Passa ai contenuti principali

IL MENO PEGGIO

Se c'è una cosa che mi manda letteralmente in bestia, è questo continuo adagiarsi al meno peggio. Anzi...se ti trovi in una situazione migliore di altri, comunque di scarso valore, devi addirittura ritenerti fortunato. E allora capita che se fai un lavoro a tempo indeterminato, e non sei soddisfatto, è in ogni modo necessario rassegnarsi perchè c'è qualcuno che sta peggio di te, che ha un lavoro precario o addirittura è disoccupato. Per carità, non voglio assolutamente minimizzare il dramma di persone che si ritrovano impotenti o quasi nel vortice del libero arbitrio chiamato Mercato, ma è possibile che uno debba sentirsi fortunato per questo? E' possibile che ci si debba sentir fortunati, nel fare un lavoro dove si è sfruttati fino all'ultima goccia di sangue?
Ogni volta che si manifesta un disagio, un rigurgito di ribellione totale, di insofferenza allo stato di cose attuale ti senti consolare con frasi tipo: " pensa se fossi nato qui"; " pensa se non avessi nemmeno quello"; e pensa questo e pensa quello e pensa se non avessi neppure da mangiare. O altrimenti la classica frase dell'importante è la salute: e quando non c'è più?
Ebbene, credo che questo continuo adagiarsi sia controproducente, oltrettutto perchè la situazione inevitabilmente si deteriora, e per questo ritengo necessario fare qualcosa sempre nelle forme democratiche se si vuole migliorare. La rassegnazione, il confortarsi con il meno peggio, può essere utile nel breve per alleviare il malessere, ma nel lungo periodo diventa solo dannoso perchè non cambia niente, non modifica una situazione malata ormai a livello parossistico.
In un post di Gap "Cari amici blogger sono un po' incazzato con voi. ", mi era rimasta impressa la frase dell'immagine all'inizio dell'articolo: " Siamo così giovani che non possiamo aspettare". E' vero, indipendentemente dall'età anagrafica, e dalla volontà di questo sistema di esorcizzare la morte con il mito dell'eterna giovinezza, il tempo passa inesorabile, consumato nell'assurdità di una situazione che ci vede spettatori di un disegno già scritto, al quale possiamo solo assistere con l'ulteriore beffa di ritenerci in una democrazia fatta e compiuta. La mia radicalità, il mio andare contro mi impedisce di accettare tutto questo così supinamente. Non è possibile che milioni di persone, debbano gettare letteralmente via l'unica possibilità di vita perchè qualcuno vuole farci credere che questo sia l'unico sistema possibile. Non credo nella sacralità intrinseca alla vita, perchè purtroppo con questo sistema ci sono persone che nascono solo per gonfiare statistiche ( si veda i morti di fame o guerra), ma siccome è una sola, non ripetibile e nemmeno si conosce quanto lunga possa essere, io voglio di più. Venir considerato ingranaggio utile ad un sistema autodistruttivo per tutta l'umanità, proprio non mi basta. Voglio di più.
Solo così potrò ancora ritenere la vita sacra, in barba ad una Chiesa che parla di sacralità per poi , con il proprio appoggio politico, buttare milioni di fedeli in pasto alla voracità del mercato.

Ps: il Russo, nella sua forma allo stato solido ( scherzo Russo), in questo post qui mi ha informato di una cosa che non sapevo.
Lo ringrazio e mi unisco di cuore agli auguri.

Commenti

Ross ha detto…
"Per esempio il fatto che la gente vada a lavorare sei giorni alla settimana... certo c'ho il mitra alla nuca. Lo faccio perché faccio il discorso: meglio leccare il pavimento o morire? Meglio leccare il pavimento. Ma quello che è orrendo in questa cultura è che leccare il pavimento è diventata addirittura un'aspirazione, capisci? E' mostruoso che una persona debba andare a lavorare 8 ore al giorno e che debba essere pure grata a chi gli fa leccare il pavimento".

Silvano Agosti, Il discorso tipico dello schiavo.


