mercoledì 30 aprile 2008

PRIMO MAGGIO

Domani come tutti sapete è la Festa dei lavoratori . L' origine di questa festa, risale al 1882 anno in cui a New York, si tenne una manifestazione di cavalieri del lavoro i quali 2 anni dopo, riuscirono ad ottenere che avesse cadenza annuale. La scelta definitiva della data invece, risale al 1886 quando a Chicago, nei primi giorni di Maggio, ci fu la rivolta di Haymarket. Questo evento portò ad una repressione da parte della polizia causando parecchie vittime. Dopo questo episodio, l' allora presidente Grover Cleveland ritenne che il primo maggio potesse essere un momento per ricordare quella circostanza. In Europa la festività fu ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda Internazionale riuniti a Parigi nel 1889 e ratificata in Italia due anni dopo. Con questa breve parentesi, ho inteso ricordare alcuni dei sacrifici che ci consentono di festeggiare questa ricorrenza. Tanto per rinfrescare la memoria di chi, al giorno d' oggi, crede che tutto sia dovuto dando poco valore ad una festa che è il simbolo delle conquiste operaie. Conquiste che purtroppo, stiamo mano a mano perdendo, a causa della crescente indifferenza e dell' accecante individualismo.

martedì 29 aprile 2008

DEMOCRAZIA SEMPLIFICATA

Ieri è passata inosservata , da tutti i media ufficiali, la fine della riunione annuale della commissione trilaterale. In questo convegno i manager del mondo decidono le questioni globali fondamentali. Come riportato dall' articolo a cui riporta il link, questo appuntamento assieme al Gruppo Bilderberg , apre parecchi dubbi sul reale valore, di quelle democrazie dette avanzate. Infatti, se un gruppo di persone non democraticamente elette, definice le regole economiche e politiche a livello soprannazionale, resta pochissimo spazio per ciò che viene chiamato democrazia. Una delle domande che mi ha portato a voler raggiungere una maggior consapevolezza è stata: Perchè, nonostante il susseguirsi dei diversi governi la situazione, a parte qualche sfumatura, non cambia? Devo dire che questo tipo di eventi possono dare qualche risposta. Se esaminiamo la situazione italiana, possiamo notare come la dicotomia politica sia fasulla. Due grossi partiti, apparentemente in antitesi, che in realtà si muovono all' interno dello stesso recinto. Questo è dimostrato dal fatto che, un partito autoproclamatosi di centro sinistra, candida imprenditori appoggiato da gruppi finanziari. Inoltre, la situazione stravolge anche quel conflitto capitale - lavoro, che ha portato ad un miglioramento sociale fino agli anni '80. Si è cercato di equiparare in tutta la campagna elettorale , il datore di lavoro all' operaio cosa impensabile durante le lotte sindacali. Come si può mettere sullo stesso livello sfruttati e sfruttatori?! Quando penso, a quegli operai convinti di votare sinistra votando Calearo , l' esponente che si è battuto e si batte per l' abolizione del contratto nazionale, mi rendo conto che qualcosa è corrotto. Concludo dicendo, che la semplificazione parlamentare uscita dalle elezioni, con circa il 30% degli italiani non rappresentati, di certo non contribuisce a migliorare la situazione anzi, a mio avviso una rappresentanza meno plurale è sicuramente un peggioramento democratico.

lunedì 28 aprile 2008

PAESE DI M...

