lunedì 27 aprile 2009

LA MEMORIA ATTUALE

Pensando alla Resistenza, e alla sofferenza di chi si è ritrovato in Russia dovendo poi fortunatamente ( perchè dalla parte sbagliata) affrontare la ritirata del '43, la prima cosa spontanea che mi viene da dire è: " cosa si è imparato da tutto quel dolore?" Quel 27 Gennaio purtroppo, oggi ricorrenza simbolo, il germe della violanza non è stato sconfitto, l'umanità non si è liberata dall'involucro di sopraffazione e miseria che la caratterizza. Alla speranza di un mondo migliore, si è sostituita la frustrazione di una vita sempre più individualista, egoista, caratterizzata da solitudini e drammi umani impensabili.
Giorno della memoria, retorica, di una società che non ha bisogno di ricordare la violenza perchè, quest'ultima, è immanente alle leggi cardine dello stile di vita imposto tutt'oggi. Le guerre, il Mediterraneo cimitero di disperati, le merci più importanti di chi le produce, l'ignoranza diffusa, capitali ingentissimi sempre più in minor mani, fanno della realtà una dimensione insopportabile.
Se si pensa poi a come siano riusciti grazie alle illusioni, ad addormentare l'opinione pubblica, il quadro diventa sconcertante. Il fine è diventato l'unico scopo, tutti ad ambire a sogni irrealizzabili, nel raggiungere i quali è proprio la stessa propria vita a venir consumata. L'emarginato oltre a diventare un pericolo ( per lo più fomentato) per i propri possessi, è il volto del dolore che si è provato nel dover vedere soccombere la propria individualità alla conformità di massa. La classica frase " io per avere ciò che possiedo ho sempre lavorato, è una vita che lavoro". Qualche tempo indietro pensando alla Palestina mi venne da dire che ci saremmo dovuti aspettare il peggio, perchè troppo indifferenti alla sofferenza altrui. Spero di sbagliarmi, ma ignoranza e qualunquismo sono un miscela poco rassicurante.


« Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l'eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai. »
(Tratto da La notte, edizione italiana La Giuntina, Firenze, pp. 39-40)


sabato 25 aprile 2009

BUON 25 APRILE

Oggi sarò ad Alba in Piemonte, a visitare i luoghi dove Giuseppe Fenoglio, Pietro Chiodi , Leonardo Cocito e tanti altri Partigiani hanno lottato per la libertà di questo nostro paese.

ORA E SEMPRE RESISTENZA

LO AVRAI
CAMERATA KESSELRING
IL MONUMENTO CHE PRETENDI DA NOI ITALIANI
MA CON CHE PIETRA SI COSTRUIRÀ
A DECIDERLO TOCCA A NOI
NON COI SASSI AFFUMICATI
DEI BORGHI INERMI STRAZIATI DAL TUO STERMINIO
NON COLLA TERRA DEI CIMITERI
DOVE I NOSTRI COMPAGNI GIOVINETTIRI
POSANO IN SERENITÀ
NON COLLA NEVE INVIOLATA DELLE MONTAGNE
CHE PER DUE INVERNI TI SFIDARONO
NON COLLA PRIMAVERA DI QUESTE VALLI
CHE TI VIDE FUGGIRE
MA SOLTANTO COL SILENZIO DEI TORTURATI
PIÚ DURO D'OGNI MACIGNO
SOLTANTO CON LA ROCCIA DI QUESTO PATTO
GIURATO FRA UOMINI LIBERI
CHE VOLONTARI S'ADUNARONO
PER DIGNITÀ NON PER ODIO
DECISI A RISCATTARE
LA VERGOGNA E IL TERRORE DEL MONDO
SU QUESTE STRADE SE VORRAI TORNARE
AI NOSTRI POSTI CI TROVERAI
MORTI E VIVI COLLO STESSO IMPEGNO
POPOLO SERRATO INTORNO
AL MONUMENTO
CHE SI CHIAMA
ORA E SEMPRE
RESISTENZA
(Piero Calamandrei)

Buon 25 Aprile

giovedì 23 aprile 2009

AUGURI RITA

Anche se in ritardo, visto che era il 22 di questo mese, voglio fare gli auguri a Rita Levi Montalcini.

sabato 18 aprile 2009

7 Giorni al 25 Aprile

Sto leggendo diversi libri sulla Resistenza e non nascondo che a volte, difronte a certi gesti eroici, le lacrime di commozione solcano il mio viso anche a ragione di ciò che siamo diventati.

Questo è un testo di Italo Calvino, dove lui in sostanza afferma che la violenza era da entrambe le parti, ma il fine di quest'ultima era totalmente diverso: una fascista per l'oppressione , l'altra partigina per il riscatto umano.

