mercoledì 28 gennaio 2009

NO...NON E' UN MONDO PER BAMBINI E DONNE

domenica 25 gennaio 2009

ABU' OMAR, SEGRETI DI STATO

Abu Omar: un'ingiustiza bipartisan

«Gli ultimi due presidenti del consiglio hanno utilizzato il segreto di stato in modo strumentale per impedire l'accertamento della verità giudiziaria». Lo ha detto ieri il pubblico ministero di Milano Armando Spataro nella sua requisitoria al processo sul caso Abu Omar: e io gli credo. Per lo scrupolo con cui la sua Procura ha lavorato in questi anni. E per l'evidente scrupolo, di segno opposto, con cui Prodi e Berlusconi hanno tentato di sabotare con ogni mezzo questo processo. Un processo e un sabotaggio di cui la politica, l'opinione pubblica italiana e la grande stampa beatamente se ne fottono. E sbagliano. Il rapimento di Abu Omar, lo scellerato patto tra Sismi e Cia per azzerare de facto lo stato di diritto nella lotta al terrorismo, non chiama in causa solo una trentina di imputati. È il racconto di un malinconico consociativismo della menzogna, una reticenza che ha unito in questi anni centrodestra e centrosinistra nel medesimo obiettivo: salvare la faccia ai servizi segreti (americani e italiani), tutelare la nobilissima figura del generale Pollari e affermare il concetto che nella caccia ai presunti complici di Al Qaeda ogni scorciatoia è legittima. Anche quella delle extraordinary renditions. In altri paesi, altri prudentissimi governi progressisti su questa vicenda hanno ammesso responsabilità, denunciato pressioni, riconosciuto errori. Qualche esempio? I laburisti inglesi: è vero, gli americani ci chiesero di mettere a disposizione una nostra base militare per il trasporto dei loro prigionieri. I servizi segreti tedeschi: è vero, i nostri agenti hanno partecipato all'interrogatorio di vittime di renditions a Guantanamo e altrove. Il governo spagnolo: è vero, molti voli della Cia coinvolti in quelle operazioni hanno utilizzato i nostri aeroporti. In Italia è accaduto esattamente il contrario: é falso, hanno detto Prodi e Berlusconi, nulla abbiamo saputo, nulla abbiamo concesso, nulla abbiamo sbagliato... Di fronte a un'inchiesta giudiziaria equilibrata e impeccabile (se non altro per aver riaffermato che le nostre leggi sono uguali per tutti, agenti della Cia inclusi), di fronte all'evidenza di una grossolana operazione paramilitare, di fronte alla certezza che il nostro servizio di sicurezza militare aveva organizzato dossier e pedinamenti contro giudici, giornalisti e politici, di fronte all'indecenza di questi e altri fatti (ripeto: fatti, non opinioni) uno dei primi atti politici del governo Prodi è stato quello di far quadrato attorno alla cupola del Sismi. Fino alla sfrontatezza del vicepremier Rutelli, lestissimo a sollevare, a nome del nostro governo, un conflitto di competenza davanti alla Corte costituzionale per bloccare il processo di Milano. Gesto di esemplare subalternità, anche se non è chiaro a vantaggio di chi: dell'amministrazione Bush? Del Sismi? Dei suoi dossier? La sensazione, qualcosa più d'una sensazione, è che in questo vizio di destra e sinistra nel non dire e nel non sapere ci sia qualcosa di peggio d'una generica miopia politica. Certamente un'occasione mancata da parte del Partito democratico che ancora una volta ha scelto di non far sentire la propria voce. E non aiuta nemmeno il rinvio del dibattimento a maggio: come se la verità su Abu Omar e sui padrini di quell'operazione sia un trastullo per anime povere e non un punto di principio giuridico e civile su cui questo paese si gioca la faccia.

Claudio Fava

giovedì 22 gennaio 2009

DOMANDE SPARSE

Ho sempre amato queste note, come questo sincronismo tipico delle grandi orchestre: ognuno in base alle proprie qualità, tutti insieme nel dar vita ad una melodia che si innalza verso il cielo. E non nascondo il fatto, che vorrei una società del genere, dove ognuno possa contribuire in egual misura in base alle proprie capacità per un fine comune, per costruire melodie di pace e rispetto fra le varie culture. Molte volte in questo blog, ho sostenuto la tesi che l'umanità meriti molto più rispetto a questo sistema criminale, con un modo di vivere che la rimetta al centro della politica e dell'economia prima di tutto. Leggevo oggi questi 2 articoli : Bce: recessione grave, i piani anti crisi rischiano di ipotecare il futuro dei giovani e Berlusconi: non mettete i soldi sotto il materasso o sarà come nel '29. Il futuro dei giovani, se non si cambia politica economica ed ambientale, è già ipotecato da questa sciocca e totalmente irrazionale sperequazione di risorse. Viviamo in costante deficit, sia a livello finanziario che naturale. Allora io mi chiedo:" non sarebbe meglio cambiare strada prima? Possibile che si possa restare idioti per sempre? Se un cittadino di intelligenza media, usasse il cervello, non si renderebbe conto di quante balle ci hanno raccontato riguardo questa crisi?" Non mi sono mai considerato un genio, ma guardandomi attorno quasi quasi mi autocandido per qualche premio Nobel. E' più facile delegare, ma solo la responsabilità può darci la libertà.

