domenica 30 gennaio 2011

TUTTE LE VOLTE MEDITATE



Meditate che questo è stato:

Tutte le volte che il Mediterraneo si fa cimitero...
Tutte le volte che il mercato vale più di una persona...
Tutte le volte che un bimbo non ha accesso all'istruzione, o un malato alla sanità...
Tutte le volte che si discrimina qualcuno per convinzioni politiche, etniche, religiose o sessuali...
Tutte le volte che le guerre sono utili per interessi strategici o economici...

Meditate che questo è stato, perchè Auschwitz non è altro che il punto di arrivo di un processo che parte da molto più lontano. Che parte dall'indifferenza difronte a quel male mascherato come inellutabile progresso, il quale porta all'assuefazione e all'abitudine. Si! perchè a lungo andare l'essere umano si abitua a tutto: anche a non vedere ciò che gli sta davanti agli occhi.

Meditate, scolpitele nel vostro cuore o vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi.
E aggiungo: le vostre ricchezze possano andare disperse...

venerdì 28 gennaio 2011

IO STO CON LA FIOM

Purtroppo per l'ennesima volta, il mio ginocchio operato ( ancora, per la quarta volta, con le stampelle) mi impedirà di essere in piazza.
Anche se solo virtualmente, sono a fianco della Fiom e dei Cobas in questa battaglia per i diritti e la democrazia nel nostro Paese.
Pieno appoggio e solidarietà, contro ogni ricatto e autoritarismo.



Certo bisogna farne di strada
da una ginnastica d'obbedienza
fino ad un gesto molto più umano
che ti dia il senso della violenza
però bisogna farne altrettanta
per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni.

giovedì 27 gennaio 2011

IL NEMICO E' SULLE NOSTRE TESTE

Pubblico questo video con la speranza che, non arrendersi e continuare a denunciare le misfatte di questo sistema, possa cambiare qualcosa.

martedì 25 gennaio 2011

IO SONO IGNORANTE

Forse è un mio problema, ma non capisco una cosa. Continuano a dirci di essere in un mondo post ideologico. Ma io vorrei chiedere a tutti quelli che asseriscono questo, delle cose:
Il mercato cos'è?
La globalizzazione, cos'è?
Il capitalismo, cos'è?
Non è forse ideologia questa?
Ma non sarà che continuano a parlarci di fine delle ideologie, per farci mandare giù il boccone amaro dell'unica ideologia che DEVE sopravvivere?
Qualcuno diceva: " there is no alternative!"
E sappiamo tutti chi lo diceva.
Ma io da buon ignorante, ho almeno il beneficio del dubbio.

domenica 23 gennaio 2011

RISPOSTA

La Marcegaglia questa sera sarà alla trasmissione "Che tempo che fa". Rispondo ad alcune anticipazioni tratte da questo link:
"Da sei mesi azione di governo insufficiente"

