lunedì 15 aprile 2013

Svegliamoci!!!!!

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INPS AL COLLASSO. ADDIO PENSIONI



VALERIO LO MONACO (ilribelle.com) - Una azienda con un patrimonio di 41 miliardi che nel giro di un paio d'anni ne avesse persi così tanti da farlo scendere a soli 15, verrebbe considerata sana oppure oppure desterebbe se non altro l'interesse di andarne a capire il motivo? E ancora di più: nel caso in cui questa "azienda" fosse di importanza fondamentale non solo per i suoi azionisti ma per l'intero Paese del quale fa parte, sarebbe il caso, a livello informativo, di dare risalto alla notizia e di farla entrare nel dibattito pubblico? Le risposte sono scontate, ma le domande servono a introdurre l'argomento. Perché lo Stato del quale parliamo è l'Italia, e l'"azienda" con questi conti disastrati si chiama Inps.

L'istituto di previdenza, infatti, aveva a fine 2011 un patrimonio di 41 miliardi, come detto, il quale si è ridotto a soli 15 in 24 mesi. Ma è a livello tendenziale che le cose peggiorano e destano ancora più preoccupazione.

Ci sono due elementi importanti da tenere in considerazione più un terzo che è addirittura determinante.

Inpdap profondo rosso

Il primo, motivo principale di questo calo del patrimonio, è relativo alla fusione recente di Inpdap e Inps, cioè il fatto che il sistema pensionistico del settore pubblico sia stato fatto confluire all'interno di quello del settore privato (operazione datata appunto 2012). La fusione di questi due enti era stata prevista trionfalmente, comunicando che, per via dei tagli alle spese che tale operazione avrebbe comportato si sarebbero risparmiate alcune centinaia di milioni di euro. Cosa puntualmente ancora non verificata, visto che sia la prevista gestione unica degli immobili dei due enti sia la razionalizzazione del personale è ancora di là dal venire.

Nel frattempo, però, questo matrimonio ha portato in dote al sistema pensionistico del settore privato oltre 10 miliardi di rosso, contribuendo ad affossare ancora di più le riserve originarie dell'Inps conteggiate a fine 2011.

Lo Stato moroso

Il secondo dato allarmante contiene una riflessione interessante, visto che, come si dice, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si prende. Dunque, il grande buco dell'Inpdap - che, ribadiamo, era l'ente pensionistico dei dipendenti del settore pubblico - dipende direttamente da un elemento chiave: le pubbliche amministrazioni, da tempo e in modo diffuso, non stanno pagando del tutto i contributi pensionistici dovuti dei propri dipendenti. Si tratta di una somma stimata in circa 30 miliardi, che grava ovviamente sul bilancio già fortemente compromesso dello Stato ma che, attenzione, non è ancora stato messo agli atti, visto che proprio mediante la fusione con l'Inps è stato, per il momento, occultato.

Ora, già il fatto che le amministrazioni pubbliche non stiano versando tutti i contributi dei dipendenti, cioè che lo Stato sia moroso verso se stesso e i suoi dipendenti, è cosa che dovrebbe chiarire da sola la situazione generale. Ma che ora - ed eccoci alla riflessione poco ortodossa accennata poc'anzi - vi sia stata questa misura di accorpamento tra Inpdap e Inps fa venire più di qualche dubbio. È come se - meglio: è - lo Stato avesse scelto di prendere un proprio ente in forte deficit (nel quale da una parte doveva far confluire alcune proprie spese, cioè i contributi dei dipendenti, e dall'altra far uscire altre spese, cioè l'erogazione delle pensioni) e lo avesse inserito, come un cavallo di troia malefico, nell'altro ente (l'Inps) in cui sono i privati a far confluire i propri contributi per unire il tutto in un calderone, prossimo al collasso, sul quale far gravare un fallimento complessivo. Tra un po', in altre parole, siccome l'Inps, con il patrimonio così drasticamente intaccato e con i conti tendenziali in rosso, non potrà più erogare le pensioni, si prenderà atto della cosa dimenticandosi che buona parte di questo scenario catastrofico dipende proprio dai mancati versamenti del settore pubblico.