martedì 20 gennaio 2009

DISADATTATO

Quando sarò capace di urlare tutto il mio essere disadattato a questa società, senza aver paura delle conseguenze, allora sarò libero. Quando non avrò davvero timore di andare contro tutto e tutti, anche solo, o del giudizio altrui, forse smetterò di essere un' idealista fine a se stesso.
Nel frattempo, rimango una sterile formichina che urla il suo dolore sperando di non dimenticarsi di se stesso.

sabato 17 gennaio 2009

U

A volte, soprattutto quando per ragioni di distanza si è costretti ad usare un linguaggio criptico, capita di sfociare in fraintendimenti. Personalmente a me dispiace, ci ripenso e sale lo sconforto per aver involontariamente ferito la persona con la quale interloquivo. Riconosco in me una certa impulsività a volte fuori luogo forse, ma quando senti parlare di suicidio da una persona a cui vuoi bene, almeno per me risulta difficile mantenere di primo acchitto la lucidità. Il suicidio è sempre sbagliato: è la fine, vuol dire gettare senza rispetto l'unica possibilità di vita che abbiamo. E' la prima causa di morte negli adolescenti dopo gli incidenti stradali, sinonimo di un male di vivere sempre più dilagante. Ma a cosa serve? A nulla, non cambi le cose, non migliori la vita a nessuno e semmai la peggiori a chi ti era accanto. Perchè volenti o nolenti non si è soli, una scelta sbagliata può essere fonte di profondi dispiaceri per chi ti è vicino. In questa società nichilista, trovare valori di riferimento stabili che possano dare un senso alla realtà che si percepisce, non è facile ma nemmeno impossibile. Nella vita, momenti di sconforto dove ti guardi dentro e sembra di trovare il vuoto capitano a tutti, poi passa e quello spazio può essere colmato sempre: con un affetto, un sorriso o una chiamata inaspettata. Vivere non è facile, ma abbiamo già l'eternità per la morte.



Nel caso chiedo scusa, nella vita è bello anche saper chiedere scusa.

giovedì 15 gennaio 2009

RIPARTIRE DALLA CRISI


« Era giunta l'ora di resistere; era giunta l'ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini. »
Piero Calamandrei
Ho trovato questa frase mentre ripassavo la Resistenza.

Tutti sappiamo che la situazione è critica, ormai l'unica soluzione sembra essere l'azzeramento di un sistema finanziario inesigibile. Dal punto di vista prettamente consumistico, questo default incute paura: si perdono posti di lavoro, si deteriora uno stile di vita comunque insostenibile e si percepisce un maggior senso di insicurezza nei riguardi del futuro. Insomma...tutto assume i contorni del disastro. Per me invece, questa è una straordinaria occasione per liberarci da un sistema che ha sperperato risorse ambientali e umane, per uscire da una logica che ci vede alienati al lavoro, a quegli oggetti acquistati, utili solo a calmierare il disagio di una vita troppe volte ricca di solitudini e nevrosi. Si creano vuoti esistenziali, per i quali viene data come soluzione il consumo, il pensare che la felicità derivi da quanti oggetti si possiedono. Ebbene...è un fallimento, le depressioni, i disagi sono in costante aumento, non siamo più in grado di coltivare rapporti umani soddisfacienti rifugiandoci sempre più in cavilli, con i quali non facciamo altro che allontanarci dal nostro essere... dal nostro vicino. La felicità deriva dai rapporti umani, quelli veri, che giorno per giorno si coltivano perchè ogni mattino è un respiro nuovo. Ditemi voi, facciamo figli per lasciarli la maggior parte della giornata in un asilo, ci sposiamo o fidanziamo più per paura di restare soli che per la voglia di condividere un cammino; e poi, si trascorre sempre meno tempo con le proprie famiglie, è questo il progresso del tenore di vita? Un ' inutile rincorsa al nulla, per la quale tra l'altro si arricchisce, a discapito di tutto il resto, una minimissima parte di popolazione mondiale?
Ridatemi la natura, il tempo necessario per coltivare rapporti umani con un sistema che metta l'ambiente e l'essere umano come fine e non come mezzo, e non avrete più la mia opposizione signori del mondo. Fino ad allora però, il mio risentimento non troverà pace per voi che avete reso l'essere umano servo del denaro.
Lascio questo video, per me bellissimo, tratto dal libro che ho appena terminato i " Sentieri dei nidi di ragno" di Italo Calvino.

mercoledì 14 gennaio 2009

QUANDO SARO' CAPACE

Ieri sera ho ricevuto da un'amica una mail bellissima, di quelle che fanno riflettere sulla diversa ricchezza delle persone. Per ricchezza intendo la disponibilità agli altri, la capacità di aiutare il prossimo, la sensibilità nell'indignarsi difronte ad una ingiustizia e tutti quei sentimenti e sensazioni che contribuiscono, a mio avviso, a creare un mondo meno brutto. Non tutti siamo uguali, in questo purtroppo: ci sono persone che con la loro sensibilità riescono a leggere tra le righe, capire uno sguardo o un falso sorriso quasi riuscissero a leggerti dentro. Per me, Marco, ( perchè dietro a Schiavioliberi c'è una persona che ancora riesce ad emozionarsi per un gesto gentile, una parola di affetto oppure per chi dimostra senza paura il proprio bisogno degli altri) queste caratteristiche sono impagabili. Sono i miei ideali da raggiungere, per i quali fonderei davvero un sistema basato sulla competitività. Ma purtroppo non è così: il mondo non è un sogno e la vita prima di darti non ti chiede cosa desideri. Quindi non ci resta che provare a migliorare noi stessi per tentare di rendere questo posto un luogo migliore dove vivere.
Ed ora per rispondere ad una domanda della mail, pubblico questa canzone di Gaber che a me piace molto anche per ricordare, seppur in ritardo visto l'anniversario, questo altro grande cantautore.



