto questo vorrebbe dire ripetere lo stesso errore di quando, con il mantra della necessità di più flessibilità nei contratti di assunzione, ci siamo ridotti ad anni di precarietà.
Ritengo anche che questa forma di contrattazione sia esiziale per i lavoratori, perché distoglie dalla visione di insieme: ci si impegna solo a livello aziendale perché parte sentita come quotidianità, non considerando che il sistema economico attuale ha radici ben più profonde del semplice rapporto tra lavoratore e azienda.
Fatta questa breve premessa, sono fermamente convinto che il problema non sia tanto arrivare ad un contratto aziendale, ma uscire da questa camicia di forza chiamata Euro- debito – deflazione vera causa dell’ impoverimento generalizzato.
Del resto la Storia insegna, che solo con l’intervento dello stato ci può essere espansione economica.
Non penso, e lo dico seraficamente, che la Marcegaglia, l ‘Unione Europea e la Banca Centrale favoriscano i contratti aziendali per difendere i lavoratori cosi come dovrebbe essere inteso a livello sindacale.
Credo sia l’ennesima volta in cui verremo portati a perdere ancora diritti, con la convinzione che venga fatto per favorire la nostra condizione lavorativa.
Il vero problema, e finché non si focalizza questo qualsiasi lotta In difesa del lavoro sarà già persa, è la gestione del denaro che deve ritornare in mano ad uno stato veramente sovrano, con capacità di stampare moneta e quindi di spendere a deficit per far fronte alle proprie uscite in favore dei cittadini.
Solo questa è la differenza che passa tra il lottare per i diritti, e l’azzuffarsi con un’ azienda per dividersi le briciole con rapporti di forza sproporzionati visto l’aumento della disoccupazione e quindi di manodopera di riserva a basso costo.
Ritengo che il contratto aziendale sia proficuo in un momento di espansione economica.
Con l’impoverimento a cui stiamo assistendo in Italia ( sarà il peggiore dal dopoguerra ad oggi), distruggere la centralità del contratto nazionale vuol dire togliere l’ultimo baluardo in grado di difenderci dal medioevo.
Stiamo costantemente perdendo diritti, perché siamo portati a lottare sulla forma e non sulla sostanza ( la chiamerei “democrazia del superfluo”: ci fanno scegliere le cose marginali che non influiscono affatto sulle scelte importanti) .
E’ giunto il momento di smetterla di farci prendere in giro.

lunedì 30 gennaio 2012

E' ora di agire!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

http://www.democraziammt.info/

Su questo link troverete tutto quello che dovete fare per provare ad avere un futuro
migliore!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Non c' è più tempo!!!!!!!

lunedì 2 gennaio 2012

AUGURI

Per il 2012 auguro a tutti noi che la Banca Centrale Europea diventi finalmente prestatrice di ultima istanza, e che inizi a stampare moneta in favore delle economie dei diversi stati membri. Perchè chi ha il potere di stampare soldi dal nulla, crea ricchezza e non debito.
Se ciò non accadrà, oltre ad essere strangolati dalla speculazione e dal debito, lotteremo all'interno di un recinto destinato a restringersi condannandoci così alla sconfitta.

Più stato, meno STRAPOTERE DEI PRIVATI.



Tanti auguri!

giovedì 3 novembre 2011

Per la mia candidatura a rappresentante sindacale

La situazione economica che stiamo attraversando necessita di un’ analisi accurata.
Se guardiamo all’Europa e alla sua politica deflazionistica, dettata dai padroni della finanza per ridurre il potere dello Stato , lo scenario assume contorni apocalittici.
Ai vari Stati membri infatti, vengono imposte politiche di austerità condite con massicci piani di privatizzazioni e liberalizzazioni: una vera e propria macelleria sociale ( qui si apre anche la questione democratica sul perché due organismi come BCE e Commissione europea , i cui membri non sono eletti dai cittadini, possano decidere la politica di Stati con parlamenti eletti dai popoli). Senza parlare poi di questa globalizzazione, la quale serve solo ad una ristretta cerchia di persone al di sopra di tutto per arricchirsi ai danni dell’intera umanità.
In questo contesto la lotta capitale - lavoro, che qualcuno mistificando la realtà ci aveva detto superata, diventa non lotta per migliorare la propria condizione esistenziale, ma per mantenere in un qualche modo la possibilità di sopravvivere col proprio tenore di vita alla ferocia del mercato.
Se tutto ciò non rappresentasse un dramma per milioni di persone spinte verso la povertà farebbe ridere: il sistema che più di tutti ha fatto del culto della ricchezza e notorietà il suo dogma incontrastato, paradossalmente sta lasciando sempre più persone nella povertà e sfiducia nel futuro.
Il problema più grave però, è che vogliono presentarci come soluzioni per uscire dalla crisi le stesse ricette che ci hanno condotto fino a qui. Ogni giorno infatti, ci sentiamo dire che servono riforme strutturali come l’ innalzamento dell’età pensionabile o qualche provvedimento atto a distruggere ulteriormente i diritti dei lavoratori. Il tutto in nome della crescita, cioè pura metafisica, visto che in un mondo con risorse finite, non si può crescere all’infinito.
Ma anche restando nella loro logica, non è forse vero che negli ultimi 30 anni l’età pensionabile è aumentata, che abbiamo assistito a massicci piani di privatizzazioni e riduzioni dei diritti dei lavoratori, eppure ci troviamo in una crisi economica strutturale della quale non si vede il fondo?
La verità è che stanno usando la situazione contro di noi, per dare il colpo finale al mondo del lavoro e a ciò che resta della democrazia.
Ma è così: loro, i grandi poteri economici, distruggono 150 anni di lotte per i diritti, e tu povero operaio carne da macello per il mercato se provi ad organizzarti per difenderti vieni etichettato come difensore dei fannulloni. Oltre al danno, la beffa.
Ebbene noi pensiamo che sia ora di cambiare perché il tenore di vita oltre ad essere determinato dalle cose possedute, è anche direttamente consequenziale alla vita che si conduce per ottenere queste merci.
Centocinquanta anni fa, qualcuno diceva che noi non eravamo contro la proprietà privata, purchè non diventi strumento di dominio, se ottenuta con il lavoro; noi siamo contro la condizione di sfruttamento che gli operai devono subire per avere questa proprietà.
Se fino a qualche anno fa, questa condizione poteva essere mitigata dalla possibilità di accedere ad una maggior capacità di consumo, oggi non più. Anzi… la paura della povertà dilaga a dimostrazione che senza diritti, non esiste progresso.
Ci dicono che per uscire dalla crisi, sia necessario rinunciare a diritti acquisiti con durissime lotte operaie.
Noi pensiamo sia vero il contrario e che questo porti solo a maggiori prevaricazioni del forte sul debole.
Dalla crisi, si esce solo con la cultura e più diritti, perché solo queste due condizioni determinano il progresso.
Tutto il resto è sonno della ragione, è un ritorno alle barbarie.