Guardando il video sopra, devo dire che un po' condivido l' opinione che Ascanio Celestini ha del nostro paese. La condivido anche per ciò che accade a Casale Monferrato, la solita strage silenziosa conseguenza di un progresso sempre più pazzesco. Sul blog il russo potete trovare approfondimenti sulla: Giornata mondiale vittime dell'amianto. Dopo le elezioni, ho sinceramente pensato che il nostro popolo non fosse all'altezza della sua storia e di quelle persone che, come Beccaria, Dante, Galilei e tante altre hanno contribuito a fare grande l' Italia. Il paese che detiene 2/3 del patrimonio culturale mondiale caduto nell' oblio con la complicità del popolo. Si perchè, al contrario di Grillo, che continua a deresponsabilizzare le persone, per me, la colpa è nostra. Ad esempio, lui dice che i parlamentari non li avete votati voi, e quindi i relativi pregiudicati, perchè non eravate informati. Io rispondo: " tutti sapevano della storia di Cuffaro eppure diventerà senatore." e questo è solo un esempio. Credo, che non si possa continuare solo a denigrare la classe dirigente quando, la maggior parte degli italiani, vota per chi promette l' illusione di abbassare le tasse senza pensare, a quanto siano importanti per le fasce sociali più deboli. O altrimenti, ho sentito discorsi del tipo: " Se fossi al suo posto ruberei anch' io!" E allora cosa ci lamentiamo! La verità, è che la classe al "potere", non è tanto peggio di chi rappresenta. Tutto il sistema, è chiuso nel cieco individualismo senza una prospettiva di bene comune. Poi, ci lamentiamo che l' informazione in Italia non è libera. Per carità è vero, ma quando vedi programmi come il Grande Fratello che fanno più del 30 % di share, oppure, quando la maggior parte della gente va in edicola a comprare la gazzetta dello sport o giornali che espongono automobili, ti rendi conto del perchè l' informazione non è libera. Se provi a nominare giornali un pò seri come il Manifesto ti dicono che sei di parte e poi comprano roba che rabbrividisce. Il problema sono gli italiani. Sanno tutto dei calciatori e poi non conoscono chi è il presidente della repubblica. Una volta, mi è capitato addirittura che un precario non sapesse cosa fosse il precariato. Altrimenti, gente convinta che la Bossi-Fini fosse stata fatta dalla sinistra. Incredibile!!! Questi sono i problemi. Fino a quando, preferiremo vivere in una realtà parallela, possiamo scendere in piazza tutte le volte che vogliamo ma alla fine non cambierà nulla! Dobbiamo iniziare, ad assumerci le nostre responsabilità in quanto cittadini aventi diritti ( sempre meno ) e doveri. Solo così, inizieremo a cambiare le cose.

sabato 26 aprile 2008

DEMOCRAZIA

Piero Calamandrei, membro assemblea costituente

La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l'impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità.
Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l'indifferenza alla politica. È un po' una malattia dei giovani l'indifferentismo. «La politica è una brutta cosa. Che me n'importa della politica?». Quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversano l'oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l'altro stava sul ponte e si accorgeva che c'era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava. E allora questo contadino ipaurito domanda ad un marinaio: «Ma siamo in pericolo?» E questo dice: «Se continua questo mare tra mezz'ora il bastimento affonda». Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno. Dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare il bastimento affonda». Quello dice: «Che me ne importa? Unn'è mica mio!».
Questo è l'indifferentismo alla politica. Si vive in regime di libertà, c'è altre cose da fare che in­te­res­sar­si di politica. E lo so anch'io! Il mondo è cosí bello, ci sono tante belle cose da vedere, da godere, ol­tre che occuparsi di politica. La politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l'aria: ci si ac­cor­ge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent'anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai, e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni gior­no che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica […] Piero Calamandrei – da Discorso sulla Costituzione
Tratto da: MEGACHIP
Ho scelto questo discorso il giorno dopo il 25 Aprile come atto simbolico. La costituzione è la carta dei nostri diritti come cittadini italiani ed ha valore immenso. Per ricordare ancora una volta che, i diritti che abbiamo, non sono frutto del cielo ma di enormi sacrifici umani.

giovedì 24 aprile 2008

25 APRILE

Questa di Italo Calvino a mio avviso, è una delle più belle canzoni sulla resistenza. Avrei potuto mettere Bella Ciao, ma penso che sia giusto conoscere tutto il repertorio che rievoca la resistenza. Ricordando questo momento , che ha cambiato profondamente la nostra storia, voglio esortare tutti gli italiani, ad impegnarsi per portare avanti quegli ideali di giustizia che la resistenza rappresentava. Penso che sia ipocrita e deplorevole, andare a commemorare i morti per la libertà davanti a un monumento, se poi si contribuisce a creare una società che non merita quei sacrifici!