Quando sarò capace di amare.

martedì 13 gennaio 2009

IL POPOLO BAMBINO

Mi dispiace, ma continuare a giustificare un ammasso di idioti in grado di capire quale sia il proprio interesse solo una volta trovatisi nella merda, proprio non riesco più a digerirlo. Sarà ignoranza, l'atavica pigrizia caratterizzante l'essere umano alla quale credo poco o qualsiasi altro fattore, ma io non voglio più giustificare l'ignoranza abissale di certe persone.
Basta, che paghino per aver condiviso senza un minimo di ragionamento, un minimo di senso critico l'ideale del consumismo.





Ma tanto cosa conta? C'è il campionato di calcio la domenica, qualche coppetta a metà settimana, magari vinciamo i mondiali e poi se fossi al suo posto io farei uguale; tanto se non rubo io lo fa un altro. Affonderò anch'io, ma almeno il cervello avrò provato ad usarlo.

lunedì 12 gennaio 2009

LA SOCIETA' SBAGLIATA

"... La società organica effettiva è oligarchica, ossia guidata dal suo vertice. Solo il vertice ha adeguata informazione e conoscenza della realtà. La popolazione generale non capisce, non apprende, non si evolve, anzi resta sempre più indietro rispetto all’avanzare degli strumenti scientifici e tecnologici, che vengono usati anche su di essa a sua insaputa per controllarla.. Essa vive, lavora, risparmia, investe, vota, etc., nella complessiva incomprensione ed ignoranza della realtà. Gran parte del valore del suo lavoro le viene asportato con strumenti che non capisce. Riceve informazioni e suggestioni strumentali alla sua gestione da parte dell’oligarchia. Democrazia e legalità sono apparenze più o meno adeguatamente costruite e mantenute. Il parlamento ha la precipua funzione di responsabilizzare giuridicamente il popolo per le scelte compiute da altri a spese del popolo stesso. L’oligarchia oggi si differenzia dal resto della società per ricchezza, potenza e conoscenza. Ma stanno divenendo disponibili strumenti tecnologici con i quali potrà differenziarsi anche biologicamente e genomicamente, dotandosi di tratti di superiorità. Una volta che questo tipo di differenziazione sia stato istituito, la separazione del vertice dalla base sarà irreversibile e avremo una situazione del tutto analoga a quella del pastore rispetto al suo gregge..."

Fonte qui.

Non ho nulla da aggiungere al testo sopra tranne che questo video di Ascanio Celestini, anch'esso molto critico nei confronti della struttura su cui è fondata la società.



Fino a quando questa situazione avrà il tacito assenso dei cittadini, non date la colpa solo ai politici ma iniziate a guardarvi allo specchio.

domenica 11 gennaio 2009

FABRIZIO DE ANDRE'

Potrei mettere una tua canzone, e tutto ciò risulterebbe fin troppo scontato. Potrei spiegarti come vanno le cose in Italia, e tutto ciò vorrebbe dire sfociare nel masochismo. Non ti dirò nulla di tutto questo, tranne che sei uno dei pochi ricordi che ancora rendono orgogliosi di essere italiano.

Fabrizio Cristiano De André (Genova, 18 febbraio 1940 – Milano, 11 gennaio 1999)

venerdì 9 gennaio 2009

LA RUOTA DELLA VITA

E' la vita, ci si ripete: questo lasso di tempo che ci è concesso, dove nulla e prevedibile tranne la sua inevitabile fine. E' una ruota: si nasce, si cresce, si perdono persone care, si cerca di colmare vuoti che via via coloro che ci abbandonano lasciano. Difronte ad un feretro, ti chiedi che senso abbia vivere, soffrire, rincorrere disperatamente il profitto, odiare, fare del male a un'altra persona o tutta questa invidia che aleggia nella società. Tutto si ridimensiona, almeno per chi è ancora in grado di ragionare mettendo a frutto la propria sensibilità. Ciò che sembrava un problema insormontabile diventa una sciocchezza, così come lo è quel denaro utile solo ad alienare l'essere umano sviluppando le qualità peggiori. Molte volte si ha paura di vivere, di soffrire, di fare scelte sbagliate rinchiudendosi in stupide fobie, dimenticandosi che la vita è una sola e deve essere vissuta per il meglio. Purtroppo o per fortuna morire si deve morire, tanto vale almeno provare a spiccare il volo quando si ha ancora la possibilità di farlo.Per non deluderla, per rispetto, per provare a migliorare la situazione del nostro vicino. Che fa la differenza non è solo come si muore ma soprattutto come si vive.

IL SANO SENSO CRITICO

Ricevo questa mail che pubblico molto volentieri, come sfida ad una realtà continuamente mistificata dai media.

SI AI PRODOTTI MADE IN CHINA!!!

Da alcuni anni i nostri principali media, controllati da grandi gruppi finanziari, ci stanno imbottendo di idiozie riguardanti la Cina. Questo per un loro esclusivo interesse economico: boicottare i prodotti cinesi significa arricchire chi controlla i nostri media. E se ci preoccupassimo degli industriali italiani che hanno chiuso le loro fabbriche qui, lasciandoci senza lavoro, per poi aprirle in Paesi stranieri, potendo così ancor meglio sfruttare ed inquinare, continuando a produrre “Made in Italy”, mentre si arricchiscono sempre più?

