domenica 4 settembre 2016

IL SENSO DI ESSERCI

Tutti noi siamo alla ricerca della felicità, di una vita tranquilla con i nostri cari.
Ma cosa è la felicità, il benessere al quale tutti noi ambiamo in ogni anelito di vita?
Questo sistema continua a illuderci che la felicità dipenda da un qualcosa di esterno da noi, dall'aver più cose, una bella famiglia o un amore per il quale scioglierci.
Eppure, il consumo di psicofarmaci nell'occidente considerato ricco aumenta, e sempre più persone si aggrappano a effimere condizioni per superare il vuoto che attanaglia il quotidiano.
Qui allora nasce l'eterno quesito filosofico sul quale sia lo scopo della nostra vita; possibile che lo scopo della vita sia accumulare cose che comunque un giorno dovremo lasciare in ogni caso?
O la felicità e il senso di esistere dipendono da un percorso interno che porta all'autorealizzazione indipendentemente da ciò che ci circonda, da ciò che abbiamo o lavoro facciamo?
Questi quesiti nascono in me dopo anni di impegno politico, credendo di poter incidere nel cambiamento delle cose.
Una delusione dopo l'altra, leader politici considerati “rivoluzionari” che puntualmente disattendevano le promesse fatte.
Nei momenti di sconforto, sono arrivato a credere che forse il ricco e il povero debbano esistere come esistono il giorno e la notte, il caldo e il freddo o gli uccelli e i pesci.
Infondo la perfezione della natura, si fonda sull'armonia degli opposti.
Ma questo cosa dovrebbe insegnare a noi essere umani, che come ha dimostrato la fisica quantistica siamo parte integrante di questa realtà?
Lo so, sono tutte domande le cui risposte sono difficili da trovare, come è difficile comprendere la realtà che ci circonda.
Un dedalo nel quale ci si potrebbe perdere senza trovare una via di uscita.
Credo che qualsiasi persona dovrebbe provare, però, almeno a riflettere su cosa voglia dire raggiungere il fine ultimo della nostra vita e forse trovare anche la felicità (unico modo per sconfiggere questo sistema che costringe l'uomo ad una continua competizione per la sopravvivenza).
Dopo tutto sorge comunque in me la convinzione che non troveremo mai la felicità e il benessere ( bene dell'essere) curandoci solo del conto in banca e di quante cose abbiamo.
Sarebbe come continuare a pensare di poter curare una ferita che non si rimargina , mettendoci sopra ogni volta un cerotto più bello o grande.



1 commento:

Daniele Verzetti Rockpoeta® ha detto...

In primis bentornato!

E' vero forse non hai e non abbiamo cambiato il mondo, ma magari alcune coscienze sì. Forse il ricco dil povero ci devono essere ma forse no o almeno non in misura così sperequativa.. Forse potrebbe essere più ammissibile l'ipotesi "benestante ed il più ricco", questo non lo so. So però che ci sono momenti in qui il mondo cambia, momenti che hanno segnato un epocale mutamento nella nostra Storia. E cmq chi come te, come noi, ha questo fuoco dentro ha credo sia pure con fatica, sia pure scontrandosi con delusioni cocenti, il dovere morale di continuare e di non cercare ed attendere per forza un leader che ci rappresenti ma essere noi in primis attivi anche nel nostro piccolo per cambiare le cose.