mercoledì 31 dicembre 2008

AUGURI DISILLUSI

E' così...siamo arrivati anche alla fine di quest'anno. Visto le vicende accadute in Italia e nel mondo, non posso dire sia da incorniciare: la crisi finanziaria, le elezioni italiane, gli atti di razzismo, le aggressioni fasciste e le varie guerre nel mondo fanno di quest'anno un anno alquanto disastroso. Sarà perchè sono diventato un terribile rompiscatole, ma a dire il vero non sento nemmeno il bisogno di abbandonarmi a quegli auguri, utili solo ad alimentare illusioni o la convinzione che le cose vengano favorite da qualche congiunzione astrale. Devo dispensare felicità, quando nell'ultimo periodo le casse integrazioni sono aumentate a dismisura, conseguenza di una crisi economica senza precedenti, oppure vedendo come girano le cose nel mondo sempre più impestato di guerra e violenza? Non me la sento. E' inutile, se l'anno vecchio si chiude nel declino più totale a meno di un miracolo, ai quali difficilmente credo, quello nuovo non può essere molto migliore. L'unico augurio che mi sento di fare, è rivedere il popolo italiano svegliarsi dal torpore, iniziando a capire che il problema oltre alla classe politico-economico e finanziaria è esso stesso. Se è vero come credo, che poi è la verità a nutrire i sogni, è inutile sperare in qualcosa di migliore: per far venire le cose bisogna lottare con una coscienza del problema che non vedo. Qui ognuno rema in maniera confusa su una barca che affonda in direzione di un anno, che molto probabilmente sarà peggiore di questo passato. Detto ciò, non ho voglia di fare auguri a un popolo già di per sè troppo portato nel credere a sogni e illusioni. La felicità, va conquistata e guadagnata giorno per giorno.

lunedì 29 dicembre 2008

AGGIORNAMENTI DA VITTORIO

ore 18.o5, Marna house, Gaza city.


Nell'aria acre odore di zolfo, nel cielo lampi intermezzano fragorosi boati.
Ormai le mie orecchie sono sorde dalle esplosioni e i miei occhi aridi di lacrime dinnanzi ai cadaveri.

Mi trovo dinnanzi all'ospedale di Al Shifa,
il principale di Gaza, ed è appena giunta la terribile minaccia che Israele avrebbe deciso di bombardare la nuova ala in costruzione.
Non sarebbe una novità, ieri è stato bombardato l'ospedale Wea'm.
Insieme ad un deposito di medicinali a Rafah,
l'università islamica (distrutta),
e diverse moschee sparse per tutta la striscia.
Oltre a decine di installazioni CIVILI.

Pare che non trovando più obbiettivi "sensibili",
l'aviazione e la marina militare si diletti nel bersagliare luoghi sacri, scuole e ospedali.

E' un 11 settembre ad ogni ora, ogni minuto, da queste parti,
e il domani è sempre una nuovo giorno di lutto, sempre uguale.
Si avvertono gli elicotteri e gli aerei costantemente in volo,
quando vedi il lampo, sei già spacciato,
è troppo tardi per mettersi in salvo.

Non ci sono bunker antibombe in tutta la Striscia,
nessun posto è al sicuro.

Non riesco a contattare più amici a Rafah,
neanche quelli che abitano a Nord di Gaza city,
spero perchè le linee sono intasate.
Ci spero.
Sono 60 ore che non chiudo occhio,
come me, tutti i gazawi.

Ieri io e altri 3 compagni dell'ISM abbiamo trascorso tutta la nottata all'ospedale di al Awda del campo profughi di Jabalia. Ci siamo andati perchè temevamo la tanto paventata incursione di terra che poi non si è verificata.
Ma i carri armati israeliani stazionano pronti lungo il confine tutto il confine della Striscia,
il loro cingoli affamati di corpi pare si metteranno in funerea marcia questa di notte.

Verso le 23:30 una bomba è precipitata a circa 800 metri dall'ospedale,
l'onda d'urto a mandato in frammenti diversi vetri delle finestre, ferendo i feriti.
Un' ambulanza si è recata sul posto, hanno tirato giù una moschea, fortunatamente vuota a quell'ora.
Sfortunatamente, anche se non di sfortuna ma di volontà criminale e terroristica di compiere stragi di civili,
la bomba israeliana ha distrutto anche l'edificio adiacente alla moschea, distruggendolo.