Parlare male della Cina è troppo facile. Proviamo a fare qualcosa di più difficile, e intelligente…

I cinesi MALTRATTANO GLI ANIMALI. E su internet si vedono immagini farlocche di gatti allevati in bottiglia… e c’è chi se la beve e manda mail allarmate agli amici!!! In Cina si maltrattano gli animali. E se ve lo dicono degli italiani potete credergli! In Italia infatti si allevano animali, anche piccoli roditori, con l’unico scopo di farne pellicce di pregio! In Italia si cacciano piccoli uccelli; si mettono trappole per catturare uccellini per farne dei gustosi spiedi… Bresciani e bergamaschi sono l’unica TRIBU’ rimasta in Europa che si nutre di UCCELLINI… In Italia si mangiano ANIMALI VIVI!!! Come i ricci o certi molluschi. E noi dovremmo insegnare ai cinesi il rispetto per la natura?!
I Cinesi sono un popolo che ha una lunga tradizione di legame con la natura e di amore per gli animali, legata alla sua religione e filosofia. La Cina è l’unico Paese al mondo dove vige la pena di morte per chi sopprime animali rari. Certo: la pena di morte non è una bella cosa, ma rende l’idea di quanto i cinesi abbiano a cuore la natura.

E tutte le pestilenze, provenienti dalla Cina, che avrebbero dovuto cancellare l’umanità in poche settimane, che fine hanno fatto?! Da un giorno all’altro giornali e tv hanno smesso di parlarne. Come mai?! Non sarà mica stata tutta una bufala?! Una gran montatura inventata per renderci ancora più odiosa la Cina e i suoi prodotti? Chi lavora in ambienti legati alla sanità dice di sì…

IN CINA SI SFRUTTANO I LAVORATORI! E in Italia? Esiste un filone di economisti europei che da alcuni anni sostiene che, per scongiurare la recessione economica, bisogna far concorrenza ai prodotti dell’estremo oriente, attuando questa campagna di boicottaggio, ma anche abbassando i prezzi dei nostri. Come? Riducendo, secondo loro, al minimo i nostri stipendi. L’entrata in vigore dell’Euro ha dimezzato gli stipendi degli italiani e abbassato quelli di tanti altri Paesi europei. Ma, sempre secondo questi esperti di economia, non basta. Ci hanno pensato i nuovi contratti di lavoro precario a dare un’altra mazzata ai nostri salari. Conosco italiani laureati che guadagnano in media meno di 800 euro al mese! Ci stiamo paurosamente avvicinando agli stipendi dei cinesi, e ormai siamo vicini. “Ma in Cina un operaio non guadagna 800 euro al mese!” Già, ma in Cina un laureato non fa l’operaio… E, soprattutto, il costo della vita è molto più basso. Non si paga un euro e mezzo un litro di benzina!
Ora è arrivata un’altra idea geniale: LA CRISI! Con la scusa della crisi potranno abbassarci ancora di più gli stipendi. Bloccare ogni aumento, ogni contratto a tempo indeterminato, metterci in cassa integrazione o, perché no?, licenziarci. “Noi poveri industriali che ci possiamo fare: c’è crisi!”

LA CINA E’ INQUINATA! Dice il TG, mostrandoci una scena di Pechino con la nebbia. Pechino è inquinata, ve lo dice chi abita in Padana, una delle aree PIU’ INQUINATE AL MONDO (secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità). La nuotatrice Federica Pellegrini ha raccontato, al ritorno dall’esperienza olimpica: “Pechino è bellissima. E i cinesi gente splendida. Peccato l’inquinamento. Noi pensavamo che fosse nebbia, invece ci hanno spiegato che era smog”. E se ti raccontavano che era zucchero filato, andavi in giro con la bocca spalancata?! A Pechino c’è la nebbia! Come in qualunque altra città altrettanto calda e umida. Troppo facile abbindolarci dicendo la parola “inquinamento” e contemporaneamente mostrare l’immagine di una città con la nebbia? Già: troppo facile.

In Cina si SFRUTTANO I BAMBINI! E ti mostrano delle immagini di bambini che giocano a ping pong. “Poveri bambini, sfruttati e costretti a giocare a ping pong…” Perché, i nostri bambini non sono COSTRETTI ad andare a nuotare o addirittura, a suonare il pianoforte il pomeriggio dopo la scuola? E noi non sosteniamo forse che lo sport fa bene ai bambini?

Ma crediamo proprio a TUTTO TUTTO quello che ci viene raccontato? O qualche volta ci fermiamo un istante a RAGIONARE?

Si ai prodotti cinesi.
No a chi crede a qualunque cosa gli venga raccontata…

W la Cina! W il meraviglioso grande popolo cinese!

Firmato
Pasquino

giovedì 8 gennaio 2009

SOLO UNITI SI VINCE

Con un doveroso ringraziamento a Incarcerato e Daniele per essersi fatti promotori di questa iniziativa, aderisco molto volentieri dando il mio contributo, oltre che con la mail, con questo post.
Per la verità, per fare in modo che la giustizia quella vera trionfi, per non dover più dire " si è trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato", per non dover più vedere una madre piangere il proprio figlio senza aver giustizia, per restare esseri umani, per una società migliore, perchè ancora bisogna lottare contro un mondo profondamente ingiusto.