Baby boomers all'incasso (forse)

Il terzo elemento, anche in questo caso assente dal dibattito e dalle analisi attuali, risiede nella constatazione che proprio in questi anni, e per il prossimo quinquennio, c'è una enorme fetta del Paese a dover andare in pensione. Si tratta della generazione dei baby boomers. Di quelli, per intenderci, che negli anni Settanta tentarono la "rivoluzione" più celebrata che concreta. E che, "una volta al potere", al posto delle rivoluzioni si sono invece premurati di mettere al riparo i propri meri interessi. Oggi, in età pensionistica, appunto, sono in procinto di passare all'incasso. Se questa massa di persone fosse messa in grado di andare dritta in pensione così come giustamente previsto, l'Inps crollerebbe in modo definitivo nel giro di qualche anno appena. Ribadiamo, infatti, che già a fine 2013 il bilancio complessivo dell'Inps è atteso a poco oltre 15 miliardi. Dai 41 di fine 2011.

Non solo: tutte le operazioni relative al sistema pensionistico degli ultimi anni a questo punto possono - e devono - essere interpretate alla luce dei dati che ora stanno venendo fuori, ma che evidentemente già anni addietro erano ben presenti all'interno degli ambienti politici. Nel luglio del 2010, sul Mensile, pubblicammo questo articolo: "In Pensione a 100 anni" . Oggi bisogna aggiornarlo. Il tentativo neanche troppo velato, almeno per chi voglia accorgersene, è quello di evitare proprio che persone possano andare in pensione. Il che si applica facendole lavorare il più a lungo possibile, spostando sempre in là la data in cui sarà possibile andare in pensione. Con questo si otterrà il risultato di aver fatto lavorare tutta la vita le persone, facendogli versare montagne di contributi, sino al punto in cui avranno davanti ancora pochissimi anni, una volta andate in pensione, per avere indietro dallo Stato solo una piccola parte di quanto versato. Sempre che non muoiano prima sulla scrivania del proprio posto di lavoro.

I giovani sono completamente fuori

Parallelamente, il fatto che così tante persone non possano lasciare il posto di lavoro sino di fatto alla vecchiaia comporta anche l'assoluta mancanza di turnover, e dunque pochissimo accesso dei giovani al mondo del lavoro. Come stiamo puntualmente verificando. Questi, già penalizzati dalle riforme Fornero sul lavoro che hanno aumentato le già elevate sperequazioni precedenti, tra contratti da fame a 500 euro al mese e senza alcuna possibilità di accedere a un posto di lavoro degno di questo nome, in ogni caso, ora e domani, non saranno comunque in grado di versare contributi in quantità bastante a pagare le pensioni di chi, via via, in ritardo e alla fine, comunque (per ora: almeno secondo le norme attuali) in pensione poco alla volta ci sta andando.

Il tutto, naturalmente, contribuisce a peggiorare il quadro già disastroso dell'Inps.

Dobbiamo a questo punto necessariamente correggerci. A destare preoccupazione sono le cose incerte. Mentre qui si può tranquillamente parlare di una certezza: l'Inps sta finendo nel buco nero statale e dunque le pensioni non potranno essere più erogate a breve. Molto a breve, a meno di stravolgimenti sistemici (uscita dall'Euro e ripresa della sovranità monetaria, ad esempio) che per ora comunque non sono all'orizzonte. Il che apre scenari non preoccupanti, ma terrorizzanti. Nel silenzio generale di chi sa ma non vuole far sapere.

