giovedì 31 dicembre 2009

BUON ANNO

Per quanto estrapolare una parte di testo da un libro sia sempre, almeno per me, sminuirne il significato totale, voglio pubblicare questo pezzo tratto dal Capitale che sto leggendo, perchè a mio avviso apre orizzonti di riflessione e critica sull'attuale sviluppo della società.
Un argomento leggero, per augurarvi un Buon anno, ma il mio cervello non riesce ad andare in vacanza: fortunatamente ho cercato di abituarlo a ragionare.

Nella manifattura l'arricchirsi di forza produttiva sociale da parte dell'operaio complessivo e perciò del capitale è la conseguenza dell'impoverirsi delle forze produttive dell'operaio. " L'ignoranza è la madre dell'industria come della superstizione. La riflessione e l'immaginazione possono incorrere in errori; ma l'abitudine di muovere la mano o il piede in una data maniera non dipende nè dall'una nè dall'altra di esse. Per questo le manifatture vanno più a gonfie vele laddove si adopera di meno il cervello, cosicchè si può considerare l'officina alla guisa d'una macchina che abbia uomini per parti." In effetti intorno alla metà del XVIII secolo in alcune manifatture s'impiegavano preferibilmente per certe operazioni semplici dei mezzi idioti, cosa che però costituiva un segreto di fabbrica.
" L'intelligenza nella maggior parte degli uomini", dice A. Smith, " è necessariamente formata dalle operazioni che essi compiono tutti i giorni. Un uomo che passi l'intera vita ad eseguire poche semplici operazioni.... non ha alcuna possibilità di esercitare la propria intelligenza... Di solito egli diviene tanto stupido e ignorante quanto è possibile ad essere umano. "Dopo aver descritto l'ottusità dell'operaio parziale, Smith continua: " L'uniformità della sua vita stazionaria intacca per forza di cose anche il coraggio del suo spirito... Intacca sinanco l'energia del suo corpo e lo rende incapace di spiegare con vigore e perseveranza la sua forza al di fuori di quella specifica occupazione alla quale è stato abituato. In tal maniera l'abilità dell'operaio nel suo particolare lavoro sembra acquisita a spese delle sue qualità intellettive, sociali e guerriere, ma in ogni società industriale e civile è necessità che i poveri che lavorano ossia la grande massa del popolo, si riducano in queste condizioni. Come rimedio contro il totale deterioramento della massa del popolo, conseguenza della divisione del lavoro, A. Smith suggerisce l'istruzione popolare a cura dello Stato, sia pure somministrata a prudenti dosi omeopatiche ( a dosi piccolissime).

Tratto da: Il Capitale Karl Marx.

A questo tipo di società, la cultura non serve e purtroppo lo vediamo tutti i giorni.

venerdì 25 dicembre 2009

BUON NATALE DA GAZA

Questo video, della durata di circa un'ora, è una testimonianza dell'attivista Vittorio Arrigoni sulla situazione di Gaza.
Vi chiedo una sola ora della vostra giornata, durante queste feste, per capire cosa accade in quelle terribili zone.Perchè seppur sciocco continuare a ripeterlo, non per tutti la giornata di oggi è stata di festa.

martedì 22 dicembre 2009

APPUNTAMENTO DA NON PERDERE

E' Natale, spunta la pace trionfa l'amor; ho visto un bellissimo cellulare ieri, ultima generazione: si possono fare foto, video, navigare in Internet, lava anche il pavimento e spolvera in casa; quasi quasi mi faccio un regalo. Però in quella vetrina in centro, c'era un bellissimo maglione e sono indeciso se comprare quest' ultimo o il cellulare. Magari compro entrambi, in fondo Natale viene una volta all'anno e poi siamo freschi di tredicesima ( quest'anno FINALMENTE più pesante: si stima ben 32 euro in più). Mi sono appena ricordato però, che devo fare un regalo anche ad un amico, cosa comprare? Accidenti... c'è anche quell'altro, mi sta un po' antipatico ma dovete sapere che lui è stato gentile a farmelo e anche se poi per un anno non ci parliamo, è giusto ricambiare. E' Natale, bisogna essere tutti più buoni. Che bello il Natale, ci si rende conto di quanti amici si hanno: devo passare interi pomeriggi a scegliere regali! Ma le vie sono bellissime, tutte illuminate a giorno, i vestiti e oggetti vari in mostra con negozi sempre aperti che sembrano dirti: " E' Natale, non puoi esimerti dal soddisfare il tuo bisogno di consumare, fai o fatti un bellissimo regalo."
Tutto si riduce ad un oggetto, il quale prende la forma di ciò che non sappiamo dire, dei gesti mancati, della fiducia che non sappiamo più dare e dei sentimenti che non siamo più capaci di coltivare nei vuoti in cui ci perdiamo. L'ipocrisia che si materializza, pensiero laido che riduce un sentimento a materia, di cui addirittura risentirsene se non ricevuta. Perchè ormai è un obbligo, dovere imprescindibile regalare il proprio affetto attraverso qualcosa di sensibile al tatto.
In fondo è Natale, spunta la pace trionfa l'amor....
E poi escono questi studi " Altruisti si nasce, non solo a Natale", a ricordarci ciò che dovrebbe essere scontato come bere un sorso d'acqua quando si ha sete.
Ma siccome con l'acqua privatizzata un giorno potrebbe non essere neppure scontato bere, vi auguro tanta guerra durante l'anno per essere poi più buoni a Natale. Se riuscirete ad essere abbastanza cattivi, intolleranti, avidi, razzisti durante l'anno, vi basterà poco per fare la figura dei buoni a Natale. Coraggio!!! Non vorrete mancare l'appuntamento con la bontà?