Consapevolezza, partecipazione, lotta per rendersi più degni.
Anche io voglio di più.
Zion ha detto…
sognare e aspirare a qualcosa di più è lusso di pochi. gli altri sono tutti fagocitati da un sistema al quale non si ribellano minimanente.
Rouge ha detto…
Mi chiedo cos'è il "di più" che cerchi.
il Russo ha detto…
Si vive con dignità aspirando al miglioramento della propria società, il contrario è sopravvivenza e quindi una mezza vita.
Per la chiusa che dire? Tale sono stato...
luce ha detto…
Capisco il tuo "di più" che cerchi:più giustizia, più sincerità, più solidarietà, piùtrasperenza e meno compromessi, meno inciviltà, meno interessi occulti e non , meno consumismo di massa e di anime, meno paura deldomani.
Anche io voglio di più e siamo in tanti..aspettiamo e non fermiamoci perchpèseuno non crede nelle idee le uccide
Un abbraccio affettuosissimo
SCHIAVI O LIBERI? ha detto…
Rouge, ti ha risposto in maniera magistrale Luce.
Chissa' marco,forse troppo spesso i sogni finiscono all'alba,o se preferisci si squagliano come neve al sole e la realta'è dura da digerire non piace a nessuno,pero azzerderei(visto che ne so' qualcosa)Forse,NON siamo piu capaci di "accontentarci"? e quando scrivo accontentarci non significa che mi debbo mettere a 90° al contrario,siamo cosi abituati a troppo,allo spreco,ed io non spreco nulla da anni e anni,ma nonostante cio ,troppo spesso non siamo capaci di piccole ma sotanziali azioni lavorative,salvo lamentarci-Penso sempre a chi ha meno ,ha chi non ha nulla,ma so ' che non è sufficente-Non è questione di adagiarsi sul meno peggio,alle volte puo' essere sussitenza ma non ce ne rendiamo conto,chissa' come mai!!
il monticiano ha detto…
La frase che a me fa andare in bestia è simile alla tua, tu per i validi motivi che esponi nel tuo post io invece per una cosa personale che dura da 40 anni.
Infatti mi sono state sempre ripetute queste parole "c'è chi sta peggio". Ormai mi sono rotto e rispondo "chi se ne frega" perchè "c'è chi sta meglio". Perché io non posso rientrare in questa categoria?
la Volpe ha detto…
@schiavi

Vogliamo di più!

@ross

Assolutamente perfetta la tua citazione. Forse dovrei farmi un regalo di Natale.

@russo

Ben posta.
Roby Bulgaro ha detto…
Quà non posso che associarmi al concetto espresso egregiamente, da te.
Evidentemente, nel mio spiegar, abbastanza eloquente non sono stato quando, ad altri, amici e non, ho tentato di spiegar la cosa.
Frustrato ne uscii alquanto.
Ma non demordo e cercherò ancora, recuperate le forze, di spiegare l'elementare processo che ci porta ad un'inevitabile peggioramento progressivo. Ed a doverne pure essere contenti! Lo spiega egregiamnete anche Silvano Agosti in questo video
che tu ben conosci, ma che credo non guasti linkarlo all'infinito.
Ciao_
Roby
Rouge ha detto…
Ci sono delle cose in questo tuo interessante post che mi stonano, ma non riesco a focalizzare quali. Provo a ragionarci.

Dalla risposta alla mia domanda (risposta di Luce che sottoscrivi), viene fuori che il "di più" è una serie di cose che indubbiamente sono buone e giuste, e penso anch'io che sarebbe un di più ben accetto e necessario, ma credo anche che lo vorrebbe chiunque: se chiedessi a quelli che ti dicono le frasi che ti fanno incazzare se gli piacerebbe vivere in un mondo come da Luce descritto, penso che chiunque risponderebbe di si. E allora dov'è la differenza? La differenza è che tu ti incazzi se questo non avviene mentre loro accettano le cose per come stanno.
Domanda: chi vive meglio? Loro, che saranno come saranno ma vivono comunque sereni (nei limiti del possibile, ovvio), o te che ti fai il sangue amaro?
Non lo so, ma mi viene il dubbio.