Signora Marcegaglia, ciò che incattivisce le persone non è la mancanza di crescita.
Ciò che incattivisce le persone, è la mancanza di giustizia sociale, il lavorare per far fare i miliardi a gente, che come lei, ne ha sempre di più.
Ciò che incattivisce le persone, è vedere un operaio pagare tasse al 28 %, e una rendita finanziaria al 12,5%.
Ciò che incattivisce le persone, è sapere che anche l'ideologia fordista considerava il massimo di differenza di stipendi tra le differenti mansioni in un'azienda 1 a 5. Tradotto: se io prendo mille euro, un manager massimo 5000. Non 1000 euro a 400000.
Ciò che incattivisce le persone, è sentirsi dire che una visita specialistica si potrà avere solo dopo mesi nel pubblico, e nello stesso ospedale dopo 4 giorni passando per il privato. Tutto fatto per favorire i privati come lei, signora Marcegaglia.
Ciò che incattivisce le persone, è sentirsi dire che lo Stato non ha soldi, quando i privati fanno fior fior di miliardi.
Ciò che incattivisce le persone, è sentir parlare ancora di crescita come unico modo per una qualche redistribuzione nella società, quando in 30 anni di crescita liberista, le condizioni sono peggiorate.
Ciò che incattivisce le persone, è sentir parlare di solidarietà, e poi creare le condizioni per una società in cui vige la legge della giungla.
Ciò che incattivisce le persone, è sentir parlare di crescita per riassorbire la disoccupazione, quando negli ultimi 30 anni di crescita liberista, si è creato solo più precariato e la disoccupazione è aumentata.
Ciò che incattivisce le persone, è sentirsi dire che per poter lavorare, bisogna rinunciare a diritti costati sangue e lotte ai propri padri o nonni.
Ciò che incattivisce le persone, è sentir parlare di crescita alla base del progresso, quando qui sembra di tornare alle condizioni dell' '800.
Ciò che incattivisce le persone, è sentir parlare di aumento di produttività necessaria, quando il mondo è in crisi di sovrapproduzione.
Ciò che incattivisce le persone, è sentir parlare di crescita, in un mondo che ha finito le risorse per poter crescere. Questa è logica: in un mondo finito, è impossibile crescere all'infinito.
Ciò che incattivisce le persone, è che continuate a dare false soluzioni, utili solo a fomentare speranze che in un qualche modo dovrebbero mitizzare le ragioni del conflitto sociale.
Ciò che incattivisce le persone, è sentir parlare di sacrifici necessari, quando a fare i sacrifici sono sempre gli stessi: i lavoratori.
Ciò che incattivisce le persone, è sentirsi dire che un imprenditore può fare un capannone per non pagare le tasse ( o pagarne meno), quando io pago fino all'ultimo centesimo. Ma poi il capannone a chi resta?
Ciò che incattivisce le persone, è sentir parlare di "capitale umano". Tradotto: vali solo in base a quanto riesci a rendere per favorire il sistema. Ma come, non eravamo noi le società avanzate ultra liberali, ultra democratiche, che consideravano l'individuo sacro?

E mi fermo qui, perchè potrei andare oltre. Solo che finisce che mi incazzo davvero e mi rovino una serata apparentemente quieta.

venerdì 21 gennaio 2011

IL REGIME DEI PADRONI

Ieri sera ho partecipato ad un incontro con Giorgio Cremaschi, nel quale ha presentato il suo nuovo libro " Il regime dei padroni".
In questo video, una piccola recensione:

CONSIGLIATO LONTANO DAI PASTI

Mi chiedo come abbiamo potuto ridurci così in basso.
Se avessi una figlia in questo video, mi chiederei dove ho sbagliato.


Peccato, il video è stato rimosso.
Che qualcuno mi abbia ascoltato?
Era inerente alle ragazze padane...

giovedì 20 gennaio 2011

A BABBO NATALE QUALCUNO CI CREDERA'

I giudici sono di sinistra....
Io andrei ma....
La procura non è competente...
E' una persecuzione....

Solo ora capisco che avevo ragione alle elementari quando, preso un brutto voto, tornato a casa giustificavo l'accaduto dicendo che la maestra ce l'aveva con me. Tra i banchi della mia scuola di paese, ci deve essere sicuramente stata qualche maestra di destra ( essendo io di sinistra) che voleva farmi fuori.

Ma il mio calcio nel culo lo prendevo lo stesso! anche se solo adesso ne comprendo la funzione terapeutica.

Ma in questo paese, ci sarà sicuramente qualcuno che ci crederà: in Italia Babbo Natale esiste anche per gli adulti.

