lunedì 29 settembre 2008

LA SCUOLA

Pubblico questo comunicato, perchè rappresenta comunque un ottimo spunto di riflessione.


Giovedì 2 ottobre ore 21
LUDAS – Via Oberdan 7 – Mantova
Dove finirà la scuola italiana?
Prepararsi a lottare

Il decreto legge approvato dal Governo rappresenta un pericoloso attacco alla scuola pubblica italiana, che produrrà gravissimi danni a bambine e bambini, famiglie e insegnanti.Il provvedimento prevede, infatti, una riduzione dell’orario di lezione, portato a sole 24 ore settimanali, la reintroduzione del maestro unico e l’eliminazione del tempo pieno, una delle più avanzate conquiste pedagogiche e didattiche del nostro paese. Si torna indietro, a 14 anni fa, ma tutto viene servito come grande passo nel futuro, e il ritorno ai grembiulini, alle valutazioni numeriche, al maestro unico e al 5 in condotta appaiono come le grandi pensate pedagogiche del momento su cui i media tessono lodi. Nessuno parla dei 150.000 docenti in meno nei prossimi tre anni. Verranno tagliati 7 miliardi e 800 milioni alla Pubblica Istruzione nei prossimi 4 anni e verranno chiuse le scuole con meno di 500 – 600 studenti. Tagliare sull’istruzione significa investire sull’ignoranza.

Interverranno
Giorgio Parise insegnante scuola superiore
Lino Piva insegnante Corsi Serali e Eda
Maurizio Cobellini maestro elementare
Cesare Battistelli insegnante precario
Mohammed Tabi studente universitario
Gianfranco Lusetti insegnante scuola media

Luciano Muhlbauer
consigliere regionale Rifondazione Comunista

Qui, il secondo video riguardo le atrocità causate dal fascismo. Infondo, insegnare la Storia del nostro paese, dovrebbe essere compito della scuola.

PER CHI NON C'E' PIU'

Su Micromega potete trovare Fascist Legacy ("L'eredità del fascismo") un documentario della BBC sui crimini di guerra commessi dagli italiani durante la Seconda Guerra Mondiale.
Sono 5 filmati, e siccome c'è sempre più bisogno di ricordare cosa è stato, penso salvo incombenze, di pubblicare per questa settimana alla fine di ogni post uno di questi video. Per quel che mi riguarda, è anche un modo per ricordare una persona a me cara scomparsa, che il fascismo ha avuto il coraggio di combatterlo.

Video 1





"...Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità. Andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione..."

Pezzo tratto da Piero Calamandrei " Discorso sulla Costituzione" che potete trovare per intero e leggere a questo link Libertà e Giustizia.


Discorso del gennaio 1954 di una passione civica e democratica che ancora oggi commuove.

domenica 28 settembre 2008

ANDARE OLTRE IL PROPRIO ORTICELLO

Il sogno di una falsa ricchezza, l'apparire come condizione principale per acquisire prestigio sociale, l'avere preminente all'essere, hanno portato questo sistema a vendere anche la corda per impiccarsi.

Questo video, che rivela una realtà dai contorni drammatici, lo dedico a chi ha sempre creduto di poter fare il proprio interesse senza mai guardare oltre il suo orticello.


sabato 27 settembre 2008

GIORGIO BOCCA


Intervista con Giorgio Bocca di Loris Campetti - da il Manifesto
Fonte Megachip

Non usa mezze parole per raccontare l'esistente, Giorgio Bocca. Un esistente brutto che lascia poco spazio all'ottimismo. L'abbiamo cercato per avere un'opinione sullo stato dell'informazione in Italia, sulla sua concentrazione in poche mani e sul tentativo del governo di chiudere le voci libere, fuori dal coro. Non serve dire che l'abbiamo trovato ben preparato in una materia «che ha direttamente a che fare con la democrazia e la libertà d'espressione». Bocca non è soltanto uno dei padri del nostro giornalismo, è da sempre un occhio attento puntato sulla società, sulla politica e sui poteri.

Chi non ha partiti e padroni alle spalle e per giunta si permette di dissentire deve tacere. È questo il messaggio che arriva dal governo Berlusconi? E se è questo, quale natura e quali esiti sottende?

Ho appena finito di leggere una lettera sul Foglio dove si sostiene che la colpa della ferocia attuale è dell'antifascismo, da cui sarebbero nate tutte le tragedie del secolo. A me sembra vero il contrario: l'antifascismo è stata una battaglia per garantire a tutti, tra l'altro, la libertà di avere idee e poterle esprimere. Ne deduco che, se oggi si impongono manovre come quella che punta a chiudere le testate indipendenti dal potere e dalle sue direttive, questa è la conferma che la preoccupazione di chi teme un ritorno al fascismo non è poi così campata in aria.

Forse in altre forme, con altri mezzi?

Io conosco per esperienza diretta e per lo studio della storia il fascismo, e oggi percepisco nuovamente il ritorno di quella minaccia. Come allora, di fronte a una sventura la gente resta sorda, non si accorge dei rischi che corre la democrazia. Aggiungo che anche parte della sinistra e delle forze democratiche ritiene che si può andare d'accordo con chi oggi ha in mano la politica, il potere. Non so se le forme del ritorno di una cultura fascista siano così diverse da quelle di ieri, so che l'esito è lo stesso: prepotenza, repressione, magari anche galera. Diceva Benjamin Disraeli (scrittore e uomo politico, primo ministro inglese nella seconda metà dell'800, ndr ) che con la giustificazione della necessità si compiono i delitti più spaventosi. Anche ora, in nome delle difficoltà, certo quelle economiche dello stato, ma anche in nome dell'esigenza di razionalizzare e modernizzare l'informazione, liquefanno la democrazia e stanno uccidendo l'informazione. Si sbandiera l'idea di progresso per introdurre ogni nuovo mezzo, che automaticamente si trasforma in strumento nelle mani dei padroni e non certo dei dipendenti. Così la libertà sfuma, e a questo processo si accompagna il taglio dell'ossigeno all'informazione libera e democratica.

La stampa democratica perde copie, quella di sinistra rischia il collasso. La controriforma della legge dell'editoria che cancella il diritto soggettivo al sostegno pubblico può rappresentare il colpo di grazia. Almeno per il manifesto . Come mai tutto questo non fa scandalo?

Perché l'opinione pubblica è sensibile nei confronti di chi ha in mano il potere, e l'informazione rafforza, deve rafforzare questo potere. È un circolo vizioso pericolosissimo il rapporto tra un potere autoritario come quello che oggi ci schiaccia e un'informazione di regime che «forma» l'opinione pubblica. Berlusconi sostiene di avere il consenso del 70% degli italiani, forse esagera, ma il 60% ce l'ha dalla sua. Non vorrei essere nuovamente pessimista, ma temo che dovremo adattarci a forme di resistenza e lotte di minoranza.

Ma le minoranze restano mute, se i mezzi di informazione liberi vengono soppressi con lo strumento della manovra economica del governo.

È ovvio, bisogna salvare le voci libere. Ma non posso non chiedermi se sia ancora possibile riuscirci. Certo non vorrei accodarmi a una marea generale portatrice di disastri. Vedo davanti a noi un lungo periodo di crisi democratica perché vedo crescere, nell'Italia di oggi come avvenne in quella che ho conosciuto e combattuto da ragazzo, l'idea che i problemi debbano essere risolti d'autorità da qualcuno lassù. Questa idea, che ieri invocava il Duce, ha ancora successo tra gli italiani.
Se a questo siamo, c'è una responsabilità collettiva. È difficile tener fuori la sinistra.

Sì, ci sarà pure una responsabilità collettiva. Ma in una situazione in cui la sinistra e una storia comune vengono attaccate da tutti i fronti, non me la sento di sparare sulla mia parte, non ho alcuna intenzione di accodarmi alle crociate di Pansa. Per chiudere con l'informazione, non mi rassegno all'esistente ma pavento un futuro in cui i giornali schifosi camperanno mentre quelli liberi saranno crepati.


Giorgio Bocca, giornalista e scrittore, uomo che ha vissuto sulla sua pelle il peso di un regime sbagliato. In contrapposizione a certi idioti, che ora inneggiano al fascismo come la soluzione per ridare dignità a questa disastrata Italia. Quante volte sento dire " ci vorrebbe il duce" un solo uomo che comanda. L'unica cosa, che mi spinge a non augurare ad alcuni connazionali la tanto desiderata sutuazione , è la consapevolezza che i primi a pagarne le conseguenze sarebbero soprattutto le persone come me. Gente che crede nei valori della Costituzione e della Democrazia.

LIBERTA' DI INFORMAZIONE

*Sostieni Carlo Ruta - una donazione per la libertà d'informazione*

Qualche tempo fa Carlo Ruta scrisse una lettera nella quale mi chiedeva per il suo sito un parere sulla vicenda Spampinato. Io - che non sono un esperto- non ne sapevo molto, e il poco che sapevo lo avevo letto (distrattamente,lo ammetto senza remore) proprio nel sito gestito da Carlo. Ebbi una reazione simile a quella che provai la prima volta che qualcuno mi raccontò la storia di Peppino Impastato: com'è possibile che in Italia non conosciamo, a livello collettivo, storie come quella di Spampinato?

Se qualcosa conosciamo è solo grazie al lavoro di persone come Carlo Ruta, che si accollano la responsabilità di intraprendere una strada faticosa, a volte pericolosa, che a volte - come nel caso di Carlo, appunto - ha dei risvolti impensabili: ad esempio, una condanna per "stampa clandestina" per aver gestito un blog che un Tribunale ha ritenuto assimilabile ad un giornale cartaceo per la periodicità degli aggiornamenti. La condanna è avvenuta perché il blog non è registrato come testata giornalistica.

A questo punto mi chiedo quanti dei siti e dei blog che gestiamo dovrebbero essere chiusi per lo stesso motivo? Quella di Carlo è una vicenda che colpisce tutti noi: quelli che hanno il desiderio e la curiosità di conoscere la storia del nostro paese, quelli che vorrebbero fare informazione ma sono inesorabilmente fuori dal giro degli "intoccabili".

Per questo motivo Cuntrastamu vi propone di effettuare una donazione per
sostenere le spese processuali di questo e di altri undici processi che Carlo sta subendo, per sentire "nostra" una battaglia che si gioca sul piano del diritto all'informazione in rete.

Raramente Cuntrastamu ha chiesto a chi legge il sito di tirare fuori dei soldi, tutto quello che facciamo cerchiamo di farlo gratuitamente. Ma nel caso di Carlo Ruta - come accadde nel caso di Casablanca, il giornale antimafioso pubblicato per qualche tempo a Catania da Riccardo Orioles - un impegno ve lo chiediamo. Facciamone una questione collettiva e la retorica di quando si dice "è rimasto isolato, lo Stato era assente, ecc." lasciamolaa gli altri. Coraggio!