Altra cosa: non credi nella "sacralità intrinseca alla vita". Devo dedurre che non sei credente e quindi delle promesse ultraterrene te ne frega nulla. Dici anche che milioni di persone gettano via l'unica possibilità di vita perchè non lottano ma accettano supini quello che la vita gli dà (il senso è quello).
Ora, se è davvero l'unica possibilità di vita (io penso altro, di non cattolico, ma non ha importanza) chi la getta veramente via? Mi viene ancora un dubbio.

Lascio perdere il "venir considerato un ingranaggio" perchè potrei dirti che c'è chi non ci si sente affatto e campa tranquillamente senza rodersi il fegato. Sicuramente sbaglia ma, anche qui, la domanda di cui sopra viene fuori e il dubbio sulla possibile risposta anche.

Inoltre (poi la smetto :)), tutte le aspirazioni di cui sopra presuppongono per la loro realizzazione la partecipazione degli altri, che come dice Silvano Agosti sono schiavi. Senza quelle aspirazioni realizzate tu ti incazzi e soffri, la tua felicità dunque dipende dalla capacità altrui di ribellarsi a quanto non va. In una qualche maniera sei schiavo a tuo modo, non del sistema forse, piuttosto di chi quel sistema accetta e sopporta.

Quindi alla fine la mia conclusione è che si può vivere, come dice il Russo, "con dignità aspirando al miglioramento della propria società", senza che però la società rovini la propria esistenza. Consapevoli di quello che si è (o non si è), accettando la società per quello che è.

Un abbraccio (e perdona la lunghezza).

P.S.
Silvano Agosti dice delle cose condivisibilissime (pensa, c'ero arrivato pure io lavorando al turno di notte al tornio!), ma se io a 17 anni avessi chiesto in regalo a mio padre un quarto del suo stipendio (10.000 lire del 1955) per andare a vedere la casa di Charlie Chaplin a Londra, e poi andare in giro per il mondo, per poi tornare a frequentare il Centro Sperimentale di Cinematografia, credo che mio padre mi avrebbe dato un quarto del suo stipendio in calci in culo :)
luce ha detto…
Carissimo Marco, permettimi di fare due chiacchiere senza polemiche con Rouge :-) in merito aldi più e l'incazzatura relativa.

Caro Rouge, le tue parole mi hanno fatto riflettere, perchè effettivamente io sento persone che non rispettano nessuna delle cose che ho citato io nella mia risposta e hanno anche la faccia tosta di dire che è la stessa cosa che vogliono loro,e quando io metto in evidenza le ingiustizie e i disequilibri che vedo, loro me ne elencano altrettanti, ma il fatto è che è il verso sbagliato!
Se si cerca di ragionare sull'evidente dacadimento di costumi e società, mi viene detto che non vale la pena fare sangue amaro, che le cose sono sempre state così, che almeno al Parlamento qualcosa l'hanno fatta, che la giustizia è sempre stata di Dio e non degli uomini, che i soldi fanno l'uomo, e che meglio feriti che ammazzati.
E mi incazzo, perchè ho una sensibilità diversa,perchè vedo cose con un'ottica diversa, che il rispetto e la tolleranza sono il mio modo di comunicare e perchè vorrei di più, quel di più che facia capire a quelli che non si incazzano che la medaglia ha sempre due facce e non è detto che la loro è quella giusta.

Ci sono cose assolute che se calpestate fanno la differenza tra chi se ne accorge e chi no, ma non perchèèmigliore ma perchè le sente diversamente.