mercoledì 23 aprile 2008

VERSO LA CONSAPEVOLEZZA

Leggendo questo articolo: Dove non c’è niente c’è tutto. La decrescita tra città e campagna ho iniziato a riflettere sul nostro stile di vita. Posso sembrare ripetitivo ma penso seriamente, anche documentandomi con questo tipo di articoli, che la principale causa delle nostre nevrosi sia riconducibile alla struttura su cui si fonda la società. Continuamente bersagliati di pubblicità, falsi valori e illusioni, siamo sempre più insicuri e svuotati della nostra individualità. Un esempio molto pratico è quel senso di impotenza o inferiorità che si prova davanti a chi è ricco. La causa di tutto è da ricondurre al continuo martellamento pubblicitario il quale, riesce a far passare il messaggio che sei per quello che hai quando invece, ogni persona vale in quanto essere vivente. Questo ci porta ad inseguire illusioni che non fanno altro che tenere in vita lo stato attuale delle cose e per giunta, alimentano lo strapotere dei pochi sui molti. L' insicurezza parte anche dal fatto che, essendo soggetti fragili, abbiamo sempre bisogno dell' approvazione di altri e di conformarci con la massa per la paura di restare soli. Partendo dal presupposto, che è proprio il sistema a volerci fragili e insicuri. Più sei insicuro e ti senti solo, meno ti ribelli alle ingiustizie perchè ti credi impotente. Leggendo l'articolo poi, ho riscontrato ciò che già pensavo. La forza dei media, è quella di venderci le emozioni che la routine della vita ci nega. Quante volte, si guarda una storia d' amore idilliaca in televisione fatta apposta per farci sognare? Quante volte ascoltiamo una canzone sognando qualcosa che al presente non abbiamo? Inizio a pensare che sia un gioco creato appositamente per tenerci ancorati ad una realtà parallela. Schiacciati dalla quotidianità, ci rifugiamo nei sogni per non guardare il mondo reale che a volte può essere terribile. Questo però, significa anche portarci in una dimensione dove non possiamo modificare nulla. Come fai a cambiare qualcosa che ti inducono a non vedere? La realtà la cambi solo se sei cosciente dei fattori che ne influenzano l' esistenza. Ad esacerbare lo stato attuale delle cose poi, contribuisce anche il fatto che riesce a farci accettare uno stile di vita sempre più frenetico e con meno tempo per pensare. Risultato, assimiliamo tutto quello che ci offre con scarsissimo senso critico. Siamo come pesci, ci buttano l 'amo e abbocchiamo. Credo, che solo quando riusciremo a liberarci da questa prigionia entreremo realmente in possesso della nostra vita.

martedì 22 aprile 2008

VERSO LA CATASTROFE ?

Sopra un video con l' europarlamentare Giulietto Chiesa.
Ieri sera guardavo un convegno fatto da Claudio Fava e Giulietto Chiesa. Claudio Fava parlava della sua indagine sui sequestri della CIA in Europa indagine , che gli è valsa l'elezione come miglior europarlamentare 2007. A dimostrazione che i politici seri ci sono ancora. In questa esposizione raccontava del caso di Craig Murray: e il suo coraggio della verità . Si tratta di un ambasciatore inglese mandato in Uzbekistan. Dopo qualche tempo, viene in possesso di una foto che ritrae un uomo morto. Mandata a fare analizzare, l' immagine rivela che quell' uomo era stato torturato ed era morto per bollitura. In sostanza era stato bollito. Murray, allora, decide di fare chiarezza sul caso perchè ritiene, che i servizi segreti occidentali tramite queste violazioni, entrassero in possesso di informazioni utili alla guerra contro il terrorismo. Sarà costretto ad abbandonare il suo ruolo diplomatico. Al link sopra si può vedere un bel servizio di Rainews24 sul caso. La seconda parte del convegno dove interloquisce Chiesa invece, tratta delle conseguenze che il riscaldamento globale e la futura crisi energetica potrebbero avere sulle sorti del mondo. Discute del convegno di Bali e del dopo Kyoto, trattato che scade nel 2012. Le nazioni si sono riunite per cercare di contenere il riscaldamento nei 2 gradi centigradi entro la fine del secolo. Questo obbiettivo è seriamente compromesso dal fatto che alcune nazioni come Stati Uniti, Cina e Brasile devono ancora ratificare il trattato. Se non si riuscirà a raggiungere il compromesso, entro il 2015, il riscaldamento non sarà più controllabile e le conseguenze saranno lo spostamento di circa 350 milioni di persone dalle zone aride alle zone vivibili, e 1 miliardo di popolazione mondiale che non avrà più accesso all' acqua. L' unica via di uscita sarebbe cambiare il nostro stile di vita visto che, secondo il club di Roma che è un organismo composto da studiosi ambientali, da 25 anni ormai consumiamo più risorse di quanto la Terra riesca a riprodurre. Infine, l' europarlamentare, conclude denigrando i programmi elettorali che non tengono conto dell' emergenza perchè, a suo dire, approvano uno sviluppo ormai insostenibile. A questo link http://www.arcoiris.tv/index.php potete trovare l' intervista integrale dal titolo: Quei Bravi Ragazzi con Giulietto Chiesa e Claudio Fava