Abbiamo visto tirare fuori dalle macerie i corpicini di sei sorelline.
5 sono morte, una è gravissima.

Hanno adagiato le bambine sull'asfalto cabonizzato,
e sembravano bamboline rotte, buttate via perchè inservibili.
Non è un errore, è volontario cinico orrore.

Siamo a quota 320 morti,
più di un migliaio i feriti,
secondo un dottore di Shifa il 60% è destinato a morire nelle prossime ore,
nei prossimi giorni di una lunga agonia.

Decine sono i dispersi,
negli ospedali donne disperate cercano i mariti, i figli,
da due giorni, spesso invano.
E' uno spettacolo macabro all'obitorio.
Un infermiere mi ha detto che una donna palestinese dopo ore di ricerca fra i pezzi di cadaveri all'obitorio,
ha riconosciuto suo marito da una mano amputata.
Tutto quello che di suo marito è rimasto,
e la fede ancora al dito dell'amore eterno che si erano ripromessi.

Di una casa abitata da due famiglie,
è rimasto ben poco dei corpi umani.
Ai parenti hanno mostrato un mezzo busto,
e tre gambe.

Proprio in questo momento una delle nostre barche del Free Gaza Movement sta lasciando il porto di Larnaca in Cipro. Ho parlato coi miei amici a bordo. Eroici, hanno ammassato medicinali un pò in ogni dove sull'imbarcazione.
Dovrebbe approdare al porto di Gaza domani verso le 08.00 am.
Sempre che il porto esista ancora dopo quest'altra notte di costanti bombardamenti.
Starò in contatto con loro tutto questo tempo.

Qualcuno fermi questo incubo.
Rimanere in silenzio significa supportare il genocidio in corso.
Urlate la vostra indignazione, in ogni capitale del mondo "civile",
in ogni città, in ogni piazza,
sovrastate le nostre urla di dolore e terrore.

C'è una parte di umanità che sta morendo in pietoso ascolto.

Vik in GazaVittorio Arrigoni
blog: http://guerrillaradio.iobloggo.com/websites della missione: http://www.freegaza.org/e www.palsolidarity.org
contatto: guerrillaingaza@gmail.com
telefono (no sms)

domenica 28 dicembre 2008

LA PACE COME UTOPIA

Non parlatemi di ricordare, non serve a nulla o solo per lavare coscienze sporche del male che stanno commettendo. Voi uomini che vi siete distrutti in due guerre mondiali, non chiedetemi di ricordare la vostra incapacità di guarire dal male, da quella strisciante volontà di autodistruggersi. Il ricordo delle atrocità commesse nella seconda guerra mondiale, non ha contribuito ad evitare le carneficine degli anni successivi: le guerre, i genocidi e il dolore hanno continuato ad imperversare lo stesso nel mondo nonostante il ricordo. A cosa serve ricordare se chi ha subito le conseguenze della crudeltà umana, si sente legittimato a fare altrettanto? A cosa serve ricordare, se tutto ciò non è riuscito ad evitare altre dittature, morti e dolore? Voi uomini, le vostre inutili carte di diritti alle quali sistematicamente abiurate in nome del mercato e interessi superiori, quei diritti decantati inutilmente diventano beffardi mostrando un traguardo che sembra irragiungibile. A cosa serve ricordare, quando il dolore è ancora davanti a noi, storicamente presente nell'arco della nostra vita sempre più inutile al cospetto delle decisioni mondiali. La nostra possibilità di incidere è sempre più marginale, la volontà stessa latita nell'incapacità di vedere l'azzurro oltre questo sistema criminale. O forse tutto ciò accade proprio perchè la gente non ricorda, per l'incapacità dell'uomo di prendere coscienza delle cose senza averle vissute in prima persona. In fondo anche la parola guerra è solo un rumore riecheggiante nell'aria quando sono gli altri a viverla.



La canzone è sicuramente vecchia, sentita e risentita, ma visto i 400 morti palestinesi evidentemente non è mai sufficiente riascoltarla.

sabato 27 dicembre 2008

IL CORAGGIO DI NON ARRENDERSI.