*Enrico Natoli**Associazione Cuntrastamu*

*Nel sito cuntrastamu.org:*

venerdì 26 settembre 2008

IN BOCCA AL LUPO

Ieri, uscendo dal lavoro, ho incontrato un collega del quale non mi ero ancora accorto prima avendo lui iniziato da poco a lavorare nella mia stessa azienda. Il solito saluto, qualche parola per sedare le iniziali esitazioni, e poi si è iniziato un discorso che mi ha indotto a profonde riflessioni. Lui è macedone, di Gostivar per la precisione, abita qui in Italia da circa 2 anni. In questi frangenti, la mia curiosità di conoscere si scontra con la sensibilità, la paura di poter dire un qualcosa che possa in qualche modo ferire l'interlocutore che ho di fronte. Per rendergli il clima più familiare, ho raccontato di essere stato dalle sue parti, di aver visto alcune delle sue zone e di essermi trovato bene. Dopo essersi sentito dire ciò, un sorriso ha solcato il suo volto, iniziando a raccontarmi delle bellezze della sua terra. Descriveva con orgoglio le sue montagne e i suoi laghi, mentre gli occhi si velavano di tristezza e commozione, che lentamente entravano anche nel mio silenzio, nella mia paura di non essere in grado di capire. Intanto, la mia mente cercava di immedesimarsi, provando a comprendere come mi sarei comportato se fossi stato costretto ad emigrare dalle sue parti, obbligato ad imparare una lingua diversissima dalla nostra e lontano da ciò che è familiare. Sinceramente, non sono in grado di capire come mi comporterei. Devo dire, che amo questo tipo di incontri perchè fondati su una profonda umanità: lui con voglia di raccontarsi per potersi integrare, ed io con la mia solita fame di sapere per poterlo accogliere.
Ma soprattutto, aiutano a rendersi consapevoli di che sacrificio sia essere obbligati ad abbandonare le proprie origini. Anche per questo, non riesco a sopportare quando sento persone dirgli di tornarsene al loro paese.
Per mio conto invece, non posso fare altro che augurargli un "in bocca al lupo".

giovedì 25 settembre 2008

AI VIVI CHE NON RICORDANO

Delle volte penso che tutto questo impegno antimafia che vedo in certi ambienti politici sia solo strumentale. In realtà se non esistessero le questioni delle PRESUNTE connivenze tra mafia e centrodestra in sicilia probabilmente voi non ne parlereste mai. Come mai parlate di camorra.. Come mai parlate di libertà nel mondo.Come si può definire questo atteggiamento? Usare la politica per interpretare il mondo, e non guardare il mondo per interpretare la politica..

25 settembre 2008 17.54

Di fronte a tutta questa saggezza politica, devo ammettere di non essere in grado di rispondere. Veramente... sono per la libertà di espressione, ma di questo tipo di commenti posso assolutamente farne a meno. Il vero allarme sociale in Italia, è la cecità: la gente ha smesso di vedere e di conseguenza non è più in grado di pensare.

Parlo di mafia per questi motivi:

Vittime di Cosa Nostra

Vittime della camorra

Vittime della 'Ndrangheta

Consiglio di fare un giro visto che non si è mai troppo informati.

E poi, inizio ad essere stanco di venir accostato alla mafia ogni volta che varco i confini di questo paese di pseudo intellettuali.
Perchè ormai è chiaro che in Italia la cultura la fa da padrona, ma forse, certe persone sarebbero più utili a pascolare le pecore.

Consiglio di andare ad ascoltare qui. Canzone dedicata a tutti i vivi che non ricordano.


NEL POSTO SBAGLIATO NEL MOMENTO SBAGLIATO

Perchè alla morte di un figlio non si sopravvive...

mercoledì 24 settembre 2008

LA MAFIA

Quante volte si è sentita questa parola? Mafia... spesso mi chiedo come possa essere possibile, che in tutti questi anni non si sia ancora riusciti a debellare un fenomeno così denigrante per il nostro paese. Forse perchè in quelle caratteristiche che ne perpetuano l'esistenza, l'italiano in particolare eccelle. Nell'omertà, nell'indiffirenza, e nell'essere facilmente corrompibili. Naturalmente con ciò mi riferisco a tutti i tipi di mafie che devastano il nostro paese.



Riporto qui un appello trovato nel blog di GABRYBABELLE

L'omicidio in Calabria di Francesco Fortugno,aveva messo in luce la protervia e il livello di infiltrazione della criminalità organizzata nella gestione degli enti pubblici in Calabria.La risposta civica fu forte,quella delle istituzioni un pò meno. Fra le realtà che si distinsero,un gruppo di ragazzi e ragazze che reggevano coraggiosamente in mano uno striscione con scritto "E adesso ammazzateci tutti". FORUM-Fù un briciolo di coraggio nel mare dell'omertà e della complicità Diciamo ,retoricamente,una luce di speranza. Adesso,il server che regge il sito che coordina la loro organizzazione è sotto tiro continuo (e i mandanti chi saranno?) e le spese di gestione stanno portando questa piccola realtà alla chiusura.Da questo governo non ci aspettiamo nessun aiuto,se non "peloso",date le note dichiarazioni di Berlusconi sul pentito Mangano in campagna elettorale,segnali politico-culturali ben precisi. Si può contribuire economicamente seguendo le indicazioni riportate sul sito. Non c'è in giro anche qualche industriale illuminato e progressista che possa finanziarli,senza chiedere NIENTE in cambio? Il Sud muore anche così. Lentamente muore anche in questo modo,un paese cosidetto DEMOCRATICO da qualcuno,ma di cu la sottoscritta ha pieni e fondati dubbi.


Ecco la lettera d'appello dal sito "Ammazzateci tutti". che consiglio di leggere.

martedì 23 settembre 2008

IL CONSUMISMO


Origini del consumismo

di Andrea Bertaglio

“Se cerco di immaginarmi il nuovo aspetto che il dispotismo potrà avere nel mondo, vedo una folla innumerevole di uomini eguali, intenti solo a procurarsi piaceri piccoli e volgari, con i quali soddisfare i loro desideri” (Alexis de Tocqueville, 1835).

Sarebbe molto più facile uscire dall’ondata di depressione a cui stiamo assistendo se non avessimo paura di ammettere che la nostra società di consumi ci rende infelici (Bruce E. Levine, 2007).

Il consumismo è la manifestazione del bisogno cronico di acquistare continuamente nuovi beni e nuovi servizi, con scarso riguardo all’effettiva necessità che si ha di essi, alla loro durata, alla loro origine o alle conseguenze ambientali della loro produzione e smaltimento. Il consumismo è dovuto ad ingenti somme spese in pubblicità con lo scopo di creare sia il desiderio di seguire una moda, un trend, sia il conseguente sistema di auto-compiacimento che ne deriva. Il materialismo è uno dei risultati finali del consumismo.Fino a qui niente di nuovo. Siamo ormai abituati a non vedere il consumismo interferire nelle nostre scelte o nella nostra vita sociale, rimpiazzando i bisogni dettati dal buon senso, sostituendo la necessità di una famiglia stabile, di una vita in comunità e di sane relazioni umane con un artificiale ed insaziabile ricerca di denaro necessario a comprare sempre più cose, per lo più inutili, che siamo stati portati a desiderare. Cose progettate per non durare, o per passare di moda in tempi sempre più brevi.Ma che cosa ci ha portati a tutto questo? Come siamo arrivati a fare quasi tutti lavori che odiamo per comprare cose che non ci servono, a volte per impressionare persone di cui nella maggior parte dei casi non ci importa nulla? Dove ha avuto origine questo meccanismo perverso?Oltre allo sviluppo dell’industrializzazione e del capitalismo, una delle principali ragioni della diffusione del consumismo di massa è sicuramente attribuibile agli sforzi di Edward Bernays, un nipote americano di Sigmund Freud, il quale ha utilizzato alcune teorie sviluppate dallo zio sugli esseri umani per riuscire a controllare e manipolare le masse in tempo di pace e di democrazia (o presunta tale). Appurato il fatto che le masse possono essere manipolate, Bernays ha pensato bene di utilizzare queste “tecniche” per generare e poi incentivare nell’America degli anni venti il costante bisogno di “beni” di consumo. Di ritorno da una conferenza di pace tenutasi a Parigi nel 1926, infatti, Bernays si rese conto che se la propaganda era riuscita ad ottenere tali livelli di consenso in tempo di guerra in Europa, sicuramente poteva farlo anche in America in tempo di pace.Egli fu il primo a mostrare alle corporations americane come creare nella gente il bisogno di cose di cui non avevano bisogno, semplicemente facendo in modo di associare le merci di consumo di massa ai loro desideri inconsci, soddisfacendo o facendo credere di soddisfare i loro più reconditi ed egoistici desideri, così da renderli “felici” e, quindi, mansueti. Da ciò nacque ovviamente anche l’idea prettamente politica di controllare le masse americane. Per questo quando gli USA entrarono in guerra contro la Germania (e l’Austria di Freud, il quale anni dopo e poco prima di un’altra guerra mondiale, con l’avvento del nazismo e l’annessione dell’Austria al Terzo Reich, si rifiutò di trasferirsi per le sue origini ebree negli Stati Uniti, posto che il padre della psicoanalisi riteneva troppo volgare e dozzinale, riparando così a Londra), Bernays, a quel tempo agente di stampa, fu chiamato a promuovere sia in patria che all’estero l’idea (che ormai ci siamo più che abituati a sentire) che gli USA avrebbero esportato oltre oceano la democrazia (1).Insomma, l’inizio dell’era consumistica, oggi più dominante che mai, si può pensare sia iniziata così. Il consumismo può essere considerato come figlio del dispotismo, o, ancor più, come “nipote” della psicoanalisi. Il trarre profitto dalla manipolazione mediatica dell’opinione pubblica è stata studiata a tavolino. Del resto è strana l’idea che da un giorno all’altro si possa essere diventati tutti dei convinti consumisti. Ma, come si è passati dagli stili di vita frugali di un tempo alle smanie consumistiche che oggi schiavizzano così tante persone, è molto probabile che si possa anche percorrere il percorso inverso. Certo la disintossicazione da questa droga, come l’ha definita Serge Latouche, sarà dura da affrontare. La depressione culturale e la miseria prodotta da un sistema studiato per renderci infelici di ciò che abbiamo e farci desiderare ciò che non abbiamo sarà dura a morire (2). Il fatto è che oggi è più che mai necessario uscirne, visto le situazioni limite sia a livello sociale che ambientale in cui ormai ci troviamo.

(1): “The century of the self”, film documentario del britannico Adam Curtis per la BBC; difficile da trovare in dvd, ma, per chi volesse approfondire l’argomento, presente in un gran numero di video su YouTube.

(2): “La scommessa della decrescita”, di Serge Latouche.

