Auguro un buon primo maggio a tutti, ma io non festeggio: c'è poco da festeggiare.
La schiavitù non si festeggia: alla schiavitù ci si ribella.
Anzi: è proprio il giorno in cui più maledico chi mi costringe a vivere in questa prigione a cielo aperto chiamato lavoro; chi con le leggi mi obbliga a fare tutta la mia vita in una fabbrica, elemosinando lavoro, con l'unica ambizione possibile ad un operaio: la sopravvivenza.
Io non scenderò in nessuna piazza, perchè sarebbe come vedere un detenuto festeggiare la propria prigionia.
W L'INFORMAZIONE ABBASSO L'IGNORANZA QUANDO IL SAPERE DIVENTA L'UNICA FONTE DI REALIZZAZIONE PER L'ESSERE UMANO
lunedì 30 aprile 2012
mercoledì 25 aprile 2012
BUON 25 APRILE
La scelta
… La stessa cosa, intendi cosa voglio dire, la
stessa cosa... - Kim s'è fermato e indica con un dito come se tenesse il segno
leggendo; - la stessa cosa ma tutto il contrario. Perché qui si è nel giusto, là
nello sbagliato. Qua si risolve qualcosa, là ci si ribadisce la catena. Quel
peso di male che grava sugli uomini del Dritto, quel peso che grava su tutti
noi, su me, su te, quel furore antico che è in tutti noi, e che si sfoga in
spari, in nemici uccisi, è lo stesso che fa sparare i fascisti, che li porta a
uccidere con la stessa speranza di purificazione, di riscatto. Ma allora c'è la
storia. C'è che noi, nella storia, siamo dalla parte del riscatto loro
dall'altra. Da noi, niente va perduto, nessun gesto, nessuno sparo, pur uguale
al loro, m'intendi? uguale al loro, va perduto, tutto servirà se non a liberare
noi a liberare i nostri figli, a costruire un'umanità senza più rabbia, serena,
in cui si possa non essere cattivi. L'altra è la parte dei gesti perduti, degli
inutili furori, perduti e inutili anche se vincessero, perché non fanno storia,
non servono a liberare ma a ripetere e perpetuare quel furore e quell'odio,
finché dopo altri venti o cento o mille anni si tornerebbe cosi, noi e loro, a
combattere con lo stesso odio anonimo negli occhi e pur sempre, forse senza
saperlo, noi per redimercene, loro per restarne schiavi. Questo è il significato
della lotta, il significato vero, totale, al di là dei vari significati
ufficiali. Una spinta di riscatto umano, elementare, anonimo, da tutte le nostre
umiliazioni: per l'operaio dal suo sfruttamento, per il contadino dalla sua
ignoranza, per il piccolo borghese dalle sue inibizioni, per il paria dalla sua
corruzione. Io credo che il nostro lavoro politico sia questo, utilizzare
Italo
Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno, Torino, Einaudi, 1977, p.
147-148.
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