Vuoi un esempio pratico?
Bene, sono stata scioccata da un video su Youtube in cui un gruppo di ragazzi buttava un cane dal credo terzo piano per vedere come si comportava e l'hanno ucciso ridendo.
Io sono inorridita, una mia conoscente ha detto " E vabbè, tanto era un cane, mica un cristiano1": questa è la differenza tra chi si incazza e chi no.
Mi puoi dire: "e che centra un cane con il consumismo, Berlusconi e le leggi ad personam,la xenofobia, le ronde,le mazzate nel carcere, i cassaintegrati e la Corte Costituzionele denigrata?! "
Centra, centra, perchè quando si tratta di rispetto della "sacralità intrinseca della vita" ci si riferisce a tutti gli aspetti della la vita di tutti gli essere viventi.
Poi quandosi muore vediamo che succede,ma adesso la vita di cittadino, di poeta, di delinquente, di comunista o pidiellino, gay o etero, cane gatto o topo, rispettiamola cercando si il di più, il di più per rendere dignitosa qualsiasi vita.
Rimane il fatto che ho anche io i piedi ben a terra, che la vita è dura per tutti, ma almeno la capoccia la tengo alzata verso il cielo, non sempre imprecando ma anche per volare qualche volta.

Spero di essere stata chiara e ti ringrazio di aver sollevato l'argomento interessante a cui spero di aver esposto il mio pensiero cordialmentee chiaramente :-)

Carissimo Marco un abbraccio a te e scusa la mia invadenza ma l'atgomento mi ha colpito e poi a me piace chiacchierare e imparare qui da te come dagli altri, ahc e se non è propio un forum; però se ti ha dato fastidio sinceramente dimmelo,questa è casa tua e le regole sono tue.
gigi ha detto…
E' un po' che faccio le tue identiche considerazioni.
Credo che sia assolutamente logico, una volta trovata la stabilità lavorativa (contratto a tempo indeterminato), pensare alla qualità della propria vita.

Proprio perchè c'è chi sta peggio non bisogna demoralizzarsi e rassegnarsi a seguire a capo chino la strada segnata da qualcun altro.
Paradossalmente non avere scelta è più facile che dover fare quella giusta.

E Prima o poi si deve rendere conto a se stessi di scelte non fatte. Non credo che si possa sfuggire ai propri desideri e ai propri sogni.
Non credo che sia giusto farlo.

"Il futuro sembra sempre lontano ma avanza rapidamente: occorre prendersi tempo per essere felici, prima che sia troppo tardi." S. Bambarèn

"L'onda perfetta" di Bambarèn
aderisce perfettamente al tuo post.
SCHIAVI O LIBERI? ha detto…
Rouge, la differenza è proprio quella: io mi incazzo e loro no. Il fatto che a loro non faccia nessun effetto, non vuol certamente dire che stiano meglio di noi che ci poniamo il problema. Anzi...sotto alcuni aspetti è anche una questione di pavidità: non è facile per molti ammettere che la propria vita è insoddisfacente. Io in giro non vedo gente così tanto felice.
E poi il fatto di dipendere dalla presa di coscienza altrui, non vuol certo dire esserne schiavi anzi: è necessaria per un reale cambiamento che solitari non si può certo fare.
Volente o nolente, le scelte altrui ci influenzano: un esempio fin troppo banale e scontato sono le elezioni.
E poi purtroppo esiste gente migliore di altra con più intelligenza e sensibilità.
Per quanto riguarda l'altra vita, io sono qui adesso, in questa dimensione spazio temporale. Se ci sarà, vedremo, ma non mi sembra proprio il caso di rassegnarsi sperando in quella ipotetetica verità.
Cara gabry. chi scrive giornalmente si mette in discussione con domande tipo: " ma non sarò io ad avere aspettative troppo alte?"
Il risultato della mia risposta è che migliorare la nostra vita,con una maggiore presa di coscienza, vuol dire migliorare anche quella di chi sta peggio. Non ci sono vie di uscita: anche fare beneficenza è un modo per mettersi la coscienza apposto.

ps: la prossima volta che mi chiedete scusa per un commento troppo lungo, vi cancello il commento.
Un commento pertinente, non è mai fastidioso.
ANNA ha detto…
Passo per augurarti un sereno natale! un abbraccio.
Rouge ha detto…
@ Luce - Marco:
No, non ci sono "cose assolute" e la prova è nelle tue stesse parole. Ci fossero il lancio del cane verrebbe visto nella stessa maniera da tutti e così non è, quindi è tutto relativo alla propria sensibilità.
Parli di sensibilità diverse, verissimo, ma dalle tue parole traspare che la tua sia per certi versi migliore. Certamente io credo che lo sia (non per questioni assolute, ma perchè vicina alla mia), però alla fine è solo una faccia della medaglia, una non sarà migliore, ma nemmeno l'altra.
Quindi è questione di sensibilità e la sensibilità non credo la si insegni, magari la si acquisisce con l'esperienza personale e (meno, molto meno) attraverso l'esempio altrui, ma di certo non la si trasmette incazzandosi con chi è meno sensibile.

