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ILLOGICITA' LOGICA

L'altro giorno ho avuto una discussione con un leghista, siamo arrivati agli insulti e da parte mia l'ho invitato a vergognarsi. Una discussione poco formale, diciamo.
Qui ragazzi miei, la gente è ignorante e vuole restarci: siamo ancora ad uno stadio intermedio fra l'animale e l'essere umano.
E' inutile dare la colpa solo ai politici, quando la cultura dell'italiano medio poco si discosta dalla caverna.
Io non difenderò più nessuno ( a parte una restrittissima parte di conoscenti) , un lavoratore che sia uno, se perde il posto di lavoro.
Dopo almeno trent'anni di quasi totale condivisione dei valori caratterizzanti il sistema: egoismo, individualismo e salvezza individuale; dopo il menefreghismo come pane quotidiano, il sistematico attacco a sindacato e partiti di sinistra portato avanti anche da chi avrebbe dovuto, stante la propria posizione sociale, preservare questo tipo di organizzazioni, me ne sbatto i coglioni: che sprofondassero nella loro merda.
Se non siamo in grado o abbastanza maturi per assumerci le responsabilità di organizzare un cambiamento a livello civile - sociale - democratico, assumiamoci almeno la responsabilità di farci carico delle conseguenze di ciò che siamo diventati. Ricominciamo dall'asilo, insomma.

Commenti

Pape Satan Aleppe ha detto…
Condivido appieno. E non ti invidio certo per le tue frequentazioni "occasionali". Per fortuna da me non ci sono.
Rouge ha detto…
Se uno vuole rimanere ignorante a mio avviso è un suo problema, libero di esserlo, se crede. Il punto è che gli "ignoranti" in realtà non hanno coscienza di esserlo, ed è difficile scollarli da quella posizione. Forti delle quattro cazzate che mandano giù a memoria che li fanno apparire ai loro stessi occhi come geni dell'argomento trattato, si arroccano su quelle posizioni incuranti di qualsiasi altro argomento. E' un po' una logica da Commissario Tecnico della Nazionale, dove chiunque si ritiene in grado di poterlo fare, ma tant'è!
Un altro punto è il "sistematico attacco a sindacati e partiti di sinistra". C'è da dire che questi ci hanno messo del bello e del buono per farsi mandare a quel paese. I sindacati in particolare si sono svenduti per un piatto di lenticchie pur di garantirsi la sopravvivenza, e questo comunque, anche se non frutto di un processo conscio, è avvertito dalla massa, da qui l'abbandono.
Sulle tue pagine ho più volte ribadito come non vi può essere un cambiamento sociale se questo non passa attraverso il cambiamento intimo dell'uomo. Sono convinto che i cambiamenti intimi avvengono solo a furia di "mazzate" (non fisiche, metaforiche) che uno si prende e che portano a una presa di coscienza.
Forse opporre resistenza alle mazzate in arrivo è sbagliato, forse bisognerebbe assecondare il peggio per poter avere poi il meglio, forse per costruire bisogna prima necessariamente abbattere.
Non so, difficile dire.
SCHIAVI O LIBERI? ha detto…
Caro Rouge, i sindacati si sono venduti per un piatto di lenticchie, dov'erano gli iscritti?Se vado a rileggermi qualche articolo fine anni '60, inizi anni '70, mi viene da riflettere parecchio sul nostro inerme stato. Allora furuno gli operai a superare l'iniziale immobilità dei sindacati. Diciamo che alla base, c'erano differenti valori di concezione riguardo vita e lavoro. Purtroppo il tanto vituperato "genocidio culturale", da certa parte della sinistra, si è realizzato. si lotta, per cose che alla fine mai mettono in discussione lo status quo.
SCHIAVI O LIBERI? ha detto…
Tutti ci lamentiamo, ma chi realmente si impegna nel sindacato o in qualche partito?
Alligatore ha detto…
Hai ragione, è questo il punto: non serve a nulla criticare e fare gli schizzinosi. Se non fai la politica sarà a lei a fare le scarpe a te. Proprio il menefreghismo e il lasciarci andare di molti militanti di sinistra, hanno in buona parte causato la crisi attuale (crisi civile, morale, democratica, prima che economica). La destra, il suo lavoro, lo fa...il suo però, che non è il nostro.
Roby Bulgaro ha detto…
Forse opporre resistenza alle mazzate è sbagliato, ma io, che alle mazzate mi ci trovo in mezzo ogni giorno, non riesco a farmi calpestare senza battere cilio. Il tutto a causa dei miei "colleghi", che pur lamentandosi ad ogni piè sospinto, mai hanno pensato di iscriversi, come ho fatto io, al sindacato. Costoro sono teste di legno, alle quali ben sta il disagio in cui il padrone, giornalmente li caccia. Ma non sta bene a me, che avendo cercato una mediazione per migliorare le cose, mi sono venuto a trovare nella posizione di pagare lo scotto di essere l'unico iscritto al sindacato, quindi bersaglio di attachi da parte di un'azienda profondamente fascista, che non posso lasciare a causa del fatto che sia il momento che la mia età, mi vedono fuori dalla logica prepotente del "mercato del lavoro". Siamo diventati merce. Difendere qualcuno? Manco a parlarne! Ma fare il possibile per stimolare il bisogno di conoscere, informarsi, avere un'opinione propria: quello si.
In poche parole: chi è causa del suo mal pianga se stesso, io compreso.

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IL CONSUMISMO

Origini del consumismo

di Andrea Bertaglio

“Se cerco di immaginarmi il nuovo aspetto che il dispotismo potrà avere nel mondo, vedo una folla innumerevole di uomini eguali, intenti solo a procurarsi piaceri piccoli e volgari, con i quali soddisfare i loro desideri” (Alexis de Tocqueville, 1835).

Sarebbe molto più facile uscire dall’ondata di depressione a cui stiamo assistendo se non avessimo paura di ammettere che la nostra società di consumi ci rende infelici (Bruce E. Levine, 2007).

Il consumismo è la manifestazione del bisogno cronico di acquistare continuamente nuovi beni e nuovi servizi, con scarso riguardo all’effettiva necessità che si ha di essi, alla loro durata, alla loro origine o alle conseguenze ambientali della loro produzione e smaltimento. Il consumismo è dovuto ad ingenti somme spese in pubblicità con lo scopo di creare sia il desiderio di seguire una moda, un trend, sia il conseguente sistema di auto-compiacimento che ne deriva. Il materialismo è uno dei risultati finali…

CHI CONOSCE AMA, VEDE, OSSERVA...

Colui che non sa niente, non ama niente.
Colui che non fa niente, non capisce niente.
Colui che non capisce niente è spregevole.
Ma colui che capisce, ama, vede, osserva ...
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