giovedì 3 novembre 2011

Per la mia candidatura a rappresentante sindacale

La situazione economica che stiamo attraversando necessita di un’ analisi accurata.
Se guardiamo all’Europa e alla sua politica deflazionistica, dettata dai padroni della finanza per ridurre il potere dello Stato , lo scenario assume contorni apocalittici.
Ai vari Stati membri infatti, vengono imposte politiche di austerità condite con massicci piani di privatizzazioni e liberalizzazioni: una vera e propria macelleria sociale ( qui si apre anche la questione democratica sul perché due organismi come BCE e Commissione europea , i cui membri non sono eletti dai cittadini, possano decidere la politica di Stati con parlamenti eletti dai popoli). Senza parlare poi di questa globalizzazione, la quale serve solo ad una ristretta cerchia di persone al di sopra di tutto per arricchirsi ai danni dell’intera umanità.
In questo contesto la lotta capitale - lavoro, che qualcuno mistificando la realtà ci aveva detto superata, diventa non lotta per migliorare la propria condizione esistenziale, ma per mantenere in un qualche modo la possibilità di sopravvivere col proprio tenore di vita alla ferocia del mercato.
Se tutto ciò non rappresentasse un dramma per milioni di persone spinte verso la povertà farebbe ridere: il sistema che più di tutti ha fatto del culto della ricchezza e notorietà il suo dogma incontrastato, paradossalmente sta lasciando sempre più persone nella povertà e sfiducia nel futuro.
Il problema più grave però, è che vogliono presentarci come soluzioni per uscire dalla crisi le stesse ricette che ci hanno condotto fino a qui. Ogni giorno infatti, ci sentiamo dire che servono riforme strutturali come l’ innalzamento dell’età pensionabile o qualche provvedimento atto a distruggere ulteriormente i diritti dei lavoratori. Il tutto in nome della crescita, cioè pura metafisica, visto che in un mondo con risorse finite, non si può crescere all’infinito.
Ma anche restando nella loro logica, non è forse vero che negli ultimi 30 anni l’età pensionabile è aumentata, che abbiamo assistito a massicci piani di privatizzazioni e riduzioni dei diritti dei lavoratori, eppure ci troviamo in una crisi economica strutturale della quale non si vede il fondo?
La verità è che stanno usando la situazione contro di noi, per dare il colpo finale al mondo del lavoro e a ciò che resta della democrazia.
Ma è così: loro, i grandi poteri economici, distruggono 150 anni di lotte per i diritti, e tu povero operaio carne da macello per il mercato se provi ad organizzarti per difenderti vieni etichettato come difensore dei fannulloni. Oltre al danno, la beffa.
Ebbene noi pensiamo che sia ora di cambiare perché il tenore di vita oltre ad essere determinato dalle cose possedute, è anche direttamente consequenziale alla vita che si conduce per ottenere queste merci.
Centocinquanta anni fa, qualcuno diceva che noi non eravamo contro la proprietà privata, purchè non diventi strumento di dominio, se ottenuta con il lavoro; noi siamo contro la condizione di sfruttamento che gli operai devono subire per avere questa proprietà.
Se fino a qualche anno fa, questa condizione poteva essere mitigata dalla possibilità di accedere ad una maggior capacità di consumo, oggi non più. Anzi… la paura della povertà dilaga a dimostrazione che senza diritti, non esiste progresso.
Ci dicono che per uscire dalla crisi, sia necessario rinunciare a diritti acquisiti con durissime lotte operaie.
Noi pensiamo sia vero il contrario e che questo porti solo a maggiori prevaricazioni del forte sul debole.
Dalla crisi, si esce solo con la cultura e più diritti, perché solo queste due condizioni determinano il progresso.
Tutto il resto è sonno della ragione, è un ritorno alle barbarie.

domenica 23 ottobre 2011

VITA DI GENTE POVERA

C'è un Paese in Europa, considerato per stolida convenzione ( infatti considero non essere così netta la divisione del mondo in tre realtà) secondo mondo. Non molto lontano dall'Italia, racconta di povertà che grida dolore.
Questa povertà incosciente, come ritengo quando non si conoscono le ragioni che conducono a questo stato di cose, porta purtroppo intrisicamente all'alcoolismo e alla distruzione di intere famiglie.
Ma chi distrugge più di questo sistema una famiglia quando, come in questo Stato europeo, le persone fanno 12 ore al giorno di lavoro per 6 giorni alla settimana? E chi parla di salvaguardia della famiglia sono proprio coloro che guadagnano da questa situazione.
La paga si aggira intorno all'euro e mezzo all'ora.
Capita allora, che il marito sia costretto a chiedere alla moglie di vendere la fede nuziale con la promessa di ricomprarla ( Dio quanto è umiliante!), per poter sfamare la figlia.
E tu li, a domandarti come sia possibile che questo esista ancora, quasi assalito dai sensi di colpa per non aver vissuto la stessa situazione.
Ma poi, capisci che per i diritti e la giustizia sociale, lotti quando hai la pancia piena; capisci che loro, i potenti, hanno vinto perchè hanno creato una massa di disperati disposti a tutto pur di uscire dalla povertà.
Vedi il sorriso di tua figlia, e fai tutto per garantirle non un futuro diverso ( troppo lontano come obiettivo), ma il pasto per il giorno dopo.
Così accetti l'euro e mezzo all'ora, le 12 ore al giorno di lavoro per 6 giorni la settimana perchè il precipizio della fame e disperazione è proprio pochi centimetri dietro la schiena.
Il potere vince e anzi: il grido di dolore e disperazione del povero, strumentalizzato come motivo di orgoglio e merito per non essere nella stessa situazione.
Ho visto con i miei occhi, perchè sono stato in questo Paese.

Sono stato in questo posto non molto lontano dall'Italia, e la tristezza mi assale.
Ho giocato un po' con quei bambini, ho comprato i classici cioccalitini ( normalità per noi, grande festa per loro).
In quel momento non cittadino italiano ma europeo, mi chiedevo che futuro stiamo dando a questi bambini di 4 o 5 anni e mi mancano le parole.

E la tristezza mi assale....

mercoledì 19 ottobre 2011

sabato 8 ottobre 2011

LETTERA A CHI NON SO

Ciao, io sono un operaio.
Lo dico chiaramente perché oltre a voler essere controcorrente, al giorno d’oggi, nell’epoca della società dei ricchi è difficile ammettere di essere operaio.
Ogni mattina mi alzo, e vengo bombardato da messaggi subliminali i quali esortano ad uno stile di vita che, quando va bene, posso permettermi solo a rate.
Ma io sono operaio, figlio di operai e vivo del mio stipendio tra l’altro sempre più esiguo.
Sai, ogni giorno noi operai veniamo bombardati dalla storiella “della stessa barca”, ma poi solo le nostre condizioni di vita peggiorano: sempre più lavoro, precarietà e bassi stipendi. Devi sapere che fallisce l’azienda e l’industriale di turno si ritrova con i miliardi; io senza futuro.
Dicono anche a noi operai, che dobbiamo fare i sacrifici per salvare il paese quando c’è una classe di super-ricchi al di sopra di tutto. Ma per questo devi sapere… c’è sempre l’altra storiella del “ loro ci danno il lavoro!”: quanta misericordia in questo mondo!!!
Io sono povero e operaio, si lo dico anche con un certo orgoglio: POVERO E OPERAIO.
Da povero operaio, mi chiedo anche perché quando qualcuno vuole difendere i nostri diritti, viene sistematicamente etichettato come un paladino dei fannulloni. Allora io, sempre povero e operaio mi chiedo: “ ma perché non vanno anche a controllare quelle persone che vivono di rendita e magari non pagano nemmeno le tasse?” sono convinto che troverebbero qualche fannullone di più.
Ma io sono povero, operaio e forse anche stupido.
Devo capire che c’è la concorrenza, il mondo cambia e noi dobbiamo cambiare con il mondo: essere riformisti insomma.
Io sono povero, operaio e stupido, uno che lotta per arrivare alla fine del mese, per cercare di garantire in un qualche modo ai propri figli un futuro diverso dal vivere otto ore al giorno, per cinque giorni alla settimana, per 40 o più anni dentro le mura di una fabbrica facendo così l’interesse di un miliardario.
Io sono povero, operaio e stupido, ma nonostante tutto ho capito che non lotto per diventare ricco e forte, ma per fare in modo che nessuno possa più essere ricco e forte sfruttando gli altri.
Poi ti dico anche, che è brutto fare l’operaio: forse qualcuno non ti considera più nemmeno un essere umano. Servi solo fino a quando non inventano una macchina in grado di sostituirti.
Disumanizzante.
Ma devi sapere che, pur essendo un povero operaio e qualcuno magari mi consideri anche stupido, voglio preservare la mia umanità e intelligenza.
Lo posso dire perché nonostante tutti i difetti, non sono come loro.
Non mi arrenderò, perché vedendo la mia condizione di operaio, non posso rassegnarmi a dover vivere una vita del genere.
Sfruttato, sottopagato e preso per i fondelli con varie storielle.