domenica 20 aprile 2008

La società a una dimensione

L'intensità, la soddisfazione e persino il carattere dei bisogni umani, al di sopra del livello biologico, sono sem­pre stati condizionati a priori. Che la possibilità di fare o lasciare, godere o distruggere, possedere o respingere qualcosa, sia percepita o no come un bisogno dipende da che la cosa sia considerata o no desiderabile e necessaria per le istituzioni e gli interessi sociali al momento preva­lenti. In questo senso i bisogni umani sono bisogni sto­rici e, nella misura in cui la società richiede uno stato repressivo dell'individuo, i bisogni di questo e la richiesta di soddisfarli sono soggetti a norme critiche di impor­tanza generale.
È possibile distinguere tra bisogni veri e bisogni falsi. I bisogni «.falsi » sono quelli che vengono sovrimposti all'individuo da parte di interessi sociali particolari cui pre­me la sua repressione: sono i bisogni che perpetuano la fatica, l'aggressività, la miseria e l'ingiustizia. Può essere che l'individuo trovi estremo piacere nel soddisfarli, ma questa felicità non è una condizione che debba essere con­servata e protetta se serve ad arrestare lo sviluppo della capacità (sua e di altri) di riconoscere la malattia dell'in­sieme e afferrare le possibilità che si offrono per curarla, II risultato è pertanto un'euforia nel mezzo dell'infelicità. La maggior parte dei bisogni che oggi prevalgono , il bisogno di rilassarsi di divertirsi, di comportarsi e di consumare in accordo con gli annunci pubblicitari, di amare e odiare ciò che altri amano e odiano, appartengono a questa cate­goria di falsi bisogni."
Tali bisogni hanno un contenuto e una funzione sociali che sono determinati da potenze esterne, sulle quali l'in­dividuo non ha alcun controllo; lo sviluppo e la soddisfa­zione di essi hanno carattere eteronomo. Non importa in quale misura tali bisogni possano essere divenuti quelli propri dell'individuo, riprodotti e rafforzati dalle sue con­dizioni di esistenza; non importa fino a qual punto egli si identifica con loro, e si ritrova nell'atto di soddisfarli: es­si continuano ad essere ciò che erano sin dall'inizio, il prodotto di una società i cui interessi dominanti chiedono for­me di repressione... Il prevalere di bisogni repressivi è un fatto compiuto, accettato nel mezzo dell'ignoranza e della sconfitta, ma è un fatto che deve essere rimosso sia nell'interesse dell'in­dividuo felice sia di tutti coloro la cui miseria è il prezzo della sua soddisfazione. I soli bisogni che hanno un dirit­to illimitato ad essere soddisfatti sono quelli vitali: il ci­bo, il vestire, un'abitazione adeguata al livello di cultura che è possibile raggiungere. La soddisfazione di questi bi­sogni è un requisito necessario per poter soddisfare tutti gli altri bisogni, sia quelli non sublimati sia quelli subli­mati. Per ogni consapevolezza e coscienza, per ogni esperien­za che non accetti l'interesse sociale prevalente come la legge suprema del pensiero e della condotta, l'universo co­stituito dei bisogni e delle soddisfazioni è un fatto che va posto in questione in termini di verità e falsità. Questi termini hanno carattere interamen­te storico e la loro obbiettività è storica. Il giudizio sui bisogni