Comunque io dico solo una cosa e la ragiono per me: non ho più voglia di incazzarmi e farmi il sangue acido se le cose nel mondo non vanno. Se è vero come è vero che la vita è una esperienza unica non ho voglia di passarla nero dalla mattina alla sera.
Questo non vuol dire fregarsene, vuol dire relativizzare e capire che quello che va bene per me non è detto vada bene per gli altri, ma finchè va bene a me continuerò sulla strada che ritengo giusta, cercando di inseguire quel "di più" che tutti vogliamo.
Ma senza per questo rovinare la mia esistenza :)
Silvia ha detto…
In questo post hai sintetizzato tutto ciò che penso e tutto quello che mi fa incazzare quando mi si dice che "c'è chi sta peggio": il mal comune mezzo gaudio non mi consola minimamente; e se un po' tutti interiorizzassimo questo facile concetto forse la consapevolezza di non essere obbligati ad accettare in silenzio la nostra situazione si farebbe largo nel mondo...
SCHIAVI O LIBERI? ha detto…
Rouge, io di certo non mi ritengo migliore a nessuno.
Quello che tu dici, è anche vero: ognuno vede la realtà attraverso la propria intelligenza e sensibilità, ma è comunque una visione soggettiva. Cosa la rende oggettiva? Il confrontarsi con gli altri e da qui nasce il relativismo, cioè relazione. Se io dico che lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo è sbagliato, che questo sistema ci porta all'autodistruzione, è una cosa sbagliata? Qualcun altro, stante la realtà, potrebbe ribattere in maniera oggettiva diversamente? Solo il proprio interesse, o la deresponsabilizzazione di chi ti dice che tanto se non lo farebbe lui lo farebbero gli altri, potrebbe portare a ribattere che questo sistema può continuare.
Se mi conoscessi di persona, scatto subito, ma riesco ad essere molto diplomatico.
Arrabbiarsi non serve a niente, ma almeno provarci a fare qualciosa.
Rouge ha detto…
@ Marco: " Se io dico che lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo è sbagliato, che questo sistema ci porta all'autodistruzione, è una cosa sbagliata?"
No, ma è la tua opinione (e anche la mia, se è per questo).

"Qualcun altro, stante la realtà, potrebbe ribattere in maniera oggettiva diversamente?"
Sì, perchè non sono dati oggettivi, anzi farei attenzione a tirare in ballo l'oggettività: qualcuno basandosi solo su dati reali potrebbe ribattere che mai come oggi nella storia umana c'è stato tanto incremento demografico, progresso medico, scientifico etc etc.

Questo tipo di società è sbagliata non perchè oggettivamente lo sia, ma perchè il nostro modo di essere ce la fa percepire come immorale e ingiusta. E' quindi sbagliata per noi, ma per altri oltre a non esserlo è giustissima. Niente di assoluto, tutto è relativo (che, perdonami, non c'entra con le relazioni).

Vale la pena di portare avanti la propria visione delle cose? Indubbiamente sì.

Un saluto.
SCHIAVI O LIBERI? ha detto…
Dal vocabolario:
relatìvo: relatìvo

agg.

che ha relazione, che è in rapporto con altra cosa; contrapposto a "assoluto" e senza alcuna specificazione, è com. riferito a tutto ciò il cui valore o significato appare limitato e si giustifica solo in rapporto ad altro; anche per indicare q.c. non pienamente perfetta
che concerne, riguarda q.c. o che ad essa si riferisce
SCHIAVI O LIBERI? ha detto…
Rouge, dire che viviamo uno stile di vita che supera del trenta per cento la capacità del pianetà di rigenerarsi, non è forse un dato oggettivo?