martedì 18 gennaio 2011

COME UN PUGILE ALL'ANGOLO

Le ossa rotte, massacrate. Un pungile messo all'angolo che non riesce più non dico a schivare i colpi, ma che non è quasi nemmeno in grado di capire da dove quei colpi provengono. Gancio, montante...le forze iniziano a mancare. Le gambe sembrano cedere, la vista è sempre più offuscata dal sangue. Le guance gonfie, un labbro tagliato e ormai anche la dentiera è saltata. Messo all'angolo, i minuti passano: ti chiedi se forse non sarebbe meglio cadere e farsi contare il KO, ma ormai non hai più nemmeno la capacità di pensare. Troppi colpi, sempre più audaci e precisi, sembrano toglierti ogni speranza in un incedere dal quale pare impossibile fuggire. Guardi il tuo allenatore con la spugna in mano e sei combattutto: forse sarebbe meglio la lanciasse?! E nel frattempo i colpi non danno scampo. Uno zigomo è saltato. Il tuo allenatore ti guarda, non lancia la spugna, con il sangue che ormai è dappertutto. Cadi e sei in ginocchio, ma con uno scatto di reni ti rimetti in piedi. Forse i miracoli esistono! I colpi però sono sempre più forti e precisi: nel tuo cervello, non c'è più nemmeno la minima idea di una qualche reazione: troppa disparità di forze sul Ring. Ma non vuoi cadere, anche se continui a cercare l'allenatore come se riponessi in lui le ultime speranze di fuggire all'umiliazione. Certo... sarebbe meno umiliante se gettasse la spugna piuttosto che sentirsi contare il KO con la faccia sul pavimento. Ma lui niente: sempre impassibile a guardare la tua possibile fine. E i colpi continuano, violenti, sprezzanti di una qualsiasi umanità, disinteressati al tuo sangue e al tuo corpo ormai più simile ad una larva. Ora sai che l'allenatore non getterà la spugna e devi scegliere: tentare di reagire ai colpi, o subirli fino alla fine sapendo che potrebbe gettare quella maledetta spugna solo dopo il KO. E allora oltre alla sconfitta, ci sarebbe anche l'umiliazione di vedersi con la faccia sul pavimento, senza nemmeno aver provato fino alla fine a vincere.

Metaforicamente l'allenatore è la vita, il gettare la spugna la morte, e i colpi tutta la merda che giornalmente siamo costretti a subire e vedere. Non sappiamo, o non possiamo scegliere, quando la vita finirà: ma possiamo scegliere se viverla con dignità fino alla fine. Sino a quando quella spugna non verrà gettata, ne pagheremo le conseguenze. Tanto vale reagire e, se proprio devo subire e perdere, cadere con la faccia su quel pavimento con onore. Perchè nonostante una possibile sconfitta, anche nel perdere c'è differenza.

domenica 16 gennaio 2011

ANCHE DA SOLO, MA IN FONDO NON SONO SOLO

Sogno un mondo dove se ho due panini, e un' altra persona non ha niente, possa donarne uno senza dover chiamare questo carità, ma Giustizia. Perchè la carità mantiene lo status quo, la Giustizia cerca le cause di quella povertà.
Marco.

Lo so, questa specie di aforisma non entrerà mai nelle frasi celebri, non sarà mai una frase che troverete su wikipedia e non mi interessa nemmeno più di tanto. Non alla gloria ambisco, visto che è acquisita dopo la morte, ma ad una vita dignitosa perchè la mia vita è adesso, e della gloria non so cosa farmene. Posso dire che in questa frase, ritrovo la mia dignità, la giornaliera voglia di lottare contro questo sistema che fa del privilegio un riconoscimento sociale. Sono fermamente convinto però ( e il voto degli impiegati a Mirafiori credo lo abbia ribadito), che il privilegio non renda liberi, così come non esiste libertà senza responsabilità e coscienza del mondo in cui si vive. In questa frase, ritrovo la mia voglia di lottare contro le spietate leggi del mercato, contro questo asservimento dell'uomo ad una sua invenzione diventata ormai paradossalmente un'entità terza incontrollabile. In questa frase trovo ancora la forza di ribadire, che non l'uomo deve servire all'economia, ma il contrario. Perchè ormai quando ascolto statistiche descrivere la situazione di produttività e salari, mi ribolle il sangue. Quando sento parlare di sacrifici necessari alle esigenze di mercato, mi tremano i polsi capendo che queste esigenze non sono altro che il frutto di dogmi, utili a mantenere l'asservimento dei molti, perpetuando l'immenso accumulo di profitti dei pochi.
Serve un nuovo modo di pensare la società, il lavoro e lo sfruttamento delle risorse naturali che non sono di una nazione o di un popolo, ma di tutti i 7 miliardi di persone che abitano questo mondo. Non è con le guerre per accapparrarsi le risorse che si costruisce la pace, non è con la forza militare o economica che si costruiscono le basi per un reale progresso della società.
Sono stanco di sentire parlare di competitività, e non vedo il perchè io povero operaio, mi debba alzare la mattina e sentirmi in competizione con un cinese, forse ancora più povero di me, per far funzionare un sistema che ci mantiene poveri entrambi e sempre più asserviti alle sue logiche.
Il mondo che il potere ci dipinge, è simile ad un deserto sempre più arido e senza speranza. Sono convinto che essere di sinistra però, voglia dire non rassegnarsi a questa descrizione iconografica, ma cercare quei prati verdi che esistono aldilà dei muri che loro vogliono farci credere insormontabili.
Con questa frase, mi sento più vicino a quei prati e forse, nonostante tutto, dalla parte giusta della Storia.
C'è chi sceglie di dedicare la propria vita all'accumulo di denaro nonostante tutta la miseria umana che questo provoca intorno. Da parte mia ho sempre detto di essere contro questo sistema non perchè in questo momento storico mi trovo dalla parte dei deboli, ma per fare in modo che non esistano i forti. Sarò anche un povero idealista, ma in tutte le epoche il cambiamento è sembrato utopia, e solo con le idee si può cambiare.
Se necessario anche da solo, ma in questa battaglia non sono sicuramente solo.



"Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell'abbondanza, ci ha dato povertà."

sabato 15 gennaio 2011

CIAO NONNA

Ieri è venuta a mancare la nonna: una nonna lontana che potrebbe essere la nonna di tutti noi. Un'altra persona se ne andata, e mai più niente sarà come prima. La morte, come sempre, pone importanti riflessioni su quanto riusciamo realmente a godere delle persone che abbiamo al nostro fianco, su quanto siamo in grado di non dare per scontata la presenza di chi amiamo.
Ma è morta la nonna, e un altro pezzo di storia se ne andato. Se ne andata con quel suo sorriso, che forse noi nonostante l'essere giovani non riusciamo più ad avere.
Nel Vedanta testo sacro indiano, ci si chiede se non sia il tempo a vedere l'essere umano trascorrere e non viceversa. Forse è così, ma il tempo passerà sicuramente, seppur non sarà mai più come prima. Quel tempo che a volte si vorrebbe fermare, per poter dire quello che non si è riusciti a dire; quel tempo che tutto travolge lasciandoci solo la possibilità di riflettere e imparare da ciò che è stato; quel tempo che tutto trasforma in ricordo, con il quale si spera di riuscire a colmare in parte i vuoti lasciati dalle persone che ci vengono a mancare.
Quanto sarebbe bello fermarti tempo, per evitare i dolori della vita?! Perchè è sempre troppo difficile sentirsi così impotenti difronte a te.
Ma è la vita, e un'altra vita si è spenta.

Ciao nonna, possa tu riposare in pace, e proteggere i tuoi cari dal cielo.

GRAZIE AGLI OPERAI DEL NO

Io sono un operaio, nel lavoro come nella vita: apparentemente dalla parte sbagliata della barricata. Quello di Mirafiori, nonostante tutti i ricatti e le pressioni, è stato un voto che ha dimostrato quanto gli operai abbiano bisogno di dignità. Ma la mia rabbia, si dirige contro gli impiegati che, giornalmente, vedo ormai asserviti ai padroni. Bello mantenere il posto di lavoro sulla schiena degli altri, vero? Bello lavorare al caldo, con ritmi di lavoro che non sono certo quelli della catena di montaggio, vero? Così come è bello, avere la pausettina caffè a metà mattina , senza dover aspettare i 10 minuti che ti vengono assegnati da contratto, vero? E per parlare di cose che, il più delle volte, fanno ingozza e venire il vomito per le stupidate che vengono dette. Così come è bello, iniziare il lavoro alle 8.30 di mattino, quando un operaio in catena è già 2 ore e mezza che lavora, vero? Ma non importa: la fatica è degli altri, quindi a me non interessa. E in questa società del cazzo, che fa del privilegio uno status di riconoscimento sociale, cosa interessa a me se mantengo il lavoro sulla schiena, la pelle e il sudore degli altri? A parte che non vedo cosa ci sia di così bello nel fare l'impiegato: 8 ore chiuso in un ufficio, a fare tutto ciò che ti dice il padrone e il più delle volte in un clima di leccaculismo da far rabbrividire. Certo è sempre meglio della catena di montaggio, ma se proprio devo scegliere preferisco stare con gli ultimi e combattere contro tutto ciò. Almeno non sarò vittima e carnefice!!!! Ora, visto che hanno votato a maggioranza si, chiedo che le stesse condizioni di lavoro vengano pretese anche dagli impiegati. Se hanno votato sì, vuol dire che a loro piace lavorare a quelle condizioni: è giusto che provino e che se ne assumino responsabilmente le conseguenze.

