W L'INFORMAZIONE ABBASSO L'IGNORANZA QUANDO IL SAPERE DIVENTA L'UNICA FONTE DI REALIZZAZIONE PER L'ESSERE UMANO
mercoledì 31 dicembre 2008
AUGURI DISILLUSI
lunedì 29 dicembre 2008
AGGIORNAMENTI DA VITTORIO

Nell'aria acre odore di zolfo, nel cielo lampi intermezzano fragorosi boati.
Ormai le mie orecchie sono sorde dalle esplosioni e i miei occhi aridi di lacrime dinnanzi ai cadaveri.
Mi trovo dinnanzi all'ospedale di Al Shifa,
il principale di Gaza, ed è appena giunta la terribile minaccia che Israele avrebbe deciso di bombardare la nuova ala in costruzione.
Non sarebbe una novità, ieri è stato bombardato l'ospedale Wea'm.
Insieme ad un deposito di medicinali a Rafah,
l'università islamica (distrutta),
e diverse moschee sparse per tutta la striscia.
Oltre a decine di installazioni CIVILI.
Pare che non trovando più obbiettivi "sensibili",
l'aviazione e la marina militare si diletti nel bersagliare luoghi sacri, scuole e ospedali.
E' un 11 settembre ad ogni ora, ogni minuto, da queste parti,
e il domani è sempre una nuovo giorno di lutto, sempre uguale.
Si avvertono gli elicotteri e gli aerei costantemente in volo,
quando vedi il lampo, sei già spacciato,
è troppo tardi per mettersi in salvo.
Non ci sono bunker antibombe in tutta la Striscia,
nessun posto è al sicuro.
Non riesco a contattare più amici a Rafah,
neanche quelli che abitano a Nord di Gaza city,
spero perchè le linee sono intasate.
Ci spero.
Sono 60 ore che non chiudo occhio,
come me, tutti i gazawi.
Ieri io e altri 3 compagni dell'ISM abbiamo trascorso tutta la nottata all'ospedale di al Awda del campo profughi di Jabalia. Ci siamo andati perchè temevamo la tanto paventata incursione di terra che poi non si è verificata.
Ma i carri armati israeliani stazionano pronti lungo il confine tutto il confine della Striscia,
il loro cingoli affamati di corpi pare si metteranno in funerea marcia questa di notte.
Verso le 23:30 una bomba è precipitata a circa 800 metri dall'ospedale,
l'onda d'urto a mandato in frammenti diversi vetri delle finestre, ferendo i feriti.
Un' ambulanza si è recata sul posto, hanno tirato giù una moschea, fortunatamente vuota a quell'ora.
Sfortunatamente, anche se non di sfortuna ma di volontà criminale e terroristica di compiere stragi di civili,
la bomba israeliana ha distrutto anche l'edificio adiacente alla moschea, distruggendolo.
Abbiamo visto tirare fuori dalle macerie i corpicini di sei sorelline.
5 sono morte, una è gravissima.
Hanno adagiato le bambine sull'asfalto cabonizzato,
e sembravano bamboline rotte, buttate via perchè inservibili.
Non è un errore, è volontario cinico orrore.
Siamo a quota 320 morti,più di un migliaio i feriti,
secondo un dottore di Shifa il 60% è destinato a morire nelle prossime ore,
nei prossimi giorni di una lunga agonia.
Decine sono i dispersi,
negli ospedali donne disperate cercano i mariti, i figli,
da due giorni, spesso invano.
E' uno spettacolo macabro all'obitorio.
Un infermiere mi ha detto che una donna palestinese dopo ore di ricerca fra i pezzi di cadaveri all'obitorio,
ha riconosciuto suo marito da una mano amputata.
Tutto quello che di suo marito è rimasto,
e la fede ancora al dito dell'amore eterno che si erano ripromessi.
Di una casa abitata da due famiglie,
è rimasto ben poco dei corpi umani.
Ai parenti hanno mostrato un mezzo busto,
e tre gambe.
Proprio in questo momento una delle nostre barche del Free Gaza Movement sta lasciando il porto di Larnaca in Cipro. Ho parlato coi miei amici a bordo. Eroici, hanno ammassato medicinali un pò in ogni dove sull'imbarcazione.
Dovrebbe approdare al porto di Gaza domani verso le 08.00 am.
Sempre che il porto esista ancora dopo quest'altra notte di costanti bombardamenti.
Starò in contatto con loro tutto questo tempo.
Qualcuno fermi questo incubo.
Rimanere in silenzio significa supportare il genocidio in corso.
Urlate la vostra indignazione, in ogni capitale del mondo "civile",
in ogni città, in ogni piazza,
sovrastate le nostre urla di dolore e terrore.
C'è una parte di umanità che sta morendo in pietoso ascolto.