C'è che noi nella storia siamo dalla parte del riscatto, loro dall'altra. Da noi, niente va perduto, nessun gesto, nessuno sparo, pur uguale al loro, m'intendi? uguale al loro, va perduto, tutto servirà se non a liberare noi a liberare i nostri figli, a costruire un'umanità senza più rabbia, serena, in cui si possa non essere cattivi. L'altra è la parte dei gesti perduti, degli inutili furori, perduti e inutili anche se vincessero, perché non fanno storia, non servono a liberare ma a ripetere e perdurare quel furore e quell'odio, finché dopo altri venti o cento o mille anni si tornerebbe così, noi e loro, a combattere con lo stesso odio anonimo negli occhi e pur sempre, forse senza saperlo, noi per redimercene, loro per restare schiavi.Questo è il significato della lotta, il significato vero, totale, al di là dei vari significati ufficiali. Una spinta di riscatto umano, elementare, anonimo, da tutte le nostre umiliazioni: per l'operaio dal suo sfruttamento, per il contadino dalla sua ignoranza, per il piccolo borghese dalle sue inibizioni, per il paria dalla sua corruzione. Io credo che il nostro lavoro sia questo, utilizzare anche la nostra miseria umana, utilizzarla contro se stessa, per la nostra redenzione, così come i fascisti utilizzano la miseria per perpetuare la miseria, e l'uomo contro l'uomo.(da "Il sentiero dei nidi di ragno")

Perchè le loro gesta, possano restare impresse nella memoria di tutti noi come uno splendido esempio di riscatto umano, morale di un popolo e di un'intera Nazione.

Sotto intervista al Compagno Partigiano Giovanni Pesce e a sua moglie che consiglio di guardare.

mercoledì 15 aprile 2009

Appello politico per una ricostruzione in Abruzzo senza le infiltrazioni mafiose.


LE RISPOSTE SONO UN DOVERE.
La prima emergenza in Abruzzo si è pressoché conclusa. Garantito il funzionamento delle tendopoli o comunque delle soluzioni abitative provvisorie, inizia la fase della ricostruzione.
Non vogliamo entrare in contenuti puramente tecnici ma riteniamo sia assolutamente necessario dare un contributo di indirizzo politico alla ricostruzione in Abruzzo. In alternativa alle new towns di Berlusconi chiediamo che siano messe in campo quelle competenze che possono sviluppare progetti condivisi che valorizzino il territorio e trovino soddisfazione in materiali e costruzioni ecocompatibili. Una nuova progettualità indirizzata ad un miglior rapporto con l’ambiente può elevare la qualità della vita specialmente là dove eventi luttuosi hanno segnato profondamente la vita delle persone.
Sicuramente in molti aspirano ad entrare nella cerchia di chi dal terremoto ci guadagnerà e proprio per questo la Sinistra, al di là di frazionamenti su altri temi, riteniamo debba essere vigile, propositiva e non tollerante nei confronti di chi, come già in altre calamità, ha approfittato per creare tandem affaristico-politici.
Non possiamo tollerare che interessi di tipo mafioso possano stendere i loro tentacoli su questa ricostruzione.
Il popolo della sinistra si appella ai propri politici per sentirsi rappresentato nella lotta contro le speculazioni edilizie in Abruzzo. Il lutto di questa terra, il dolore, i timori e la dignità delle persone colpite dal terremoto meritano nuove risposte dall’Italia nel segno della trasparenza, della legalità e del rispetto.
Alcuni blogger nei giorni scorsi attraverso la rete hanno sollecitato dirigenti locali e nazionali della sinistra ad esprimersi su questi indirizzi di ricostruzione che oggi riguarda l’Abruzzo, ma che di fatto può diventare un modello di progettualità per altre città anche non in regime di emergenza.
Tutti questi dirigenti sono stati contattati in quanto presenti in rete attraverso social network o blog.
DA NESSUNO DI ESSI E’ ARRIVATO ALCUN COMMENTO.
Rinnoviamo l’invito ad esprimersi in quanto riteniamo queste risposte un DOVERE.
La rete non è una passerella dove è sufficiente la presenza per guadagnare consensi.