REFERENDUM FIAT

Il "no" sembra in vantaggio dopo lo scrutinio delle prime schede. Se vince il "no", oltre a festeggiare e a ringraziare gli operai che hanno reso possibile ciò che veniva considerato un miracolo, bisogna alacremente adoperarsi per non lasciarli soli. Qualunque siano le conseguenze, quegli operai vanno aiutati perchè sono degli eroi. Se vince il "no", quelle PERSONE avrannno difeso anche la mia dignità.
Ma stiamo a vedere fiduciosi.

mercoledì 12 gennaio 2011

MESSAGGIO AGLI OPERAI



Un grazie di cuore, un grazie di cuore a tutti quegli operai che quando votano, pensano più alla paura dell'immigrato che a quello che fanno. Vorrà dire che, a forza di perdere lavoro, un giorno saremo costretti noi ad emigrare e allora di chi avremo paura, di noi stessi? Inizio a pensare che, in un paese in costante regressione culturale come il nostro, sia necessario il patentino per poter votare. Perchè è inutile dire, o ribadire, che tanti operai hanno votato contro il proprio interesse. Chi è causa del suo mal... pianga se stesso. Mi dispiace solo che piange anche chi non ha colpa...

martedì 11 gennaio 2011

MA COSA TI MANCA?

E sono ancora qui, difronte alla tastiera, con la voglia di scrivere, di esprimere tutto il mio dissenso. Già questo, visto la situazione, è un successo: quanto è difficile resistere a quella tentazione di lasciarsi andare! Poi però ti rendi conto che per quanto ti sforzi, i tuoi occhi vedono e la testa ragiona o almeno sembra ragionare: quante volte in preda allo sconforto, mi dico che forse sarebbe meglio il contrario! Ma è così, non riesco ad essere come loro, non ci riesco proprio. La mattina mi alzo, e provo a ripetermi che in fondo questo sistema non mi fa mancare niente: tre pasti al giorno, una macchina seppur vecchia e una casa della quale di mio ho solo l'intestazione visto che è della banca ( e dopo i vari economisti o politicanti mi devono venire a dire perchè sventolano, giubilanti, dati come quello che sembra testimoniare che l'80% degli italiani ha ormai una abitazione di proprietà. Se andassimo a spulciare il dato, secondo me una buonissima percentuale è in comproprietà: intestatario/banca). E non vedo cosa ci sia di così positivo, quando la maggior parte di noi, deve lavorare 20 o 30 anni per avere un' abitazione. Devo lavorare 20 anni, per avere ciò che, in quanto essere umano, mi spetterebbe di diritto. Anche ad un cane ( con tutto il rispetto per gli animali) diamo la cuccia, e non mi sembra gli venga data dopo vent'anni di lavoro. Io lavoro vent'anni, e mi fregano pure i soldi degli interessi! Pazienza pagare gli interessi su una macchina presa a rate, ma sulla casa proprio mi sembra un tantino ingiusto. Della macchina posso anche farne a meno, della casa no! Ma mi alzo la mattina, e voglio autoconvincermi che non mi manca proprio niente: meglio di così! Ho tutto: un lavoro, una donna e se voglio qualche soldino per andare a divertirmi (visto i tempi anche questa è una fortuna). Ma allora cosa mi manca? Perchè quando ti lamenti di qualcosa che non va, trovi sempre il solito beota che ti dice: ma cosa ti manca, non ti manca niente! Mi manca un mondo giusto, e se non è giusto, che almeno si provi a migliorarlo. Mi manca un mondo, dove non ci si debba sgozzare per raccogliere le briciole che ti vengono lasciate tanto per tenerti calmo e farti credere, che tutti possono farcela in fondo. Mi manca un mondo, dove il lavoro non sia ricatto o costrizione, ma solo un modo per contribuire allo sviluppo della società: perchè non posso credere che da alcune parti ci sia gente in cassa integrazione, quando in altre fanno straordinari. Mi manca un mondo, dove non ci sia nessuno che faccia i miliardi con la mia schiena: perchè per quanto ci riempiano la testa di assurdità, tutti abbiamo bisogno di tutti: mi piacerebbe vedere un imprenditore solo cosa fa. Mi manca un mondo, dove non possa esistere nessun uomo in grado di ricattare interi Stati. Mi manca un mondo, dove la tecnologia sia usata veramente per migliorare le condizioni lavorative, e non per aumentare la produttività con meno personale. E mi manca un mondo, dove si misuri il valore della persona non da quanti soldi possiede, ma da quanto attraverso il suo operato riesce a rendere il mondo un posto migliore. Perchè tutti ci parlano di ambizione, competitività, ma ci rendiamo conto della desolazione umana che questo provoca? Dopo decenni di politiche economiche liberiste basate sull'ambizione e la competitività, stiamo forse tutti meglio? Abbiamo forse una vita più sicura, rapporti umani più soddisfacenti e un lavoro che riesca a garantirci dignità? Abbiamo eliminato la fame nel mondo? La povertà? Le guerre? Lavoriamo forse meno, per dedicare più tempo agli affetti? niente di tutto questo purtroppo. Ma cosa ti manca, mi chiedono. Sveglia ragazzi, sveglia: essere adulti non vuol dire solo portare taglia XL e numero 45 di scarpe.

