mercoledì 27 gennaio 2010

Gennaio

Oggi giorno della memoria, mi gira per la testa questa canzone che adoro: senza nessun motivo in particolare.

domenica 24 gennaio 2010

COME COMMENTARE?

Cinquecento euro al mese per i giovani, agendo sulle pensioni di anzianità, per aiutarli così ad uscire di casa. Lo ha proposto il ministro per la Funzione pubblica, Renato Brunetta, durante la puntata di 'Domenica In - L'Arena', su Raiuno. Critiche dal Pd. I sindacati: "Solita boutade".

Fonte: "500 euro ai giovani per aiutarli ad uscire di casa"

Dopo i cosiddetti fannulloni, è il momento dei giovani.
Forse è vero che ai giovani d'oggi il futuro fa più paura rispetto ad altri tempi, anche se può essere una considerazione fallace da fare per me per ragioni di età, ma sentirsi dire queste affermazioni fa sempre ribollire il sangue. Le solite cose: si gioca con il futuro delle persone.
Sempre per allacciarmi al discorso del post precedente, credo che per cambiare le cose ci si debba allontanare del tutto dalle fondamenta su cui si erige l'ideologia dominante. Tutto il resto è come la concertazione dei sindacati: la classe imprenditoriale ora domina quasi incontrastata, perchè si è dispersa l'energia utile ad un possibile cambiamento disilludendo le speranze dei lavoratori con un continuo barattare diritti.
O si ha il coraggio almeno di provare fino in fondo, o possiamo smettere anche domani perchè così non cambieremo un tubo. Sui diritti, non ci può essere concertazione: l'essere umano deve venire prima del mercato, di un sistema economico che ci sta portando all'autodistruzione.
Tutto il resto è storia di una sinistra, che alleandosi con il centro pensando di poter cambiare ha solo fatto l'interesse altrui ( vedi PSI con DC anni 60 per fare un esempio).
Se proprio devo essere sincero, inseguire un mondo più giusto non mi sembra poi così utopico, anzi: è un dovere.
Ma poi mi chiedo: perchè sono sempre qui a ripetere le solite cose? Se mi guardo attorno, sembra che a qualcuno vada bene così. E allora cosa fare?

venerdì 15 gennaio 2010

PER NON ESSERE SOLO CONTRO

Allora, qualcuno è entrato nel blog, commentando, per dire che non basta essere contro ma serve fare proposte concrete per uscire dalla sola utopia. Premesso che per me, difronte ad uno scempio ambientale o altre sciocchezze, passa in secondo piano il colore politico che si rende responsabile di ciò: se è necessario, sempre che esista, vado anche contro la volontà di Dio.
Ribadisco ancora una volta, che per troppe volte si ascrive come utopia qualcosa che non si ha il coraggio o la capacità di raggiungere, anche per calmare la propria coscienza.
Ma siccome credo che, la vera innovazione non venga dal leccaculismo odierno, faccio le mie proposte per non dimostrarmi sempre e solo contro.
Sono nell'utopia, ma utopia non è sinonimo di sbagliato: forse semplicemente siamo noi a non esserne all'altezza.
La prima proposta è l'uscita incondizionata da questo modello di sviluppo che fa dell'accumulo infinito di denaro e oggetti, la sua religione portante. E' impensabile poter vivere come se avessimo a disposizione infiniti pianeti. E LA SEMPRE PIU' CARENTE DEMOCRAZIA, E' UNA CONSEGUENZA DI QUESTO SISTEMA FONDATO SULLA PAURA. La seconda è rinunciare al proprio egocentrismo: il mondo non gira intorno a noi.
La terza è rinunciare al proprio egoismo: la guerra fra poveri serve solo ad una ristrettissima cerchia per controllare meglio le masse.
La quarta: incentivare il mezzo pubblico; rinunciare qualche volta all'auto. Non è possibile vedere gente( successo oggi pomeriggio) che se potesse entrerebbe in pizzeria con la macchina.

E per ultimo ( non per importanza), informarsi e acculturarsi, perchè solo per questa via siderale si raggiunge l'emancipazione.
Qualcuno a ragione disse che l'ignoranza è la prima forma di schiavitù: visto che tutti siamo più o meno ignoranti, è necessaria una costante opera di valorizzazione intellettuale.
L'uscita dallo stato minoritario in cui siamo caduti, è la condizione primaria per un cambiamento.
Se il 33 % degli italiani circa non comprende un articolo quando legge, dove vogliamo andare?

sabato 9 gennaio 2010

IL CORAGGIO DI DIRE BASTA

La nostra situazione inerme, con tutte le proporzioni naturalmente dovute al diverso contesto in cui avvengono, mi ricorda questo pezzo tratto da “ Se questo è un uomo” di Primo Levi.