e sul modo di soddisfarli, sotto le condizioni da­te, implica dei criteri di priorità, criteri che si riferisco­no allo sviluppo ottimale dell'individuo, di tutti gli indi­vidui, in relazione all'impiego ottimale delle risorse ma­teriali e intellettuali di cui l'uomo può disporre. Queste risorse sono calcolabili. La « verità » e la « falsità » dei bi­sogni designano condizioni obbiettive nella misura in cui la soddisfazione universale dei bisogni vitali e, al di là di questa, la progressiva riduzione della fatica e della pover­tà sono criteri universalmente validi. Come criteri storici, tuttavia, non soltanto essi variano a seconda del luogo e dello stadio di sviluppo, ma possono venir definiti sola­mente in contraddizione (più o meno grande) rispetto ai criteri che ora prevalgono. Quale tribunale può mai pre­tendere di avere l'autorità di decidere? In ultima analisi sono gli individui che debbono dire quali sono i bisogni veri e falsi, ma soltanto in ultima ana­lisi; ossia solo se e quando essi sono liberi di dare una ri­sposta. Fintante che sono ritenuti incapaci di essere auto­nomi, fintante che sono indottrinati e manipolati (sino al livello degli istinti), la risposta che essi danno a tale do­manda non può essere accettata come fosse la loro. Per lo stesso motivo, tuttavia, nessun tribunale può legittima­mente arrogarsi il diritto di decidere quali bisogni dovreb­bero essere sviluppati e soddisfatti. Qualsiasi tribunale del genere è da biasimare, benché la nostra ripulsa non elimini certo la domanda: in che modo delle persone che sono sta­te l'oggetto di un dominio efficace e produttivo possono creare da sé le condizioni della libertà 'Quanto più l'amministrazione della società è repressiva.
Il tratto distintivo della società industriale avanzata è il modo come riesce a soffocare efficacemente quei biso­gni che chiedono di essere liberati — liberati anche da ciò che è tollerabile e remunerativo e confortevole - nel men­tre alimenta e assolve la potenza distruttiva e la funzio­ne repressiva della società opulenta. Qui i controlli sociali esigono che si sviluppi il bisogno ossessivo di produrre e consumare lo spreco; il bisogno di lavorare sino all'istu­pidimento, quando ciò non è più una necessità reale; il bisogno di modi di rilassarsi che alleviano e prolungano tale istupidimento; il bisogno di mantenere libertà ingan­nevoli come la libera concorrenza a prezzi amministrati, una stampa libera che si censura da sola, la scelta libera tra marche e aggeggi vari.
Sotto di un tutto repressivo, la libertà può essere trasformata in un possente strumento di dominio. Non è l'ambito delle scelte aperte all'individuo il fattore decisivo nel determinare il grado della libertà umana, ma che cosa può essere scelto e che cosa è scelto dall'indivi­duo. Il criterio della libera scelta non può mai essere un criterio assoluto, ma non è nemmeno del tutto relativo. La libera elezione dei padroni non abolisce ne i padroni ne gli schiavi. La libera scelta tra un'ampia varietà di beni e di servizi non significa libertà se questi beni e servizi alimentano i controlli sociali su una vita di fatica e di paura.
Tratto da: " La società a una dimensione". di Herbert Marcuse scuola di Francoforte.