venerdì 7 gennaio 2011

15 OTTOBRE 1980

Il 15 ottobre 1980, al cinema Smeraldo di Torino, tutti gli operai facenti parte del consiglio di fabbrica allargato della Fiat si incontrarono con i dirigenti sindacali. Fu un momento amarissimo. Giovanni Falcone, delegato della sezione carrozzeria di Mirafiori, tenne un memorabile discorso, un epitaffio per le speranze di una generazione di operai del tutto particolare:
Un compagno poche sere fa mi diceva:" E' un fatto storico, un altro compagno come noi aveva parlato nel 1969, oggi parli tu e si chiude un'epoca." Allora si apriva, ora si chiude...Mi lascia l'amaro in bocca, questo. Perchè per me dodici anni di lotta non sono stati soltanto dodici anni di lotta così, ma è stata una lunga esperienza politica, lo è stata per tutti. Ci pensate? Un emigrante che viene su dalla campagna, come tanti altri. Non sapevo dire una parola... tanta timidezza ( in parte ce l'ho ancora ma molta è superata), fare dei discorsi politici! Voi pensate che la Fiat possa ancora tenere uno come me nella fabbrica? Possa ancora richiamarlo in officina? ( applausi, consensi calorosi)... E' una minoranza, sicuramente, che ha fatto le cose, la minoranza degli operai. Ma è la minoranza che ha sempre contato, che ha sempre fatto le cose. Noi, se avessimo avuto la maggioranza degli operai che partecipava attivamente, cioè che tutti venivano in Piazza San Carlo, che tutti stavano davanti ai cancelli, cari compagni, noi non credo che avremmo respinto solo i licenziamenti ma senz'altro avremmo fatto le cose più grosse. La Polonia ci insegna... un paese come la Polonia, avete visto cosa hanno fatto avendo avuto il consenso di tutti gli operai? Noi sappiamo che in Italia, in un paese come l'Italia, noi non possiamo mai avere il consenso, e la partecipazione soprattutto fisica, morale, di tutti gli operai, perchè all'interno degli operai, oggi, ci sono degli interessi diversi...
( Marinetti: " Tempo compagno, cerca di concludere"). Non ti preoccupare, compagno, ho anche il diritto, dopo dodici anni mi cacciano fuori, concedetemi, almeno, di parlare ancora ( applausi scroscianti), perchè io credo ( tra gli applausi), io credo che questa possibilità, come delegato Fiat, come operaio Fiat, non ce l'avrò mai più. Almeno ho la soddifazione di aver chiuso in bellezza e sono contento di tutte le lotte che ho fatto, al di là che il padrone non mi riprenda più ( ovazione).