“ Il mese scorso, uno dei crematori di Birkenau è stato fatto saltare.” […]
“L’uomo che morrà oggi davanti a noi ha preso parte in qualche modo alla rivolta.” […]
“Morrà oggi sotto i nostri occhi: e forse i tedeschi non comprenderanno che la morte solitaria, la morte di uomo che gli è stata riservata, gli frutterà gloria e non infamia.
Quando finì il discorso del tedesco, che nessuno potè intendere, di nuovo si levò la prima voce rauca: -Habt ihr verstanden?- ( avete capito?)
Chi rispose “ Jawohl ”? Tutti e nessuno: fu come se la nostra maledetta rassegnazione prendesse corpo di per sé, si facesse voce collettivamente al di sopra dei nostri capi. Ma tutti udirono il grido del morente, esso penetrò le grosse antiche barriere di inerzia e di remissione, percosse il centro vivo dell’uomo in ciascuno di noi: -Kameraden, ich bin der Letzte! - ( compagni io sono l’ultimo)

Vorrei poter raccontare che di fra noi, gregge abietto, una voce si fosse levata, un mormorio, un segno di assenso. Ma nulla è avvenuto. Siamo rimasti in piedi, curvi e grigi,a capo chino, e non ci siamo scoperta la testa che quando il tedesco ce l’ha ordinato. La botola si è aperta, il corpo ha guizzato atroce; la banda ha ripreso a suonare, e noi, nuovamente ordinati in colonna, abbiamo sfilato davanti agli ultimi fremiti del morente.
Ai piedi della forca, le SS ci guardano passare con occhi indifferenti: la loro opera è compiuta, e ben compiuta. I russi possono ormai venire: non vi sono più uomini forti fra noi, l’ultimo pende ora sopra i nostri capi, e per gli altri, pochi capestri sono bastati. Possono venire i russi: non troveranno che noi domati, noi spenti, degni ormai della morte inerme che ci attende.

Distruggere l’uomo è difficile, quasi quanto crearlo: non è stato agevole, non è stato breve, ma ci siete riusciti, tedeschi. Eccoci docili sotto i vostri sguardi: da parte nostra nulla più avete a temere: non atti di rivolta, non parole di sfida, neppure uno sguardo giudice.

Alberto ed io siamo ritornati in baracca, e non abbiamo potuto guardarci in viso. Quell’uomo doveva essere duro, doveva essere di un altro metallo del nostro, se questa condizione, da cui noi siamo stati rotti, non ha potuto piegarlo.” […]
“….abbiamo soddisfatto la rabbia quotidiana della fame, e ora ci opprime la vergogna….”.

La cosa tremenda del nostro tempo secondo me, è che almeno loro nonostante si trovassero in condizioni infernali e sottoposti alla devastazione dell’ inedia fisica e mentale , riuscivano ancora a trovare la forza di vergognarsi della propria pavidità: noi no. Per noi è la normalità, questa. Metaforicamente immagino i tedeschi come nel potere che ci opprime; appeso al capestro l’uomo che incarna l’umanità che con coraggio, nonostante le tante avversità, ha lottato per la libertà e l’emancipazione dell’essere umano dalla schiavitù e dal servilismo, e noi li a guardare impotenti cercando nonostante tutto di salvarci individualmente perché ciò che conta è apparire e avere soldi: il mito della salvezza individuale. I russi, incarnerebbero nell'immaginario, tutti coloro che cercano di svegliarci dal torpore.
Allora la salvezza individuale visto le estreme condizioni, era giustificabile, anche se Primo Levi diceva di sentirsi in colpa per l’essere sopravvissuto, oggi no.
Quel capestro è li, davanti a noi, a simboleggiare il nostro fallimento storico, l’aver venduto la più grande ricchezza chiamata vita, in cambio di illusioni. Almeno troviamo il coraggio di vergognarci di questo.

mercoledì 6 gennaio 2010

PERCHE' SIAMO CONTRARI AL TIBRE

Venerdì sera, si terrà un incontro di promozione riguardo alla costruzione del TIBRE, la nuova arteria autostradale che dovrebbe collegare il Tirreno al Brennero ( dal quale prende il nome), facendo da raccordo fra la A15 Parma-La Spezia con la A22 Brennero-Modena.
Essendo noi contrari, abbiamo scritto un volantino che distribuiremo prima dell'incontro.
Lo riporto qui in seguito.