Io sono un povero operaio si...ma con la mia dignità di essere umano.

sabato 3 settembre 2011

APPARENTEMENTE INUTILE

Siamo ancora qui a scrivere, cercando di mantenere viva qualla fiammella d'indignazione sempre più propensa alla rassegnazione.
Purtroppo, e mi ripeto, questa situazione kafkiana esiste anche per colpa nostra: troppa incultura e troppo menefreghismo accompagnano le nostre giornate.
Parli con gli operai di Marx, Engels e altri intellettuali che hanno combattuto per l'emancipazione operaia, e nella maggior parte dei casi ti rispondono con un "boh" o un'alzata di spalle. Ma come può una classe lottare per l'emancipazione, senza conoscere chi ha costruito la teoria per raggiungere questo obiettivo?
Dicevo è colpa nostra, perchè chi più e chi meno ci siamo fatti abbagliare dalle sirene di questo sistema, dalla competizione o dalla meritocrazia ambendo al successo e da quel " Dio per tutti e ognuno per se stesso."
Abbiamo dimenticato la società: quella struttura, la cui organizzazione è il risultato di scelte politiche ben precise, che solo può difendere i più deboli ed evitare che possano esistere gli emarginati.
Abbiamo scelto la paura verso tutto, utile solo a fomentare divisioni e profitti per il potere.
Ma in fondo solo Dio è per tutti, cosa possiamo fare noi?
La società non esiste, e se sono in difficoltà nessuno mi aiuta; nessuno mi ha mai dato niente, e io non do niente a nessuno.
Anche chi è più debole oggi, sogna la ricchezza facendo gli stessi discorsi di un ricco: gli sfruttati e gli oppressi condividono gli stessi valori degli sfruttatori o oppressori. Forse per questo abbiamo perso o stiamo perdendo!
Quel "se io fossi al suo posto" ( cosa che puntualmente non accadrà mai) suona come un' offesa intelletttuale e morale.
Certo è paradossale e divertente analizzare la situazione: il sistema che più di tutti ha insegnato come obbiettivi ultimi della vita visibilità mediatica, successo e ricchezza sta affondando costringendo sempre più persone alla povertà e inutilità di massa.
Cosa posso scrivere di più? mi sembra di scrivere sempre le stesse cose.
Certo è brutto riuscire a vedere ciò che la maggior parte delle persone non sembra in grado di capire.
Ma per ora, sembra tutto inutile: anche scrivere ciò che sembra solo una continua ripetizione.

sabato 27 agosto 2011

DATEMI ALMENO QUESTO...

Lo so... parlare di comunismo , uguaglianza e abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione in questo contesto storico suona utopistico. Avete trovato la scusa, per giustificare la proprietà privata, che solo con la competizione e l'avidità la società trova il progresso.
Ci avete detto di esservi fatti da soli quando questo è palesemente falso. Infatti... come farebbe una persona a fare i miliardi senza una struttura sociale che permette a poche persone di sfruttare la gran massa dei lavoratori, con il ricatto della perdita del lavoro?
Ci avete detto che questa sarebbe stata la società della felicità, e invece il consumo degli antidepressivi è in aumento.
Ci avete detto che questo sistema avrebbe portato prosperità per tutti, ma in realtà i poveri sono in aumento.
Ci avete detto che chiunque ha le stesse possibilità, quando è palesemente dimostrato dalle statistiche che, nella maggior parte dei casi, il figlio dell' operaio è operaio.

Quante cose ci avete detto per tenerci buoni e farci credere che chiunque può farcela?

Ci avete insegnato la competizione, la meritocrazia e l'importanza dei soldi come unico paramentro per misurare la felicità assieme alle COSE possedute.
Il risultato è un sistema insostenibile a livello umano e ambientale.

Lo so... forse l'uomo non arriverà mai al comunismo, al possedere tutti senza repressioni ma per coscienza di essere nella giustizia ( perchè nessuno si crea da solo e può vivere da solo) le stesse cose.
Ma datemi almeno una società più equa: un mondo dove ci possa essere il ricco, ma in cambio senza persone che muoino di fame o che se perdono il lavoro sono in mezzo ad una strada.

Se ci avete insegnato che una società dove tutti hanno le stesse cose è impossibile perchè non può progredire, fate in modo di insegnarci anche che è sbagliato quando c'è chi potendosi permettere tutto ha troppo, e dall'altra parte chi ha fame o è costretto a spendere la maggior parte della sua vita a far diventare più ricchi gli altri.

Se non può esistere il comunismo, datemi almeno questo.


sabato 20 agosto 2011

Un pomeriggio riflessivo

Ieri passeggiavo su una spiaggia del Lago di Garda, abitando vicino posso andare e tornare anche in giornata, consumando così un normalissimo torrido pomeriggio di agosto.
Capita a volte, che pur cercando qualche distrazione la mente continui a lavorare, a macinare pensieri.
Così camminavo, e guardavo la gente tutta abbronzata: uomini con pancioni pelosi al vento e donne con seni e cosce ad arrostirsi al sole, il tutto apparentemente condito da un velo di apatia verso il mondo circostante. Passeggiavo e pensavo che, mentre noi siamo invitati a goderci le vacanze e rilassarci, coevo, il mercato lavora senza sosta macinando tutto ciò che può essere utile al perpetuarsi dello status-quo. Noi invitati a non pensare, mentre nello stesso tempo qualcuno decide per noi, contro di noi ( perchè abolire diritti è contro di noi e il progresso). Poi forse colto da sindrome paranoica, mi chiedevo se il problema non fossi proprio io: in fondo ero in spiaggia, e pensavo al mercato. Naturalmente la domanda era retorica.
Questo essere celeri, questo decreto legge di agosto,a me suona come una manovra furtiva.
Dicono di aiutarci ma ci tolgono diritti, finanziamenti pubblici per scuole e famiglie: stato sociale.
Dicono di aiutare i poveri, ma nello stesso tempo fanno leggi liberticide utili solo agli sciacalli della finanza e ai padroni.
Il loro sistema è finito: soffocato dai debiti e dalle disuguaglianze.
Una frase Argentina mi ha stupito:
" Si privatizar es la cura, por què Argentina agoniza?"
La verità è che hanno già perso, incapaci di risolvere una crisi che le loro stesse teorie vendute come cure, hanno contribuito a creare.
E così, con questi pensieri, il mio pomeriggio di agosto è passato.

domenica 7 agosto 2011

Il comando straniero

Eccolo... il comando straniero e` arrivato: non un comando militare; non un comando caratterizzato da ordini dati con pistole puntate o minacce di morte imminente. Il nemico, perche` di questo si tratta, si e` fatto piu` astuto: ha capito come distruggere la democrazia minimizzando gli effetti di qualsiasi reazione a politiche che ormai senza alcun pudore o senso di colpa spingono milioni di persone verso la poverta` piu` assoluta.
Siamo senza protezione, in guerra con gli ultimi brandelli rimasti di uno stato sociale a difesa dei piu` poveri che si vuole distruggere completamente.
Ridurre il debito e` la parola d`ordine. Ma io, povero inutile uomo su questa terra mi chiedo e chiedo a questi politici-economisti:
Ma con chi abbiamo questo debito?
E` possibile che uno "stato sovrano" sia indebitato con banche private?
E` possibile che un consiglio di amministrazione di una qualsiasi importante banca a livello planetario possa decidere, pensando solo a fare profitti, delle sorti di milioni di persone?
Come e` possibile, che uno stato definito sovrano, debba essere indebitato con qualcuno?
Sono solo alcune domande che mi girano per la testa in questi giorni leggendo le notizie.

Il comando straniero e` arrivato, prepariamoci al peggio.

domenica 1 maggio 2011

domenica 24 aprile 2011

25 APRILE

Buon 25 aprile a tutti i resistenti.
Sarà un 25 aprile più povero per questa Italia, dopo la morte di Vittorio. E' così, un periodo strano, uno di quei momenti in cui ti chiedi, guardando i risultati del tuo impegno, a cosa sei servito. In settimana uscendo dal lavoro, mi sono soffermato a guardare un fossato: era pieno di sporcizia di qualsiasi tipo.
A cosa serve parlare di difesa dell' ambiente a livello mondiale, quando non siamo capaci nemmeno di difendere ciò che abbiamo in fianco a casa? A cosa serve scendere in piazza contro la guerra, se in questi anni non siamo riusciti a fermarne nemmeno una che una? A cosa serve scioperare se è ormai evidente, visto che non siamo riusciti a cambiare proprio nulla ( anzi stiamo peggiorando drammaticamente), che questo sembra servire solo al potere come legittimazione democratica.
Contro chi dobbiamo lottare per cambiare realmente? Dove sta il nemico?
Si è 25 aprile, un mesto 25 aprile.
Dove stiamo sbagliando?