Questi sono i link dai quali potrete conoscere la storia di Niki.

http://nikiaprilegatti.blogspot.com/

http://nikiaprilegatti.blogspot.com/2008/10/questo-sono-io-prima-del-19062008.html

http://www.beppegrillo.it/2008/11/niki_non_ce_piu/index.html

Una volta venuti a conoscenza, se lo ritenete opportuno, inviate personalmente la lettera sottostante e firmatela con il vostro nome e blog di riferimento se lo possedete, passate parola e diffondete l'iniziativa in questi giorni.

Inviate la lettera a questo indirizzo :
annozero@rai.it

Oggetto: Verità per Niki

Stimatissimo signor Santoro,chi le scrive è un comune cittadino che ha deciso di non rimanere più indifferente ai continui soprusi che quotidianamente assiste in maniera inerme. Ho deciso di scriverle innanzitutto per porle l'augurio che continui con la sua trasmissione che considero un importante e vitale polmone di verità in mezzo a tanto degrado dell'informazione.Le vorrei chiedere con grande convinzione che lei si occupasse di un fatto grave accaduto di recente. Qualche tempo fa ne parlò Grillo, alcuni giornali ne riportarono la notizia, ma poi più niente. Buio totale. E c'è una madre sofferente che invoca giustizia. Suo figlio, Niki Aprile Gatti, era stato arrestato preventivamente per truffa telefonica, lavoravain una società di San Marino, fu trasferito direttamente nel carcere di super sicurezza a Sollicciano.Dopo tre giorni fu ritrovato morto. Dicono suicidato. Ma la madre è convinta, anche grazie ad alcuni elementi, che il ragazzo sia stato ucciso.Perchè? Forse la verità andrebbe ricercata proprio nell'inchiesta, purtroppo volutamente bloccata, di de Magistris. Le chiedo, signor Santoro, di contattare la signora Ornella Gemini, madre di Niki, tramite il suoindirizzo: mondadori.avezzano@gmail.com, ha aperto anche un blog: http://nikiaprilegatti.blogspot.com/ e la esorto a trattare l'argomento tramite la sua trasmissione.Per maggiori dettagli qui c'è il racconto della signora http://nikiaprilegatti.blogspot.com/2008/10/questo-sono-io-prima-del-19062008.html e qui la video intervista http://www.beppegrillo.it/2008/11/niki_non_ce_piu/index.html

Con stima,
segue firma con nome e cognome.

L'AMORE DI UNA MADRE

Come se l'amore di una madre potesse salvare i propri figli dalle bombe.



Israele la mamma fa da scudo contro i razzi

Una donna israeliana copre la testa dei figli durante un allarme missili a Kfar Azza al confine con la Striscia di Gaza. Ieri Israele ha concesso un breve cessate il fuoco per consentire la consegna degli aiuti umanitari al termine del quale ha ripreso i bombardamenti.

Fonte qui

Ricordo ancora questa iniziativa Genova, un ponte umano e unanime per Gaza

mercoledì 7 gennaio 2009

GENOVA- GAZA


L'iniziativa che sto per segnalarvi parte da Genova ma ci coinvolge tutti.
Riguarda quelli che non stanno a guardare e continuano giorno per giorno a cercare sfogo attivo e partecipe alla propria voglia di fare e agire, mentre la Democrazia (Idiozia) occidentale continua a sedersi ai tavoli diplomatici.

Impotente nell'agire, e ipocrita nel dire.

Il fare passa per altre vie.

Quelle di una città che per noi è un simbolo.
Dalla Resistenza partigiana a quella antimperialista.
E' un'iniziativa che passa per Facebook ma a cui si può partecipare a vario titolo.
Anche semplicemento raccogliendo l'invito alla diffusione.
Genova, un ponte umano e unanime per Gaza (cliccate sopra e vi ritroverete direttamente su Facebook).

Ecco il testo (quasi) definitivo che dovrebbe essere sottoposto al Sindaco Marta Vincenzi.

Genova 07-01-2009
…La richiesta nasce tra le mani di una ragazza palestinese nel pomeriggio del 6 gennaio 2009 in Pzza Matteotti a Genova. Una persona anonima ma che ricordava a Genova la sua natura di città solidale con gli oppressi di tutto il mondo.Non è accettabile il massacro perpetrato a danno delle popolazioni civili della striscia di Gaza, e, Genova, Città insignita della medaglia d’oro della Resistenza deve chiedere non solo un cessate il fuoco immediato, ma trovare tutte le forme possibili per sostenere le popolazioni della striscia di Gaza sottoposte a quella che ormai ha sempre più le caratteristiche di una pulizia etnica .Chiediamo che l’Amministrazione Comunale si adoperi sia politicamente che materialmente per il conseguimento di tale solidarietà attraverso una forma di gemellaggio con Gaza.Al fine di sensibilizzare non solo i genovesi ma una buona parte di internauti democratici ho creato questo gruppo su facebook come espressione di una richiesta che parte dal basso. Talmente dal basso da essere la mano anonima di una ragazza palestinese che ringrazio per avermi ricordato di appartenere a quella comunità senza se e senza ma solidale con gli oppressi ovunque essi siano.


Grazie a Loris, per essersi fatto ideatore del gruppo.
Grazie al Russo, per averlo immediatamente diffuso.
Grazie a Marte dalla quale ho tratto l'articolo.
E grazie a chi parteciperà e divulgherà il tutto.
Io ci credo.

martedì 6 gennaio 2009

LA SOLIDARIETA' E L'INDIGNAZIONE NON BASTANO PIU'

A Gaza la strage continua:


Fonte Rainews24 le altre immagini le potete trovare qui

Ecco il volto che lascia senza parole, che esprime perfettamente chi sono le vittime. Non mi spingo in analisi politiche storiche: ormai sono stanco, forse sbagliando, di ripetere le stesse cose. Qui abbiamo uno degli eserciti più forti al mondo che invade una terra, un popolo costretto a subire l'ingiustizia della propria Storia.