Ormai oltre che resistere, è arrivato il tempo di chiedere. La nostra vita, può e deve essere migliore perchè la Storia stessa, è fatta per essere migliorata imparando dagli errori commessi in passato. Ho trovato questo articolo di Paolo Barnard "Ora datevi, diamoci, da fare " nel quale invita tutti noi a stilare una lista di sogni che vorremmo diventassero proposte di legge per una società diversa e migliore. Consiglio di leggerlo.
Queste sono le sue prime 3:

1) Il Diritto ad avere tempo per vivere. Che significa non dover lavorare di continuo proprio lungo tutti gli anni più belli della nostra vita - es. poter optare per un anno di libertà dal lavoro ogni cinque, da poter dedicare alla cura fisica o spirituale o emotiva di sé stessi e dei propri cari, con la garanzia di una piena sussistenza nondimeno. Sancito per legge.

2) Il Diritto ad avere una casa. Senza doversi indebitare per decenni in un mercato del denaro da cappio alla gola. La casa è un bene di sopravvivenza, come l’aria, esattamente uguale, e non può essere un privilegio per cui intrappolarsi per tutta la vita lavorativa. Sancito per legge.

3) Il Diritto a non essere poveri. Cioè l'indigenza dichiarata illegale, come il furto, che si trasforma nel dovere di chi ha tanto di ridistribuire a chi ha meno. Cioè la comunità umana si compensa come fa l’acqua nei vasi comunicanti, per l’interesse di tutto il genere umano. Sancito per legge.

Io ho aggiunto queste:

Il diritto a un lavoro che realizzi le qualità umane senza i ritmi frenetici attuali utili solo all'accumulo di capitale. Ognuno in base alle proprie qualità perchè ogni essere umano ha qualcosa da insegnare o nella quale spicca per capacità.Sancito per legge.

Il diritto a un orario di lavoro che possa garantire almeno 2 ore di studio al giorno. La cultura è fondamentale in una società che vuole essere migliore.Sancito per legge.

Il diritto al "collettivismo tecnologico". La tecnologia usata per migliorare la qualità della vita e non solo, come mero strumento per aumentare la produttività rendendo l'essere umano schiavo di ciò che ha creato.Sancito per legge.

Il diritto ad avere tempo da dedicare ai propri cari in difficoltà. Poter godere di permessi e tempo libero da offrire ai propri anziani o a persone che soffrono, senza paura di perdere il posto di lavoro.Sancito per legge.

Il diritto a non emigrare perchè costretti dalla fame o dalle bombe, ma solo per volontà di conoscere nuove culture.Sancito per legge.

Il diritto alla salute pubbica, gratuita e in ogni caso. Sancito per legge.

Il diritto a veder bandite per sempre le armi dalla faccia della terra. Tutti gli Stati devono impegnarsi a smantellare i propri arsenali militari. Sancito per legge.

Il diritto a venir considerati ancor prima che uomini,donne o qualsiasi altra discriminazione, esseri umani.Sancito per legge.

Il diritto a vivere in una società dove prima del Pil venga l' essere umano e l'ambiente. Chi inquina o sfrutta persone come bestie, deve pagare sdebitandosi per il danno inferto alla società. Sancito per legge.

Il diritto a venir considerati non per il conto in banca, ma per le qualità umane espresse in favore dell'altro.Non importa chi sei o da dove vieni, ma il calore umano che la tua persona e il tuo cuore sanno infondere a chi ti sta vicino. Sancito per legge.

Il diritto a poter godere dell'unica possibilità che abbiamo di stare al mondo, senza dover vendere la nostra vita a quel dogma chiamato economia.

In fondo, chi avrebbe mai detto nei secoli scorsi che l'uomo avrebbe imparato a volare?

domenica 21 dicembre 2008

GLI OCCHI DELLA REALTA'