Felice Cascione:

«Perseguitato politico, all'annuncio dell'armistizio iniziava l'organizzazione delle bande partigiane che sotto la sua guida ed al suo comando compirono audaci gesta per la redenzione della Patria. Arditi colpi di mano, atti di sabotaggio, azioni di guerriglia sulle retrovie nemiche lo videro sempre tra i primi, valoroso fra i valorosi, animatore instancabile, apostolo di libertà. Ferito in uno scontro contro preponderanti forze nazifasciste rifiutava ogni soccorso e rimaneva sul posto per dirigere il ripiegamento dei suoi uomini. Per salvare un compagno che, catturato durante la mischia, era sottoposto a torture perché indicasse chi era il comandante, si ergeva dal suolo ove giaceva nel sangue e fieramente gridava: « Sono io il capo ». Cadeva crivellato di colpi immolando la vita in un supremo gesto di abnegazione.»
— Val Pannevaire, 27 gennaio 1944.

Fonte Wikipedia.

domenica 17 aprile 2011

CONSIDERAZIONI

Si vorrebbe scrivere un sacco di cose, si scrive e si cancella, quando tutto sembra apparentemente senza senso. Guardo il cielo, e penso se in questo mondo costernato da interessi particolari qualcosa possa cambiare, cercando almeno quel barlume di speranza che un eventuale figlio possa vivere in un mondo migliore. Del resto questa umanità, che sembra preferire la barbarie alla ragione, il crimine alla non violenza, lascia ogni giorno un vuoto sempre più difficile da colmare in ciò che si cerca di fare per migliorare l'esistente. Accade poi, che un eroe come Vittorio viene assassinato brutalmente, e ti chiedi che senso abbia il tuo essere rivoluzionario da tastiera, il tuo agire sempre comunque al riparo da pericoli. Forse è vero: c'è gente come diceva Primo Levi che nasce di un metallo diverso, meno malneabile e per questo più prezioso. E proprio come Levi mentre rientra nella baracca del campo, dopo aver assistito all'esecuzione di colui che considera l'ultimo ad essersi ribellato, pur con ogni bisogno soddisfatto, il senso di inadeguatezza è opprimente. Qui muoiono gli uomini giusti e non cambia niente. Se guardiamo il rapporto tra prezzo pagato e cambiamento realizzato, c'è da disperarsi. La disperazione è opprimente...

giovedì 14 aprile 2011

Un altro giorno nero per l'umanità

Piena solidarietà a questo grande uomo. Speriamo di non essere costretti a raccontare ciò che non vorremo raccontare. Vittorio subito libero.

sabato 19 marzo 2011

Un' altra guerra

Un'altra guerra, l'ennesima guerra giustificata dal bisogno di esportare ciò che neppure qui abbiamo: libertà, democrazia e giustizia sociale.




Tanto poi i morti saranno effetto collaterale...

Il regime di un dittatore, verrà superato dal regime della libera circolazione delle merci e del capitale, dal regime della competizione che trova il suo fondamento nella disuguaglianza come motore di questo sviluppo dei pezzenti.

E così ad una dittatura in cui il dittatore è ben visibile, se ne sostituirà un'altra con un dittatore invisibile.

mercoledì 16 marzo 2011

ANCORA UNA VOLTA

Anche se, lo confesso, a volte mi chiedo a cosa serve tutto questo zelo nel cercare di fare qualcosa per cambiare, sono ancora una volta candidato per le elezioni provinciali nella lista della "Federazione della sinistra". E per giunta, essendo ormai riusciti a far entrare il sindacato in azienda, sono candidato anche per entrare nel direttivo provinciale della CGIL categoria dei chimici.
Io pur con tutti i miei limiti, cerco di impegnarmi per provare a cambiare.
Conterà poco o niente ma almeno potrò dire, a differenza di chi si lamenta e basta, di averci provato.

domenica 6 marzo 2011

Difendiamo la scuola pubblica


“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.
Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.”

Piero Calamandrei

(Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l’11 febbraio 1950)

ALBERTO GRANADO

Un saluto commosso ad Alberto, compagno di viaggio del Che nel viaggio attraverso l'America Latina con la "Poderosa". Uomo che ho avuto la fortuna di incontrare, e che mi aveva fatto riflettere per la ferrea volontà nel voler cambiare questo mondo nonostante fosse ormai ottantenne. Si... Alberto, bisogna abbandonare l' "io" per il "noi", e il consumismo è il male dei popoli. Queste erano le parole che mi avevano colpito maggiormente nel tuo discorso.

Ciao Alberto, in questo mondo rimane un altro buco incolmabile.

domenica 27 febbraio 2011

VERSIONE UFFICIALE CHE SARA' PUBBLICATA.

Federalismo
Leggiamo dal dizionario, che Federalismo significa “unirsi con patto” cioè stare insieme sancito da regole condivise. Ma il cosiddetto federalismo fiscale che il governo Berlusconi, spinto da uno dei suoi principali alleati - la Lega nord – cerca di realizzare, non sembra proprio andare verso quell’intenzione.
Il partito di Bossi ha sempre dichiarato di voler separare il nord Italia, secondo lui ricco e industriale, dal sud, parassitario e povero, e per far questo ora cerca di arrivare ad un’autonomia finanziaria regionale e comunale (federalismo fiscale).
Il problema però è più complicato, perché non si capisce quanta autonomia reale possano avere le amministrazioni locali, in quanto da una parte potranno aumentare le tasse ma dall’altra saranno ancora maggiormente ridotti i finanziamenti del governo centrale verso regioni e comuni.
Questa drastica riduzione di fondi, non dimentichiamolo, sta già adesso obbligando le amministrazioni locali a vendere i propri beni (che sono di tutto il popolo) per poter vivere.
Quindi, si continuerà a privatizzare indirettamente i beni pubblici (anche quelli demaniali), come spesso accade a prezzi sottostimati, per cercare di trovare quei fondi che lo stato liberista più non eroga.
Inoltre, visto che le tasse statali non saranno certo abolite, molto probabilmente si arriverà ad un aumento delle tasse (statali, regionali, comunali) per far fronte alle spese di amministrazione.
Ci si permetta anche una forse maliziosa domanda: come faranno poi, nell’Italia campione del mondo dell’evasione e dell’elusione fiscale questi poveri enti locali, relativamente o veramente piccoli (regioni e comuni) ad imporre il pagamento di tasse e imposte a potenti enti economici privati con interessi sovranazionali che magari hanno sede nei loro territori, visto che tale ingrato e faticoso compito non riesce nemmeno allo stato sovrano italiano?
Per la Lega, avendo sostanzialmente poggiato l’azione politica su questo obiettivo, la questione del federalismo è cruciale per la tenuta del proprio elettorato. Di conseguenza si vede un governo che, cercando di accontentare tutti, si barcamena in una riforma che finisce per non accontentare nessuno. Se analizziamo la questione globale, la situazione è drammatica: crisi economica tutt’altro che passata, alla quale si aggiungono crisi energetica , alimentare ed ambientale. In questo contesto, dove possiamo asserire con assoluta tranquillità che l’epoca delle vacche grasse è finita ( è impensabile continuare con un sistema fondato sull’accumulo di debiti ) ci viene capziosamente detto che la questione del federalismo è cruciale per una qualche improbabile ripresa economica. Se da un lato siamo certo d’accordo sulla necessità di preservare le nostre radici culturali, dall’altro dobbiamo confrontarci con un sistema globalizzante che fa proprio di queste caratteristiche parole vuote. Infatti la globalizzazione capitalista, con il suo pensiero unico, sta distruggendo tradizioni locali millenarie tutte sacrificate sull’altare del consumismo e di quelle mode che ci vengono imposte, subdolamente e non, dall’alto. Ciò che Marx chiamava genocidio culturale. Pur condividendo questa necessità quindi, non possiamo permetterci che ciò diventi motivo di scontro e competizione tra le diverse parti del Paese, perché questo si tramuterebbe in impoverimento per tutti. Inoltre non si capisce perché, continuano a dirci che per essere competitivi servono le grandi aziende, per poi avere come obiettivo la frammentazione economica nazionale. E non si comprende cosa significhi quel “padroni in casa nostra”, quando non possedendo come Stato nemmeno la moneta circolante – di proprietà di enti non democratici perché i consigli direttivi non sono eletti dai popoli - siamo vincolati nella spesa pubblica. A nostro parere quindi, tenendo conto dell’alto debito pubblico di alcune realtà locali ( anche grazie a qualche azzardo finanziario tipo i derivati, che poi si tramutano costantemente in perdite), questa misura sembra fallace nel senso che porterebbe molti comuni sul lastrico, costringendoli ad ulteriori svendite di beni pubblici e quindi a perdite per la collettività, con grandi gruppi finanziari nazionali ed internazionali che farebbero sottobanco spesa di basso costo. E dove sarebbe la sovranità in tutto questo? Solo in un contesto di sovranità monetaria, cioè nel quale lo stato potesse gestire il proprio debito pubblico, sarebbe auspicabile un federalismo realmente utile a preservare le differenti realtà locali. Tutto il resto vuol dire strumentalizzare le differenze, utile solo nell’immediato a racimolare qualche manciata di voti. E tutti noi stiamo vedendo dove questo ci sta portando.

Gazoldo a Sinistra

sabato 26 febbraio 2011

Una mia considerazione sul federalismo che dovrebbe essere pubblicata su un mensile locale.

