mercoledì 26 maggio 2010

IO NON MI ARRENDO

Visitando i blog amici, noto uno certo scoramento quasi ormai ci si fosse rassegnati al fatto, che le cose possano solo andare peggio. E' vero, ci si ritrova senza parole nel dover descrivere quello che, solo qualche anno fa, sembrava impossibile potesse accadere.
E' successo anche a me, e come avete visto mi sono fermato un attimo ( e lo farò ancora), perchè credo che a volte sia utile ritrovare la giusta direzione, rimettersi in discussione per rinvigorire le proprie convinzioni quotidianamente minate dai messaggi di questo impero in declino.
Analizzando la situazione nel suo complesso, sembra uno scherzo: nel momento in cui le parole del tanto vituperato Marx trovano una certa oggettività storica, la sinistra, con moltissime e gravissime colpe, si presenta all'appunamento come cumulo di macerie.
Ma io, non ci sto ad arrendermi ora, non voglio lasciare via libera a chi, portatore del dogma liberista, si crede nel giusto. La ragione è dalla nostra parte; solo questo dovrebbe darci la forza di urlare più forte, visto che nonostante gli imponenti sforzi messi in campo il sistema implode.
Come sarebbe ora il mondo, se tutti questi sforzi fossero stati fatti per renderlo più equo, invece di incentivare disuguaglianze?
Io non ci sto, fosse anche solo che la mia opposizione avesse niente più, che il valore di una piccola testimonianza.
Io non ci sto, perchè per quanto si voglia modificare la Storia, essere Partigiani o alleati ai nazisti, non era la stessa cosa.
E' una lunga battaglia culturale, prima che politica, e porterà sicuramente a tante delusioni, ma se si può dire una cosa certa, è che questo mondo non lo cambierà di sicuro chi ha le leve del potere.
Fermarsi un attimo e ripartire, perchè ad ogni azione corrisponde una reazione.

sabato 22 maggio 2010

UN MIO VOLANTINO

L’ Europa dei burocrati, l’Europa dell’Euro fondata su un patto di stabilità che trova, oggettivamente, poca legittimità nel rappresentare le diverse realtà dei vari stati membri, sta implodendo sotto il peso di debiti pubblici ormai insostenibili. La fallacia di questo sistema, si scopre andando ad esaminare l’emissione del denaro, linfa vitale dell’economia capitalista, controllato da un’istituzione chiamata “ Banca centrale europea” che non trova nessuna legittimazione democratica. I vari stati membri infatti, possono solo usare la moneta non essendone direttamente proprietari, e questo implica gravi restrizioni dal punto di vista operativo. Ogni membro avendo aderito all’unione monetaria, ha in poche parole abdicato alla propria sovranità nell’emettere banconote, perdendo con questa la possibilità di decidere la propria politica nel controllare tassi di interesse e conseguente inflazione con tutte le ricadute economico -sociali che questo implica. Oltre ad essere una grave stortura sotto il profilo economico, si aprono anche grandi perplessità sullo stato della nostra democrazia. Se un popolo, attraverso i propri organi rappresentativi, non ha nessun potere decisionale nei riguardi di un tema di vitale importanza economica come la moneta, questa a cui siamo sottoposti può essere definita niente altro che dittatura finanziaria e non democrazia.
A tutto ciò si è aggiunta la crisi strutturale, per stessa ammissione del presidente della BCE Trichet, nella quale siamo caduti nel 2008. Per fare fronte a questa crisi, o almeno tentare perché è impossibile uscire da una catastrofe con gli stessi mezzi con i quali ci si è entrati, tutti i governi a livello globale hanno messo in campo ingenti somme finanziarie. Con azioni più o meno coordinate, si è riusciti a tamponare in un qualche modo la forte caduta di produzione industriale verificatasi nei primi mesi dallo scoppio della bolla immobiliare, risanando debiti privati con soldi pubblici. In pratica si è creata la solita corsia preferenziale per quelle istituzioni private che in larga misura hanno contribuito a creare lo sfacelo economico, facendo pagare i debiti ai cittadini comunque non esenti da colpe per aver in tutti questi anni abiurato dalla ragione, in nome dell’egoismo e della stolida salvezza individuale. Questo sistema, che per far fronte alla gran massa di produzione ha bisogno di creare falsi bisogni, sta mostrando tutta la sua irrazionalità. Il dramma vero di tutto ciò, oltre all’aumento di povertà umana ed economica, credo sia soprattutto che nel momento in cui il mercato mostra tutta la sua incapacità nell’autoregolarsi, i vari esponenti politici ed ecomomici chiedano più competitività, più produttività insomma più mercato. L’Europa delle lotte sociali, la parte di Europa che ancora considera l’essere umano più importante del mercato, subisce l’ennesimo duro attacco con la scusante dell’uscita dalla crisi come unico obiettivo condiviso.
Ma io, noi, in quanto comunisti, crediamo che il loro obiettivo non sia il nostro. Un sistema dove il margine tra ricchi e poveri aumenta, dove l’architettura finanziaria a livello globale è organizzata in maniera criminale per l’interesse di pochissime persone e la devastazione ambientale raggiunge ormai livelli di non ritorno,non può essere considerato certo il limite più alto che l’umanità può raggiungere. Una società che crea automi configurati alla nascita per non pensare, lavorare e acquistare in modo compulsivo, può solo implodere nella sua irrazionalità e mediocrità.
Tocca a noi sostituire l’inevitabile catastrofe economica e sociale che si profila all’orizzonte, con un mondo migliore più equo e solidale.

giovedì 13 maggio 2010

UN MOMENTO STORICO PARTICOLARE

Molti dei lettori di questo blog, conoscono a memoria il testo di questa canzone del grande Faber..:



Dedico questa canzone a chi non ci crede più, a tutti coloro che si adagiano nella stupida rassegnazione convinti che questo pseudo progresso sia ormai incontrastabile. A chi non vota perchè sono tutti uguali, a chi si lamenta ma poi continua a delegare alle stesse persone il proprio futuro. A chi abdica alla ragione in favore di stupide e immediate soluzioni, che non fanno altro che accelerare l'inevitabile catastrofe. A chi, in questo momento in cui il sistema è in crisi, si lascia andare in stolide considerazioni , tra l'altro senza fare nulla per evitarlo, tipo che a pagare saranno in ogni caso sempre e solo le persone povere.
L'Europa è in subbuglio, si preparano misure draconiane per i lavoratori, creando ancora una volta corsie preferenziali per coloro che la crisi hanno contribuito a crearla.
E noi che facciamo?

Prima o poi, che sia fra 1, 2, 3, 10, 20, 50 o 100 anni, ci sarà qualcuno che verrà a bussare alle nostre porte, e allora, se non avremo fatto nulla per evitare la catastrofe sociale-economico-finanziaria, nessuno di noi potrà credersi assolto.
L'economia siamo noi ogni volta che decidiamo di comprare qualcosa, ogni volta che cediamo ai bisogni quotidianamente inculcati da questo sistema.
Credo sia giunto il momento di dire basta a questo circolo vizioso per il quale siamo automi configurati alla nascita per lavorare ( se c'è lavoro), acquistare in modo compulsivo e morire nei debiti per alimentare un meccanismo sempre più predatorio.
Prima o poi qualcuno, verrà a chiederci il conto di questa falsa opulenza, e io voglio poter essere tra gli assolti.