venerdì 18 aprile 2008

LA PAURA

Sopra il video di
Genova G8, Amnesty International: "La più grande sospensione dei diritti democratici, in un paese occidentale, dalla fine della II guerra mondiale"
Ancora una volta ha vinto la paura. La paura del diverso, il timore di non sapere la causa, di quella sensazione che tutte le mattine al risveglio, ci fa sentire più poveri. Ha vinto, la volontà di non mettersi in discussione, di credere a una realtà parallela senza capire, che sarebbe ora di verificare la legittimità del proprio stile di vita. Purtroppo, si è sempre più portati a deresponsabilizzarsi additando come colpevoli, chi in realtà è vittima di un sistema anti-umanità come noi. Adesso la colpa è degli estracomunitari, di chi cerca di venirsi a riprendere le briciole, di quello che attraverso le colonizzazioni prima e trattati come WTO gli sono stati rubati. Conseguenza di una globalizzazione che invece, di essere conoscenza delle diverse culture come arricchimento, è fondata su un' assurda competizione con il solo risultato di arricchire i pochi a discapito dei molti. La classica guerra fra poveri. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Si perdono diritti, sono stati calcolati circa 200 milioni di schiavi nel mondo e sembra assurdo vedere che, nell' era delle democrazie e del progresso, si è più propensi a toglierli che a darli. Siamo arrivati al punto di disporre di mezzi tecnologici e scientifici, come non abbiamo mai avuto nella storia, eppure tutto ciò si traduce in un peggioramento delle condizioni di vita. Terribile. Continuano a propinarci quel numero che è il Pil, come la soluzione di ogni problema quando nonostante la crescita stiamo tutti peggio. Gli esseri umani lavoratori e consumatori in un appiattimento generale impressionante e sempre più spaventoso. A cosa serve la mia vita, a far crescere il Pil?, contribuire a distruggere l'ambiente?, o forse a rendere tutto mercificabile anche i rapporti umani? Queste dovrebbero essere le domande che ognuno di noi dovrebbe porsi. Diciamo di volere bene ai nostri figli e poi chiusi nell' egoistica cecità ci avviamo a lasciare alle generazioni future un mondo sempre più invivibile. A volte veramente mi chiedo , come è possibile che ci lasciamo illudere così tanto. Siamo più portati ad inseguire modelli irraggiungibili imposti dal sistema, che guardarci dentro e chiederci cosa ci rende felici di quello che abbiamo. A questo punto non so cosa ci riserverà il futuro, ma credo che ci imporra il prima possibile, di svegliarci da questo assopimento generale.

mercoledì 16 aprile 2008

GRAZIE...........

HO AGGIUNTO QUESTO VIDEO, PUBBLICATO NEL SITO DI BEPPE GRILLO, PERCHè RIFLETTIATE SUL GRANDE POTERE CHE HA LA TELEVISIONE, CHE SENZA FARE PROCLAMI ENTRA NELLE TESTE DEGLI ITALIANI SENZA NEANCHE ACCORGESENE. VOLEVO INOLTRE RINGRAZIARE CHI STA DANDO VOCE AL NOSTRO PICCOLO BLOG E A TUTTI QUELLI CHE CREDONO ANCORA NELLA VERA LIBERTà........................... GRAZIE DI CUORE

martedì 15 aprile 2008

Non sarà colpa nostra?

Il video sopra, descrive uno scenario allarmante. Se accadrà, sarà certo colpa di un mercato sempre più lontano dai bisogni umani! La dimostrazione sta anche, nelle dichiarazioni del presidente della BCE che ammonisce, di non indicizzare i salari perchè ciò provocherebbe una spirale inflazionistica. Come dire: non arrivate a fine mese? Peccato, l'importante è che l'economia giri e il dogma mercato vada avanti. A tal proposito vi consiglio di leggere questo articolo: 7 Anni di Silenzio. Non siete obbligati a crederci ma non è il primo articolo, che leggo, di questo genere. Parla dello strapotere delle multinazionali, dell' azione coercitiva che riescono a realizzare sulle nostre menti. In effetti guardando la realtà riscontro un po di verità. Ad esempio è vero che siamo sempre più dipendenti dal dover acquistare tutto anche i generi di prima necessità. Come è reale il fatto, che il sistema ci vorrebbe indebitati per qualsiasi cosa, persino per un toast pane. Condivido anche la disamina sul valore del denaro, il quale ormai, ha annebbiato la mente di tutti noi. Tutti noi viviamo per il denaro, scordandoci che non si mangia. Distruggiamo ambiente, cementifichiamo, deforestiamo per soldi. Ma fino a quando potremo andare avanti? L'ambiente più che mai ora ci impone di riflettere! Siamo arrivati al punto di utilizzare aree fertili per coltivare bio- combustibili. Questa è una delle cause dell'aumento dei prezzi alimentari, che si calcola possa affamare 100 milioni di persone nei prossimi anni. Stiamo delirando! Invece di mangiare preferiamo riempire il serbatoio di una macchina. Incredibile! Se non cambiamo direzione rischiamo veramente l'estinzione!