TRATTO DAL SITO DECRESCITA FELICE

lunedì 22 settembre 2008

IL BLOG

Il blog, può considerarsi la nostra particolare casa virtuale, un luogo in cui non vi sono porte, finestre a dividere il pensiero, un piccolo spazio di libertà dove tutti possono comunicare la propria idea. Qui si sposano battaglie, si condividono passioni, arrabbiature cercando di legare con persone che possano accompagnarci lungo lo stesso cammino. Tutto questo per provare ad intraprendere un percorso fatto di democrazia, quasi a voler compensare l'impossibilità di comunicare, di dare libero sfogo a quel pensiero del quale il mondo reale sembra non aver bisogno. Allora capita di voler provare ad incidere, a fare un qualcosa che possa accertare la nostra esistenza, il nostro diritto ad informare e venir informati. Perchè la gravità della situazione, a chi è rimasta un po' di coscienza, impedisce di girarsi dall'altra parte, impedisce di scuotere le spalle cadendo nella più completa indifferenza. Consapevoli, che in ogni caso, ne pagheremo le conseguenze.
Questo post, è dedicato a TEO NEWS e alla sua voglia di lottare per la verità.
Si può cadere una volta, si può intraprendere una battaglia in modo forse errato, ma questa deriva in cui è precipitato il nostro mondo ha troppo bisogno di "voglia di verità".
E' linfa vitale, della quale non possiamo più permetterci di fare a meno.

domenica 21 settembre 2008

COLPITO IL CUORE DEL BLOG

Tutti quelli che mi leggono da un po' di tempo, sanno quanto sia orgoglioso di quella citazione di Gramsci nella parte sinistra del blog. Ormai, è diventata parte dell'arredamento di questo spazio della quale non potrei più fare a meno. Per carità, forse con un po' di presunzione, visto la sua portata, ma ognuno ha i suoi miti, i suoi esempi. E io, consapevole della mia ignoranza, ho fatto di quell'istruitevi il motto della mia vita. Un uomo senza istruzione, cultura e curiosità di conoscere, è un burattino nelle mani del più forte.
Questa breve introduzione, per mettere in evidenza un fatto di revisionismo storico accaduto o che sta per accadere nel comune di Cento nel Ferrarese, dove il consiglio comunale vuole evitare che siano nominate strade e piazze a persona che rievocano il comunismo.

Riporto pezzo di articolo che potete trovare per intero Qui da Indymedia.

« Dopo il tentativo di intitolare una via al gerarca fascista Igino Ghisellini [*], ora il centrodestra centese ci riprova dall’altra parte. Niente vie che richiamino al comunismo tout court. È passato in consiglio comunale un ordine del giorno della Lega che inibisce la denominazione di strade e piazze di Cento a persone che fanno riferimento al comunismo. In base a questa delibera rischia di sparire l’unica via di Cento che ricadrebbe in tale “casistica”, cioè via Gramsci» [da estense.com].
La giunta di centrodestra - riferisce il manifesto - vieta "l'inserimento di persone che fanno riferimento al comunismo". Peccato che l'unica a rientrare in questa categoria sia la piccola via Gramsci, che a breve verrà cancellata dalle mappe ferrraresi. "Nella Costituzione manca una condanna del comunismo. Non vorrei una via intitolata a Ciano, ma neanche una a Lenin". Il parallelismo è di Gianluca Panzacchi, uno dei due Consiglieri del Carroccio che ha presentato il testo approvato da Lega, AN e Alleanza per Cento, lista civica di destra.

Anche se non conosco perfettamente la Costituzione, non mi sembra vieti il comunismo visto quanto sia stato importante per la sua nascita. Però, con una costituzione di chiaro stampo antifascista, facciamo aprire centri come Cuore Nero, e poi cancelliamo vie in nome di Gramsci.

Lasciatemo dire molto orgogliosamente:

»Istruitevi perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi perché avremo bisogno di tutta la nostra forza.«

Quanto ci sarebbe bisogno di uomini come lui nell' Italia attuale.

L'OPPOSIZIONE IN FAMIGLIA

Conflitto interessi, Barbara Berlusconi: servono più regole

MILANO (Reuters) - Parlando del tema dell'etica nell'economia e nella finanza, una delle figlie del presidente del Consiglio, Barbara Berlusconi, ha sottolineato oggi la necessità di disciplinare in Italia il conflitto di interessi, ammettendone l'esistenza riguardo alla posizione di suo padre, proprietario tra l'altro di tre fra le principali reti televisive del paese. "Sono convinta che il tema del conflitto di interessi abbia bisogno di una regolamentazione", ha detto la figlia 24enne del premier, già membro del consiglio di amministrazione della Fininvest, in un'intervista al quotidiano "La Stampa". "Ma il voto ha dimostrato che gli italiani non lo vivono come una necessità. Diciamo che esiste l'esigenza, ma non la richiesta". Alla domanda su cosa pensa dell'etica imprenditoriale di suo padre, Barbara ha risposto: "Apprezzo il rispetto per le altre persone e la disponibilità ad ascoltare".


Ormai, dato il profondo sonno nel quale è caduta l'opinione pubblica, siamo arrivati al punto che l'opposizione devono farsela in famiglia. Il voto degli italiani a mio avviso, ha dimostrato quanto, un popolo ormai nemmeno più in grado di riconoscere i propri interessi, sia caduto in basso.

sabato 20 settembre 2008

CONTRO OGNI CENSURA

In difesa della libertà di espressione, della Costituzione, della democrazia. Intervista a Carlo Ruta.

A cura di Enrico Natoli



Ci può raccontare la nascita di "accadeinsicilia"? Che tipo di informazione poteva trovare un lettore nelle pagine del sito?

Faccio una premessa. A partire dalla metà degli anni novanta, dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio ho deciso di integrare il mio impegno, prevalentemente di tipo storiografico, con una serie di inchieste sul terreno, su talune realtà della Sicilia, volgendo in particolare l’attenzione sulle aree orientali, da Catania a Gela, da Siracusa a Vittoria. In tali luoghi infuriavano in quel periodo guerre di mafia che sconfessavano il mito di una Sicilia “differente”. Sono stati quindi anni difficili, in cui mi trovavo a fare i conti con avvertimenti di ogni tipo. Raccoglievo gli esiti delle inchieste su libretti che mi venivano pubblicati da “La Zisa”, una casa editrice palermitana, condotta da Maurizio Rizza dell’Istituto Gramsci. E in quel contesto ho scoperto, a fine decennio, il web. Ho valutato le possibilità di comunicazione inedite che mi avrebbe potuto offrire tale strumento, quindi ho creato “Accadeinsicilia”, nel 2001. Sin dall’inizio la mia idea è stata di congiungere le due prospettive: quella storiografica e quella dell’informazione. Dalla prima è nata la sezione “Giuliano e lo Stato”, con altre che documentano l’immagine della Sicilia nei secoli della modernità. Dalla seconda sono scaturite le inchieste sul presente, a partire da quella sull’uccisione del giornalista Giovanni Spampinato.

Come è avvenuta la chiusura di "accadeinsicilia" e la successiva apertura di "le inchieste"?

Dopo il 2000 ho deciso di portare l’investigazione sul terreno dei poteri forti. Mi sono occupato, con resoconti cartacei e on-line, di alcune potenti banche, dall’Antonveneta del nord-est alla BAPR, del caso appunto di Giovanni Spampinato, dei nessi fra Danilo Coppola e i salotti della finanza nazionale, di tangenti miliardarie nell’est della Sicilia. Le reazioni al lavoro d’inchiesta si sono fatte allora differenti. I boss avevano dimostrato di possedere una sorta di codice, che in qualche modo me li aveva reso prevedibili. Ne sentivo il fiato addosso, e tuttavia riuscivo ad avvertire in loro una specie di rispetto, seppur malinteso, nei riguardi del mio lavoro. I poteri forti dell’isola, quando si sono sentiti posti in discussione, hanno messo in opera una strategia di attacco che fino ad oggi non ha conosciuto soste. E in tale cornice nel dicembre 2004 è arrivato l’oscuramento di “accadeinsicilia”. Si è trattato di un atto gravissimo, fortemente lesivo di un diritto costituzionale. Ho provveduto quindi, dopo una breve interruzione, a ripristinare Il lavoro di documentazione e d’inchiesta on-line attraverso l’apertura di un altro blog, “Leinchieste” appunto, presso un server degli Stati Uniti.

Come sono nati i processi? Di cosa è imputato? Come si sono conclusi?

Quando mi sono occupato delle mafie militari, delle bande che imperversavano nel Gelese, nell’Ippari, nel Siracusano e in altre aree, ho ricevuto circa quindici querele, soprattutto da parte di amministratori pubblici, a vario titolo chiamati in causa. E da tutti i processi che ne sono scaturiti sono uscito vincente. Ma negli anni successivi, quando si sono mossi i potentati finanziari e alcuni ambiti istituzionali, le cose sono cambiate: a partire appunto dall’oscuramento di “Accadeinsicilia”. Solo per aver denunciato gli insoluti del caso di Giovanni Spampinato, oggi riconosciuti pure dalla Commissione Antimafia, sono stato investito, perlopiù su sollecitazione di un magistrato, da otto procedimenti giudiziari per diffamazione, fino a oggi in corso. Nel 2006, fatto che ha suscitato indignazione in Italia, sono stato condannato da un giudice non togato a otto mesi di carcere solo per aver accolto nel blog la testimonianza di un cittadino su un affare di tangenti. Nel luglio 2008 sono stato condannato in Appello, ancora per diffamazione, a un risarcimento inaudito, solo per aver espresso delle critiche, che il giudice di primo grado aveva riconosciuto come legittime, nei riguardi di tre magistrati catanesi, due dei quali fatti oggetto peraltro di diverse interrogazioni parlamentari. Rappresentativa della situazione rimane comunque la condanna, unica in Italia e in Europa, che mi è stata inflitta nel maggio scorso per stampa clandestina, solo per aver curato Accadeincilia, un normalissimo blog appunto, che tuttavia è stato reputato dal giudice Patricia Di Marco né più né meno che un giornale quotidiano.

Negli ultimi anni ci sono stati altri casi di richieste di risarcimento e di condanne nei confronti di storici e studiosi. In genere le richieste provengono dal mondo politico. Ci può dare il suo punto di vista su questi episodi? Hanno dei punti di contatto con la sua vicenda? Infine, come funziona il rapporto tra informazione e politica? Bossi nel' 98 diceva che Berlusconi era l'uomo di Cosa Nostra al Nord e oggi governano insieme. Può essere sufficiente la spiegazione che Bossi usa un linguaggio colorito, mentre per gli storici fioccano i processi?

La querela per diffamazione, come di recente ha bene argomentato Giovanna Corrias Lucente su Micromega, rappresenta oggi un esteso business. Per tradizione costituisce in ogni caso una importante arma che i potentati del paese, centrali e territoriali, possono usare, senza rischi e con guadagno facile, per impedire l’esercizio dell’informazione libera. La censura legale serve in effetti a intimidire il giornalista, detta norme di condotta all’intera categoria, lancia suggerimenti di cautela alle comunità di riferimento, all’opinione pubblica. Mi pare emblematico al riguardo il caso di Paolo Barnard: portato in tribunale da una multinazionale farmaceutica con pretese di risarcimento inaudite, isolato per tale motivo dal team di Report per cui lavorava, privato infine di ogni difesa legale da parte della RAI. Va d’altra parte considerato che il giornalista d’inchiesta, una volta rinviato a giudizio, non sempre può difendersi in modo pieno. Il vincolo della riservatezza della fonte, cui non può sottrarsi, può impedirgli infatti di esibire per intero gli elementi in suo possesso. E non per questo smette di essere, come ci viene ricordato dal mondo anglosassone, il cane di guardia della democrazia. Si può disattivare allora l’arma della querela temeraria, intimidatoria appunto, senza che si debba correre il rischio opposto; quello cioè di una sorta di impunità, in tutto e per tutto, per chi esercita il mestiere di cronista? Delle soluzioni, degne di una democrazia matura, esistono. Dovrebbero essere fissati dei limiti al risarcimento civile, per liberare il giornalista dalla minaccia di una condanna a vita, tale da condizionarne per intero l’iter professionale. Dovrebbe scomparire lo spauracchio delle pene carcerarie perché anacronistiche, incivili, a misura dei regimi autoritari. Dovrebbe essere impedito per legge il “primo colpo” della querela, attraverso la riformulazione dell’istituto della rettifica.