PERCHE’ SIAMO CONTRARI AL TIBRE


- Perché è una grande opera inutile che costerà ingenti somme di denaro pubblico (cioè nostro!) e non porterà benefici rimarchevoli rispetto ai costi economici e ambientali

- Perché significherebbe un ulteriore scempio del nostro territorio già fortemente danneggiato e un colpo tremendo alla nostra agricoltura

- Perché aumenterebbe i già notevoli rischi di inquinamento e di traffico con conseguente ulteriore incremento di tumori e malattie respiratorie, visto anche la nostra non invidiabile situazione a livello mantovano

- Perché comporterebbe conseguentemente perdita di lavoro in agricoltura e non creerebbe un’occupazione duratura e per giunta a basso livello

- Perché questo tipo di incosciente gestione del territorio non aiuta certo l’esigenza di cambiare la politica energetica di riduzione delle emissioni inquinanti di CO2, come prevedono le nuove direttive europee, per contrastare il riscaldamento globale

- Perché gli appalti e subappalti delle grandi opere favoriscono l’intrusione della mafia e della corruzione, stante anche l’impossibilità di vero controllo democratico sulla gestione dei bandi, aumentando quindi il potere dei mafiosi e dei corrotti

- Perché il notevole traffico che si creerà aggiunto a quello esistente, soffocherebbe Gazoldo e i suoi dintorni

- Perché i già ridotti flussi di traffico che non giustificavano una tale spesa un decennio fa si sono ulteriormente ridotti con la crisi economica

Non è più possibile continuare a seguire un modello di sviluppo che ci sta portando al disastro ambientale, economico e sociale; non è più accettabile che per l’interesse di qualcuno o per presunta comodità si distrugga il nostro habitat e la possibilità di vita per le generazioni che verranno;
rifiutiamo queste assurde logiche suicide!

domenica 3 gennaio 2010

FULMINE A CIEL SERENO

Saldi al via, code e caccia agli affari

Una diminuzione degli acquisti del 15% rispetto al 2009. Questo il dato che emerge dal monitoraggio del Codacons sul primo giorno di saldi invernali. Dalle ore 10 alle ore 12.30 - spiega l'associazione dei consumatori - "abbiamo registrato una diminuzione dell'affluenza di cittadini nei negozi e nei centri commerciali delle principali citta' (Napoli, Roma, Bologna, Milano, Venezia e Palermo) rispetto lo scorso anno mentre la diminuzione degli acquisti si attesta attorno al 15%". "Per essere il primo giorno di saldi - secondo il Codacons - il calo delle vendite e' pesante, e si spiega anche con il fatto che molti italiani sono ancora in vacanza per il Capodanno. Speriamo in una ripresa a partire da lunedi' - prosegue Carlo Rienzi, presidente Codacons - ma riteniamo che alla fine della stagione i saldi faranno segnare un triste -20%, non avendo piu' le famiglie soldi da spendere per acquisti non essenziali".


Fonte: Saldi al via, code

Questa notizia giunge veramente inaspettata come un fulmine a ciel sereno. Infatti visto il calo della produzione industriale stimato intorno ai cento trimestri, con conseguente disoccupazione ormai prossima al 9% ( almeno questo è il dato ufficiale) e l'alto livello di indebitamento, con i pignoramenti in crescita del 15% in un anno,non mi sarei mai aspettato una prima giornata di saldi così disastrosa. Quasi quasi domani di buon primo mattino parto per dare il mio contributo al PIL: vado a spendere i pochi soldi che sono rimasti per arrivare alla fine del mese. E pensare che siamo in piena ripresa economica. A tal proposito mi viene in mente un titolo letto qualche mese fa: " Mercato del lavoro migliora in America: persi 260 mila posti." Anche nell'impostare i titoli ci fottono.
Mi fa riflettere però, quel "non essenziali" dell'articolo. Con gente che non ha niente da mangiare, è giusto spendere soldi per cose "non essenziali"?
Questa crisi economica, nonostante tutto è una boccata di ossigeno per la nostra Terra.
E' giusto continuare a consumare cose "non essenziali", contribuendo alla distruzione di un pianeta?
Prima di pensare all'affare, meditate gente sulle conseguenze dei vostri gesti.
L'ambientalismo e l'amore per il prossimo, magari anche per lasciare un posto migliore dove vivere ai vostri figli, inizia dai piccoli gesti quotidiani. Ognuno ha le sue responsabilità, nessuno escluso, e il solo parlare e lamentarsi non ha mai cambiato niente.