Per la Lega, avendo sostanzialmente poggiato l’azione politica su questo obiettivo, la questione del federalismo è cruciale per la tenuta del proprio elettorato. Di conseguenza si vede un governo che, cercando di accontentare tutti, si barcamena in una riforma che finisce per non accontentare nessuno. Se analizziamo la questione globale, la situazione è drammatica: crisi economica tutt’altro che passata, alla quale si aggiungono crisi energetica , alimentare ed ambientale. In questo contesto, dove possiamo asserire con assoluta tranquillità che l’epoca delle vacche grasse è finita ( è impensabile continuare con un sistema fondato sull’accumulo di debiti ) ci viene capziosamente detto che la questione del federalismo è cruciale per una qualche improbabile ripresa economica. Se da un lato siamo tutti d’accordo sulla necessità di preservare le nostre radici culturali, dall’altro dobbiamo confrontarci con un sistema globalizzante che fa proprio di queste caratteristiche parole vuote. Infatti la globalizzazione capitalista, con il pensiero unico mercantilista, sta distruggendo tradizioni locali millenarie tutte sacrificate sull’altare del consumismo e di quelle mode che ci vengono imposte, subdolamente e non, dall’alto. Ciò che Marx chiamava genocidio culturale. Pur riconoscendo questa necessità quindi, non possiamo permetterci che ciò diventi motivo di scontro e competizione tra le diverse parti del Paese, perché questo si tramuterebbe in impoverimento per tutti. E non si capisce il perché, continuano a dirci che per essere competitivi servono le grandi aziende, per poi avere come obiettivo la frammentazione nazionale. E non si comprende cosa significhi quel “padroni in casa nostra”, quando non possedendo come Stato nemmeno la moneta circolante – di proprietà di enti non democratici perché i consigli direttivi non sono eletti dai popoli - siamo vincolati nella spesa pubblica. A nostro parere quindi, tenendo conto dell’alto debito pubblico di alcune realtà locali ( anche grazie a qualche azzardo finanziario dai soldi facili tipo i derivati, che poi si tramutano costantemente in perdite), questa misura sembra fallace nel senso che porterebbe molti comuni sul lastrico, costringendoli ad ulteriori svendite di beni pubblici e quindi a perdite per la collettività, con grandi gruppi finanziari nazionali ed internazionali che farebbero sottobanco spesa di basso costo. E dove sarebbe la sovranità in tutto questo? Solo in un contesto di sovranità monetaria, cioè nel quale lo stato potesse gestire il proprio debito pubblico, sarebbe auspicabile un federalismo realmente utile a preservare le differenti realtà locali. Tutto il resto vuol dire arricchire il mercato e strumentalizzare le differenze, con paure da sonno della ragione, necessarie solo nell’immediato a racimolare qualche manciata di voti. E tutti noi stiamo vedendo dove questo ci sta portando.

mercoledì 23 febbraio 2011

E DOMANI

La lotta continua: domani riunione con la CGIL per cercare di far entrare il sindacato in azienda. Ma ormai dovremmo esserci: salvo inconvenienti è cosa quasi fatta. Per quanto possa essere moderata, sempre meglio che niente.
Un passo alla volta.



Che mondo di merda sono riusciti a creare, infarcendoci di illusioni.

sabato 19 febbraio 2011

SONO QUASI ORGOGLIOSO DI ME

Ieri mi sono ribellato, da solo, contro tutto e tutti, ma mi sono liberato di un peso grosso come un macigno. Al lavoro, per dignità, per non essere come quelle persone che per quieto vivere si allineano, che sono già fine della storia, annegati nell'oceano del leccaculismo e dell'opportunismo. Molto probabilmente lunedì o la settimana prossima, pagherò per questo, anche se ormai ho scelto la linea dello scontro frontale qualsiasi cosa succeda. Basta, anche se pellegrino del nulla, qualcuno deve pur fare qualcosa. E' difficile, sembra già scontato essere vittima sacrificale, pazienza!
Ma in tutto questo vi assicuro: il difficile è iniziare... è il dire basta, perchè ciò che si prova dopo è una soddisfazione che sale dalle viscere come urlò di libertà. Certo... per comodità o per quella umana paura, non conoscendo il futuro, che produce un possibile cambiamento si preferisce stare il più delle volte nel porto considerato sicuro. Ma questo oltre ad essere la fine dell'autostima, credo sia anche inutile perchè nella vita non esiste un porto assolutamente sicuro.
Non sò come finirà, ma quell'urlo di libertà provato ieri credo valga più di qualsiasi cosa. Perchè lo sviluppo economico senza diritti, è regressione; perchè non è la bella macchina a darci dignità, ma sempre e solo i diritti.

lunedì 14 febbraio 2011

AIUTATEMI A NON SOPRAVVIVERE

Devo assolutamente trovare un modo per uscire dalle quotidiane logiche di questo mercato, criminale. Questa stolida situazione è disperante: consumare la propria vita, rincorrendo l'illusione di un qualche futuro trionfale, che nella realtà ci sta rendendo degli zombi alla diperata ricerca di un angolo di sopravvivenza. Qui, diffidenti a impauriti verso tutto ciò che non è ritenuto sufficientemente familiare, siamo bombardati da modelli che inducono a consumare, con la falsa giustificazione che solo un aumento di consumi può generare occupazione. E così la nostra vita passa, l'unica opportunità che abbiamo di vivere, in una qualche contorsione per sentirsi all'altezza di una corsa che non prevede una minima parvenza di traguardo. Anzì, proprio il traguardo non serve: devi sentirti infelice, costantemente non all'altezza dei tempi, perchè solo così puoi cercare di rimediare consumando l'inutile. E le nostre vite passano in un ufficio, una fabbrica o un'officina, in lavori che anche il più idiota dei sindacalisti dovrebbe considerare, rispetto alla massa di produzione, sottopagato, per servire un'idea di progresso stupida quanto è stupido scavare una buca per poi ricoprirla. E il dramma, è sentire gli operai parlare come quegli economisti, che con i loro sermoni li tengono attaccati per l'intera vita lavorativa ad una macchina. Ma vivere per aspettare un lavoro decente o non precario, per aspettare il venerdì o un giorno di ferie, non è vivere ma sopravvivere. E forse per essere realisti, tutto questo più che progresso, dovremmo chiamarlo lotta per la sopravvivenza.
Aiutatemi a trovare un modo, per uscire da questa logica..

martedì 8 febbraio 2011

COME FARE

Da tempo mi interrogo, su come cambiare, sul cosa sia possibile fare per uscire dai tentacoli di questo sistema che ci impoverisce economicamente, umanamente e culturalmente. L'Italia è la settimana economia mondiale, fulcro dell'impero, perciò uno dei punti nevralgici: cambiare qui vuol dire infliggere un duro colpo alla situazione mondiale. Cade L'Italia, cade l'Europa e di conseguenza il castello di carta mondiale: per questo sono fermamente convinto che non permetteranno, nonostante l'alto debito pubblico, l'uscita italiana dai giochi internazionali.
In questi giorni assistiamo a rivoluzioni, manifestazioni di piazza, con il rischio che tutto questo pur cambiando le formalità ( e lo stiamo vedendo in Egitto, dove tutti chiedono una transizione ordinata, mettendo nei posti chiave uomini già prescelti dal potere), non cambi poi il sostanziale. E con la rivoluzione si muore, chi è disposto oggi a fare questo nelle società occidentali? Ma soprattutto, è possibile che non esistano metodi differenti? Nel feticismo della soggettività odierno, come qualcuno lo chiama, è possibile che non ci sia un qualcosa che possiamo realmente scegliere? Si...non farsi consumare dal consumismo, e non per la condizione di impoverimento, ma come scelta. Sono ormai convinto, e le mie scelte giornaliere vanno in questa direzione, che l'unica rivoluzione possibile per cambiare veramente, e senza spargimento di sangue, sia consumare meno. Perchè un sistema basato sul fagocitare compulsivamente qualunque cosa, lo si sconfigge solo con la sobrietà, creando un paradigma culturale diverso. Come scelta, e non come obbligo, facendo nostro questo detto: " Socrate andava al mercato, per capire quante cose non gli servissero." Ormai la repressione del dissenso è fortissima, andare in piazza per quanto continuerò a farlo, può voler dire prendere manganellate ( e chi era a Genova si ricorda). Ma chi può obbligarmi a consumare? Nessuno, tra gli scaffali di un supermercato, può coattivamente indurti a consumare. E questo significa uscire dai bisogni indotti, da quel martellamento mediatico per cui se non sei portatore di un determinato status simbol, ineluttabilmente cadi nel baratro degli esclusi; non ascoltare qualla vocina interiore, indotta, che ti porta nei momenti in cui senti maggiormente il vuoto esistenziale, a consumare per cercare di colmare quel vuoto. Lo so, non ho detto niente di nuovo molto probabilmente, ma è l'unico modo per cercare di mitigare la catastrofe che si presenta all'orizzonte. Il paese dei balocchi è finito, e il pensare di fare i ricchi con i debiti mettendo al centro come unico valore il possesso, sta portando alla rovina l'intera società economicamente ed umanamente. Cerchiamo almeno di non essere vittime ma coevo carnefici di noi stessi. Loro vincono, soprattutto perchè noi seguiamo i valori di riferemento che ci hanno imposto, come unici possibili.

domenica 6 febbraio 2011

DAVOS...TANTO PER SAPERE IN CHE MONDO VIVIAMO

Così... pubblico il link di questo articolo uscito su Peacereporter, tanto per conoscere chi ha il vero potere, grazie alla complicità politica, e in che mondo di merda e oligarchico viviamo.