Perché si avverte l'esigenza di muoversi al di fuori dei canali informativi tradizionali? Quanta parte della storia siciliana e nazionale deve essere ancora raccontata?

A ragione viene detto che il giornalista d’inchiesta deve possedere l’indole del “lupo solitario”, che lo porta nei luoghi più impervi, i meno accessibili, i più pericolosi, per ciò stesso i più prossimi alle verità taciute. Per quanto mi riguarda, mi trovo spesso a percorrere vie divergenti, che richiedono il massimo di scioltezza operativa. Di certo, tale modo di essere può sollecitare l’approccio a canali informativi differenti. Ed è il mio caso, essendomi espresso maggiormente attraverso i libri e, più di recente, la rete. Ma non esiste una regola precisa, perché, come testimoniano innumerevoli storie personali, da Tommaso Besozzi ai nostri giorni, anche nei media tradizionali, perfino in quelli ostentatamente d’ordine, possono aprirsi varchi d’inchiesta di tipo divergente: cosa che accade quando il cronista riesce a imporre alla proprietà della testata la propria competenza. Per quanto riguarda l’altra parte della domanda, sulla storia non ancora raccontata, la situazione può essere resa come una scena teatrale, al buio, solcata da fasci di luce, che raffigurano lo stato delle conoscenze effettive, liberate cioè, oltre che dalla dimenticanza, dallo stereotipo e dal mito. In tale buio dominante, si perdono gli affari di Stato, lo stragismo, le trame dell’alta finanza, i delitti siciliani degli anni ottanta-novanta. E non solo: si cela tutto quel che non conosciamo, dalle mafie che non sono state mai classificate come tali alle ingiustizie senza voce e senza nome che percorrono il presente. Per il “lupo solitario”, evidentemente, il lavoro non manca. Ma non mancano pure i rischi.

E in tale scena, come si collocano gli affari dei poteri forti: stanno al buio o alla luce?

I poteri forti di oggi, quelli che tirano in particolare le fila della finanza, non fanno la democrazia. Costituiscono bensì un punto di collasso della medesima. Tanto più in Italia sono da tenere quindi sotto stretta osservazione. Quelli di un tempo, pensiamo agli Agnelli del primissimo Novecento, potevano permettersi di rispettare le regole di un regime liberale, potendone trarre anche guadagno. E quando tali regole andavano strette esistevano delle vie praticabili: la dittatura, come si ebbe con i fascismi europei degli anni venti e trenta, l’avventura bellica, l’assalto neocoloniale, lo stato d’assedio, e così via. Gli scenari adesso sono cambiati, nell’Occidente tutto, quindi pure in Italia. E negli ultimi tempi, quelli dell’economia senza confini e del web, in modo determinante. Non sono praticabili o consigliabili le svolte reazionarie vecchio stampo. Le guerre sono divenute un affare di pertinenza americana. Trovandosi allora a dover operare su un terreno stabilmente definito, senza poter uscirne con atti di forza dentro o fuori, i potentati finanziari si trovano nella “necessità” di violare in modo strategico le leggi, di corrodere la sostanza democratica, travisandone il senso, con l’adozione di metodi che, avallati da ceti politici ad hoc, non differiscono tanto da quelli delle società “onorate”. E’ un po’ la genesi del berlusconismo, del regime delle impunità dei nostri giorni. Compito essenziale del giornalista d’inchiesta, guardiano appunto delle libertà civili, è allora quello di alzare i sipari delle trame, di togliere la maschera ai poteri che vilipendono lo Stato di diritto, al centro come in periferia, ovunque. E’ utile sottolineare che i potentati finanziari sono forti proprio perché stanno al buio. Quando vengono illuminati diventano vulnerabili e talora, sotto il peso delle loro responsabilità rese pubbliche, si afflosciano. E’ stato il caso del governatore di Bankitalia Antonio Fazio, referente dei concertisti di Antonveneta. Assume perciò significato strategico la repressione in atto nei riguardi della libera comunicazione, quella che colpisce Paolo Barnard e tanti altri. Rivelano una logica mirata le nuove normative sulle intercettazioni telefoniche. E con tutto questo va coordinandosi l’attacco, destinato probabilmente a fare testo oltre i confini italiani, alla libertà sul web.

Perché i potentati della Sicilia hanno deciso di spegnere la sua voce? Quale pericolo hanno ravvisato nelle sue inchieste? E lei come reagisce a tali atti repressivi?

Il giornalista d’inchiesta, se fa il proprio mestiere con correttezza e dedizione, costituisce, come dicevo prima, un pericolo in sé, a prescindere da tutto. Per quanto mi riguarda ho sempre fatto il possibile per essere sufficientemente razionale, distaccato dalle situazioni che mi sono trovato ad esaminare. Ho sempre cercato di tenermi distante dalle paludi, che pure in Sicilia sono insidiose e pervadenti. Probabilmente, si vuole colpire questo mio modo di essere, che peraltro mi ha permesso di comunicare con tanta gente. Credo che non venga sopportato inoltre il mio scrupolo di documentazione, che mi viene un po’ dall’interesse per i fatti storici. E poi, naturalmente, tutto il resto. Come reagisco a tali atti repressivi? Continuando a studiare il passato e il presente, a documentare, a informare. Gli ultimi eventi, comunque, hanno fatto maturare in me una decisione. In quasi venti anni di lavoro ho raccolto un archivio personale che si compone di circa ventimila documenti, in massima parte originali. Con tali documenti ho potuto operare con profitto su una varietà di casi, a partire appunto dalle trame dell’immediato dopoguerra. Ecco, ho deciso di rendere pubblico e fruibile a chiunque questo archivio, spero entro l’anno corrente. E ne sto studiando i modi. Sento infine di dover intensificare il mio impegno sulla linea della libertà di espressione, perché la situazione nel paese, davvero preoccupante, ci sollecita tutti, operatori della comunicazione e cittadini, a una mobilitazione responsabile.


Fonte: www.cuntrastamu.org




Per questo post ringrazio il blog SOLLEVIAMOCI

venerdì 19 settembre 2008

SEMPRE PERCHE' IL FASCISMO NON ESISTE....

Fascismo criminale. Fascismo di Stato

Il filosofo Marco Revelli ha descritto recentemente sul settimanale Carta l’attuale situazione socio-politica italiana, definendola "un fascismo post-moderno, senza il mascellone del duce e con il sorriso a 65 denti del guitto nazionale, dove l’orbace da caserma è sostituito dal blazer aziendale [...], né l’olio di ricino si rende più necessario per mettere a tacere avversari nei cui confronti basta staccare la spina televisiva".
Queste parole, ovviamente riferite a Silvio Berlusconi, riprendono una vecchia denuncia di Indro Montanelli, decano del giornalismo tagliente ed eretico italiano (è lui stesso che, parlando del Manifesto, esaltò il suo amore per l’eresia). Il grande giornalista toscano affermò che oggi un regime non ha più bisogno di marce su Roma o di incendi del Reichstag, bastano le tv e il loro potere dissuasorio. Entrambi ripropongono, come molti in questi anni, una sorta di contrapposizione tra il fascismo del ventennio e il neofascismo odierno. Lì dove ieri c’era il fez e la camicia nera, l’olio di ricino e il manganello oggi ci sono il doppiopetto e la cipria, Emilio Fede e Vittorio Feltri. Sicuramente tutte queste considerazioni sono vere, ma non bastano. Perché la radice della violenza squadrista, l’armamento del picchiatore fascista sono oggi ancora d’attualità. E si saldano (esattamente come accadde nel Ventennio e negli Anni Settanta) con la borghesia più reazionaria e con settori ampi di polizia e carabinieri. I fatti degli ultimi giorni mostrano ancora una volta lo scivolamento verso la riabilitazione e l’accettazione da parte di moltissimi del fascismo e della sua delirante ideologia, favoriti in questi anni da sponde della presunta sinistra presunta democratica (perché quello che oggi affermano Alemanno e La Russa Veltroni e Violante, ma non solo, l’hanno detto anni fa ...).

Basta solo ricordare alcuni episodi degli ultimi mesi, il silenzio omertoso e il giustificazionismo rampante. Sono solo un piccolo estratto. Il portale Isole nelle Rete, che alla denuncia della violenza fascista dedica un’apposito sito (http://isole.ecn.org/antifa/) segnala che ’tra gennaio 2005 e agosto 2008 si sono verificate almeno 312 aggressioni fasciste e 144 atti vandalici/danneggiamenti inneggianti al nazifascismo’ di cui ’97 attacchi a sedi di centri sociali/sedi militanti/ sedi di partiti/sindacati/ANPI, 118 aggressioni a compagni, militanti, antifascisti, frequentatori di centri sociali, 98 altre aggressioni (immigrati, omosessuali, testimoni di Geova, giornalisti, ragazzi), 144 atti vandalici nazifascisti/danneggiamenti/scritte e minacce personali dai quali vanno considerati a parte i 5 tentati omicidi solo nel 2005.

A tutti questi episodi vanno aggiunti gli abusi e le violenze da parte di ampi settori delle forze dell’ordine, compresi alcuni omicidi (Rasman e Aldrovrandi tra i vari). Eclatante rimarrà per sempre l’assassinio di Davide Cesare, Dax, attivista del centro sociale Orso. Quella sera i suoi amici, accorsi in ospedale alla notizia dell’accoltellamento, furono massacrati anche dentro gli ambulatori del pronto soccorso.

Tutti questi episodi, nell’indifferenza e nell’omertà di politici, giornalisti e tanti indifferenti, dimostrano che il fascismo di oggi affonda le radici nella stessa subcultura del ’primo’ fascismo. Il disprezzo per la democrazia, il pensiero unico illiberale dei Grandi Fratelli, dei giornalisti proni e delle televisioni permette alle violenze squadriste e poliziesche di esistere e continuare. Il guitto nazionale è fratello gemello del fez, le tv di regime del manganello.

Non possiamo non partire da Parma, dalla ragazza sbattuta in cella e lasciata tutta la notte sporca, piangente, terrorizzata, seminuda. Escludendo pochi echi, subito messi a tacere dalla cronaca estiva, nessuno si è sentito minimante scosso dalla foto. Nessuno si è permesso di domandarsi se c’era qualcosa che non andava, se quello è il modo di trattare, di violentare psicologicamente, una ragazza vittima e schiava degli appetiti economici dei suoi ’magnaccia’ e di quelli sessuali di padri di famiglia, imprenditori, uomini qualsiasi della Parma benestante e ipocrita.