I dirigenti gia contattati precedentemente e che saranno nuovamente contattati tramite facebook sono:

Bruno Pastorino, Massimiliano Smeriglio, Alfonso Gianni, Gennaro Migliore, Titti De Simone - (MPS – Sinistra e Libertà)
Antonio Bruno – Vittorio Agnoletto - (Sinistra Europea)
Tirreno Bianco – (PdCI)
Ermete Realacci, Claudio Burlando, Claudio Montaldo, Roberta Pinotti, Pierluigi Bersani, Mario Tullo, Fausto Raciti, - (Partito Democratico )
Roberta Lisi, Claudio Fava, Lorenzo Azzolini, - (Sinistra Democratica – Sinistra e Libertà )
Unire la Sinistra, Katia Belillo, Mariuccia Cadenasso, Umberto Guidoni, Luca Robotti - (Unire la sinistra – Sinistra e Libertà )
Paolo Ferrero, Maurizio Acerbo – ( PRC)
Cristina Morelli –(Verdi- Sinistra e Libertà )

Ovviamente la discussione è aperta a tutti

I blog che promuovono questa iniziativa e ai quali indirizzare commenti sono:

A sinistra
come il pane a colazione
il Russo
l'eco dell'Appennino
la Mente Persa
schiavi o liberi
vengo da lontano ma so dove...
via della Polveriera


Invitiamo gli altri blogger a diffondere questa iniziativa in rete al fine di garantire una discussione ampia.


domenica 12 aprile 2009

LA PASQUA

C'era una canzone che diceva: Dio è morto.

E' morto con il fascimo e nazismo.
E' morto con le multinazionali.
E' morto con l'idea di sviluppo che schiavizza territorio e esseri umani.
E' morto con la precarietà, conseguenza della storpiata idea di sviluppo.
E' morto con la fame nel mondo.
E' morto con la privatizzazione dell'acqua.
E' morto in Palestina.
E' morto nel Sahrawi.
E' morto in Darfur.
E' morto in Afghanistan.
E' morto in Iraq.
E' morto con la socializzazione delle perdite e la privatizzazione dei profitti.
E' morto con le dittature e le guerre ancora presenti nel mondo.
E' morto nel vorace consumo di cose ed esseri umani.
E' morto nella chiesa non degna di rappresentarlo.
E' morto nei vari genocidi a cui ancora si assiste.
E' morto nell'ignoranza e nell'egoismo di una società non in grado di meritare le bellezze che le sono offerte dal mondo.

Dio risorgerà, solo se l'uomo riuscirà a sollevarsi da tutto ciò.

Come diceva Marx nella critica a Feuerbach: "E' necessario esaminare a cosa è dovuta quella lacerazione interna, che porta l'essere umano ad alienare le proprie scelte o desideri ad una entità religiosa."

mercoledì 8 aprile 2009

LA NATURA INDOMABILE

E' successo: la natura, ancora una volta, ha dimostrato tutta la sua indomita potenza a quel capitalismo, che crede di poterla sfruttare impunemente dominandola. Pochi secondi, istanti in cui più nulla è destinato a restare simile a prima. La vita è troppo imprevedibile per essere egoisti, la vita è troppo breve per essere cattivi, la vita è troppo importante per sprecarla a fare del male. Questo è il ritornello che girava e gira tutt'ora nella mia mente in questi giorni drammatici. Un attimo, e se hai la fortuna di uscirne vivo ti ritrovi con qualche familiare sotto le macerie, senza casa e i sacrifici di una vita in frantumi. Ora... resta il momento delle lacrime, delle riproposizioni di allarmi inascoltati e di quei "se" e "ma" che non portano da nessuna parte. Beffardo il destino: nell' Italia dei campanilismi, del federalismo fiscale ci ritroviamo nazione solo nelle tragedie, quando vinciamo i mondiali e in quei stereotipi tipicamente italioti.
Ma non voglio fare polemiche, non è il caso: spero solo che si possa imparare dagli eventi, capire che nella vita non sempre si è dalla parte del più forte e che senza il prossimo, soprattutto nei momenti di difficoltà, siamo sicuramente più vulnerabili. Questa tragedia, ha fatto riaffiorare la parte d'Italia migliore: quella del dono, della solidarietà e di chi vuole aiutare i propri fratelli la cui vita è distrutta. E allora mi verrebbe da dire: impariamo, facciamo in modo di non dimenticare, di sentirci nazione sempre, di non lasciar trascorre gli eventi, in un difetto tutto nostro, senza aver tratto un minimo insegnamento.
La Storia del nostro Paese, è stata costernata da tragedie di ogni tipo, dimentacate quasi o subito una volta spenti i riflettori mediatici. Purtroppo ormai nessuno ripoterà indietro i defunti che emergeranno dalle stime finali, ma sono convinto che da quella cifra, se vogliamo veramente migliorare come popolo, avremo molto su cui riflettere.
La vita è dura, a volte tremenda, proprio per questo difronte alla violenza umana resto allibito. Niente è più importante di una vita, e questo bisognerebbe averlo sempre ben in mente, non solo quando resta solo l'amaro di dover piangere la morte.

PS: proprio il giorno del terremoto, questo blog ha compiuto un anno di vita. Ringrazio tutti coloro che hanno fatto di questo, una bellisima esperienza di condivisione di emozioni e ideali.
Tutti gli amici a cui tengo moltissimo nella mia blogroll. Grazie e si va avanti Partigiani.