Questo il link: http://it.peacereporter.net/articolo/26561/Murdoch+contro+l%27%E9lite+globale%3F

sabato 5 febbraio 2011

LA FIAT CON SEDE NEGLI USA?

Chiamparino: "Sede Fiat in Usa? Inaccettabile"

Sarebbe "inaccettabile", anche se l'azienda è "multinazionale", che "il quartier generale dell'Europa venisse cancellato". Lo afferma il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, allarmato dall'ipotesi prospettata dall'ad Fiat, Sergio Marchionne, di una fusione con Chrysler in "due-tre anni", magari spostando la sede della nuova entità negli Usa.

Fonte: Chiamparino: "Sede Fiat in Usa? Inaccettabile"

Se dovesse realizzarsi, ringrazio quei sindacati che hanno firmato, perchè con il loro "sì " hanno difeso i posti di lavoro, creando le condizioni perchè un'azienda investa sul suolo patrio.

Ma in fondo, se un'azienda non sfrutta gli operai alle migliori condizioni, non ritornando così all' '800, è giusto che in un regime di libero mercato si possa scegliere di delocalizzare dove vengono offerte migliori opportunità. Leggevo che in Brasile non tramonta mai il sole: gli operai lavorano a turni , 7 giorni su sette, compreso le notti. Questo è il progresso!!!!
Il nuovo progresso sta nell'avere potenziali scientifici e tecnologici mai avuti nella storia per poter stare meglio tutti, usati per sfruttare maggiormente i lavoratori, affamare popoli ( l'Africa negli anni sessanta era autosufficiente) e spostare ricchezze enormi a una sempre più ristretta oligarchia. Il tutto condito con una propaganda in favore della democrazia e libertà, vista come dominazione delle nazioni potenti sulle più deboli, e delle classi abbienti sui deboli all'interno delle diverse nazioni.
Ma questo è l'ineluttabile progresso...
Se penso alle parole di Kant, al suo pensiero illuminista datato 1700 ( 300 anni fa), inizio a piangere davvero. Disperazione. Resta solo la disperazione.

venerdì 4 febbraio 2011

QUESTO BLOG E' FAVOREVOLE

Visto l'immane spostamento di ricchezza dai ceti più bassi verso le oligarchie economiche, questo blog è favorevole all'introduzione della tassa patrimoniale, come ad un aumento della tassazione sulla rendita finanziaria. E non mi si venga a dire che la tassa patrimoniale colpisce tutti, anche i piccoli risparmiatori, perchè basta porre il limite sotto il quale questa tassa è inapplicabile. Ad esempio: sopra i 250 mila euro di patrimonio, naturalmente con una tassazione adeguata al differente grado di ricchezza. E per me 250 mila euro, sono già una cifra onirica. Sfido qualunque lavoratore dipendente di questo Paese, seppur sognatori e obnubilati da chimere economiche,ad avere un patrimonio di questo livello. Perciò, tutti coloro che asseriscono un eventuale impoverimento dei ceti bassi, fingono.
Così, come sono favorevole all'aumento della tassazione finanziaria, almeno fino ad un 30 %.
Anzi, penso che questa redistribuzione, sia solo l'inizio per uscire da una crisi che altrimenti non farà altro che aumentare le disuguaglianze.
Almeno che, seppur precario, disoccupato o lavoratore dipendente, chiunque pensa di poter avere un giorno un patrimonio di questa cifra da difendere. E nel paese dei balocchi come il nostro, anche questo è possibile.

Nel caso, ho già trovato il posto dove fuggire, questo :
Isole Pitcairn - Wikipedia

martedì 1 febbraio 2011

LETTERA AL SIGNOR VELTRONI

Signor Veltroni, le do del lei per il rispetto che si deve ad una persona che non si conosce, ho letto la sua lettera di qualche giorno fa. Lei parla di risveglio democratico del Paese, di gente che dovrebbe scendere in piazza, nella piazza del proprio comune, per ribadire l'esistenza di un' Italia democratica che non si arrende. Certo, un' Italia diversa c'è, sicuramente. E' anche quell'Italia che grazie alla vocazione maggioritaria di un partito allo sfascio, è rimasta fuori dal Parlamento italiano. E' quell'Italia, che ora sente parlare di democrazia, un gruppo dirigente che ha avallato una soglia di sbarramento per poter entrare nelle istituzioni, la quale è l'antitesi della democrazia quando chiunque, in un sistema sano, avrebbe diritto ad essere rappresentato.
Ma c'era la questione del voto utile, il sistema bipolare, una vocazione maggioritaria che ha solo distrutto il centro sinistra ( più centro che sinistra), dando la maggioranza al centro destra e all'astensionismo. Non male come tattica per tirarsi la zappa sui piedi. Il voto utile e il bipolarismo dicevo, con il desiderio di imitare il sistema americano, in una falsa dicotomia utile solo a mantenere l'involucro della partecipazione democratica. Perchè a fronte di un qualche cambiamento estetico, anche se importante, il recinto è sempre lo stesso: un sistema economico liberista intoccabile. E allora arriviamo al paradosso, che un operaio debba sentirsi dire da chi l'operaio non farà mai, che per lavorare bisogna rinunciare ai diritti e alla dignità. Certo dimentico... si parla di risveglio democratico, ma c'è la globalizzazione, quella ineluttabile forza trascendente il potere di chiunque organizzazione statale. Siamo in presenza di un qualcosa fuori dal controllo umano: l'uomo ha creato un Dio. E' incredibile cosa possa fare il progresso?!
Se come lei dice la democrazia è importante, perchè privatizzare settori economici anche strategici, togliendoli dal controllo politico e quindi democratico? Perchè dovrei scendere in piazza a fianco di chi, retoricamente, mi parla di democrazia e poi favorisce attraverso il processo economico le oligarchie? Certo, c'è il debito pubblico ma mi chiedo perchè uno Stato debba essere indebitato con privati o banche private. Se uno Stato ha debiti con privati, vuol dire che non è più sovrano, perchè qualcuno può condizionarne la politica.
Può un drappello di uomini allora essere più potente di milioni di persone? E qui siamo al paradosso: non è più lo Stato ad espropriare il privato nel caso non venga rispettato l'interesse sociale, ma è il privato a privatizzare lo Stato contro l'interesse generale. Strano modo di rispettare la Costituzione.
Si signor Veltroni, un'Italia diversa c'è, ed era quella parte , ormai disillusa, che chiedeva al suo partito una reale alternativa allo sfacelo umano e culturale dato dal liberismo sfrenato. E' quella parte d'Italia, che chiedeva di non devastare un territorio, bellissimo, per opere inutili in nome di uno sviluppo insostenibile. Ed era quella parte d'Italia a Genova, che diceva no ad una globalizzazione unicamente del libero mercato in favore di una globalizzazione non solo economica, ma anche dei diritti e degli scambi culturali.
Una Italia diversa c'è, peccato faccia sempre più fatica a credere nel suo partito.
E allora per favore smettetela di parlarci di riformismo, sviluppo e progresso, quando è ormai evidente che non necessariamente lo sviluppo economico è sinonimo di progresso.
Ci avete voluto automi, almeno ora abbiate la coerenza di lasciarci in pace.

domenica 30 gennaio 2011

TUTTE LE VOLTE MEDITATE



Meditate che questo è stato:

Tutte le volte che il Mediterraneo si fa cimitero...
Tutte le volte che il mercato vale più di una persona...
Tutte le volte che un bimbo non ha accesso all'istruzione, o un malato alla sanità...
Tutte le volte che si discrimina qualcuno per convinzioni politiche, etniche, religiose o sessuali...
Tutte le volte che le guerre sono utili per interessi strategici o economici...

Meditate che questo è stato, perchè Auschwitz non è altro che il punto di arrivo di un processo che parte da molto più lontano. Che parte dall'indifferenza difronte a quel male mascherato come inellutabile progresso, il quale porta all'assuefazione e all'abitudine. Si! perchè a lungo andare l'essere umano si abitua a tutto: anche a non vedere ciò che gli sta davanti agli occhi.

Meditate, scolpitele nel vostro cuore o vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi.
E aggiungo: le vostre ricchezze possano andare disperse...

venerdì 28 gennaio 2011

IO STO CON LA FIOM

Purtroppo per l'ennesima volta, il mio ginocchio operato ( ancora, per la quarta volta, con le stampelle) mi impedirà di essere in piazza.
Anche se solo virtualmente, sono a fianco della Fiom e dei Cobas in questa battaglia per i diritti e la democrazia nel nostro Paese.
Pieno appoggio e solidarietà, contro ogni ricatto e autoritarismo.