sabato 2 gennaio 2010

ULTIMA VOLTA SULL'ARGOMENTO

Purtroppo devo ritornare a malincuore sull'argomento commenti. Come potrete notare, sotto la bandiera della pace,ho tolto il contatore delle visite. Mi sono rotto anche di quello: del dover fare sempre e solo per ottenere un responso, il dover raggiungere qualche risultato come se ciò avvalorasse il blog e le parole che scrivo su questa paginetta.
Ciò che mi spinge a scrivere, è la volontà di provare a diffondere un pensiero critico e il più possibile alternativo verso questa società, con la speranza che si possa essere utili in tutti i modi per ciò che io ritengo una giusta causa.
Non è desiderio di apparire, nemmeno un'ipotetica ricerca di gloria, ma la sola e semplice passione che mi spinge, seppur con tutti i limiti del caso, a fare qualcosa per cercare di migliorare la situazione nella quale vivo.
Quindi, che questo blog faccia un milione di visite, o ne faccia semplicemente 50, a me interessa relativamente. E l'ho dimostrato rifiutando proposte di scambio link, e altro ancora.
Quello che scrivo qua sopra, in una democrazia rappresentativa come dovrebbe essere, vale non in base al numero delle visite ma perchè è il pensiero di un cittadino che ha il diritto di votare, che paga le tasse e soprattutto crede nella libertà di espressione con conseguente critica ed autocritica.
Questo, oltre ai commenti pertinenti come spunti di riflessione dei quali vi ringrazio, rende il blog uno spazio valido e di riflessione. Il resto è pubblicità, il voler cambiare il mondo portando avanti gli stessi ideali di mercificazione e cultura della visibilità perchè se non appari sei automaticamente nessuno. In tal senso mi fanno un po' ridere quelle proposte per cui devo sapere cosa vale in termini di soldi il blog, o annunci vari, perchè per me è già un degradarne il valore di impegno civile, caratteristica che credo dovrebbe almeno tentare di avere uno spazio come il mio.
Con questo voglio semplicemente dire che i commenti anonimi, come chi viene a farsi pubblicità fregandosene totalmente dell'argomento del post, verrà censurato senza remissioni.
Eccheccazzo, riusciremo mai ad uscire da questo stato infantile?

venerdì 1 gennaio 2010

ANNO NUOVO

E' così, finalmente, il vecchio anno è alle spalle. Sia ben chiaro che non ho grandi aspettative verso l'anno nuovo, ma sembra passato un secolo dal primo gennaio scorso. Almeno per quanto mi riguarda, il 2009 ha rimesso in discussione tante cose, favorendo profonde riflessione sul senso della vita e ciò che la rende degna di essere vissuta. Fondamentalmente, è stato un anno non bello, sia sotto il profilo personale e politico più in generale.
E così... si prova a voltare pagina, cercando sempre di non farsi prendere da facili entusiasmi, da aspettative troppo alte che inevitabilmente dovranno scontrarsi con una realtà fortemente avversa. Il 2010 sarà un anno duro: la crisi economica e l'aggravarsi di controversie nazionali e internazionali, potrebbero rendere quest'anno un anno di cambiamenti importanti.
Si continua da disadattato, perchè questo sono e mi sento, per cercare di migliorare , nei limiti umani, un mondo sempre più portato alla deriva umana e culturale.
Sono convinto però che, in questa situazione di caos e mistificazione della realtà generalizzata, il sistema sia veramente in crisi e noi possiamo e dobbiamo fare in modo di cambiare le regole del gioco. Non è facile, ma il nostro futuro dipende unicamente da una maggior presa di coscienza della realtà, e dalle relative azioni che ne seguiranno.
Vi lascio con queste bellissime parole di Gino Strada.




Buon anno di cuore a tutti gli amici blogger e lettori del blog, che hanno condiviso e stanno condividendo questa bellissima esperienza.
Grazie.