domenica 20 dicembre 2009

IL MENO PEGGIO

Se c'è una cosa che mi manda letteralmente in bestia, è questo continuo adagiarsi al meno peggio. Anzi...se ti trovi in una situazione migliore di altri, comunque di scarso valore, devi addirittura ritenerti fortunato. E allora capita che se fai un lavoro a tempo indeterminato, e non sei soddisfatto, è in ogni modo necessario rassegnarsi perchè c'è qualcuno che sta peggio di te, che ha un lavoro precario o addirittura è disoccupato. Per carità, non voglio assolutamente minimizzare il dramma di persone che si ritrovano impotenti o quasi nel vortice del libero arbitrio chiamato Mercato, ma è possibile che uno debba sentirsi fortunato per questo? E' possibile che ci si debba sentir fortunati, nel fare un lavoro dove si è sfruttati fino all'ultima goccia di sangue?
Ogni volta che si manifesta un disagio, un rigurgito di ribellione totale, di insofferenza allo stato di cose attuale ti senti consolare con frasi tipo: " pensa se fossi nato qui"; " pensa se non avessi nemmeno quello"; e pensa questo e pensa quello e pensa se non avessi neppure da mangiare. O altrimenti la classica frase dell'importante è la salute: e quando non c'è più?
Ebbene, credo che questo continuo adagiarsi sia controproducente, oltrettutto perchè la situazione inevitabilmente si deteriora, e per questo ritengo necessario fare qualcosa sempre nelle forme democratiche se si vuole migliorare. La rassegnazione, il confortarsi con il meno peggio, può essere utile nel breve per alleviare il malessere, ma nel lungo periodo diventa solo dannoso perchè non cambia niente, non modifica una situazione malata ormai a livello parossistico.
In un post di Gap "Cari amici blogger sono un po' incazzato con voi. ", mi era rimasta impressa la frase dell'immagine all'inizio dell'articolo: " Siamo così giovani che non possiamo aspettare". E' vero, indipendentemente dall'età anagrafica, e dalla volontà di questo sistema di esorcizzare la morte con il mito dell'eterna giovinezza, il tempo passa inesorabile, consumato nell'assurdità di una situazione che ci vede spettatori di un disegno già scritto, al quale possiamo solo assistere con l'ulteriore beffa di ritenerci in una democrazia fatta e compiuta. La mia radicalità, il mio andare contro mi impedisce di accettare tutto questo così supinamente. Non è possibile che milioni di persone, debbano gettare letteralmente via l'unica possibilità di vita perchè qualcuno vuole farci credere che questo sia l'unico sistema possibile. Non credo nella sacralità intrinseca alla vita, perchè purtroppo con questo sistema ci sono persone che nascono solo per gonfiare statistiche ( si veda i morti di fame o guerra), ma siccome è una sola, non ripetibile e nemmeno si conosce quanto lunga possa essere, io voglio di più. Venir considerato ingranaggio utile ad un sistema autodistruttivo per tutta l'umanità, proprio non mi basta. Voglio di più.
Solo così potrò ancora ritenere la vita sacra, in barba ad una Chiesa che parla di sacralità per poi , con il proprio appoggio politico, buttare milioni di fedeli in pasto alla voracità del mercato.