Certo bisogna farne di strada
da una ginnastica d'obbedienza
fino ad un gesto molto più umano
che ti dia il senso della violenza
però bisogna farne altrettanta
per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni.

giovedì 27 gennaio 2011

IL NEMICO E' SULLE NOSTRE TESTE

Pubblico questo video con la speranza che, non arrendersi e continuare a denunciare le misfatte di questo sistema, possa cambiare qualcosa.

martedì 25 gennaio 2011

IO SONO IGNORANTE

Forse è un mio problema, ma non capisco una cosa. Continuano a dirci di essere in un mondo post ideologico. Ma io vorrei chiedere a tutti quelli che asseriscono questo, delle cose:
Il mercato cos'è?
La globalizzazione, cos'è?
Il capitalismo, cos'è?
Non è forse ideologia questa?
Ma non sarà che continuano a parlarci di fine delle ideologie, per farci mandare giù il boccone amaro dell'unica ideologia che DEVE sopravvivere?
Qualcuno diceva: " there is no alternative!"
E sappiamo tutti chi lo diceva.
Ma io da buon ignorante, ho almeno il beneficio del dubbio.

domenica 23 gennaio 2011

RISPOSTA

La Marcegaglia questa sera sarà alla trasmissione "Che tempo che fa". Rispondo ad alcune anticipazioni tratte da questo link:
"Da sei mesi azione di governo insufficiente"

Signora Marcegaglia, ciò che incattivisce le persone non è la mancanza di crescita.
Ciò che incattivisce le persone, è la mancanza di giustizia sociale, il lavorare per far fare i miliardi a gente, che come lei, ne ha sempre di più.
Ciò che incattivisce le persone, è vedere un operaio pagare tasse al 28 %, e una rendita finanziaria al 12,5%.
Ciò che incattivisce le persone, è sapere che anche l'ideologia fordista considerava il massimo di differenza di stipendi tra le differenti mansioni in un'azienda 1 a 5. Tradotto: se io prendo mille euro, un manager massimo 5000. Non 1000 euro a 400000.
Ciò che incattivisce le persone, è sentirsi dire che una visita specialistica si potrà avere solo dopo mesi nel pubblico, e nello stesso ospedale dopo 4 giorni passando per il privato. Tutto fatto per favorire i privati come lei, signora Marcegaglia.
Ciò che incattivisce le persone, è sentirsi dire che lo Stato non ha soldi, quando i privati fanno fior fior di miliardi.
Ciò che incattivisce le persone, è sentir parlare ancora di crescita come unico modo per una qualche redistribuzione nella società, quando in 30 anni di crescita liberista, le condizioni sono peggiorate.
Ciò che incattivisce le persone, è sentir parlare di solidarietà, e poi creare le condizioni per una società in cui vige la legge della giungla.
Ciò che incattivisce le persone, è sentir parlare di crescita per riassorbire la disoccupazione, quando negli ultimi 30 anni di crescita liberista, si è creato solo più precariato e la disoccupazione è aumentata.
Ciò che incattivisce le persone, è sentirsi dire che per poter lavorare, bisogna rinunciare a diritti costati sangue e lotte ai propri padri o nonni.
Ciò che incattivisce le persone, è sentir parlare di crescita alla base del progresso, quando qui sembra di tornare alle condizioni dell' '800.
Ciò che incattivisce le persone, è sentir parlare di aumento di produttività necessaria, quando il mondo è in crisi di sovrapproduzione.
Ciò che incattivisce le persone, è sentir parlare di crescita, in un mondo che ha finito le risorse per poter crescere. Questa è logica: in un mondo finito, è impossibile crescere all'infinito.
Ciò che incattivisce le persone, è che continuate a dare false soluzioni, utili solo a fomentare speranze che in un qualche modo dovrebbero mitizzare le ragioni del conflitto sociale.
Ciò che incattivisce le persone, è sentir parlare di sacrifici necessari, quando a fare i sacrifici sono sempre gli stessi: i lavoratori.
Ciò che incattivisce le persone, è sentirsi dire che un imprenditore può fare un capannone per non pagare le tasse ( o pagarne meno), quando io pago fino all'ultimo centesimo. Ma poi il capannone a chi resta?
Ciò che incattivisce le persone, è sentir parlare di "capitale umano". Tradotto: vali solo in base a quanto riesci a rendere per favorire il sistema. Ma come, non eravamo noi le società avanzate ultra liberali, ultra democratiche, che consideravano l'individuo sacro?

E mi fermo qui, perchè potrei andare oltre. Solo che finisce che mi incazzo davvero e mi rovino una serata apparentemente quieta.

venerdì 21 gennaio 2011

IL REGIME DEI PADRONI

Ieri sera ho partecipato ad un incontro con Giorgio Cremaschi, nel quale ha presentato il suo nuovo libro " Il regime dei padroni".
In questo video, una piccola recensione:

CONSIGLIATO LONTANO DAI PASTI

Mi chiedo come abbiamo potuto ridurci così in basso.
Se avessi una figlia in questo video, mi chiederei dove ho sbagliato.


Peccato, il video è stato rimosso.
Che qualcuno mi abbia ascoltato?
Era inerente alle ragazze padane...

giovedì 20 gennaio 2011

A BABBO NATALE QUALCUNO CI CREDERA'

I giudici sono di sinistra....
Io andrei ma....
La procura non è competente...
E' una persecuzione....

Solo ora capisco che avevo ragione alle elementari quando, preso un brutto voto, tornato a casa giustificavo l'accaduto dicendo che la maestra ce l'aveva con me. Tra i banchi della mia scuola di paese, ci deve essere sicuramente stata qualche maestra di destra ( essendo io di sinistra) che voleva farmi fuori.

Ma il mio calcio nel culo lo prendevo lo stesso! anche se solo adesso ne comprendo la funzione terapeutica.

Ma in questo paese, ci sarà sicuramente qualcuno che ci crederà: in Italia Babbo Natale esiste anche per gli adulti.

martedì 18 gennaio 2011

COME UN PUGILE ALL'ANGOLO

Le ossa rotte, massacrate. Un pungile messo all'angolo che non riesce più non dico a schivare i colpi, ma che non è quasi nemmeno in grado di capire da dove quei colpi provengono. Gancio, montante...le forze iniziano a mancare. Le gambe sembrano cedere, la vista è sempre più offuscata dal sangue. Le guance gonfie, un labbro tagliato e ormai anche la dentiera è saltata. Messo all'angolo, i minuti passano: ti chiedi se forse non sarebbe meglio cadere e farsi contare il KO, ma ormai non hai più nemmeno la capacità di pensare. Troppi colpi, sempre più audaci e precisi, sembrano toglierti ogni speranza in un incedere dal quale pare impossibile fuggire. Guardi il tuo allenatore con la spugna in mano e sei combattutto: forse sarebbe meglio la lanciasse?! E nel frattempo i colpi non danno scampo. Uno zigomo è saltato. Il tuo allenatore ti guarda, non lancia la spugna, con il sangue che ormai è dappertutto. Cadi e sei in ginocchio, ma con uno scatto di reni ti rimetti in piedi. Forse i miracoli esistono! I colpi però sono sempre più forti e precisi: nel tuo cervello, non c'è più nemmeno la minima idea di una qualche reazione: troppa disparità di forze sul Ring. Ma non vuoi cadere, anche se continui a cercare l'allenatore come se riponessi in lui le ultime speranze di fuggire all'umiliazione. Certo... sarebbe meno umiliante se gettasse la spugna piuttosto che sentirsi contare il KO con la faccia sul pavimento. Ma lui niente: sempre impassibile a guardare la tua possibile fine. E i colpi continuano, violenti, sprezzanti di una qualsiasi umanità, disinteressati al tuo sangue e al tuo corpo ormai più simile ad una larva. Ora sai che l'allenatore non getterà la spugna e devi scegliere: tentare di reagire ai colpi, o subirli fino alla fine sapendo che potrebbe gettare quella maledetta spugna solo dopo il KO. E allora oltre alla sconfitta, ci sarebbe anche l'umiliazione di vedersi con la faccia sul pavimento, senza nemmeno aver provato fino alla fine a vincere.

Metaforicamente l'allenatore è la vita, il gettare la spugna la morte, e i colpi tutta la merda che giornalmente siamo costretti a subire e vedere. Non sappiamo, o non possiamo scegliere, quando la vita finirà: ma possiamo scegliere se viverla con dignità fino alla fine. Sino a quando quella spugna non verrà gettata, ne pagheremo le conseguenze. Tanto vale reagire e, se proprio devo subire e perdere, cadere con la faccia su quel pavimento con onore. Perchè nonostante una possibile sconfitta, anche nel perdere c'è differenza.

domenica 16 gennaio 2011

ANCHE DA SOLO, MA IN FONDO NON SONO SOLO

Sogno un mondo dove se ho due panini, e un' altra persona non ha niente, possa donarne uno senza dover chiamare questo carità, ma Giustizia. Perchè la carità mantiene lo status quo, la Giustizia cerca le cause di quella povertà.
Marco.