Che strano?! Nella politica italiana è scoppiato un nuovo caso di questione morale. Sento questa affermazione, e inevitabilmente non posso fare altro che mettermi a ridere. Come se il problema della questione morale, fosse una cosa apparsa all'improvviso. Situazioni da far apparire come anacronistica la concenzione di società che io, normale e onesto cittadino, ho sempre avuto. Si parla di questione morale "scoppiata" in un Paese che affonda nella corruzione, sotto il peso di organizzazioni malavitose le quali senza appoggi politici avrebbero vita sicuramente meno prospera, il clientelismo, nipotismo e tutte quei difetti che rendono questo posto chiamato Italia un paese alquanto schifoso. Si parla di meritocrazia e poi è sempre il figlio di qualcuno ad essere avantaggiato, si parla di mobilità sociale e poi chissà perchè è sempre il figlio del dottore a fare il dottore. E' uscito un rapporto di Bankitalia, nel quale si afferma che il 50 % della ricchezza nazionale è in mano al 10 % della popolazione. Ma tanto cosa conta la politica, io mi faccio il mio interesse, voto per chi mi garantisce la detassazione degli straordinari e gli altri che si arrangino. Adesso con la cassa integrazione infatti siamo sommersi di ore straordinarie, lo stipendio è da star di Hollywood. Oppure ascoltiamo chi dice di non andare a votare, cosa conta? Tanto i ricchi ci sono sempre stati e in questo stato imperituro di cose siamo impotenti, basta spegnere il cervello, non andare più nemmeno a votare ed estrarre il più possibile il portofaglio alimentando consumi in vaccate delle quali potremmo fare assolutamente a meno. In fondo c'è il leasing, arrivano le rate e nemmeno te nè accorgi, siamo tutti forti, sempre belli e giovani, cose da dimostrare in ogni caso. Se il vicino di casa ha una Punto, bisogna che in garage io abbia almeno una Golf, ai miei figli non deve mancare quello che è mancato a me: come se la playstation fosse un elemento importantissimo senza il quale è impossibile vivere. A me a 10 anni bastavano un pallone, una bicicletta e passavo intere giornate all'aria aperta. Altrochè rincoglionirsi difronte a uno schermo. Ma la società è questa, si parla di questione morale e si muore di invidia per il vicino di casa, si parla di questione morale ma poi cerco le conoscenze per mio figlio, si parla di questione morale e poi gli altri che si arrangino, si parla di questione morale ma anche se vedo mi faccio gli affari miei fino a quando non vengo toccato di persona. E allora non parlatemi di questione morale come se la colpa fosse di qualcun altro o del semplice politico, perchè se l'Italia è così, è colpa soprattutto di cittadini che in nome di un falso benessere e abbagliati dalle sirene del consumismo hanno smesso di essere cittadini pensanti e conscienti dei reali problemi.
Per conto mio, non smetterò mai di ringraziare persone che hanno regalato alla Storia canzoni come questa.

venerdì 19 dicembre 2008

DISTACCHI

La nostra vita, è caratterizzata da distacchi, a pensarci bene inizia proprio con una divisione da nostra madre al momento del taglio del cordone ombelicale. Ma è un continuo lasciare: si perdono persone care, amici, amori, oggetti, ricordi e il tempo stesso che imperturbabile tutto lascia alle spalle. C'è un qualcosa però da cui a mio avviso, è impossibile staccarsi: la propria visione del mondo. Questa è tua, la senti riesumare dalle viscere del tuo essere quasi in segno di sfida ad una società in cui non ti riconosci. E allora ogni volta che vieni considerato in base alla marca del tuo abito e non per quello che sei ti arrabbi per lei, ogni volta che sei costretto a partecipare a ingiustizie come la sentenza della Diaz ti aggrappi a lei, quando parli del popolo Palestinese soffri per lei, vedendo vite nella morsa del precariato resti incredulo per lei. Insomma...lei è con te, la tua visione del mondo data dal pensiero, dalla continua critica ed autocritica percorre la vita al tuo fianco, quasi a darti il coraggio di reagire anche le volte, e sono per la maggiore, in cui la società tende a dirigersi esattamente dalla parte opposta a dove vorresti andare. In altri frangenti ti confronti con lei, perchè una persona intelligente a mio avviso è disposta a cambiare le sue convinzioni quando sbagliate, ma soprattutto, cerca sempre di migliorarle. E questo processo, rende la tua visione del mondo più razionale, maggiormente adatta a quella maturazione umana derivante dagli anni che passano ma soprattutto, dal saper trarre profitto dalle esperienze. Ci saranno dei distacchi per i quali dovrò assolutamente farmene una ragione perchè impotente, ma la mia visione del mondo la voglio perseverare da tutto il degrado che la circonda.

