sabato 17 luglio 2010

E MI DICONO CHE HO LE CAPACITA'

E' coartante, lo stato di apatia e di emarginazione in cui le mie idee sopravvivono ormai quotidianamente. Per questo parlo sempre, quando sono in mezzo alla gente non posso fare a meno di parlare, quasi a testimoniare che il pensiero unico dominante non ha vinto, che c'è ancora qualcuno con il coraggio di andare contro, di esprimere e sviluppare il proprio senso critico. Non mi importano le risposte che sento ( ad esempio che in Italia ci vorrebbere la dittatura perchè almeno ruberebbe solo una persona), io parlo, spiego e mi incazzo arrivando in settimana addirittura ad urlare contro un leghista di vergognarsi. E' insopportabile quell'arroganza di chi ignorante, crede di poterti insegnare come si fa a stare al mondo.
Parlo con i colleghi, cerco le ragioni storiche, provo ad inculcare un minimo di coscienza di classe in questo sistema contrario alla concezione illuminista di uomo come fine, di uscita dai miti in favore della ragione e mi sento rispondere che io ho le capacità.
Ho le capacità, dovrei fare il sindacalista o il politico perchè a me piace e si vede una certa propensione. Quando sento questo, cado nella disperazione; si apre il vuoto tra la mia concezione di Democrazia e la realtà. Ti lasciano solo aspettando, nell'illusione, che il tuo agire porti i frutti in mezzo alla tempesta. Ma non è così. Un comunista, come mi ritengo, non ha bisogno di leader ma di confronto, non ha bisogno di sentirsi importante ma parte di un progetto comune che porti all'uscita dallo stato di cose in cui siamo precipitati; che porti soprattutto fuori da questa concezione di libertà diventata schiavitù al dogma libero marcato. Non sono le gerarchie, le persone importanti a cambiare ma una coscienza diffusa. In quel " tu hai le capacità" c'è tutta la vittoria di questo sistema nello svuotare le persone, nel renderle incapaci di prendere in mano il proprio destino. Rassegnati all'inconcludenza, mi dicono di andare avanti, di farmi carico della loro rassegnazione, ma credo sarebbe solo l'ennesimo sasso lanciato in mare.
Facendo così, nella mia azione avrei gia i germi dell'ennesimo fallimento: un uomo solo, per quanto capace non può nulla. Preferisco rimanere in mezzo alla gente, parlare e cercare di risvegliare coscienze addormentate. Per quanto serva molta pazienza e il lavoro sia aduo, è l'unico sistema per uscire dalla deriva umana in cui stiamo riprecipitando.

4 commenti:

Gap ha detto...

Non ci sarebbero parole da aggiungere, un discorso così logico e filante da rasentare l'ovvio. Ma è quell'ovvio, quella banalità che manca a questo paese.

la Volpe ha detto...

Hai ragione, ci si dimentica spesso che i generali, senza i soldati, non sono nessuno, come diceva Brecht.

luce ha detto...

Sai che dicono la stessa cosa a me? Come se il parlare di cose di cui si è convinti sia una "capacità" e non una qualità che dovrebbe essere comune a tutti, se convinti di qualcosa, qualunque cosa.
La politica delle persone e non più delle idee, ecco perchè ci dicono cose simili, la capacità oratoria di convincimento e non la forza di una convinzione radicata.
Anche io preferisco rimanere tra la gente e far diventare i miei bambini pensanti e non chiacchieroni.
Un abbraccio grande

Roby Bulgaro ha detto...

Mi ha detto un'amica, Maraptica, che sente il bisogno di mani che si stringano alle sue, mani collaborative; esatto. È quello che manca. Credo sia questo che si vanifica nelle incitazioni dei tuoi interlocutori. Ma io continuo a sperare, come te, nell'utopia di un risveglio comune, che ci veda tutti partecipi di una nuova consapevolezza che tutti siamo qua ed abbiamo bisogno, ciascuno, di rispetto e dignità della vita; e quelli che hanno da perdere da questo sono una misera minoranza di ricchi egoisti ipocriti.