Lo so, questa specie di aforisma non entrerà mai nelle frasi celebri, non sarà mai una frase che troverete su wikipedia e non mi interessa nemmeno più di tanto. Non alla gloria ambisco, visto che è acquisita dopo la morte, ma ad una vita dignitosa perchè la mia vita è adesso, e della gloria non so cosa farmene. Posso dire che in questa frase, ritrovo la mia dignità, la giornaliera voglia di lottare contro questo sistema che fa del privilegio un riconoscimento sociale. Sono fermamente convinto però ( e il voto degli impiegati a Mirafiori credo lo abbia ribadito), che il privilegio non renda liberi, così come non esiste libertà senza responsabilità e coscienza del mondo in cui si vive. In questa frase, ritrovo la mia voglia di lottare contro le spietate leggi del mercato, contro questo asservimento dell'uomo ad una sua invenzione diventata ormai paradossalmente un'entità terza incontrollabile. In questa frase trovo ancora la forza di ribadire, che non l'uomo deve servire all'economia, ma il contrario. Perchè ormai quando ascolto statistiche descrivere la situazione di produttività e salari, mi ribolle il sangue. Quando sento parlare di sacrifici necessari alle esigenze di mercato, mi tremano i polsi capendo che queste esigenze non sono altro che il frutto di dogmi, utili a mantenere l'asservimento dei molti, perpetuando l'immenso accumulo di profitti dei pochi.
Serve un nuovo modo di pensare la società, il lavoro e lo sfruttamento delle risorse naturali che non sono di una nazione o di un popolo, ma di tutti i 7 miliardi di persone che abitano questo mondo. Non è con le guerre per accapparrarsi le risorse che si costruisce la pace, non è con la forza militare o economica che si costruiscono le basi per un reale progresso della società.
Sono stanco di sentire parlare di competitività, e non vedo il perchè io povero operaio, mi debba alzare la mattina e sentirmi in competizione con un cinese, forse ancora più povero di me, per far funzionare un sistema che ci mantiene poveri entrambi e sempre più asserviti alle sue logiche.
Il mondo che il potere ci dipinge, è simile ad un deserto sempre più arido e senza speranza. Sono convinto che essere di sinistra però, voglia dire non rassegnarsi a questa descrizione iconografica, ma cercare quei prati verdi che esistono aldilà dei muri che loro vogliono farci credere insormontabili.
Con questa frase, mi sento più vicino a quei prati e forse, nonostante tutto, dalla parte giusta della Storia.
C'è chi sceglie di dedicare la propria vita all'accumulo di denaro nonostante tutta la miseria umana che questo provoca intorno. Da parte mia ho sempre detto di essere contro questo sistema non perchè in questo momento storico mi trovo dalla parte dei deboli, ma per fare in modo che non esistano i forti. Sarò anche un povero idealista, ma in tutte le epoche il cambiamento è sembrato utopia, e solo con le idee si può cambiare.
Se necessario anche da solo, ma in questa battaglia non sono sicuramente solo.



"Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell'abbondanza, ci ha dato povertà."

sabato 15 gennaio 2011

CIAO NONNA

Ieri è venuta a mancare la nonna: una nonna lontana che potrebbe essere la nonna di tutti noi. Un'altra persona se ne andata, e mai più niente sarà come prima. La morte, come sempre, pone importanti riflessioni su quanto riusciamo realmente a godere delle persone che abbiamo al nostro fianco, su quanto siamo in grado di non dare per scontata la presenza di chi amiamo.
Ma è morta la nonna, e un altro pezzo di storia se ne andato. Se ne andata con quel suo sorriso, che forse noi nonostante l'essere giovani non riusciamo più ad avere.
Nel Vedanta testo sacro indiano, ci si chiede se non sia il tempo a vedere l'essere umano trascorrere e non viceversa. Forse è così, ma il tempo passerà sicuramente, seppur non sarà mai più come prima. Quel tempo che a volte si vorrebbe fermare, per poter dire quello che non si è riusciti a dire; quel tempo che tutto travolge lasciandoci solo la possibilità di riflettere e imparare da ciò che è stato; quel tempo che tutto trasforma in ricordo, con il quale si spera di riuscire a colmare in parte i vuoti lasciati dalle persone che ci vengono a mancare.
Quanto sarebbe bello fermarti tempo, per evitare i dolori della vita?! Perchè è sempre troppo difficile sentirsi così impotenti difronte a te.
Ma è la vita, e un'altra vita si è spenta.

Ciao nonna, possa tu riposare in pace, e proteggere i tuoi cari dal cielo.

GRAZIE AGLI OPERAI DEL NO

Io sono un operaio, nel lavoro come nella vita: apparentemente dalla parte sbagliata della barricata. Quello di Mirafiori, nonostante tutti i ricatti e le pressioni, è stato un voto che ha dimostrato quanto gli operai abbiano bisogno di dignità. Ma la mia rabbia, si dirige contro gli impiegati che, giornalmente, vedo ormai asserviti ai padroni. Bello mantenere il posto di lavoro sulla schiena degli altri, vero? Bello lavorare al caldo, con ritmi di lavoro che non sono certo quelli della catena di montaggio, vero? Così come è bello, avere la pausettina caffè a metà mattina , senza dover aspettare i 10 minuti che ti vengono assegnati da contratto, vero? E per parlare di cose che, il più delle volte, fanno ingozza e venire il vomito per le stupidate che vengono dette. Così come è bello, iniziare il lavoro alle 8.30 di mattino, quando un operaio in catena è già 2 ore e mezza che lavora, vero? Ma non importa: la fatica è degli altri, quindi a me non interessa. E in questa società del cazzo, che fa del privilegio uno status di riconoscimento sociale, cosa interessa a me se mantengo il lavoro sulla schiena, la pelle e il sudore degli altri? A parte che non vedo cosa ci sia di così bello nel fare l'impiegato: 8 ore chiuso in un ufficio, a fare tutto ciò che ti dice il padrone e il più delle volte in un clima di leccaculismo da far rabbrividire. Certo è sempre meglio della catena di montaggio, ma se proprio devo scegliere preferisco stare con gli ultimi e combattere contro tutto ciò. Almeno non sarò vittima e carnefice!!!! Ora, visto che hanno votato a maggioranza si, chiedo che le stesse condizioni di lavoro vengano pretese anche dagli impiegati. Se hanno votato sì, vuol dire che a loro piace lavorare a quelle condizioni: è giusto che provino e che se ne assumino responsabilmente le conseguenze.

REFERENDUM FIAT

Il "no" sembra in vantaggio dopo lo scrutinio delle prime schede. Se vince il "no", oltre a festeggiare e a ringraziare gli operai che hanno reso possibile ciò che veniva considerato un miracolo, bisogna alacremente adoperarsi per non lasciarli soli. Qualunque siano le conseguenze, quegli operai vanno aiutati perchè sono degli eroi. Se vince il "no", quelle PERSONE avrannno difeso anche la mia dignità.
Ma stiamo a vedere fiduciosi.

mercoledì 12 gennaio 2011

MESSAGGIO AGLI OPERAI



Un grazie di cuore, un grazie di cuore a tutti quegli operai che quando votano, pensano più alla paura dell'immigrato che a quello che fanno. Vorrà dire che, a forza di perdere lavoro, un giorno saremo costretti noi ad emigrare e allora di chi avremo paura, di noi stessi? Inizio a pensare che, in un paese in costante regressione culturale come il nostro, sia necessario il patentino per poter votare. Perchè è inutile dire, o ribadire, che tanti operai hanno votato contro il proprio interesse. Chi è causa del suo mal... pianga se stesso. Mi dispiace solo che piange anche chi non ha colpa...

martedì 11 gennaio 2011

MA COSA TI MANCA?