Testo tratto da: " Storia d'Italia dal dopoguerra ad oggi" Paul Ginsborg pp.544-545

Cosa è cambiato in 30 anni? E continuano a dirmi che questo è il miglior sistema possibile. Il lavoro, per essere dignitoso, non deve essere un ricatto. Sono spiacente, ma fino a quando un lavoratore, per il solo fatto di esprimere o difendere le proprie idee e dignità, correrà il rischio di venir licenziato, la Democrazia starà da un'altra parte. Senza Democrazia nei luoghi di lavoro, non ci può essere Democrazia politica. Senza Democrazia nei luoghi di lavoro, ci sono solo i ricatti per avere briciole di pane.



Capire che cosa vuol dire, lottare per la libertà. Capire che la libertà, è prima di tutto dignità.

giovedì 6 gennaio 2011

UNA MIA CONSIDERAZIONE SULLA FABBRICA E LA REIFICAZIONE DELL'ESSERE UMANO

La fabbrica è la morte del pensiero e di conseguenza una lenta agonia che porta alla morte della persona. La considero anche la morte dell'autostima: devi sentirti debole, inutile e il più possibile incapace perchè solo così vieni reso impotente. Da questo deduco che la condizione di produttività o efficienza, con cui misuriamo la nostra capacità di essere utili al mercato, viene raggiunta a scapito del cervello. In fabbrica un operaio non deve pensare e non deve chiedersi quale utilità abbia il suo lavoro, ma solo eseguire ordini perché in quelle ore smette di essere sovrano della propria persona. Sei una merce, al prezzo di mercato per altro in costante ribasso, utile al sistema come un ingranaggio è utile al funzionamento di un orologio. Allineati e coperti con ritmi sempre più frenetici, ci dicono di essere in società libere, ma cosa è la libertà? Un operaio è libero? Credo che la condizione di lavoratore dipendente sia in antitesi con la libertà. Ciò che ci ostiniamo a chiamare libertà, non è altro che la libera circolazione delle merci e la costante coercizione del più forte sul bebole. La vera libertà, è poter scegliere cosa sia meglio per il proprio cammino, e assieme agli altri il cammino migliore per un reale progresso della società. L’uomo che si è fatto da solo, è pura invenzione per mantenere vivo il mito del successo. Perché un uomo da solo, non è nulla.

lunedì 3 gennaio 2011

LE MIE CONDIZIONI

Se vince il no, la FIAT non farà gli investimenti a Mirafiori. Già girano le scatole che, in un qualcosa definito come democrazia, si debba votare un referendum sotto minaccia di perdere il lavoro. Immagino già i padri di famiglia cosa potranno scegliere. Chi avrà il coraggio o la coscienza di votare contro? Ma in un impeto di ottimismo, mi piacerebbe pensare nel caso vincesse il No, le condizioni alle quali la FIAT dovrebbe sottostare: se vince il No, il gruppo deve impegnarsi a rispettare il contratto nazionale dei metalmeccanici in tutte le aziende sul suolo patrio. Se vince il No, in caso di ulteriori investimenti all'estero, per ogni euro investito l'azienza dovrà impegnarsi a versare 50 centesimi di euro nelle casse dello stato italiano. In fondo, i soldi li ha fatti con il lavoro di italiani e anche grazie a tutte le agevolazioni fiscali. Nel caso poi vada all'estero, lo stato italiano dovrebbe chiedere che vengano rispettati tutti i diritti contrattuali vigenti in Italia e le garanzie minime sindacali. Non possiamo permetterci lassismi in quanto siamo convinti che un'azienda all'estero, rappresenti la credibilità dell'intera nazione di provenienza. Detto questo crediamo che il lavoro debba servire agli uomini e non il contrario; siamo fermamente convinti che un sistema fondato sulla Gustizia debba sempre mettere in primo piano i bisogni dell'individuo.
Che bello sognare: forse è l'unico modo per fuggire allo scempio di questa realtà. Certo sarebbe bello che uno Stato, in quanto rappresentante del bene comune, si facesse garante dei diritti di tutti. Ma è il libero mercato bellezza, e il più forte vince. E se non vince, lo facciamo vincere lo stesso perchè è il privato che conta. Più mercato, più competizione e più benessere: questo ci viene ripetuto nonostante le condizioni stiano peggiorando. Va bene basta non voglio rovinarmi la serata, adesso torno nel mio sogno: è l'unico modo per sopravvivere a questa realtà. Se vince il No.......