A Termoli i vigili urbani fermano un commerciante ambulante migrante. Trovano i suoi documenti irregolari. Lo sfrattono, lo spingono con forza in auto e lo picchiano. Prima di rimandarlo a casa lo costringono a firmare una dichiarazione scritta, affermando che è solo la dichiarazione che lui è uscito dalla caserma. Non è così. Il giorno dopo sui giornali il ragazzo scoprirà che i baldi rappresentanti dello Stato Italiano lo hanno costretto a firmare una dichiarazione dove nega le violenze subite quella notte. Solo il rapido intervento dell’avvocato del giovane, insieme all’indignazione di diverse persone testimoni del fatto (e che hanno filmato con i telefonini) ristabilirà la verità. Ma il giorno prima per la presenta smentita il principale quotidiano abruzzese aveva offerto la prima e la seconda pagina. Per il ristabilirsi della realtà si è scivolati molto all’interno...

A L’Aquila alcuni giovani attivisti anarchici chiedono invano per diverso tempo un luogo di aggregazione, un posto dove potersi riunire e incontrare. Tutto regolare e legale, tutto alla luce del sole. Sono stati costretti, alla fine, dopo diversi abusi della bucrocrazia, ad occupare uno stabile in piena periferia abbandonato e fatiscente. L’hanno rimesso a posto e risistemato, restituendogli un minimo di dignità edilizia. Improvvisamente ci si è accorti dell’esistenza di quello stabile e lo sgombero è stato immediato. Uno sgombero violento, un pestaggio inaudito con ossa rotte e persone trascinate per le scale. Negazione di ogni dignità e riconoscimento e ’tolleranza zero’ per chi la rivendica.

Il 5 settembre a mezzogiorno tre famiglie di rom si fermano in un piazzale a Bussolengo, in provincia di Verona. Vengono picchiati selvaggiamente e torturati. Questo uno stralcio della testimonianza di Cristian, raccolta dal settimanale Carta: "Stavamo preparando il pranzo, ed è arrivata una pattuglia di vigili urbani per dirci di sgomberare entro un paio di ore. Abbiamo risposto che avremmo mangiato e che saremmo subito ripartiti [...] Hanno subito tentato di ammanettare Angelo. Mia sorella, sconvolta, ha cominciato a chiedere aiuto urlando ‘non abbiamo fatto nulla’. Il carabiniere più basso ha cominciato allora a picchiare in testa mia sorella con pugni e calci fino a farla sanguinare. I bambini si sono messi a piangere. È intervenuto per difenderci anche Denis. ‘Stai zitta puttana’, ha urlato più volte uno dei carabinieri a mia figlia di nove anni. E mentre dicevano a me di farla stare zitta ‘altrimenti l’ammazziamo di botte’ mi hanno riempito di calci. A Marco, il figlio di nove anni di mia sorella, hanno spezzato tre denti... Oltre ai calci e i pugni, hanno cominciato a usare il manganello, anche sul volto... Mia sorella e i ragazzi perdevano molto sangue. Uno dei carabinieri ha urlato alla mia compagna: ‘Mettiti in ginocchio e pulisci quel sangue bastardo’. Ho implorato che si fermassero, dicevo che sono un predicatore evangelista, mi hanno colpito con il manganello incrinandomi una costola e hanno urlato alla mia compagna ‘Devi dire, io sono una puttana’, cosa che lei, piangendo, ha fatto più volte [...] Hanno portato una bacinella grande, con cinque-sei litri di acqua. Ogni dieci minuti, per almeno un’ora, ci hanno immerso completamente la testa nel secchio per quindici secondi. Uno dei carabinieri in borghese ha filmato la scena con il telefonino. Poi un altro si è denudato e ha detto ‘fammi un bocchino".


Il giorno dopo a Vicenza la polizia carica violentemente due volte una manifestazione autorizzata dei ’No Dal Molin’. ‘Nella seconda’, denunciano gli attivisti, ‘alcune ragazze sono state prese a calci, altri ricevevano colpi di scudo, qualcuno è stato trascinato per i capelli. Gli occhi sfigurati da poliziotti, carabinieri e guardie di finanza e gli insulti: ‘Ti uccido! Sporco pacifista! Ti spacco la testa’. Il corteo quindi si rifugia nel giardino di una casa adiacente, ospitati dagli abitanti solidali.

A Roma una coppia di turisti olandesi in vacanza si accampa alla periferia della città. Due uomini, di nazionalità rumena, li colgono nel sonno, legano lui (e lo minacciano con una pistola) e stuprano lei. Lo stupro, uno dei peggiori crimini contro l’umanità, peggiore abuso in zone di guerra. Ma anche arma millenaria di dominio del maschio sulla donna, simbolo della prepotenza dell’uomo. Il sindaco di Roma Alemanno afferma che la colpa è principalmente dei turisti olandesi, non dovevano accamparsi lì. Mancava solo che accusava la ragazza di essersi vestita in maniera troppo succinta, stimolando gli istinti sessuali dei due violentatori e lo stereotipo della donna inferiore e puttana sarebbe stato perfetto. Tutti conosciamo i casi di razzismo montante, di caccia squadristica allo straniero avvenuta in ogni caso possibile(e se non esisteva veniva inventato, come i rapimenti di bambini ad opera di rom periodicamente fantasticati). Ma davanti a uno stupro, non essendo in periodo elettorale(ricordate il sostenitore del partito di Alemanno che, tra il primo e il secondo turno delle elezioni comunali, riuscì con tempismo da superman a soccorrere una ragazza?), l’atavico pensiero della donna colpevole, impura, inferiore, puttana è riemerso prepotente. Donne, froci, zingari e poi tutti gli altri. Sono gli inferiori, quelli da abbattere, il nemico numero uno insieme alle ’zecche’.

Le ’zecche’, gli attivisti e i militanti dei centri sociali e della sinistra di base, di quella che pulsa nelle lotte per la casa e i diritti civili, che vive nelle strade della periferia romana e non a Montecitorio. Arriviamo ad uno degli ultimi episodi delle ultime settimane: l’agguato a due ragazzi che stavano uscendo dal concerto in memoria di Renato Biagetti, ucciso nell’agosto 2006 dalle lame fasciste. A distanza di due anni la destra torna a colpire, convinta della propria impunità. Come al solito qualcuno affermerà sempre che è stata una ’rissa tra balordi’ e che magari sono stati i comunisti a provocare. Si lasciano passare alcune settimane e, dose dopo dose, si innietta questa drogata realtà. Capitò dopo l’assassinio di Renato, capitò dopo l’assalto al concerto della Banda Bassotti a Villa Ada, quando la polizia arrivò con immenso ritardo e cominciò ad arrestare i compagni pestati. Capitò qualche mese fa anche durante un volantinaggio intorno all’Università La Sapienza.

Cresciuti nell’indifferenza di molti e all’ombra dei politici della destra borghese, hanno potuto agire impunemente. Gli autodefiniti ’centri sociali di estrema destra’ sono diventati le basi di azioni squadristiche periodiche, di intimidazioni e assalti violenti. E dove non arrivano loro ci sono le ronde padane, i pestaggi di Stato come Termoli e L’Aquila, Vicenza e Bussolengo.

Fascismo criminale e fascismo di Stato.

Tratto da: Socialpress

giovedì 18 settembre 2008

CI RIUSCIREMO?

Questo, è un periodo a mio parere caratterizzato da una situazione kafkiana: siamo sull'orlo del baratro, apparentemente impossibilitati a reagire e pure tutto sembra "normale". Notizie preoccupanti si susseguono, e nonostante ciò perseveriamo nella stessa direzione come un treno lanciato a folle velocità il quale destino sembra ormai certo. Devo ammettere, forse con un pizzico di masochismo, che è anche piacevole veder realizzarsi ciò che andavo professando più di un anno fa nella più completa indifferenza o sarcasmo generale. Quanto fiato, quanta passione e impegno dedicato ai sordi, ai ciechi e a coloro che fuori dai normali binari sono esseri disorientati, quasi increduli difronte a realtà disegnate da un forte senso critico al quale non sono mai stati abituati. Parlavo di crisi, di inevitabile riduzione della propensione al debito, di necessario calo dei consumi con conseguente cambiamento di stile di vita nella più totale apatia. Anzi...qualche volta persino deriso perchè "alla televisione non ne hanno mai parlato". Ed io come un martello pneumatico a snocciolare dati, a fare esempi anche riferiti a situazioni empiriche contro tutto e tutti.Quello che mi preoccupa della situazione che va delineandosi, non è la crisi in se, ma la quasi totale incoscienza di quale sia la principale causa di tutto ciò. Se il giocattolo dovesse rompersi, tipo Argentina, riusciremo a trovare un minimo di bandolo della matassa o saremo al tutti contro tutti? Riusciremo a comprendere quale è stata la principale causa che ci ha fatto arrivare a quel punto? A mio avviso il risveglio, sempre se ci sarà, sarà drammatico perchè molti di noi non hanno alternative: nati in questo sistema, bombardati da messaggi in favore dello stesso, non vivono nella realtà ma vagheggiano con brandelli di essa. Lo dimostra il fatto che parlandoci, tendono ad evitarti, a non provare nemmeno a fare lo sforzo di pensare qualcosa di diverso; cosa che adesso è più che mai fondamentale. Purtroppo o per fortuna, con queste persone dobbiamo confrontarci... cercando attraverso il dialogo, senza partire da verità assolute, un cammino che possa farci uscire da questo dedalo creato da uomini.
Questo video è uno scorcio del film " La dignità degli ultimi". Racconta la crisi argentina e le inevitabili a volte drammatiche conseguenze sulla popolazione. Pubblico questo tratto di video, perchè oltre spiegare chi sono i saccheggiatori del mondo, dimostra quanto può valere essere uniti nella battaglia. E poi, all'inizio ci ricorda cosa siamo stati.

ALLARME ROSSO

Il racconto di un trader: ormai il sistema è al collasso"
Sta accadendo qualcosa di inimmaginabile, mai visto prima"
"Serve una terapia d'urto o le Borse rischiano la chiusura"

di MASSIMO GIANNINI

"FORSE non avete capito cosa sta succedendo. Qui il problema non è Wall Street che perde il 4%. Qui siamo a un passo dal collasso totale dei mercati, dalla crisi del sistema finanziario globale".