Valerio Lo Monaco
Fonte: www.ilribelle.com
Link: http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2013/3/26/inps-al-collasso-addio-pensioni.html

giovedì 28 marzo 2013

L' ORA DEL CAMBIAMENTO



Perché la vita non è gioiosa , felice ed equa per tutti?  E ribadisco tutti….  Perchè dobbiamo rinunciare a noi stessi per un benessere inesistente? Perché non possiamo dedicarci ai nostri figli oppure ai nostri genitori o nonni nel momento del bisogno? Perché è così difficile aiutare e rispettare gli uni e gli altri! Chi ha voluto un mondo così e perché? di chi è la colpa????? Chi si è permesso di decidere??? Chi pagherà le conseguenze????


Da sempre l’ uomo si è posto queste innumerevoli domande ma poi, come fa il vento  le ha spazzate vie dalla mente, ignorandole, lasciandole appassire come i fiori senz’ acqua senza porvi mai rimedio.(almeno per quanto riguarda la massa)


La colpa……ah la colpa………non la desidera mai nessuno ma esiste, eccome, ed allora come fare a recapitarla al vero destinatario, come si può scovarlo nelle miriadi di vicessitudini e avvenimenti del mondo.


La soluzione per quanto ovvia è drammaticamente nascosta oppure impolverata da qualche parte del nostro cervello al quale basterebbe ridar vita  per vedere così chiaro da scorgere i fondali marini.


Innanzi tutto dobbiamo tornare umili e studenti, riscoprire la bellezza dei piccoli gesti e la bontà del nostro cuore giorno dopo giorno, avere il coraggio di vedere il problema da altre angolazioni perché così magari possa essere risolto nel modo migliore possibile.


La soluzione è semplicemente una nostra presa di coscienza di tutta la menzogna in cui viviamo e basterebbe, come citato sopra, uscire di casa e ricominciare, magari a vivere davvero!!!!!!!!!

Il tempo del cambiamento è giunto ma non dobbiamo accettare  quello imposto dai manipolatori di coscienza (politici ,banche, commissioni europee, onu, chiesa, ecc.) che da secoli ci hanno ridotto sempre più in schiavitù (nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo) ma deve essere un cambiamento totale di noi stessi, veritiero e profondo che ci riporti il prima possibile a ricredere nella verità, nell’ amicizia nell’ amore nella fiducia ed anche a Dio(in questo momento ne abbiamo davvero bisogno)…….dobbiamo spegnere la tv e resettare il cervello e tornare a vivere ….   

Semplice vero?
 

martedì 17 luglio 2012

Perchè?

Una domanda per tutti gli esperti: "se il governo Monti era la salvezza dell'Italia, perchè dopo 8 mesi di governo stiamo soccombendo sotto i colpi dei declassamenti?"
Non sarà che questi declassamenti, sono utili solo a svalutare il patrimonio pubblico per quindi poterlo vendere a prezzi stracciati?

Il problema è l'Euro e la sovranità monetaria!
Se non riacquistiamo la possibilità di stampare moneta, tutta la nostra economia verrà risucchiata dagli interessi di un falso debito.

Svegliamoci prima, perchè questo è solo l'inizio della notte neoliberista che ci aspetta.
Argentina, docet.