Questa è la testimonianza di Vittorio Arrigoni. La pubblico perchè nessuno, e dico nessuno, possa dire un giorno "io non sapevo".

Diario da Gaza, un giorno in ambulanza

«Alla gente innocente di Gaza: la nostra guerra non è contro di voi ma contro Hamas, se non la smettono di lanciare razzi voi vi troverete in pericolo». E' la trascrizione di una registrazione che è possibile ascoltare rispondendo al telefono queste ore a Gaza. L'esercito israeliano la sta diffondendo illudendosi che i palestinesi non abbiano occhi e orecchi. Occhi per vedere che le bombe colpiscono quasi esclusivamente obiettivi civili, come moschee (15, l'ultima quella di Omar Bin Abd Al Azeez di Beit Hanoun) scuole, università, mercati, ospedali. Orecchie per non udire le urla di dolore e terrore dei bambini, vittime innocenti e eppure predestinate di ogni bombardamento. Secondo fonti ospedaliere, nel momento in cui sto scrivendo sono 120 i minori rimasti uccisi sotto le bombe, su un totale di 548 morti, più di 2700 feriti, decine e decine di dispersi.Due giorni fa all'ospedale della mezzaluna rossa nel campo profughi di Jabalia, la notte non è mai calata. Dal cielo gli elicotteri Apache hanno lanciato ordigni illuminanti in continuazione, tanto da non farci accorgere di una qualche differenza tra giorno e notte. Il cannoneggiare ripetuto di un tank posto a meno di un chilometro dall'ospedale ha crepato seriamente le mura dell'edificio, ma abbiamo resistito fino alla mattina. Verso le 10 circa, bombe sul campo incolto adiacente all'edificio, fuoco di mitragliatrice tutt'attorno: per i medici della mezzaluna rossa quello era un messaggio dell'esercito rivolto a noi -evacuazione immediata, pena la vita. Abbiamo trasferito i feriti in altre strutture ospedaliere e ora la base operativa delle ambulanze è sulla strada di Al Nady, il personale medico sta seduto sui marciapiedi in attesa delle chiamate, che si susseguono febbrilmente. Per la prima volta dall'inizio dell’attacco israeliano ho visto negli ospedali dei cadaveri di membri della resistenza palestinese. Un numero piccolo, di fronte alle centinaia di vittime civili, che dopo l'invasione di terra si sono moltiplicate esponenzialmente. Dopo l'attacco alla moschea di Jabalia (coinciso con l'entrata dei tank) che ha causato 11 morti e una cinquantina di feriti, per tutta la notte di sabato scortando le ambulanze ci siamo resi conto della tremenda potenza distruttiva dei proiettili sparati dagli israeliani. A Bet Hanoun una famiglia che si stava scaldando nella propria casa dinnanzi ad un fornellino a legna è stata colpita da uno di questi micidiali colpi di cannone. Abbiamo raccolto 15 feriti, 4 casi disperati. Poi verso le 3 del mattino abbiamo risposto ad una chiamata d'emergenza: troppo tardi, davanti alla porta di un'abitazione tre donne in lacrime ci hanno messo in braccio una bambina di quattro anni avvolta da un lenzuolo bianco, il suo sudario, era già gelida. Ancora una famiglia colpita in pieno, questa volta dall'aviazione, a Jabalia, due adulti con in corpo schegge di esplosivo. I due figli hanno riportato ferite lievi, ma da come strillavano era evidente il trauma psicologico che stavano vivendo, qualcosa che li segnerà indelebilmente per tutta la vita più di uno sfregio su una guancia. Anche se nessuno si ricorda di citarli, sono migliaia i bambini afflitti da gravi turbe mentali procurate dal terrore dei continui bombardamenti, o peggio dalla vista dei genitori e dei fratellini dilaniati dalle esplosioni.I crimini di cui si sta macchiando Israele in queste ore vanno oltre i confini dell'immaginabile. I soldati non ci permettono di andare a soccorrere i superstiti di questa immensa catastrofe innaturale. Quando i feriti si trovano in prossimità dei mezzi blindati israeliani che li hanno attaccati, a noi sulle ambulanze della mezzaluna rossa non è concesso avvicinarci, i soldati ci bersagliano di colpi. Avremmo bisogno della scorta di almeno un'ambulanza della croce rossa, in coordinamento con i comandi militari israeliani, per poter correre a cercare di salvare vite: provate a immaginare quanto tempo porterebbe via una procedura del genere, una condanna a morte certa per dei feriti in attesa di trasfusioni o di trattamenti di emergenza. Tanto più che la croce rossa ha i suoi di feriti a cui pensare, non potrebbe in nessun modo rendersi disponibile ad ogni nostra chiamata. Ci tocca allora stazionare in una zona «protetta», eufemismo qui a Gaza, e attendere che i parenti ci portino i congiunti moribondi, spesso in spalla.Così è andata verso le 5.30 di stamane, abbiamo arrestato col motore acceso l'ambulanza al centro di un incrocio e indicato tramite telefono la nostra posizione ad uno dei parenti dei feriti. Dopo una decina di minuti di snervante attesa, quando aveva già deciso di ingranare la marcia ed evacuare l'area per andare a rispondere ad un'altra chiamata, abbiamo visto girare l'angolo e dirigersi verso di noi, lentamente, un carretto carico di persone sospinto da un mulo. Una coppia con i suoi due figlioletti. La migliore rappresentazione possibile di questa non-guerra.Questa non è una guerra perché non ci sono due eserciti che si danno battaglia su un fronte; è un assedio unilaterale condotto da forze armate (aviazione, marina, ed esercito) fra le più potenti del mondo, sicuramente le più avanzate in fatto di equipaggiamento militare tecnologico, che hanno attaccato una misera striscia di terra di 360 kmq, dove la popolazione si muove ancora sui muli e dove c'è una resistenza male armata la cui unica forza è quella di essere pronta al martirio.Quando il carretto si è fatto abbastanza vicino gli siamo andati incontro, e con orrore abbiamo scoperto il suo macabro carico. Un bimbo stava sdraiato con il cranio fracassato, gli occhi letteralmente saltati fuori dalle orbite, lo abbiamo raccolto che ancora respirava. Il suo fratellino invece presentava il torace sventrato, gli si potevano distintamente contare le costole bianche oltre i brandelli di carne lacera. La madre teneva poggiate le mani sul quel petto scoperchiato, come se cercasse di aggiustare qualcosa.Un ulteriore crimine, e nostro ennesimo personale lutto. L'esercito israeliano continua a prendere di mira le ambulanze. Dopo il dottore e l'infermiere morti a Jabalia 4 giorni fa, ieri è toccato ad un nostro amico, Arafa Abed Al Dayem, 35 anni, che lascia 4 figli. Verso le otto e mezza di ieri mattina abbiamo ricevuto una chiamata da Gaza city, due civili falciati dalla mitragliatrice di un tank; una delle nostre ambulanze della mezzaluna rossa è accorsa sul posto. Arafa e un infermiere hanno caricato i due ferti sull'ambulanza, hanno chiuso gli sportelli pronti a correre verso l'ospedale, quando sono stati centrati in pieno da un proiettile sparato da un carro armato. Il colpo ha decapitato uno dei feriti e ha ucciso anche il nostro amico; l’infermiere se l'è cavata ma è ora ricoverato nello stesso ospedale dove lavora. Arafa, maestro elementare, si offriva come volontario paramedico quando c'era carenza di personale. Siamo sotto una pioggia di bombe, nessuno se l'era sentita di chiamarlo in una situazione di così alto rischio.Arafa si era presentato da solo, e lavorava conscio dei pericoli, convinto che oltre la sua famiglia c'erano anche altri essere umani da difendere, da soccorrere. Ci mancano le sue burle, il suo irresistibile e contagioso sense of huomor che rallegrava l'intero ospedale Al Auda di Jabalia anche nelle sue ore più cupe e drammatiche, quando sono più i morti e i feriti che confluiscono, e ci sente quasi colpevoli, inutili per non aver potuto fare qualcosa per salvarli, schiacciati come siamo da una forza micidiale inesorabile, la macchina di morte dell'esercito israeliano. Qualcuno deve arrestare questa carneficina, ho visto cose in questi giorni, udito fragori, annusato miasmi pestiferi, che se avessi mai un giorno una mia progenia, non avrò mai il coraggio di tramandare.
C'è qualcuno là fuori? la desolazione del sentirsi isolati nell'abbandono è pari alla veduta di un quartiere di Gaza dopo un'abbondante campagna di raid aerei. Sabato sera mi hanno passato al telefono la piazza di Milano in protesta, ho passato a mia volta il cellulare agli eroici dottori e infermieri con cui stiamo lavorando, li ho visto rincuorarsi per un breve attimo. Le manifestazioni in tutto il mondo dimostrano che esiste ancora qualcuno in cui credere, ma le manifestazioni non sono ancora abbastanza partecipate per esercitare quella pressione necessarie affinché i governi occidentali costringano Israele in un angolo, ad assumersi le sue responsabilità come criminale di guerra e contro l'umanità. Moltissime le donne gravide terrorizzate che in queste ore stanno dando alla luce figli frutti di parti prematuri. Ne ho accompagnate personalmente tre a partorire. Una di queste, Samira, al settimo mese, ha dato alla luce uno splendido minuscolo bimbo di nome Ahmed. Correndo con lei a bordo verso l'ospedale di Auda e lasciandoci dietro negli specchietti retrovisori lo scenario di morte e distruzione dove poco prima stavamo raccogliendo cadaveri, ho pensato per un attimo che questa vita in procinto di fiorire potesse essere il beneaugurio per un futuro di pace e speranza. L'illusione si è dissolta col primo razzo che è crollato a fianco della nostra ambulanza tornando da Auda al centro di Jabalia. Queste madri coraggio mettono tristemente al mondo creature le quali assorbono come prima luce nei loro occhi, nient'altro oltre il verde militare dei tanks e delle jeeps e i lampi intermittenti che precedono le esplosioni. Quali prospettive di vita attendono bimbi che fin dal primo istante della loro nascita avvertono sofferenza e urla di disgrazia?
restiamo umani.
Vittorio Arrigoni
Fonte Il Manifesto.

lunedì 5 gennaio 2009

TROPPA GRAZIA PER QUESTO BLOG

Quando si intraprendono nuove esperienze, si è sempre titubanti: a volte si pensa di non essere all'altezza, altre volte invece il desiderio di emergere prende il sopravvento e, nonostante l'insicurezza, ci si prova ugualmente. Devo dire, che l'aver aperto un blog è stata un'ottima scelta: ho trovato persone squisite, alcune conosciute fortunatamente di persona, che mi hanno dato molto sia sotto il profilo umano che dell'amicizia. In questi mesi, abbiamo condiviso battaglie, opinioni a volte scontrandosi, ma è un piacere sapere che, in questi 300 mila km quadrati che è il nostro Paese, c' è qualcuno disposto a condividere battaglie in nome di un'Italia migliore al tuo fianco.