Vik in GazaVittorio Arrigoni
blog: http://guerrillaradio.iobloggo.com/websites della missione: http://www.freegaza.org/e www.palsolidarity.org
contatto: guerrillaingaza@gmail.com
telefono (no sms)
domenica 28 dicembre 2008
LA PACE COME UTOPIA
La canzone è sicuramente vecchia, sentita e risentita, ma visto i 400 morti palestinesi evidentemente non è mai sufficiente riascoltarla.
sabato 27 dicembre 2008
IL CORAGGIO DI NON ARRENDERSI.
Queste sono le sue prime 3:
1) Il Diritto ad avere tempo per vivere. Che significa non dover lavorare di continuo proprio lungo tutti gli anni più belli della nostra vita - es. poter optare per un anno di libertà dal lavoro ogni cinque, da poter dedicare alla cura fisica o spirituale o emotiva di sé stessi e dei propri cari, con la garanzia di una piena sussistenza nondimeno. Sancito per legge.
2) Il Diritto ad avere una casa. Senza doversi indebitare per decenni in un mercato del denaro da cappio alla gola. La casa è un bene di sopravvivenza, come l’aria, esattamente uguale, e non può essere un privilegio per cui intrappolarsi per tutta la vita lavorativa. Sancito per legge.
3) Il Diritto a non essere poveri. Cioè l'indigenza dichiarata illegale, come il furto, che si trasforma nel dovere di chi ha tanto di ridistribuire a chi ha meno. Cioè la comunità umana si compensa come fa l’acqua nei vasi comunicanti, per l’interesse di tutto il genere umano. Sancito per legge.
Io ho aggiunto queste:
Il diritto a un lavoro che realizzi le qualità umane senza i ritmi frenetici attuali utili solo all'accumulo di capitale. Ognuno in base alle proprie qualità perchè ogni essere umano ha qualcosa da insegnare o nella quale spicca per capacità.Sancito per legge.
Il diritto a un orario di lavoro che possa garantire almeno 2 ore di studio al giorno. La cultura è fondamentale in una società che vuole essere migliore.Sancito per legge.
Il diritto al "collettivismo tecnologico". La tecnologia usata per migliorare la qualità della vita e non solo, come mero strumento per aumentare la produttività rendendo l'essere umano schiavo di ciò che ha creato.Sancito per legge.
Il diritto ad avere tempo da dedicare ai propri cari in difficoltà. Poter godere di permessi e tempo libero da offrire ai propri anziani o a persone che soffrono, senza paura di perdere il posto di lavoro.Sancito per legge.
Il diritto a non emigrare perchè costretti dalla fame o dalle bombe, ma solo per volontà di conoscere nuove culture.Sancito per legge.
Il diritto alla salute pubbica, gratuita e in ogni caso. Sancito per legge.
Il diritto a veder bandite per sempre le armi dalla faccia della terra. Tutti gli Stati devono impegnarsi a smantellare i propri arsenali militari. Sancito per legge.
Il diritto a venir considerati ancor prima che uomini,donne o qualsiasi altra discriminazione, esseri umani.Sancito per legge.
Il diritto a vivere in una società dove prima del Pil venga l' essere umano e l'ambiente. Chi inquina o sfrutta persone come bestie, deve pagare sdebitandosi per il danno inferto alla società. Sancito per legge.
Il diritto a venir considerati non per il conto in banca, ma per le qualità umane espresse in favore dell'altro.Non importa chi sei o da dove vieni, ma il calore umano che la tua persona e il tuo cuore sanno infondere a chi ti sta vicino. Sancito per legge.
Il diritto a poter godere dell'unica possibilità che abbiamo di stare al mondo, senza dover vendere la nostra vita a quel dogma chiamato economia.
In fondo, chi avrebbe mai detto nei secoli scorsi che l'uomo avrebbe imparato a volare?
mercoledì 24 dicembre 2008
domenica 21 dicembre 2008
GLI OCCHI DELLA REALTA'
Per conto mio, non smetterò mai di ringraziare persone che hanno regalato alla Storia canzoni come questa.
venerdì 19 dicembre 2008
DISTACCHI
lunedì 15 dicembre 2008
UNA SCARPA
Quanti significati c'erano in quella scarpa?! Un popolo annientato, violato nella sua integrità territoriale per interessi economici e strategici. La scarpa di chi ormai usa ogni metodo pur di difendersi provando a rivendiacare una qualsivoglia giustizia, per i troppi corpi visti sporcare di sangue la propria Patria. L'uomo considerato più potente al mondo, dinanzi alla disperazione che questi anni tremendi hanno creato. E poi il giornalista, una persona che ha avuto il coraggio di manifestare il proprio dissenso; un'azione che costerà cara ma di alto valore simbolico. Lui pagherà per aver lanciato una scarpa, mentre chi ha gettato bombe uccidendo padri, madri e figli, continuerà a gestire le sorti del globo. Ma questi sono i soliti discorsi, ormai frasi fatte in un mondo dove si continua a predicare "la storia siamo noi", ma poi perseveriamo nel delegare le nostre responsabilità come cittadini. Perchè la storia siamo noi anche quando, in senso negativo, non ci accorgiamo che l'interesse del contadino lombardo è lo stesso del suo collega africano, quando in modo imperdonabile affermiamo " sono tutti uguali", oppure, nel momento in cui non ascoltiamo la voce di chi viene da lontano. Non ditemi che la storia siamo noi, perchè io proprio in questa storia non mi ci riconosco.