E siamo sicuri che con un altro sistema non si sarebbe arrivati più lontano e meglio? Sviluppo e progresso, non sono la stessa cosa.

Prova a scrivere quel tuo commento ad una persona nata ad Haiti, Bangladesh, zone dell'Africa, Calcutta o altre parti, per vedere cosa ti dice del tuo sviluppo.

E' un dato oggettivo dire che 800 milioni di persone consumano più dell'80 % delle risorse?
E' un dato oggettivo dire che in un secolo, abbiamo dimezzato o più le scorte di petrolio create in milioni di anni?

Mi dispiace , ma relativo non vuol dire che ognuno ha una sua verità, semmai che la verità si può trovare solo in relazione ad altri, per semplificare: in una somma di punti di vista.
Vagamundo ha detto…
E mentre "noi" ci impegnamo in questa guerra fra poveri, chi ha causato questa situazione se ne continua ad approfittare.
Tanto, basta che c'è la salute...
Rouge ha detto…
A proposito di punti di vista e di verità raggiunte dalle somme: quindi se milioni di mosche mangiano merda vuol dire che è oggettivamente giusto? :)

A parte gli scherzi, il mio affermare che è tutto relativo vuol solo significare che non esistono posizioni, pensieri e opinioni assolute e per assoluto intendo una unica verità (almeno a livello umano). Stop.

Sui tuoi esempi sono perfettamente d'accordo (anch'io la vedo così), ma rimane comunque una visione delle cose che qualcun'altro, certo non io, potrebbe opinare.
Sto facendo l'avvocato del diavolo in pratica, e poi il discorso era sul "sentire" che è relativo. Tale è e tale rimane: tu affermi quello che affermi, qualcun altro potrebbe dirti che se il petrolio è stato consumato è perchè tu potessi tenere il pc, per non dire altro, al caldo durante l'inverno. Tu affermi che milioni di persone muoiono di fame, qualcun altro potrebbe farti notare che siamo arrivati ad essere sei miliardi sulla terra e non si era mai visto, etc etc.
Tutto opinabile.

Con altri sistemi si starebbe meglio?
Immagino di si. Se tutti seguissero alla lettera, che ne so, i dieci comandamenti, staremmo meglio o no? Nessuno ruba, nessuno uccide, nessuno dice il falso etc etc: staremmo meglio senz'altro. Ma pochissimi li seguono alla lettera, e pochi li seguono in generale. Perchè?
Sarà mica che l'uomo è quello che è, un essere individuale che pensa e ragiona solo per i cazzacci suoi e per i pochi che gli stanno vicino?
Forse sì. Eppure di esempi positivi in passato ne abbiamo avuti a bizzeffe, il tempo per capire c'è stato, eppure ci si continua a comportare come se a ogni giro si ripetesse la stessa cosa.
Facci caso, mille anni fa, come duemila, come tremila, l'uomo era lo stesso identico figlio di puttana che è oggi, non è cambiato nulla, solo il contorno. Quindi non si impara dalle esperienze degli altri, si impara dalle proprie e basta (tralascio tutto quello che penso in tema di evoluzione umana, altro discorso).

Per cui, e la finisco che mi annoio da solo, ognuno fa quello che la sua esperienza individuale gli consente di fare, e per esperienza individuale intendo la propria coscienza (maturata non certo in una sola vita, anche qui altro discorso), e a nulla servono le esperienze degli altri.
Tutto quello che si può fare è comportarsi secondo il proprio essere (che ingloba anche il voler convincere gli altri e il desiderare di più, certo) e farlo perchè è quello che si ritiene giusto.
Stop.
Tu lo fai incazzandoti, io lo faccio ma ho semplicemente smesso di incazzarmi.
Ti rimando la chiusa del mio primo intervento:
"Quindi alla fine la mia conclusione è che si può vivere, come dice il Russo, "con dignità aspirando al miglioramento della propria società", senza che però la società rovini la propria esistenza. Consapevoli di quello che si è (o non si è), accettando la società per quello che è".