Il noto trader milanese consulta le carte, snocciola le cifre, riordina i fatti, e in cima alla giornata più drammatica e indecifrabile di questo Settembre Nero dei mercati avanza l'ipotesi più funesta: "Non si può escludere nulla. Nemmeno che da un momento all'altro si decida la chiusura delle principali Borse mondiali...".
Benvenuti nel Nuovo ?29. Evocata, temuta, ma in fondo mai presa sul serio, la "crisi di sistema" del capitalismo finanziario globale si materializza nelle parole dell'operatore che la sta vivendo in presa diretta, minuto per minuto. È anonimo, e non può essere diversamente, perché quello che dice è talmente preoccupante da non poter essere "firmato" da chi, ogni giorno, compra e vende titoli per milioni di euro. "In questo momento - spiega - ogni parola può creare altro panico, ed è meglio evitare...". Ma se quello che racconta è vero - e a giudicare dall'andamento degli scambi sui mercati e dalle mosse delle autorità politiche e monetarie non possiamo dubitarne - il panico è già abbondantemente giustificato. "Sta accadendo qualcosa di inedito, che non abbiamo mai visto prima. Dall'America si sta diffondendo una crisi di fiducia senza precedenti, tra banche e banche e tra banche e clienti. Una crisi che colpisce in prima battuta quelle che un tempo avremmo chiamato le "Big Five", cioè le grandi "investment banks" : Bear Stearns, Lehman Brothers, Merrill Lynch, Morgan Stanley e Goldman Sachs. Le prime due ce le siamo già giocate, la terza prova a salvarla Bank of America, ma ora il punto è che stanno finendo nel mirino anche le altre due".
Non a caso, i titoli Morgan e Goldman, a New York, sono letteralmente crollati, lasciando sul campo oltre il 40% del proprio valore. "Ma quello è solo il sintomo, la febbre - spiega l'operatore - perché la malattia è molto più grave. E la malattia è questa: dopo il crac della Lehman gli investitori istituzionali, e soprattutto gli hedge funds, stanno chiudendo le proprie posizioni presso le grandi banche d'investimento americane, perché non si fidano più della loro solvibilità. Questo sa cosa significa? Significa il collasso dei mercati azionari e obbligazionari mondiali, il "meltdown" totale di tutti gli scambi finanziari del pianeta". Non è un'esagerazione. È la pura realtà, che deriva da un dato di fatto che ci porta a riflettere sulle distorsioni del modello capitalistico "drogato" da Greenspan e cavalcato da Bush: "Queste grandi "investment banks" muovono ogni giorno trilioni di miliardi di dollari. Hanno in custodia, in regime di sostanziale monopolio, la quasi totalità dei titoli posseduti dagli investitori istituzionali e dagli hedge funds di tutto il mondo.

FONTE REPUBBLICA

UNA BOCCATA DI UMANITA'

Mi manca l'aria, avvolto da tutte queste ingiustizie non riesco più a respirare. L'ossigeno è rarefatto, gli occhi si gonfiano, la vita trascorre costernata dalla miseria.

Ieri, oltre essermi sentito dire che bisognerebbe abbassare le tasse a chi si rende responsabile di crimini come quello successo a Milano contro Abdul G, ho letto questa mail di una donna che si è vista umiliare il proprio figlio autistico.
Leggete perfavore la lettera QUI dal sito Comedonchisciotte.

Datemi un po' di umanità per la quale valga ancora la pena respirare.

mercoledì 17 settembre 2008

LA FINE DI UN' ERA?

E se lo dice lui, sarà diventato comunista? Il mondo senza regole voluto dal liberismo potrebbe trovare la sua fine con questa gravissima crisi di sistema, ma l'alternativa qual è? Non mi pare di vedere nelle politiche economiche una reale volontà di uscire da questa catastrofe finanziaria, da questo sistema che sembra crollare come un castello di carta. Piuttosto ci stiamo dirigendo a capofitto nel baratro.

E di questo burrone, sembra non conoscano nemmeno loro la profondità.

Draghi: la crisi sta peggiorando, le perdite delle banche aumenteranno

Draghi
La crisi finanziaria che stiamo vivendo è "una delle più gravi e complesse della storia", e gli ultimi eventi dimostrano come "repentini e drammatici" possono essere i suoi sviluppi.
E' questo lo scenario tracciato dal Governatore di Bankitalia Mario Draghi, intervenuto ad un seminario della Bundesbank. Attualmente, le banche dell'area Euro hanno capitale sufficiente per resistere alla crisi ma se questa dovesse diventare sistemica, per Draghi sarebbe allora necessaria una "risposta internazionale coordinata".

Qui l'articolo completo.

Fonte Rainews24

Consiglio inoltre di leggere l'articolo a questo link: Il signore senza anelli. Potrà darvi una delucidazione di quello che sta accadendo. Ho aspettato a segnalarlo perchè volevo vedere l'evolversi della situazione che sembra andare proprio in quella direzione.

martedì 16 settembre 2008

L' UNICO RAMMARICO

L'unico rammarico del Festival letteratura, è non essere riuscito a vedere Saviano perchè erano finiti i biglietti. O per meglio dire, l'ho visto ma non sentito. Sembra, che tra il pubblico abbia riconosciuto avvocati di camorristi.




Nessuno deve sentirsi escluso.






Grazie per l'impegno Roberto.

lunedì 15 settembre 2008

TUTTO SI GUSTIFICA

Abdul G, ragazzo di 19 anni ucciso, ucciso perchè? Quanto mi piacerebbe pensare che non ci sia una risposta a questa domanda. Perchè una qualsiasi risposta in qualche modo giustifica la vicenda, perchè una mancata risposta a questo quesito potrebbe voler dire, che la violenza è al di fuori dei nostri schemi mentali per cui una vita umana spenta in questo modo è inspiegabile perchè irripetibile. Invece purtroppo una risposta c'è, anche se la maggior parte vuole mistificare la realtà, il quesito ha la sua soluzione. Ma forse qui in Italia, venir chiamati " sporchi negri" equivale a un buon giorno: non è razzismo, è solo un modo per salutare in base al colore della pelle. E poi, accendi il televisore è subito ti senti dire " ha rubato un pacco di biscotti", come se un pacco di biscotti potesse giustificare una vita. La verità è che siamo alla follia pura, l'Italia è caduta in preda alle barbarie dove basta una scintilla per far scaturire la violenza contro tutto ciò che riteniamo diverso o inferiore. Perchè noi siamo superiori, noi siamo quelli che si fanno da soli, quelli che lavorano perchè hanno voglia di lavorare e non perchè sono costretti a farlo. Loro, quei lazzaroni delinquenti parassiti che non fanno niente dalla mattina alla sera e poi non pagano le tasse, tornino al suo paese. Perchè noi siamo superiori, noi siamo quelli dello scontrino facile al bar, la fattura scontata ad ogni prestazione, quelli che rispettano la cosa pubblica perchè di tutti, quelli a cui soldi non interessano, quelli emigrati per lavorare non per rubare e soprattutto siamo sempre solidali e buoni con il prossimo. Loro invece? Aaahhh...se dovessimo dare il paese in mano a loro, chissà come e dove andrebbe a finire...
Si...peccato che quel paese lo avremmo lasciato in mano ad un italiano, ragazzo che parlava la nostra stessa lingua ma con la colpa di avere un colore della pelle diverso. Se un suo coetaneo bianco avesse fatto la stessa cosa, avrebbe ricevuto lo stesso trattamento?
Come spero che a questa domanda non ci sia mai una risposta, mi auguro che, anche in questa Italia dove si dimentica troppo in fretta, non si debba più parlare di queste tragiche vicende.

Ringrazio il blog IN CIRCOLO per il video.

LA BUFERA DEL DEBITO

BUFERA LEHMAN SUI MERCATI, AFFONDANO LE BORSE
ROMA - La bufera scatenata da Lehman prende sui listini in Europa dimensioni sempre più ampie. Gli indici guida delle principali Borse europee ampliano le perdite oltre il 3 per cento. Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali Borse europee: - Londra -3,41% - Parigi -4,28% - Francoforte -3,35% - Madrid -3,12% - Milano -3,84% - Amsterdam -3,62% - Stoccolma -3,68% - Zurigo -2,94%

E' IL PIU' GRANDE FALLIMENTO DELLA STORIA - Il fallimento di Lehman Brothers è il più grande nella storia delle bancarotte mondiali. Lehman ha superato infatti il 'crac' di WorldCom, il gruppo telefonico che finì in amministrazione controllata nel 2002 per via di alcune grosse irregolarità contabili. Lehman Brothers ha un debito pari a circa 613 miliardi di dollari ed ha superato di conseguenza oltre a WorldCom anche Drexel Burnham Lambert, fallimento avvenuto nel 1990. Lehman Brothers è inoltre debitrice di qualche cosa come oltre 157 miliardi di dollari nei confronti di una decina di creditori non privilegiati e nei riguardi degli obbligazionisti. In questo caso - sottolinea l' Agenzia Bloomberg - questi debiti potranno essere saldati solo dopo che saranno stati rimborsati i creditori privilegiati. La stessa Lehman ha precisato che fra i creditori non privilegiati figurano Commerzbank e Bank of New York Mellon, per il ruolo svolto da questi istituti nel prestare garanzie agli obbligazionisti. L' esposizione degli obbligazionisti sarebbe pari a 155 miliardi di dollari, quindi pressoché la totalità del credito non garantito.

ASIA SCOSSA DAL CICLONE -4% - In Asia le poche Borse aperte (molte sono rimaste chiuse per festività, compresa Tokyo) capitolano con perdite che arrivano a toccare il 5% in India.

FONTE ANSA Qui l'articolo completo.

Intanto la Bce inietta nel mercato finanziario 30 mld ad asta straordinaria per cercare di arginare la bufera.

Il sistema sta collassando nel debito. Qualcuno ne parlava qualche tempo fa.




E non pensiamo di essere al sicuro.

domenica 14 settembre 2008

RICEVO E PUBBLICO MOLTO VOLENTIERI

Ricevo e pubblico questa mail per chiunque volesse aderire.

Riceviamo questo comunicato da Accadeinsicilia e lo pubblichiamo:

"Chiuso per sciopero. Parte la protesta dei blogger italiani

L'indignazione per la condanna di Carlo Ruta per stampa clandestina dilaga sempre più sul web, con risvolti che vanno facendosi clamorosi. Su iniziativa di alcuni blogger è partito uno sciopero in rete, da cui potrebbe uscire un evento di portata notevolissima, unico in Italia e intutto l’Occidente. Hanno già aderito un discreto numero di siti.Giungono notizie che l’adesione potrebbe farsi imponente. I blogger che hanno promosso la protesta hanno espresso con determinazione che intendono resistere alla morsa oscurantista che va stringendosi sul paese, reclamando la piena libertà d’informazione e di espressione, garantita dall’articolo 21 della Costituzione. Ecco alcuni link pervenutici dei blogger in sciopero:

http://sergioberto.blog.tiscali.it//sciopero_1925650.shtml

http://marcopetrulli.blog.tiscali.it//CHIUSO_PER_SCIOPERO_1926017.shtml

http://julien.blog.tiscali.it//SCIOPERO_1925628.shtml

http://procopio.blog.tiscali.it//Condannato_Carlo_Ruta_1925145.shtml

I blogger che aderiscono alla mobilitazione sono pregati di darcene comunicazione con urgenza. Degli sviluppi della protesta verrà dato conto con ulteriori comunicati.