sabato 26 maggio 2012

Considerazioni

La crisi morde, e il degrado al quale stiamo assistendo lascia sbalorditi. Tutto ormai si riduce ad una contrattazione al ribasso in  qualsiasi campo della vita politica, economica e sociale di questo paese. Sotto il peso del ricatto della crisi e di questa stolta teoria di sviluppo, subiamo miserie che fino a qualche decennio passato pensavamo buttate nel dimenticatoio della storia.
Così ci ritroviamo qui a difendere nel terzo millennio l'acqua come bene pubblico, ad aggrapparci ad un lavoro che nella maggior parte dei casi subiamo come violenza psicologica e sociale senza una qualche speranza di realizzazione professionale; a lottare per ciò che ritenevamo elementari diritti di una società civile come poter godere di una vecchiaia senza il dover pensare a come fare per mantenersi.
Siamo in crisi, in crisi di sistema economico e antropologica: ci hanno cambiati in questi 40 anni, adattati ad un pensiero unico che, promuovendo individualismo e competizione, ora ci sta conducendo diritti ad un nuovo medioevo di barbarie.
E' crisi di umanità, perchè oltre a qualche emozione superficiale innescata dal sistema, siamo automi abbandonati al nichilismo e fatalità deresponsabilizzati da qualsiasi fattore sociale e solidale.
La miseria sottoculturale, umana e morale è ben visibile ogni giorno ai miei occhi: mi basta solo uscire di casa e guardarmi attorno.
Sicuramente è anche colpa nostra che non siamo riusciti a difenderci, probabilmente perchè non compreso la gravità della situazione o la capziosità del sistema, riducendoci ad una società nella quale siamo considerati l'equivalente di bambini.
Il nostro spazio di azione libera e con qualche reale potere decisionale , tranne rarissimi casi, si manifesta nello scegliere quale merce  comprare per renderci ancora più inutili,idioti e sucubi al sistema.
E allora vedi operai fare rate di 6 anni per cambiare macchine da 35 mila euro, famiglie che elemosinano maggiori ore di lavoro per poter permettersi ciò che " ti fa stare al passo coi tempi".
Promettendoci futuri radiosi, ci hanno fatto credere di poter essere tutti ricchi uguali con l'artefizio del fare i ricchi con i debiti.
La miseria di vedere gente inseguire ricchezza, mentre in realtà si rende solo più schiava.
Una volta il povero serviva il padrone, per bisogno, ma sapeva di essere sfruttato; adesso c'è il salario e la condivisione di orizzonti infiniti di prosperità ed emancipazione.
Mi fermo qui, ma potrei andare oltre.
Mi scuso per possibili eventuali errori ortografici ma non ho nemmeno la voglia di rileggermi.
Solo il fatto di dover scrivere ancora di queste cose, è miseria.

lunedì 21 maggio 2012

PER COSA PAGO LE TASSE? E IO LAVORATORE DIPENDENTE LE PAGO FINO ALL'ULTIMO CENTESIMO

Nel sistema capitalista-liberista, dove tutto è privatizzato e più localmente in Europa dove, grazie all'architettura dell'Euro, si vuole distruggere la rimanente protezione sociale per cosa pago ancora le tasse?
Ho bisogno di un dottore, e la celerità del privato lascia sempre meno spazio al pubblico.
Ho bisogno di un mezzo pubblico, quando grazie al cielo non devo fare 800 cambi di linea, e pago.
Morirò ancora prima di prendere la pensione per la quale sto tutt'ora versando i contributi, e se ci arriverò si prevederà dell'ammontare di 500 euro.
Ci costringono ad assicurarci contro ogni eventualità perchè lo Stato con la storia dell'austerità e del debito non risponde più a nulla.
Ma le tasse per cosa le paghiamo, solo per ripagare un debito fasullo creato dalla finanza?
Per mantenere in vita una moneta che ci soffoca nei diritti, democrazia e ci impoverisce?

Se non ci fossero grandissimi interessi speculativi in ballo, mi verrebbe da dire il classico: " non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire."
Ma chi si arricchisce grazie a questo ci sente bene....eccome!

La povertà morale, politica ed economica sbandierata come progresso.

Rivoglio la mia Lira moneta sovrana!

lunedì 30 aprile 2012

BUON PRIMO MAGGIO

Auguro un buon primo maggio a tutti, ma io non festeggio: c'è poco da festeggiare.
La schiavitù non si festeggia: alla schiavitù ci si ribella.
Anzi: è proprio il giorno in cui più maledico chi  mi costringe a vivere in questa prigione a cielo aperto chiamato lavoro; chi con le leggi mi obbliga a fare tutta la mia vita in una fabbrica, elemosinando lavoro, con l'unica ambizione possibile ad un operaio: la sopravvivenza.
Io non scenderò in nessuna piazza, perchè sarebbe come vedere un detenuto festeggiare la propria prigionia.