Ps: il Russo, nella sua forma allo stato solido ( scherzo Russo), in questo post qui mi ha informato di una cosa che non sapevo.
Lo ringrazio e mi unisco di cuore agli auguri.

sabato 19 dicembre 2009

ILLUMINISMO

Ieri stavo facendo delle ricerche sull'Illuminismo e qui ho trovato questo:

« L'illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l'incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stessi è questa minorità se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! – è dunque il motto dell'illuminismo. Sennonché a questo illuminismo non occorre altro che la libertà, e la più inoffensiva di tutte le libertà, quella cioè di fare pubblico uso della propria ragione in tutti i campi. Ma io odo da tutte le parti gridare: — Non ragionate! — L'ufficiale dice: — Non ragionate, ma fate esercitazioni militari. — L'impiegato di finanza: — Non ragionate, ma pagate! — L'uomo di chiesa: — Non ragionate, ma credete. »

(Immanuel Kant, Risposta alla domanda: che cos'è l'Illuminismo?)

Se come diceva Marx, l'epoca pre-illuminista è da considerarsi Preistoria, noi siamo ancora fermi a quell'epoca.
E' un dato di fatto che, in questa società stupida e superficiale, il ragionamento critico e indipendente sia considerato inutile se non addirittura dannoso.
A quando l'evoluzione illuminista?

giovedì 17 dicembre 2009

ECCO PERCHE' NON HO CHIUSO

C'è che noi nella storia siamo dalla parte del riscatto, loro dall'altra. Da noi, niente va perduto, nessun gesto, nessuno sparo, pur uguale al loro, m'intendi? uguale al loro, va perduto, tutto servirà se non a liberare noi a liberare i nostri figli, a costruire un'umanità senza più rabbia, serena, in cui si possa non essere cattivi. L'altra è la parte dei gesti perduti, degli inutili furori, perduti e inutili anche se vincessero, perché non fanno storia, non servono a liberare ma a ripetere e perdurare quel furore e quell'odio, finché dopo altri venti o cento o mille anni si tornerebbe così, noi e loro, a combattere con lo stesso odio anonimo negli occhi e pur sempre, forse senza saperlo, noi per redimercene, loro per restare schiavi.Questo è il significato della lotta, il significato vero, totale, al di là dei vari significati ufficiali. Una spinta di riscatto umano, elementare, anonimo, da tutte le nostre umiliazioni: per l'operaio dal suo sfruttamento, per il contadino dalla sua ignoranza, per per il piccolo borghese dalle sue inibizioni, per il paria dalla sua corruzione. Io credo che il nostro lavoro sia questo, utilizzare anche la nostra miseria umana, utilizzarla contro se stessa, per la nostra redenzione, così come i fascisti utilizzano la miseria per perpetuare la miseria, e l'uomo contro l'uomo.

(da "Il sentiero dei nidi di ragno")

Avevo già pubblicato questo pezzo, ma credo sia sempre bello rileggerlo. Per me, è un po' come una guida, una specie di sermone con il quale ogni volta mi confronto per dare senso, per trovare nuova spinta e linfa alla mia ricerca di riscatto. E' difficile, certo, ma essere dalla parte della ragione e vedermi comandato da questa mediocrità proprio non riesco a sopportarlo.
Loro non vinceranno; non faranno Storia; la loro volontà di perpetuare come unico sistema lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e sulla natura dovrà inevitabilmente schiantarsi contro i confini imposti dalla ragione.
Come è vero che finchè ci sarà anche un solo uomo in catene tutta l'umanità non sarà libera, è altrettanto vero che finchè ci sarà anche un solo uomo con il coraggio e la pazienza di remare contro, l'umanità potrà sperare in quel riscatto. E allora trasformiamo questa nostra condizione di miseria umana, in voglia di fare e pazienza.
La strada certamente impervia e lunga non sarà priva di speranze disattese, ma l'alternativa resta rassegnarsi a questa vita mediocre, alla tracotanza di un potere insopportabile, al furore dei gesti anonimi.

mercoledì 16 dicembre 2009

AMORE E ODIO



"Racconteranno che adesso è più facile
che la giustizia si rafforzerà
che la ragione è servire il più forte
e un calcio in culo all'umanità "

"Romba il potere che detta le regole
cade la voce della libertà
mentre sui conti dei lupi economici
non resta il sangue di chi pagherà"

"Spero soltanto di stare tra gli uomini
che l'ignoranza non la spunterà
che smetteremo di essere complici
che cambieremo chi deciderà"

"Italia nera sotto la bandiera vecchia vivandiera te ne sbatti di noi
mangiati quel che vuoi fin quando lo potrai
tanto non paghi mai
Fratelli d'Italia, l'Italia s'è desta
dell'elmo di Scipio s'è cinta la testa"

Non rievocherò parole, quelle si dicono e smentiscono, ma fatti. Alla fine l'amore vince sempre, è naturalmente intrinseco all'affermare di essere dalla parte dell'amore, di coloro che sono in grado di amare al contrario di tutti gli altri.