E sono ancora qui, difronte alla tastiera, con la voglia di scrivere, di esprimere tutto il mio dissenso. Già questo, visto la situazione, è un successo: quanto è difficile resistere a quella tentazione di lasciarsi andare! Poi però ti rendi conto che per quanto ti sforzi, i tuoi occhi vedono e la testa ragiona o almeno sembra ragionare: quante volte in preda allo sconforto, mi dico che forse sarebbe meglio il contrario! Ma è così, non riesco ad essere come loro, non ci riesco proprio. La mattina mi alzo, e provo a ripetermi che in fondo questo sistema non mi fa mancare niente: tre pasti al giorno, una macchina seppur vecchia e una casa della quale di mio ho solo l'intestazione visto che è della banca ( e dopo i vari economisti o politicanti mi devono venire a dire perchè sventolano, giubilanti, dati come quello che sembra testimoniare che l'80% degli italiani ha ormai una abitazione di proprietà. Se andassimo a spulciare il dato, secondo me una buonissima percentuale è in comproprietà: intestatario/banca). E non vedo cosa ci sia di così positivo, quando la maggior parte di noi, deve lavorare 20 o 30 anni per avere un' abitazione. Devo lavorare 20 anni, per avere ciò che, in quanto essere umano, mi spetterebbe di diritto. Anche ad un cane ( con tutto il rispetto per gli animali) diamo la cuccia, e non mi sembra gli venga data dopo vent'anni di lavoro. Io lavoro vent'anni, e mi fregano pure i soldi degli interessi! Pazienza pagare gli interessi su una macchina presa a rate, ma sulla casa proprio mi sembra un tantino ingiusto. Della macchina posso anche farne a meno, della casa no! Ma mi alzo la mattina, e voglio autoconvincermi che non mi manca proprio niente: meglio di così! Ho tutto: un lavoro, una donna e se voglio qualche soldino per andare a divertirmi (visto i tempi anche questa è una fortuna). Ma allora cosa mi manca? Perchè quando ti lamenti di qualcosa che non va, trovi sempre il solito beota che ti dice: ma cosa ti manca, non ti manca niente! Mi manca un mondo giusto, e se non è giusto, che almeno si provi a migliorarlo. Mi manca un mondo, dove non ci si debba sgozzare per raccogliere le briciole che ti vengono lasciate tanto per tenerti calmo e farti credere, che tutti possono farcela in fondo. Mi manca un mondo, dove il lavoro non sia ricatto o costrizione, ma solo un modo per contribuire allo sviluppo della società: perchè non posso credere che da alcune parti ci sia gente in cassa integrazione, quando in altre fanno straordinari. Mi manca un mondo, dove non ci sia nessuno che faccia i miliardi con la mia schiena: perchè per quanto ci riempiano la testa di assurdità, tutti abbiamo bisogno di tutti: mi piacerebbe vedere un imprenditore solo cosa fa. Mi manca un mondo, dove non possa esistere nessun uomo in grado di ricattare interi Stati. Mi manca un mondo, dove la tecnologia sia usata veramente per migliorare le condizioni lavorative, e non per aumentare la produttività con meno personale. E mi manca un mondo, dove si misuri il valore della persona non da quanti soldi possiede, ma da quanto attraverso il suo operato riesce a rendere il mondo un posto migliore. Perchè tutti ci parlano di ambizione, competitività, ma ci rendiamo conto della desolazione umana che questo provoca? Dopo decenni di politiche economiche liberiste basate sull'ambizione e la competitività, stiamo forse tutti meglio? Abbiamo forse una vita più sicura, rapporti umani più soddisfacenti e un lavoro che riesca a garantirci dignità? Abbiamo eliminato la fame nel mondo? La povertà? Le guerre? Lavoriamo forse meno, per dedicare più tempo agli affetti? niente di tutto questo purtroppo. Ma cosa ti manca, mi chiedono. Sveglia ragazzi, sveglia: essere adulti non vuol dire solo portare taglia XL e numero 45 di scarpe.

venerdì 7 gennaio 2011

15 OTTOBRE 1980

Il 15 ottobre 1980, al cinema Smeraldo di Torino, tutti gli operai facenti parte del consiglio di fabbrica allargato della Fiat si incontrarono con i dirigenti sindacali. Fu un momento amarissimo. Giovanni Falcone, delegato della sezione carrozzeria di Mirafiori, tenne un memorabile discorso, un epitaffio per le speranze di una generazione di operai del tutto particolare:
Un compagno poche sere fa mi diceva:" E' un fatto storico, un altro compagno come noi aveva parlato nel 1969, oggi parli tu e si chiude un'epoca." Allora si apriva, ora si chiude...Mi lascia l'amaro in bocca, questo. Perchè per me dodici anni di lotta non sono stati soltanto dodici anni di lotta così, ma è stata una lunga esperienza politica, lo è stata per tutti. Ci pensate? Un emigrante che viene su dalla campagna, come tanti altri. Non sapevo dire una parola... tanta timidezza ( in parte ce l'ho ancora ma molta è superata), fare dei discorsi politici! Voi pensate che la Fiat possa ancora tenere uno come me nella fabbrica? Possa ancora richiamarlo in officina? ( applausi, consensi calorosi)... E' una minoranza, sicuramente, che ha fatto le cose, la minoranza degli operai. Ma è la minoranza che ha sempre contato, che ha sempre fatto le cose. Noi, se avessimo avuto la maggioranza degli operai che partecipava attivamente, cioè che tutti venivano in Piazza San Carlo, che tutti stavano davanti ai cancelli, cari compagni, noi non credo che avremmo respinto solo i licenziamenti ma senz'altro avremmo fatto le cose più grosse. La Polonia ci insegna... un paese come la Polonia, avete visto cosa hanno fatto avendo avuto il consenso di tutti gli operai? Noi sappiamo che in Italia, in un paese come l'Italia, noi non possiamo mai avere il consenso, e la partecipazione soprattutto fisica, morale, di tutti gli operai, perchè all'interno degli operai, oggi, ci sono degli interessi diversi...
( Marinetti: " Tempo compagno, cerca di concludere"). Non ti preoccupare, compagno, ho anche il diritto, dopo dodici anni mi cacciano fuori, concedetemi, almeno, di parlare ancora ( applausi scroscianti), perchè io credo ( tra gli applausi), io credo che questa possibilità, come delegato Fiat, come operaio Fiat, non ce l'avrò mai più. Almeno ho la soddifazione di aver chiuso in bellezza e sono contento di tutte le lotte che ho fatto, al di là che il padrone non mi riprenda più ( ovazione).

Testo tratto da: " Storia d'Italia dal dopoguerra ad oggi" Paul Ginsborg pp.544-545

Cosa è cambiato in 30 anni? E continuano a dirmi che questo è il miglior sistema possibile. Il lavoro, per essere dignitoso, non deve essere un ricatto. Sono spiacente, ma fino a quando un lavoratore, per il solo fatto di esprimere o difendere le proprie idee e dignità, correrà il rischio di venir licenziato, la Democrazia starà da un'altra parte. Senza Democrazia nei luoghi di lavoro, non ci può essere Democrazia politica. Senza Democrazia nei luoghi di lavoro, ci sono solo i ricatti per avere briciole di pane.



Capire che cosa vuol dire, lottare per la libertà. Capire che la libertà, è prima di tutto dignità.

giovedì 6 gennaio 2011

UNA MIA CONSIDERAZIONE SULLA FABBRICA E LA REIFICAZIONE DELL'ESSERE UMANO

La fabbrica è la morte del pensiero e di conseguenza una lenta agonia che porta alla morte della persona. La considero anche la morte dell'autostima: devi sentirti debole, inutile e il più possibile incapace perchè solo così vieni reso impotente. Da questo deduco che la condizione di produttività o efficienza, con cui misuriamo la nostra capacità di essere utili al mercato, viene raggiunta a scapito del cervello. In fabbrica un operaio non deve pensare e non deve chiedersi quale utilità abbia il suo lavoro, ma solo eseguire ordini perché in quelle ore smette di essere sovrano della propria persona. Sei una merce, al prezzo di mercato per altro in costante ribasso, utile al sistema come un ingranaggio è utile al funzionamento di un orologio. Allineati e coperti con ritmi sempre più frenetici, ci dicono di essere in società libere, ma cosa è la libertà? Un operaio è libero? Credo che la condizione di lavoratore dipendente sia in antitesi con la libertà. Ciò che ci ostiniamo a chiamare libertà, non è altro che la libera circolazione delle merci e la costante coercizione del più forte sul bebole. La vera libertà, è poter scegliere cosa sia meglio per il proprio cammino, e assieme agli altri il cammino migliore per un reale progresso della società. L’uomo che si è fatto da solo, è pura invenzione per mantenere vivo il mito del successo. Perché un uomo da solo, non è nulla.

lunedì 3 gennaio 2011

LE MIE CONDIZIONI

Se vince il no, la FIAT non farà gli investimenti a Mirafiori. Già girano le scatole che, in un qualcosa definito come democrazia, si debba votare un referendum sotto minaccia di perdere il lavoro. Immagino già i padri di famiglia cosa potranno scegliere. Chi avrà il coraggio o la coscienza di votare contro? Ma in un impeto di ottimismo, mi piacerebbe pensare nel caso vincesse il No, le condizioni alle quali la FIAT dovrebbe sottostare: se vince il No, il gruppo deve impegnarsi a rispettare il contratto nazionale dei metalmeccanici in tutte le aziende sul suolo patrio. Se vince il No, in caso di ulteriori investimenti all'estero, per ogni euro investito l'azienza dovrà impegnarsi a versare 50 centesimi di euro nelle casse dello stato italiano. In fondo, i soldi li ha fatti con il lavoro di italiani e anche grazie a tutte le agevolazioni fiscali. Nel caso poi vada all'estero, lo stato italiano dovrebbe chiedere che vengano rispettati tutti i diritti contrattuali vigenti in Italia e le garanzie minime sindacali. Non possiamo permetterci lassismi in quanto siamo convinti che un'azienda all'estero, rappresenti la credibilità dell'intera nazione di provenienza. Detto questo crediamo che il lavoro debba servire agli uomini e non il contrario; siamo fermamente convinti che un sistema fondato sulla Gustizia debba sempre mettere in primo piano i bisogni dell'individuo.
Che bello sognare: forse è l'unico modo per fuggire allo scempio di questa realtà. Certo sarebbe bello che uno Stato, in quanto rappresentante del bene comune, si facesse garante dei diritti di tutti. Ma è il libero mercato bellezza, e il più forte vince. E se non vince, lo facciamo vincere lo stesso perchè è il privato che conta. Più mercato, più competizione e più benessere: questo ci viene ripetuto nonostante le condizioni stiano peggiorando. Va bene basta non voglio rovinarmi la serata, adesso torno nel mio sogno: è l'unico modo per sopravvivere a questa realtà. Se vince il No.......