Ho ricevuto questo premio dai blog LA MENTE PERSA ,SUSSURRI OBLIQUI, GATTA BASTARDA e A SINISTRA . Ringrazio per la gentilezza e per aver scelto questo piccolo spazio tra i blog che hanno dimostrato impegno nel trasmettere valori culturali, etici, letterari o personali".





Ringrazio inoltre il blog Tentativi digitali per avermi assegnato questo premio.



Questa volta mi astengo dal fare scelte, tutti i blog linkati nella mia blogroll meritano di essere visitati. In ognuno c'è qualcosa da imparare, una battaglia da intraprendere, sogni da realizzare e delusioni da mitigare.

Concludo con questa frase, sperando che possa essere di buon auspicio per un futuro migliore.

« Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c'è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull'ingiustizia. » (Enrico Berlinguer)


sabato 3 gennaio 2009

LA FOLLIA

Iniziata l'operazione di terra, truppe di Israele nella Striscia di Gaza.

E' così ci siamo, la follia come sempre prende il sopravvento, la stupidità di alcuni esseri umani, perchè io non sono come loro e sono stanco di generalizzare, trapassa ogni limite e arriva alla più totale irrazionalità.
Sono stanco di generalizzare, di parlare di razza umana in questi casi, di parlare di giusta estinzione della razza umana perchè se fosse per me, questo globo chiamato Terra sarebbe un posto sicuramente migliore. Non perfetto ma migliore.

A questo punto, ecco come vedo il futuro di questo mondo di merda causato da una certa parte di esseri umani:

Il contrario della violenza non è la dolcezza, è il pensiero.

Etienne Bauliene

Ma in questo mondo, è impossibile pensare oltre l'interesse. Non esiste più: da una parte politici ed interessi economici, dall'altra minorati mentali incoscienti di ciò che commettono.

LE RADICI DEL DOLORE CAUSATO

venerdì 2 gennaio 2009

CRIMINI DOMESTICI

Navigando in internet, ho trovato questo splendido video inchiesta riguardo i crimini domestici. E' un po' lungo, lo ammetto, ma credo che chiunque abbia a cuore la formazione di una società migliore, dove l'uguaglianza fra i sessi non sia utopia, abbia necessità di guardarlo. Analizzare le psicosi all'interno della prima forma di società vicina a noi, cioè la famiglia, può voler dire fare un passo in avanti nel risolvere le questioni che riguardano la società tutta.
Gioca con tuo figlio.
Passa il tempo con lui.
Fai che diventi un uomo.
Ma insegnagli subito una cosa:
Che ogni violenza contro le donne è sbagliata.



Ho sempre creduto che farsi una famiglia voglia dire avere la volontà di intraprendere un cammino, che porti alla realizzazione di un progetto comune. Troppe volte invece, la famiglia è conformismo, la paura di restare soli, il considerare punto di arrivo ciò che al contrario è un punto di partenza.

RICOMINCIAMO

Passato questo primo dell'anno, avendo un po' di tempo a disposizione, sento il desiderio di comunicare. Percepisco il bisogno di sfruttare questo modo pacifico che è la libertà di espressione, per scrivere, per esporre il mio pensiero, quella parte di me che sento più che mai viva. Come avrete capito, non sono una persona tendenzialmente arrendevole, credo nelle capacità umane, credo che da una crisi, come quella in cui stiamo sprofondando, con un po' più di consapevolezza potrebbe uscirne un'Italia davvero migliore e più giusta. Io credo, che non siamo in pochi a pensarla in maniera diversa, dovremmo organizzarci e provare a farci sentire, perchè il futuro è nostro, il futuro dobbiamo imparare a costruirlo senza paura, con pazienza, determinazione e quella disciplina che il gozzovigliare di questo sistema ha affievolito. Dovremmo avere meno problemi a resistere, noi figli della Resistenza, di quei valori universali che sono l'uguaglianza, la pace , la giustizia e la fratellanza. Nell'epoca in cui possiamo disporre di un potenziale tecnologico senza precedenti, come quello che ha permesso di incontrare noi blogger, dovremmo sfidare il futuro e non averne paura. La paura non serve, è dannosa, rende diffidenti e impedisce di credere nelle alternative che comunque nella vita ci sono. Io ci credo, anche perchè non riesco a sopportare l'idea che un gruppo di persone debba portarci alla distruzione con teorie sbagliate, credendo invece di essere nel giusto. Io ci credo, perchè non esiste un sistema perfetto ma solo quella volontà di migliorarsi che in questo non vedo. Io ci credo, perchè posso ancora godermi, riflettendoci sopra, video come questo.



Io ci credo, perchè non voglio rassegnarmi come si dice nel video a vivere una vita mediocre, ma spinta da desideri veri.
Io ci credo, perchè preferisco essere considerato un coglione nel giusto, piuttosto che un idolo nell'errore.
Io ci credo, semplicemente perchè la seconda forma di schiavitù, dopo l'ignoranza, penso sia la mancanza di ideali in cui credere.