In Afghanistan abbiamo esportato amore, a Falluja e in tutto l'Iraq la coalizione della Nato ha esportato amore così come la privatizzazione dell'acqua, è amore verso l'umanità. Tutte le mattine aprendo la porta per recarmi al lavoro, sono sovrastato da una ventata di amore chiamato mercato, svendita di diritti, feroci privatizzazioni , mercificazione selvaggia e una sana "repressione tollerante" come Marcuse la definiva. Il 44 % della ricchezza nazionale in mano al 10 % delle famiglie italiane, è amore così come lo è la precarietà dilagante e la legge della giungla che ormai si erige sovrana. E' amore fare 20 anni di mutuo per un diritto fondamentale come la casa, quando qualcuno si può comperare in 10 minuti un paese. E' amore sfruttare il terzo mondo, per poi vedere i suoi figli annegare in un mare; è amore continuare a prosternarsi ai piedi di un potere che per autolegittimarsi afferma di lavorare per il bene di tutti, quando è palesemente contrario all'umanità. E' amore, un sistema che perso il lavoro toglie anche il diritto di vivere. E questa sarebbe la società dell'amore.....

Alla fine l'amore vince sempre, ma visto la situazione credo sia urgente chiedersi cosa voglia realmente dire amare.

domenica 13 dicembre 2009

Schiavi o Liberi

E' da tempo che ci penso: quella del blog è stata una bellissima esperienza, ho conosciuto , anche di persona, gente veramente in gamba. Ma ormai, questa pagina web è vuota, assente come chi giornalmente si impegnava a scriverci sopra. Ho rallentato parecchio, non ci credo quasi più: purtroppo il degrado culturale ( e con questo non mi chiamo assolutamente fuori), si manifesta anche in internet; attacchi, gente che sotto anonimato spara le cazzate più sordide, tutti democratici ma alla fine la ragione è mia. La lotta politica, l'essere di sinistra come io intendo i valori di riferimento, è una costante critica ed autocritica: l'eterno dubbio di chi non si sente mai arrivato, di chi cosciente della propria ignoranza giornalmente cerca di migliorarsi anche e soprattutto tramite quel succo della Democrazia chiamato confronto. Questo costante mettersi in discussione, è necessario per annullare il marcio che c'è in noi, perchè purtroppo non siamo asettici al contesto e non basta etichettarsi qualcosa per portarne avanti automaticamente i valori. E poi serve altro, qualcosa di più concreto. Il problema non è solo Berlusconi: ci hanno ridotto ad un coacervo di gente infantile sempre pronta a deresponsabilizzarsi, per poi nel caso poter dare la colpa ad altri. Siamo al cospetto di un prolasso civico giustificato ogni volta dal capro espiatorio di turno. E allora mi verrebbe da urlare che all'italiano medio tutto ciò piace, che questo è il massimo a cui può ambire perchè è intrinseca al suo modo di essere questa situazione di corruttela generalizzata. Chi è al governo, rispecchia la società da cui ha ricevuto il mandato per governare. Poche balle: la colpa è degli italiani che hanno smesso, o mai neppur iniziato, di ragionare. Se la gente capisse qualcosa, questa situazione ce la saremmo tolta da tempo. Posso dire ad un bambino poverino, ma con adulti di 30 o 40 anni che non capiscono niente non riesco più a provare pietà. Con questo, non voglio dire che smetterò di remare contro, ma per poter continuare a credere serve altro. Il sistema si vince, epurandosi totalmente del marcio che lo perpetua. La lotta del bene contro il male, purtroppo esiste solo nei film o nei cartoni animati. La realtà, invece, è fatta di uomini e donne costretti quotidianamente a migliorarsi.

giovedì 3 dicembre 2009

SGOMENTO

Solo per dire, che sabato non sarò alla manifestazione a Roma: in tutta la provincia mantovana, si sono raccolte cinque adesioni. Ogni commento è superfluo: non si riesce più nemmeno ad organizzare un pullman.
Vabbè: mi scuso, per aver parlato troppo presto, ed essere stato troppo ottimista.