Giovanna Corradini; Paolo Fior; Nello Lo Monaco; Vincenzo Gerace;Carlo Gubitosa; Carla Cau; Serena Minicuci; Teodoro Crescione; AngeloGenovese; Giuseppe Virzì; Luisa La Terra; Andrea Mangano.Si prega di pubblicare e diffondere. Grazie"Di Carlo Ruta e della sentenza liberticida che lo condanna abbiamo già parlato; vi invitiamo comunque, se ancora non l’avete fatto, a leggere questo suo pezzo e la mail che ci ha inviato:

“Cari Elena e Mauro,vi ringrazio vivamente per il tangibile sostegno all'iniziativa civile che si è intrapresa per la libertà sul web. A questo punto va reclamata una legge subito, e ritengo si possa riuscire a farcela, perché la mobilitazione sta facendosi sentire e alcune prese di posizione in ambito politico sono al riguardo piuttosto sintomatiche. Avete un bel sito, inutile dirlo, che reca pure un nome che in questo momento mi è assai congeniale. "Solleviamoci" potrebbe essere la parola d'ordine di questi giorni, di tutti.
Un fraterno saluto
Carlo Ruta”

Alla luce di quanto sopra, il comitato di redazione ristretto di Solleviamoci si è riunito e ha deciso all’unanimità di NON ADERIRE ALLO SCIOPERO. Non per pigrizia o per incapacità nell’oscurare i post precedenti, e nemmeno per non condivisione dello spirito che anima questa iniziativa. Semplicemente, non intendiamo offrire ulteriormente il fianco all’attacco alla libertà di informazione e di pensiero che questo governo sta portando avanti con il sostegno attivo dei “media” – che infatti non parlano di Carlo Ruta, né degli altri interventi contro blogger ed informatori liberi. Nemmeno L’Espresso è al riparo dalla censura: vedi inchiesta sull’immondizia a Napoli. Ma non intendiamo certo stare zitti: per questo motivo “rilanciamo” con un’iniziativa alternativa: vogliamo offrire la cittadinanza onoraria a Carlo Ruta in questo blog – cosa che ci sembra più in linea con il suo pensiero.Lo nominiamo AUTORE del blog e gli diamo tutto lo spazio che vuole per diffondere il suo pensiero (eventuali discrepanze di idee verranno risolte in rete, pubblicamente, come si fa nei regimi democratici seri).

INVITIAMO TUTTI I BLOGGER A FARE ALTRETTANTO ed a darne comunicazione.
Grazie.

Dal blog SOLLEVIAMOCI

IL VOLTO DI UN' ITALIA DA RIFARE

Roma, scritte nazi su lapidi martiri Fosse Ardeatine

ROMA (14 settembre) - Scritte naziste sono apparse questa mattina nel muro sotto le lastre di marmo che in piazza Ledro, nel quartiere Trieste a Roma, ricordano due martiri delle Fosse Ardeatine. Nello stesso punto di quelle apparse, e poi cancellate dal Comune, qualcuno ha tracciato con una bomboletta spray le scritte: «Onore alla Rsi. Fini Partigiano».Ieri, sotto le lapidi commemorative di Luigi Pierantoni e di Raffaele Zicconi, era apparsa la scritta «Onore alla Rsi» e le due lapidi erano state imbrattate con vernice nera. Un'azione condannata dal sindaco Gianni Alemanno, che lo aveva definito un «gesto vile» disponendo che l'ufficio decoro urbano le cancellasse subito la scritta dalla facciata del palazzo.Il sindaco ha chiesto al comandante provinciale dei carabinieri, Vittorio Tomasone, di aumentare la vigilanza nella zona.


Fonte il Messaggero l'articolo potete trovarlo Qui

Giovane di colore ucciso a sprangate a Milano, fermati due uomini

E' morto nel primo pomeriggio, all'ospedale Fatebenfratelli, Abdul G., 19 anni di colore, originario del Burkina Faso e con cittadinanza italiana, aggredito stamani a colpi di spranga a Milano da due uomini in via Zuretti, non distante dalla Stazione Centrale. Due uomini sono stati fermati dalla polizia.
Abdul G., con cittadinanza italiana, era stato aggredito stamani a colpi di spranga in una zona non distante dalla Stazione Centrale. La vittima era stato accusata di avere rubato della merce dal furgone bar degli aggressori. Ne era nata una lite, accompagnata anche da insulti razzisti da parte dei proprietari del furgone e da colpi di spranga che avevano ferito alla testa Abdul.
Secondo le prime ricostruzioni, i due aggessori, uno intorno ai 25 anni, l'altro, un adulto sulla quarantina, sono passati alle vie di fatto e hanno cominciato a colpire il giovane e a lanciare epiteti razzisti: "sporchi negri vi ammazziamo". Gli aggrediti sono riusciti ad annotarsi parte della targa del furgone.

Fonte Rainews24

Senza parole, solo l 'amarezza di vivere in un paese irriconoscibile.

SONO UN CITTADINO ONESTO

Ieri questo blog, è stato per l'ennesima volta vittima di attacchi tesi a discreditarne l'operato. In primis voglio ribadire il mio assoluto rispetto nei confronti delle forze dell'ordine, le quali ritengo essere composte nella maggior parte da persone per bene. Un certa Francesca, tra l'altro senza nessun link che potesse aiutarmi a conoscere qualche suo dato personale, ha etichettato come un covo di eversivi questo blog, cosa che mi reca un gran fastidio. Non sono ne un eversivo ne un criminale, sono un semplice cittadino anche impegnato nelle istituzioni che cerca solo la verità. Ma in questa Italia è così, quando non hai idee e non riesci a giustificare il tuo operato difronte a persone che ragionano in modo diverso, l'importante è gettare fango o criminalizzare l'avversario.
Infondo è il paese ottuso dove:

Se vai a manifestare a Vicenza contro una base militare, sei etichettato direttamente come antiamericano: andate a spiegare che sei solo contro la base e non un intero popolo.

Se parli di un episodio, tra l'altro reperito da altre 4 fonti affidabilissime, che se accertato sarebbe di una gravità assurda, vieni ascritto come contro le forze dell'ordine. Cosa assolutamente non vera.

Sono un cittadino onesto, amico di carabinieri, non ho mai rubato, non bevo, non mi sono mai fatto nemmeno una canna, non mi drogo, pago le tasse, lavoro dalle 8 di mattina alle 6 di sera a volte anche oltre, non ho mai preso nemmeno una multa, mai scalato punti dalla patente, anzì...se non erro dovrei averne 24, e in questa Italia mi ritengo un cittadino modello.

Ma quando la smetterete? Prima o poi vi stancherete di sputare veleno sulle persone oneste.
La classica frase andate a lavorare...signora mia, non ho nemmeno trent'anni ed ho già fatto più della metà della mia vita a lavorare, io. Perchè vengo da una famiglia povera, io. Perchè in Italia tutti sono uguali e hanno le stesse possibilità, ma chi ha i miliardi parla di povertà. Prima di offendere le persone, soprattutto che non si conoscono, bisognerebbe accertarsi del loro passato che può essere carico di sofferenza e in alcuni casi disperazione. Io non mi permetterei mai di andare nel blog di uno sconosciuto ed attaccarlo come ha fatto lei, semmai esprimo la mia opinione e basta.

Ma io sono un coglione, un coglione che prima di distruggere gli altri si autodistrugge perchè troppo buono.

Faccio sempre più fatica a riconoscermi in questa società dove l'odio, il non rispetto, la cattiveria gratuita e la prevaricazione sono all'ordine del giorno.

Concludo dicendo, che non avrei mai davvero immaginato di verdere l'inferno, concretizzarsi davanti ai miei occhi.

Per correttezza e onestà intellettuali, a questo link: La denuncia dei Carabinieri, potete trovare quella che dovrebbe essere la versione dei militari.

sabato 13 settembre 2008

ITALIA ASSASSINATA

Nel 1979, Francesco De Gregori cantava " Viva L'italia", " L'Italia presa a tradimento, l'Italia assassinata dai giornali e dal cemento." L'Italia che aveva già conosciuto il 12 dicembre del '69 di piazza Fontana, l'8 Dicembre del '70 il tentativo di Golpe Borghese che prende il nome dal suo organizzatore, poi piazza della Loggia il 28 Maggio del '74 e Italicus il 4 agosto dello stesso anno. Era il decennio che vide la morte di Pasolini, di Peppino Impastato, Feltrinelli, Aldo Moro e del terrorismo di stato e brigatista. Tutti però lo ricordano come un decennio dove ancora regnava la solidarietà, dove ci si poteva sedere ancora accanto ad una persona sconosciuta senza venir guardati con l'attuale diffidenza. Poi, arrivarono gli anni '80, gli anni del cambiamento culturale iniziati con la marcia dei 40 mila alla Fiat di Torino; storica batosta per il movimento sindacale. Anni in cui il neo- liberismo iniziava ad inaridire la società, gli anni di Reagan e di Margaret Teacher con il loro voler subordinare il concetto di società all'individuo. Ricordo un discorso della Teacher quando affermò che la società non esiste, esistono solo l'individuo e la famiglia. E questa Italia oltre che essere assassinata dai giornali e dal cemento iniziava ad essere sconvolta dall'individualismo, dalla corruzione e da quel debito pubblico che ricordo essere esploso proprio in quegli anni. Corruzione, che portò a Mani pulite, alla nascita della Seconda Repubblica quasi un modo per cambiare tutto e non cambiare niente. Gli anni della discesa in campo di Berlusconi, delle privatizzazioni selvagge e l'inizio del lento declino italiano sia a livello economico che morale. Declino del quale tuttora stiamo pagando le conseguenze e per ora non sembra vedersene il fondo. Così... ci troviamo in questa Italia non solo più assassinata dai giornali e dal cemento, ma dalla povertà economica e morale, dall'informazione occultata e manipolata, del rigurgito fascista e dell'individualismo forsennato per il quale il fine giustifica i mezzi. Ci ritroviamo con un paese allo sbando, sommerso dai rifiuti e nella morsa di un sistema che tende a privarci anche della speranza di un futuro migliore. Segnalo l'iniziativa " La Terra dei Fuochi" della quale trovate il banner sulla sinistra del mio blog.

Perchè credo, che solo iniziando a dire la verità facendo i conti con noi stessi, si incomincerà a dare una pennellata di decenza a questo paese assassinato da anni di politiche economiche da.... è meglio che non vada oltre.

venerdì 12 settembre 2008

QUANDO GLI OCCHI, DIVENTANO LUCIDI DALLA RABBIA

Scusatemi, scusate il ritardo di questa pubblicazione, ma dell' amara e crudele vicenda accaduta a 40 km dalla mia abitazione, veramente non sapevo nulla.

Ne ha parlato Vincenzo nel blog PENSIERI E INFORMAZIONE LIBERA .

