giovedì 3 novembre 2011

Per la mia candidatura a rappresentante sindacale

La situazione economica che stiamo attraversando necessita di un’ analisi accurata.
Se guardiamo all’Europa e alla sua politica deflazionistica, dettata dai padroni della finanza per ridurre il potere dello Stato , lo scenario assume contorni apocalittici.
Ai vari Stati membri infatti, vengono imposte politiche di austerità condite con massicci piani di privatizzazioni e liberalizzazioni: una vera e propria macelleria sociale ( qui si apre anche la questione democratica sul perché due organismi come BCE e Commissione europea , i cui membri non sono eletti dai cittadini, possano decidere la politica di Stati con parlamenti eletti dai popoli). Senza parlare poi di questa globalizzazione, la quale serve solo ad una ristretta cerchia di persone al di sopra di tutto per arricchirsi ai danni dell’intera umanità.
In questo contesto la lotta capitale - lavoro, che qualcuno mistificando la realtà ci aveva detto superata, diventa non lotta per migliorare la propria condizione esistenziale, ma per mantenere in un qualche modo la possibilità di sopravvivere col proprio tenore di vita alla ferocia del mercato.
Se tutto ciò non rappresentasse un dramma per milioni di persone spinte verso la povertà farebbe ridere: il sistema che più di tutti ha fatto del culto della ricchezza e notorietà il suo dogma incontrastato, paradossalmente sta lasciando sempre più persone nella povertà e sfiducia nel futuro.
Il problema più grave però, è che vogliono presentarci come soluzioni per uscire dalla crisi le stesse ricette che ci hanno condotto fino a qui. Ogni giorno infatti, ci sentiamo dire che servono riforme strutturali come l’ innalzamento dell’età pensionabile o qualche provvedimento atto a distruggere ulteriormente i diritti dei lavoratori. Il tutto in nome della crescita, cioè pura metafisica, visto che in un mondo con risorse finite, non si può crescere all’infinito.
Ma anche restando nella loro logica, non è forse vero che negli ultimi 30 anni l’età pensionabile è aumentata, che abbiamo assistito a massicci piani di privatizzazioni e riduzioni dei diritti dei lavoratori, eppure ci troviamo in una crisi economica strutturale della quale non si vede il fondo?
La verità è che stanno usando la situazione contro di noi, per dare il colpo finale al mondo del lavoro e a ciò che resta della democrazia.
Ma è così: loro, i grandi poteri economici, distruggono 150 anni di lotte per i diritti, e tu povero operaio carne da macello per il mercato se provi ad organizzarti per difenderti vieni etichettato come difensore dei fannulloni. Oltre al danno, la beffa.
Ebbene noi pensiamo che sia ora di cambiare perché il tenore di vita oltre ad essere determinato dalle cose possedute, è anche direttamente consequenziale alla vita che si conduce per ottenere queste merci.
Centocinquanta anni fa, qualcuno diceva che noi non eravamo contro la proprietà privata, purchè non diventi strumento di dominio, se ottenuta con il lavoro; noi siamo contro la condizione di sfruttamento che gli operai devono subire per avere questa proprietà.
Se fino a qualche anno fa, questa condizione poteva essere mitigata dalla possibilità di accedere ad una maggior capacità di consumo, oggi non più. Anzi… la paura della povertà dilaga a dimostrazione che senza diritti, non esiste progresso.
Ci dicono che per uscire dalla crisi, sia necessario rinunciare a diritti acquisiti con durissime lotte operaie.
Noi pensiamo sia vero il contrario e che questo porti solo a maggiori prevaricazioni del forte sul debole.
Dalla crisi, si esce solo con la cultura e più diritti, perché solo queste due condizioni determinano il progresso.
Tutto il resto è sonno della ragione, è un ritorno alle barbarie.