Quando queste parole di Silvano saranno al centro della società, potrò dire che la storia sarà anche mia. Per ora, sono solo una persona che resiste a un mondo che fa pena.
venerdì 12 dicembre 2008
CICATRICI INDELEBILI
Questo articolo, oggi 12 Dicembre di 39 anni dopo, lo dedico a chi schiacciando un bottone, favorendo in questo modo interessi incomprensibili a miei occhi, si è reso artefice della strage di Piazza Fontana a Milano.
mercoledì 10 dicembre 2008
VALORI AGGIUNTI
Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno lasciato un messaggio di affetto al post precedente, appena possibile verrò a trovarvi.
Grazie.
giovedì 4 dicembre 2008
PROBLEMI
Grazie.
lunedì 1 dicembre 2008
QUESTO E' STATO
Al visitatore
La storia della Deportazione e dei campi di sterminio, la storia di questo luogo, non può essere separata dalla storia delle tirannidi fasciste in Europa: dai primi incendi delle Camere di Lavoro nell’Italia del 1921, ai roghi di libri sulle piazze della Germania del 1933, alla fiamma nefanda dei crematori di Birkenau, corre un nesso non interrotto. È vecchia sapienza, e già così aveva ammonito Enrico Heine, ebreo e tedesco: chi brucia libri finisce col bruciare uomini, la violenza è un seme che non si estingue.È triste ma doveroso rammentarlo, agli altri ed a noi stessi: il primo esperimento europeo di soffocazione del movimento operaio e di sabotaggio della democrazia è nato in Italia. È il fascismo, scatenato dalla crisi del primo dopoguerra, dal mito della «vittoria mutilata», ed alimentato da antiche miserie e colpe; e dal fascismo nasce un delirio che si estenderà, il culto dell’uomo provvidenziale, l’entusiasmo organizzato ed imposto, ogni decisione affidata all’arbitrio di un solo. Ma non tutti gli italiani sono stati fascisti: lo testimoniamo noi, gli italiani che siamo morti qui. Accanto al fascismo, altro filo mai interrotto, è nato in Italia, prima che altrove, l’antifascismo.Insieme con noi testimoniano tutti coloro che contro il fascismo hanno combattuto e che a causa del fascismo hanno sofferto, i martiri operai di Torino del 1923, i carcerati, i confinati, gli esuli, ed i nostri fratelli di tutte le fedi politiche che sono morti per resistere al fascismo restaurato dall’invasore nazionalsocialista. E testimoniano insieme a noi altri italiani ancora, quelli che sono caduti su tutti i fronti della II Guerra Mondiale, combattendo malvolentieri e disperatamente contro un nemico che non era il loro nemico, ed accorgendosi troppo tardi dell’inganno. Sono anche loro vittime del fascismo: vittime inconsapevoli.Noi non siamo stati inconsapevoli. Alcuni fra noi erano partigiani; combattenti politici; sono stati catturati e deportati negli ultimi mesi di guerra, e sono morti qui, mentre il Terzo Reich crollava, straziati dal pensiero della liberazione così vicina. La maggior parte fra noi erano ebrei: ebrei provenienti da tutte le città italiane, ed anche ebrei stranieri, polacchi, ungheresi, jugoslavi, cechi, tedeschi, che nell’Italia fascista, costretta all’antisemitismo dalle leggi di Mussolini, avevano incontrato la benevolenza e la civile ospitalità del popolo italiano. Erano ricchi e poveri, uomini e donne, sani e malati. C’erano bambini fra noi, molti, e c’erano vecchi alle soglie della morte, ma tutti siamo stati caricati come merci sui vagoni, e la nostra sorte, la sorte di chi varcava i cancelli di Auschwitz, è stata la stessa per tutti.Non era mai successo, neppure nei secoli più oscuri, che si sterminassero esseri umani a milioni, come insetti dannosi: che si mandassero a morte i bambini e i moribondi. Noi, figli cristiani ed ebrei (ma non amiamo queste distinzioni) di un paese che è stato civile, e che civile è ritornato dopo la notte del fascismo, qui lo testimoniamo. In questo luogo, dove noi innocenti siamo stati uccisi, si è toccato il fondo delle barbarie.Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita: da qualunque paese tu venga, tu non sei un estraneo. Fa che il tuo viaggio non sia stato inutile, che non sia stata inutile la nostra morte. Per te e per i tuoi figli, le ceneri di Auschwitz valgano di ammonimento: fa che il frutto orrendo dell’odio, di cui hai visto qui le tracce, non dia nuovo seme, né domani né mai.
Primo Levi