Una Bolzaneto rom a Bussolengo Verona
di Gianluca Carmosino - da carta.org

Si erano fermati fuori del paese, vicino Verona, solo per mangiare. Sono stati picchiati, sequestrati e torturati dai carabinieri per ore. La loro testimonianza


Venerdì 5 settembre 2008, ore 12. Tre famiglie parcheggiano le roulotte nel piazzale Vittorio Veneto, a Bussolengo [Verona]. Le famiglie sono formate da Angelo e Sonia Campos con i loro cinque figli [quattro minorenni], dal figlio maggiorenne della coppia con la moglie e altri due minori, infine dal cognato Christian Hudorovich con la sua compagna e i loro tre bambini.
Tra le roulotte parcheggiate c'è già quella di Denis Rossetto, un loro amico. Sono tutti cittadini italiani di origine rom.
Quello che accade dopo lo racconta Cristian, che ha trentotto anni ed è nato a San Giovanni Valdarno [Arezzo]. Cristian vive a Busto Arsizio [Varese] ed è un predicatore evangelista tra le comunità rom e sinte della Lombardia. Abbiamo parlato al telefono con lui grazie all'aiuto di Sergio Suffer dell'associazione Nevo Gipen [Nuova vita] di Brescia, che aderisce alla rete nazionale «Federazione rom e sinti insieme».
«Stavamo preparando il pranzo, ed è arrivata una pattuglia di vigili urbani – racconta Cristian – per dirci di sgomberare entro un paio di ore. Abbiamo risposto che avremmo mangiato e che saremmo subito ripartiti. Dopo alcuni minuti arrivano due carabinieri. Ci dicono di sgomberare subito. Mio cognato chiede se quella era una minaccia. Poi cominciano a picchiarci, minorenni compresi».
La voce si incrina per l'emozione: «Hanno subito tentato di ammanettare Angelo – prosegue Cristian – Mia sorella, sconvolta, ha cominciato a chiedere aiuto urlando ‘non abbiamo fatto nulla'. Il carabiniere più basso ha cominciato allora a picchiare in testa mia sorella con pugni e calci fino a farla sanguinare. I bambini si sono messi a piangere. È intervenuto per difenderci anche Denis. ‘Stai zitta puttana', ha urlato più volte uno dei carabinieri a mia figlia di nove anni. E mentre dicevano a me di farla stare zitta ‘altrimenti l'ammazziamo di botte' mi hanno riempito di calci. A Marco, il figlio di nove anni di mia sorella, hanno spezzato tre denti… Subito dopo sono arrivate altre pattuglie: tra loro un uomo in borghese, alto circa un metro e settanta, calvo: lo chiamavano maresciallo. Sono riuscito a prendere il mio telefono, ricordo bene l'ora, le 14,05, e ho chiamato il 113 chiedendo disperato all'operatore di aiutarci perché alcuni carabinieri ci stavano picchiando. Con violenza mi hanno strappato il telefono e lo hanno spaccato. Angelo è riuscito a scappare. È stato fermato e arrestato, prima che riuscisse ad arrivare in questura. Io e la mia compagna, insieme a mia sorella, Angelo e due dei loro figli, di sedici e diciassette anni, siamo stati portati nella caserma di Bussolengo dei carabinieri».
«Appena siamo entrati,erano da poco passate le le due – dice Cristian – hanno chiuso le porte e le finestre. Ci hanno ammanettati e fatti sdraiare per terra. Oltre ai calci e i pugni, hanno cominciato a usare il manganello, anche sul volto… Mia sorella e i ragazzi perdevano molto sangue. Uno dei carabinieri ha urlato alla mia compagna: ‘Mettiti in ginocchio e pulisci quel sangue bastardo'. Ho implorato che si fermassero, dicevo che sono un predicatore evangelista, mi hanno colpito con il manganello incrinandomi una costola e hanno urlato alla mia compagna ‘Devi dire, io sono una puttana', cosa che lei, piangendo, ha fatto più volte».
Continua il racconto Giorgio, che ha diciassette anni ed è uno dei figli di Angelo: «Un carabiniere ha immobilizzato me e mio fratello Michele, sedici anni. Hanno portato una bacinella grande, con cinque-sei litri di acqua. Ogni dieci minuti, per almeno un'ora, ci hanno immerso completamente la testa nel secchio per quindici secondi. Uno dei carabiniere in borghese ha filmato la scena con il telefonino. Poi un altro si è denudato e ha detto ‘fammi un bocchino'».
Alle 19 circa, dopo cinque ore, finisce l'incubo e tutti vengono rilasciati, tranne Angelo e Sonia Campos e Denis Rossetto, accusati di resistenza a pubblico ufficiale. Giorgio e Michele, prima di essere rilasciati, sono trasferiti alla caserma di Peschiera del Grada per rilasciare le impronte. Cristian con la compagna e i ragazzi vanno a farsi medicare all'ospedale di Desenzano [Brescia].
Sabato mattina la prima udienza per direttissima contro i tre «accusati», che avevano evidenti difficoltà a camminare per le violenze. «Con molti familiari e amici siamo andati al tribunale di Verona – dice ancora Cristian – L'avvocato ci ha detto che potrebbero restare nel carcere di Verona per tre anni». Nel fine settimana la notizia appare su alcuni siti, in particolare Sucardrom.blogspot.com. La stampa nazionale e locale non scrive nulla, salvo l'Arena di Verona. La Camera del lavoro di Brescia e quella di Verona, hanno messo a disposizione alcuni avvocati per sostenere il lavoro di Nevo Gipen.

Fonte Megachip

Per chi mi ha chiesto, la notizia potete leggerla anche cliccando Qui e Qui e Qui e Qui. Penso di aver dato sufficienti prove.

giovedì 11 settembre 2008

LA VERA EMERGENZA E' L'IGNORANZA

Devo ammetterlo: per uno come me che gira con moneta del Che Guevara nel portofoglio e la mattina va al lavoro con in testa l'Internazionale socialista in russo ( si in russo, non che sappia cantarla, ma non so il perchè mi vengono le parole in quella lingua) vivere in Italia in questo momento sta diventando veramente terribile. Ogni giorno è una lotta, cerchi di creare e diffondere coscienza dei problemi incazzandoti, facendo dibattiti in tutti i luoghi possibili, ma a volte l'ignoranza raggiunge livelli abissali. Mi sono sentito rispondere di tutto:

Ho votato sinistra: Alleanza Nazionale ( è vero non sto scherzando)

Se non ci fossero gli americani ci sarebbe la mafia.

A voi comunisti non interessa niente dei poveri, li sfruttate per i vostri interessi. Noi della Lega invece, ci preoccupiamo dei bisognosi.

Quando hanno eletto Napolitano e Bertinotti: prima i comunisti mangiavano i bambini, adesso sono al governo.

La destra si preoccupa dei lavoratori, la sinistra parla parla ma alla fine non fa niente.

Va bene, smetto perchè altrimenti spacco la tastiera. Il bello è che sono tutte frasi dette con una convinzione da lasciar senza parole. E noi che ci preoccupiamo di curare il più possibile i nostri blog con cultura e informazione. Diciamolo: per il livello medio degli italiani, siamo troppo avanti.

Per alcuni, la cultura in questo paese si è fermata qui:



Verrebbe da rassegnarsi e lasciarsi travolgere da tutto ciò. Però, cari amici, il mondo e la storia è fatta anche di uomini che hanno lottato per raggiungere ciò in cui credevano.

La storia siamo noi, quante volte questa frase è sembrata una beffa: schiacciati sotto il peso di un sistema che svilisce qualsiasi diversità, che appiattisce coscienze dove tutto sembra essere già stato deciso. Ma qualcuno però, ha dimostrato anche pagando con la vita, che l' impegno e il sacrificio possono incidere.

Prima o poi arriva l'ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare; ma bisogna prenderla, perché la coscienza dice che è giusta.

Martin luter King

Siamo impopolari, la nostra posizione non è sicura, ma la nostra coscienza, assieme alla voglia di giustizia, ci hanno fatto scegliere ciò che riteniamo giusto. E in questo serve comunque coraggio.


Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano.Ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento.

Salvador Allende

Ieri molti di voi hanno ricordato l'altro 11 Settembre, quello che è significato la fine di un sogno e l'inizio di un incubo per il popolo cileno e per tutti quelli che nel mondo, anche a quei tempi, credevano in qualcosa di diverso.

Facciamoci i promotori del ricordo di quella lezione morale. Non può e non deve finire così.

Non vi è alcuna strada facile per la libertà.

Nelson Mandela

La libertà... non è affatto facile, per questo a volte sembra una chimera, un qualcosa di irraggiungibile.

Ogni tanto, andate a fare un giro a leggere "Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana". Se lo avete già fatto, non importa, ricordare quei sacrifici non è mai sufficiente.

Ribadisco, e non mi stancherò mai di farlo, che tuttora, questa nostra Patria, non merita la morte di quei martiri.

Io, piccolo virus in questa società, non mio rassegnerò nemmeno difronte all'evidenza.
Statene certi. Questo sistema, fondato su profonde ingiustizie nel quale anche la vita umana vale meno del denaro, avrà la mia più ferra opposizione.

IL PAESE DOVE TUTTO E' POSSIBILE

In questa nostra Italia, sembra veramente essere tutto possibile: i mafiosi diventano eroi, le manganellate alla gente, i rifiuti per le strade, una nazione liberata dagli americani ma colonia americana, e tutte quelle cose che rendono piacevole e soprattutto orgogliosi del fatto di essere italiani. Davvero... tutto è possibile anche se certe cose faccio sempre più fatica a deglutirle e quindi ci tengo a dire la mia su alcune dichiarazioni.

Per quanto riguarda i morti repubblichini, con tutto il rispetto che posso avere per la vita umana, non posso considerarli simili ai morti partigiani. Sarebbe come proclamare una giornata opposta al Natale la giornata del diavolo. Anche con tutti i revisionismi possibili, non penso la chiesa sia contenta di trovarsi un bel 25 Agosto "giornata del diavolo". Allora...è vero, sono vite umane, ma vite umane con delle colpe che semmai meritano di essere ricordate solo per quest'ultime . Se io ammazzo mio fratello, anche con tutti i revisionismi possibili, sono io il primo a dire di non meritare nessuna commemorazione. Per essere ricordati penso si debba morire per qualcosa di giusto. Possibile che in soli 63 anni abbiamo già dimenticato cosa è il giusto? Ma qui in Italia tutto è possibile. Sono convinto che se la televisione iniziasse a dire che il sole gira intorno alla terra, con l'adeguata propaganda fra sei mesi la maggior parte dei nostri connazionali arriverebbe a crederci. Aaahhh... che bello essere italiani.



INFANZIE DIVERSE E RUBATE

Arabia Saudita, bambina di 8 anni chiede il divorzio. Il giudice chiede tempo per "riflettere"

Arabia Saudita
Un giudice saudita ha preso tempo per "riflettere" sulla richiesta di divorzio tra una bambina di otto anni e un cinquantenne: Habib Al-Habib deciderà sul caso il 20 dicembre.A chiedere l'annullamento del matrimonio è stata la madre della minore; la bambina, che frequenta la quarta elementare, non sa ancora di essere sposata. La notizia è stata diffusa dall'avvocato della famiglia Abdallah Jtili, come riportato dal 'Nouvelles Observateur'. "Il giudice ha detto di voler riflettere", ha dichiarato l'avvocato, "e dare tempo alle parti per un eventuale accordo amichevole, prima di emettere il verdetto". Il marito della minore ha dichiarato di non essere d'accordo allo scioglimento del matrimonio.L'udienza si è tenuta nella città di Unayzah, 420 chilometri a nord di Ryad. La notizia del matrimonio tra il cinquantenne e la bimba di 8 anni era già stata diffusa da un quotidiano saudita ad agosto: alcuni parenti della minorenne avevano denunciato il caso a un'organizzazione per i diritti.
Casi come questi avvengono spesso in Arabia Saudita, monarchia ultraconservatrice, che applica i principi dell'Islam wahabita. Nel vicino Yemen, ad aprile, una bimba ottenne il divorzio, dopo aver denunciato il padre che l'aveva costretta a sposare un 28enne.

Fonte: Rainews24

A parte chiedermi che uomo possa essere colui che sposa una ragazzina di otto anni, l'occidente coi suoi diritti dov'è? Io trovo sempre meno parole a questa generale follia.