domenica 3 gennaio 2010

FULMINE A CIEL SERENO

Saldi al via, code e caccia agli affari

Una diminuzione degli acquisti del 15% rispetto al 2009. Questo il dato che emerge dal monitoraggio del Codacons sul primo giorno di saldi invernali. Dalle ore 10 alle ore 12.30 - spiega l'associazione dei consumatori - "abbiamo registrato una diminuzione dell'affluenza di cittadini nei negozi e nei centri commerciali delle principali citta' (Napoli, Roma, Bologna, Milano, Venezia e Palermo) rispetto lo scorso anno mentre la diminuzione degli acquisti si attesta attorno al 15%". "Per essere il primo giorno di saldi - secondo il Codacons - il calo delle vendite e' pesante, e si spiega anche con il fatto che molti italiani sono ancora in vacanza per il Capodanno. Speriamo in una ripresa a partire da lunedi' - prosegue Carlo Rienzi, presidente Codacons - ma riteniamo che alla fine della stagione i saldi faranno segnare un triste -20%, non avendo piu' le famiglie soldi da spendere per acquisti non essenziali".


Fonte: Saldi al via, code

Questa notizia giunge veramente inaspettata come un fulmine a ciel sereno. Infatti visto il calo della produzione industriale stimato intorno ai cento trimestri, con conseguente disoccupazione ormai prossima al 9% ( almeno questo è il dato ufficiale) e l'alto livello di indebitamento, con i pignoramenti in crescita del 15% in un anno,non mi sarei mai aspettato una prima giornata di saldi così disastrosa. Quasi quasi domani di buon primo mattino parto per dare il mio contributo al PIL: vado a spendere i pochi soldi che sono rimasti per arrivare alla fine del mese. E pensare che siamo in piena ripresa economica. A tal proposito mi viene in mente un titolo letto qualche mese fa: " Mercato del lavoro migliora in America: persi 260 mila posti." Anche nell'impostare i titoli ci fottono.
Mi fa riflettere però, quel "non essenziali" dell'articolo. Con gente che non ha niente da mangiare, è giusto spendere soldi per cose "non essenziali"?
Questa crisi economica, nonostante tutto è una boccata di ossigeno per la nostra Terra.
E' giusto continuare a consumare cose "non essenziali", contribuendo alla distruzione di un pianeta?
Prima di pensare all'affare, meditate gente sulle conseguenze dei vostri gesti.
L'ambientalismo e l'amore per il prossimo, magari anche per lasciare un posto migliore dove vivere ai vostri figli, inizia dai piccoli gesti quotidiani. Ognuno ha le sue responsabilità, nessuno escluso, e il solo parlare e lamentarsi non ha mai cambiato niente.

9 commenti:

Roby Bulgaro ha detto...

Anche io, stanotte ,ho fatto tardi.
E a giusta ragione, posso dire di aver speso soldi in cose non essenziali.
Quello che dici è estremamente giusto. Infatti me ne rendo conto, che, a ragion veduta, faccio quel che faccio senza troppo ragionarci. Eppure non sembra di fare un atto sconsiderato. Ma è la somma dei comportamenti individuali, indotti indubbiamente dall'andazzo generale, che ci porta a rovinare l'ambiente in cui viviamo. Non dovremmo mai smettere di ricordarlo a noi stessi ed agli altri. Anche io contribuisco alla rovina. Ma non voglio. E cerco di migliorare il mio comportamento per evitarlo. Il non essenziale sempre crescente che i paesi sviluppati chiedono, finisce per depredare anche l'essenziale di cui i paesi poveri hanno bisogno.
Ma questo non lo si sente mai nei telegiornali. Non fa comodo.
Ciao_
Roby

il monticiano ha detto...

Ciò che non mi quadra e che mi lascia molto perplesso è il fatto che i tg inquadrano code di persone davanti ai negozi e che le interviste vengono fatte a persone che hanno 300/400 euro da spendere.
Ma perché vanno in onda quelle code e quelle interviste e non vengo intervistato per esempio io che con quelle cifre ci devo campare minimo un mese solo per generi di prima necessità?

Aries 51 ha detto...

Vero, ragazzi. Anche chi ha ancora spirito critico e coscienza civica ogni tanto ci casca. Il martello di questa società del consumo a tutti i costi picchia nelle teste senza tregua. Con il supporto dei media. Non c'è differenza ormai fra i vari Tg e quelle che chiamano fictions. I nostri santi pastori ci vogliono tutti vicini vicini. Tutti tutti, anche i pensionati a 400 euro al mese ed i disoccupati. Una bella mandria di rincoglioniti davanti alle vetrine dei loro salducci. Quello che mi consola un poco è il vedere che in rete c' è ancora tanta che ragiona.
Buon anno a tutti gli onesti.

la Volpe ha detto...

Le spese di quel tipo fatico a comprenderle, ogni tanto compro un vestito di cui ho bisogno, ma ho anche magliette e scarpe che hanno più di dieci anni che porto dai tempi del liceo. E, soprattutto, non butto mai niente che non sia devastato. Una vecchia maglia può sempre fare comodo per giocare a calcetto o farsi una corsa...

landrù ha detto...

Mi permetto di segnalare a Te ed ai tuoi saggi lettori questo film sulla servitù moderna, che spiega molte delle dinamiche alla base dei nostri comportamenti

http://www.youtube.com/view_play_list?p=D7CF4932501587C3

L’obiettivo centrale di questo film è quello di smascherare la condizione dello schiavo moderno nel quadro del sistema totalitario mercantile e di rendere visibili le forme di mistificazione che occultano questa condizione servile. È stato realizzato con l’unico scopo di attaccare frontalmente l’organizzazione dominante del mondo.

Ricambio gli AUGURI
Imma

Pupottina ha detto...

buon 2010 anche se in ritardo!

^_____________^

calendula ha detto...

rispondo al monticiano: è lo stesso motivo per cui a capodanno fanno vedere solo quelli che sono a cortina a sciare... e non fanno vedere la massa di gente che assolutamente non festeggia proprio un bel niente.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

Immagino che il tuo commento in calce alla notizia sia ironico. In effetti io questa notizia invece me l'aspettavo eccome.

Oramai i soldi sono sempre meno e se si compra nei discount più economici sicuramente soldi per vestiti scontati anche del 30% ma sempre carissimi non ci sono di certo.

Auguri ancora per il 2010 Marco
Daniele

Zion ha detto...

ha ragione calendula. ma lo sappiamo relativamente in pochi: vediamo quello che ci fanno vedere. il problema è che molti ci credono.