lunedì 15 dicembre 2008

UNA SCARPA

Quanti significati c'erano in quella scarpa?! Un popolo annientato, violato nella sua integrità territoriale per interessi economici e strategici. La scarpa di chi ormai usa ogni metodo pur di difendersi provando a rivendiacare una qualsivoglia giustizia, per i troppi corpi visti sporcare di sangue la propria Patria. L'uomo considerato più potente al mondo, dinanzi alla disperazione che questi anni tremendi hanno creato. E poi il giornalista, una persona che ha avuto il coraggio di manifestare il proprio dissenso; un'azione che costerà cara ma di alto valore simbolico. Lui pagherà per aver lanciato una scarpa, mentre chi ha gettato bombe uccidendo padri, madri e figli, continuerà a gestire le sorti del globo. Ma questi sono i soliti discorsi, ormai frasi fatte in un mondo dove si continua a predicare "la storia siamo noi", ma poi perseveriamo nel delegare le nostre responsabilità come cittadini. Perchè la storia siamo noi anche quando, in senso negativo, non ci accorgiamo che l'interesse del contadino lombardo è lo stesso del suo collega africano, quando in modo imperdonabile affermiamo " sono tutti uguali", oppure, nel momento in cui non ascoltiamo la voce di chi viene da lontano. Non ditemi che la storia siamo noi, perchè io proprio in questa storia non mi ci riconosco.



Quando queste parole di Silvano saranno al centro della società, potrò dire che la storia sarà anche mia. Per ora, sono solo una persona che resiste a un mondo che fa pena.

venerdì 12 dicembre 2008

CICATRICI INDELEBILI

Avere una persona al tuo fianco che soffre per problemi di salute, è una situazione straziante, che induce a profonde riflessioni sul reale senso di questa vita. La vedi deteriorarsi, e incapace di porre rimedio inizi a sentirti impotente dinanzi a quella spiegazione chiamata destino, che poi alla fine non è altro che il bisogno di affidarsi a una fatalità per giustificare la propria disperazione. Passano i giorni, passano gli anni : le cose non migliorano e quel tuo iniziale dolore nel frattempo assume i contorni dell'abitudine. Perchè in questi anni, ho davvero imparato che l'essere umano alla fine si adatta a tutto, anche a convivere con la sofferenza quando obbligato a farla entrare come un normale decoro nella propria vita. Si impara tanto da queste situazioni, anzi...credo proprio che una lacrima abbia realmente più cose da insegnare rispetto a un sorriso. Certo, ti ripeti convinto che in tutto ciò in fondo ti ci sei trovato, non è colpa tua e per alcuni il cammino è più in salita di altri, ti chiedi il perchè di tante cose ma il risultato non cambia: la persona al tuo fianco soffre e resti incapace di aiutarla. Il tempo inesorabile trascorre, lasci alle spalle situazioni difficili mentre i soliti ricordi riaffiorano nella mente, quasi a volerti tener sempre in allerta riguardo ciò che potrebbe accadere in futuro. Già...il tempo passa nonostante tutto e tutti, ma nella vita ci sono cicatrici che nemmeno lui riesce a guarire.
Questo articolo, oggi 12 Dicembre di 39 anni dopo, lo dedico a chi schiacciando un bottone, favorendo in questo modo interessi incomprensibili a miei occhi, si è reso artefice della strage di Piazza Fontana a Milano.

mercoledì 10 dicembre 2008

VALORI AGGIUNTI

La settimana scorsa, ho partecipato ad un incontro con Vittorio Agnoletto Europarlamentare del PRC, sul tema dell'immigrazione e sulle cause scatenanti di questo fenomeno. Il quadro uscito è quantomeno allarmante: povertà che aumenta ed emigrazione in continua espansione. Nell'ascoltare le sue parole, ho quasi provato un senso di colpa, il volto di quei disperati non è altro che l'espressione del nostro fallimento come cittadini del mondo. Infatti le varie "istituzioni autorevoli", con accordi commerciali come il WTO, non fanno altro che indebolire le loro economie nel nome di una concorrenza alla quale, visto gli enormi fondi che Europa e Stati Uniti stanziano nelle loro, possono solo soccombere mentre noi traiamo vantaggio da un sistema fondato sul saccheggio di risorse e vite umane. Anche l'Europa resta un po' ambigua su questo tema: da un lato si parla di diritti umani, mentre dall'altro si firmano accordi come l'ultimo che permettono di espellere un immigrato non necessariamente nel suo paese di origine. Ma la cosa che più mi preme dire, è che l'immigrazione non è un valore aggiunto di per sè: non c'è niente di positivo nel creare un sistema che induce persone a scappare da fame, bombe o realtà a dir poco conturbanti. L'immigrazione è un fattore positivo quando voluta, nel momento in cui una persona parte dal suo paese con l'intenzione di fare nuove esperienze arricchendosi nel conoscere nuove culture e stili di vita. Tutto il resto, lo considero un crimine contro l'umanità anche alla luce di come vengono considerati nei luoghi dove dovrebbero essere accolti: carne da sfruttare utili solo a interessi di mercato. Sarebbe ora di dire veramente basta.



Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno lasciato un messaggio di affetto al post precedente, appena possibile verrò a trovarvi.
Grazie.

giovedì 4 dicembre 2008

PROBLEMI

Mi scuso, ma per problemi personali ho interroto l'attività del blog, rientrerò il prima possibile.
Grazie.

lunedì 1 dicembre 2008

QUESTO E' STATO


Al visitatore

La storia della Deportazione e dei campi di sterminio, la storia di questo luogo, non può essere separata dalla storia delle tirannidi fasciste in Europa: dai primi incendi delle Camere di Lavoro nell’Italia del 1921, ai roghi di libri sulle piazze della Germania del 1933, alla fiamma nefanda dei crematori di Birkenau, corre un nesso non interrotto. È vecchia sapienza, e già così aveva ammonito Enrico Heine, ebreo e tedesco: chi brucia libri finisce col bruciare uomini, la violenza è un seme che non si estingue.È triste ma doveroso rammentarlo, agli altri ed a noi stessi: il primo esperimento europeo di soffocazione del movimento operaio e di sabotaggio della democrazia è nato in Italia. È il fascismo, scatenato dalla crisi del primo dopoguerra, dal mito della «vittoria mutilata», ed alimentato da antiche miserie e colpe; e dal fascismo nasce un delirio che si estenderà, il culto dell’uomo provvidenziale, l’entusiasmo organizzato ed imposto, ogni decisione affidata all’arbitrio di un solo. Ma non tutti gli italiani sono stati fascisti: lo testimoniamo noi, gli italiani che siamo morti qui. Accanto al fascismo, altro filo mai interrotto, è nato in Italia, prima che altrove, l’antifascismo.Insieme con noi testimoniano tutti coloro che contro il fascismo hanno combattuto e che a causa del fascismo hanno sofferto, i martiri operai di Torino del 1923, i carcerati, i confinati, gli esuli, ed i nostri fratelli di tutte le fedi politiche che sono morti per resistere al fascismo restaurato dall’invasore nazionalsocialista. E testimoniano insieme a noi altri italiani ancora, quelli che sono caduti su tutti i fronti della II Guerra Mondiale, combattendo malvolentieri e disperatamente contro un nemico che non era il loro nemico, ed accorgendosi troppo tardi dell’inganno. Sono anche loro vittime del fascismo: vittime inconsapevoli.Noi non siamo stati inconsapevoli. Alcuni fra noi erano partigiani; combattenti politici; sono stati catturati e deportati negli ultimi mesi di guerra, e sono morti qui, mentre il Terzo Reich crollava, straziati dal pensiero della liberazione così vicina. La maggior parte fra noi erano ebrei: ebrei provenienti da tutte le città italiane, ed anche ebrei stranieri, polacchi, ungheresi, jugoslavi, cechi, tedeschi, che nell’Italia fascista, costretta all’antisemitismo dalle leggi di Mussolini, avevano incontrato la benevolenza e la civile ospitalità del popolo italiano. Erano ricchi e poveri, uomini e donne, sani e malati. C’erano bambini fra noi, molti, e c’erano vecchi alle soglie della morte, ma tutti siamo stati caricati come merci sui vagoni, e la nostra sorte, la sorte di chi varcava i cancelli di Auschwitz, è stata la stessa per tutti.Non era mai successo, neppure nei secoli più oscuri, che si sterminassero esseri umani a milioni, come insetti dannosi: che si mandassero a morte i bambini e i moribondi. Noi, figli cristiani ed ebrei (ma non amiamo queste distinzioni) di un paese che è stato civile, e che civile è ritornato dopo la notte del fascismo, qui lo testimoniamo. In questo luogo, dove noi innocenti siamo stati uccisi, si è toccato il fondo delle barbarie.Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita: da qualunque paese tu venga, tu non sei un estraneo. Fa che il tuo viaggio non sia stato inutile, che non sia stata inutile la nostra morte. Per te e per i tuoi figli, le ceneri di Auschwitz valgano di ammonimento: fa che il frutto orrendo dell’odio, di cui hai visto qui le tracce, non dia nuovo seme, né domani né mai.

Primo Levi