Un saluto.
Paola ha detto…
Ciaooooooooooo... anche se ultimamente non sono molto presente ora giungo per lasciare i miei migliori auguri di Buone Feste a te e famiglia... con l’occasione... se ti aggrada... un dono natalizio ti aspetta... lo puoi ritirare nel mio scrigno...
Buona giornata... un abbraccio... ciao ciao Paola
SCHIAVI O LIBERI? ha detto…
Qui entriamo nell'antropologia negativa. Anche questa può essere una scusa per mandare avanti questo sistema.
Rouge, tu dovevi fare l'avvocato...... delle cause perse. :)
Scherzo.
Rouge ha detto…
E una volta ti lamenti che non si commenta, e l'altra che uno ci viene continuamente... sei incontentabile!
:)
il Russo ha detto…
Auguri a te ma soprattutto al bue... ;)

Post popolari in questo blog

Considerazioni

La crisi morde, e il degrado al quale stiamo assistendo lascia sbalorditi. Tutto ormai si riduce ad una contrattazione al ribasso in  qualsiasi campo della vita politica, economica e sociale di questo paese. Sotto il peso del ricatto della crisi e di questa stolta teoria di sviluppo, subiamo miserie che fino a qualche decennio passato pensavamo buttate nel dimenticatoio della storia.
Così ci ritroviamo qui a difendere nel terzo millennio l'acqua come bene pubblico, ad aggrapparci ad un lavoro che nella maggior parte dei casi subiamo come violenza psicologica e sociale senza una qualche speranza di realizzazione professionale; a lottare per ciò che ritenevamo elementari diritti di una società civile come poter godere di una vecchiaia senza il dover pensare a come fare per mantenersi.
Siamo in crisi, in crisi di sistema economico e antropologica: ci hanno cambiati in questi 40 anni, adattati ad un pensiero unico che, promuovendo individualismo e competizione, ora ci sta conducendo …

Per la mia candidatura a rappresentante sindacale

La situazione economica che stiamo attraversando necessita di un’ analisi accurata.
Se guardiamo all’Europa e alla sua politica deflazionistica, dettata dai padroni della finanza per ridurre il potere dello Stato , lo scenario assume contorni apocalittici.
Ai vari Stati membri infatti, vengono imposte politiche di austerità condite con massicci piani di privatizzazioni e liberalizzazioni: una vera e propria macelleria sociale ( qui si apre anche la questione democratica sul perché due organismi come BCE e Commissione europea , i cui membri non sono eletti dai cittadini, possano decidere la politica di Stati con parlamenti eletti dai popoli). Senza parlare poi di questa globalizzazione, la quale serve solo ad una ristretta cerchia di persone al di sopra di tutto per arricchirsi ai danni dell’intera umanità.
In questo contesto la lotta capitale - lavoro, che qualcuno mistificando la realtà ci aveva detto superata, diventa non lotta per migliorare la propria condizione esistenziale,…

IL SENSO DI ESSERCI

Tutti noi siamo alla ricerca della felicità, di una vita tranquilla con i nostri cari. Ma cosa è la felicità, il benessere al quale tutti noi ambiamo in ogni anelito di vita? Questo sistema continua a illuderci che la felicità dipenda da un qualcosa di esterno da noi, dall'aver più cose, una bella famiglia o un amore per il quale scioglierci. Eppure, il consumo di psicofarmaci nell'occidente considerato ricco aumenta, e sempre più persone si aggrappano a effimere condizioni per superare il vuoto che attanaglia il quotidiano. Qui allora nasce l'eterno quesito filosofico sul quale sia lo scopo della nostra vita; possibile che lo scopo della vita sia accumulare cose che comunque un giorno dovremo lasciare in ogni caso? O la felicità e il senso di esistere dipendono da un percorso interno che porta all'autorealizzazione indipendentemente da ciò che ci circonda, da ciò che abbiamo o lavoro facciamo? Questi quesiti nascono in me dopo anni di impegno politico, credendo di po…