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RIFLESSIONI

La vita da casalinga, è veramente dura: rispetto per tutte le donne che riescono a mandare avanti una famiglia, pur lavorando. Una cosa che si impara da certe situazioni, è non dare mai per scontato la presenza di una persona, non dare per certo il fatto che una qualche congettura immutabile, ci tolga da certe responsabilità. Ogni giorno capisco sempre più, quanto alcune convinzioni nel divenire della vita, siano del tutto infondate. Per questo credo che non si sia mai finito di essere ignoranti.

Commenti

la Volpe ha detto…
Socrate diceva che il primo passo per imparare era sapere di non sapere...

E Socrate è un buon esempio di vittima dello stato, no? Condannato a morte per troppa libertà
luce ha detto…
Grazie di ricordare che le donne in casa lavorano sempre sempre sempre( e io che ho scelto di stare di più in famiglia te lo certifico con tanto di stress e soddisfazioni) .
E grazie di ricordare che non siamo niente se non impatiamo e anche se impariamo non siamo mai abbarstanza.
Un carisso e affettuosissimo abbraccio
Gap ha detto…
basterebbe che ognuno facesse la sua parte per alleviare le fatiche e le sofferenze delle casalinghe (che brutta parola è diventta sembra un'offesa)
Roby Bulgaro ha detto…
Conosco la fatica della casalinga; spesso, in passato, ho dovuto occuparmi io della casa, nei periodi di non lavoro, dopo che i miei si separarono. Se mai avessi la fortuna di avere una donna che guadagna abbastanza, fare il casalingo sarebbe il mio sogno. Soprattutto ora, che, ormai da qualche anno, non ho più l'aspirazione di fare il musicista. Lode a tutte le casalinghe!

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IL CONSUMISMO

Origini del consumismo

di Andrea Bertaglio

“Se cerco di immaginarmi il nuovo aspetto che il dispotismo potrà avere nel mondo, vedo una folla innumerevole di uomini eguali, intenti solo a procurarsi piaceri piccoli e volgari, con i quali soddisfare i loro desideri” (Alexis de Tocqueville, 1835).

Sarebbe molto più facile uscire dall’ondata di depressione a cui stiamo assistendo se non avessimo paura di ammettere che la nostra società di consumi ci rende infelici (Bruce E. Levine, 2007).

Il consumismo è la manifestazione del bisogno cronico di acquistare continuamente nuovi beni e nuovi servizi, con scarso riguardo all’effettiva necessità che si ha di essi, alla loro durata, alla loro origine o alle conseguenze ambientali della loro produzione e smaltimento. Il consumismo è dovuto ad ingenti somme spese in pubblicità con lo scopo di creare sia il desiderio di seguire una moda, un trend, sia il conseguente sistema di auto-compiacimento che ne deriva. Il materialismo è uno dei risultati finali…

CHI CONOSCE AMA, VEDE, OSSERVA...

Colui che non sa niente, non ama niente.
Colui che non fa niente, non capisce niente.
Colui che non capisce niente è spregevole.
Ma colui che capisce, ama, vede, osserva ...
La maggiore conoscenza è congiunta indissolubilmente all'amore ...
Chiunque creda che tutti i frutti maturino contemporaneamente come le fragole, non
sa nulla dell'uva.

Paracelso

Queste parole mi fanno riflettere sul periodo in cui viviamo. Forse perchè penso seriamente, che uno dei problemi della nostra società, sia l' ignoranza che sfocia in una banale superficialità. Guardandomi attorno, noto quanto i media siano riusciti nel compito, di farci credere informati quando in realtà la disinformazione dilaga. Noto quanto le persone siano sempre meno propense a riflettere e a fare una sana autocritica. Mi rendo conto, quanto siamo sempre più incapaci per fragilità, o mancanza di tempo, a gestire i rapporti umani. Quello che voglio dire con queste parole, è quanto sia importante la conoscenza, la riflessione e la …

IL SENSO DI ESSERCI

Tutti noi siamo alla ricerca della felicità, di una vita tranquilla con i nostri cari. Ma cosa è la felicità, il benessere al quale tutti noi ambiamo in ogni anelito di vita? Questo sistema continua a illuderci che la felicità dipenda da un qualcosa di esterno da noi, dall'aver più cose, una bella famiglia o un amore per il quale scioglierci. Eppure, il consumo di psicofarmaci nell'occidente considerato ricco aumenta, e sempre più persone si aggrappano a effimere condizioni per superare il vuoto che attanaglia il quotidiano. Qui allora nasce l'eterno quesito filosofico sul quale sia lo scopo della nostra vita; possibile che lo scopo della vita sia accumulare cose che comunque un giorno dovremo lasciare in ogni caso? O la felicità e il senso di esistere dipendono da un percorso interno che porta all'autorealizzazione indipendentemente da ciò che ci circonda, da ciò che abbiamo o lavoro facciamo? Questi quesiti nascono in me dopo anni di impegno politico, credendo di po…