lunedì 14 aprile 2008

LETTERA ALL'OPERAIO

Operaio,
spero tu possa uscire da quel assopimento, ormai lungo 30 anni, che ti ha portato a perdere gran parte dei diritti acquisiti. Tu, che condividendo gli stessi ideali capitalistici, hai dato l'oppurtunità ad una persona di gestire la tua vita a suo piacimento. Inseguendo sogni , illusioni, hai perso il contatto con la vita alienando l'unica ricchezza che hai per scopi che non sono i tuoi. Spero che un giorno, tu riesca a trovare il coraggio di chiederti che senso ha la tua vita. Una domanda che nasconde parecchie insidie, vuol dire mettere in discussione se stessi, le proprie scelte e il proprio stile di vita. Una domanda che può costare anche la forza di ammettere che vivere in questo modo non ha nessun senso. Tu, avido e poco lungimirante, a tal punto da barattare diritti, costati scioperi e lotte operaie, con briciole di aumenti. Perso nei sogni, ti sei dimenticato che ogni diritto tolto è una freccia in meno nel tuo arco? Arriverà un giorno, che il datore di lavoro potrà decidere di te ogni cosa vuole e tu non potrai fare niente visto che, gli stai man mano vendendo le possibilità di difenderti. Non capisci che ti vogliono portare nel suo campo per massacrarti? Sei già forza lavoro da sfruttare fino all'ultima energia, cosa vuoi diventare? Quello che non mi spiego di te è una cosa: il perchè continui a lamentarti e poi ti comporti costantemente contro il tuo interesse. Dovresti iniziare a ragionare altrimenti è inutile lamentarsi. Il detto dice :"chi è causa del suo mal pianga se stesso. "Se dovessi essere un po' più colto capiresti che l' unica cosa che può salvarti è la solidarietà. Perfino le prime lotte operaie all' inizio dell' 800 si sono avute perchè le persone si univano, rendendosi conto che solo uniti si poteva combattere chi aveva in mano i mezzi di produzione. Voglio confidarti un' altra cosa; allora c' era la pena di morte per chi faceva sciopero. Cosa? tu adesso hai paura di perdere giornata? ma che uomo sei diventato?Ti sembra che allora stessero meglio di adesso? Forse è proprio questo il problema, stai ancora troppo bene. Preferisci attaccarti a quel poco che ti rimane anche se ti rendi conto man mano, che il tuo tenore di vita si sta deteriorando. Caro amico, devo constatare purtroppo, che il sistema è riuscito a renderti come ti voleva, fragile ed innocuo disponibile ad ogni sua richiesta! Bene, adesso ti saluto. Spero di rivederti un giorno, come punto di riferimento della storia e non, sola pedina al servizio del capitale.

domenica 13 aprile 2008

GRAZIE

« Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l'essenza della dignità umana. »
Giovanni Falcone

Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell'amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare.
Paolo Borsellino

INDRO MONTANELLI

L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che io ho mai visto. E dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L'Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo. (...) Non sono spaventato: piuttosto sono impressionato, come non lo ero mai stato. Va bene, mi dicevo, succede anche questo: uno dei tanti bischeri che vengono a galla, poi andrà a fondo. Ma adesso sono davvero impressionato, anche se la mia preoccupazione è molto mitigata dalla mia anagrafe. Che vuole, alla mia età preoccuparsi per i rischi del futuro fa quasi ridere. (...) È strano: io non avevo mai preso parte alla campagna di demonizzazione: tutt'al più lo avevo definito un pagliaccio, un burattino. Però tutte queste storie su Berlusconi uomo della mafia mi lasciavano molto incerto. Adesso invece qualsiasi cosa è possibile".(Indro Montanelli intervista a Repubblica, 26 marzo 2001)
Montanelli uomo di destra. A dimostrazione che la cultura fa la differenza!

LO STALLIERE DI ARCORE

Ode a Vittorio Mangano - 12-4-08
di Mimmo Lombezzi

Vittorio Eroe solitario!
tu che sapesti tacere,
ed accettasti il calvario,
d'esser soltanto stalliere.

Vittorio, Eroe Resistente !
Al giudice decerebrato
tu non dicesti un bel niente !

Vittorio,
scaricati i cannoni,
tu offrivi baci
e consigli e solo carezze…
ai tuoi pony.

Vittorio,
passioni equestri
e - se capitava -sequestri…

Vittorio,
padrino verace,
che, certo, un po' uccide, ma…..tace.

Vittorio,
dalla faccia stanca,
quando beccasti 30 anni
per una “lupara bianca”...

Vittorio, ingiusto è il destino
che dedico' film e lapidi
soltanto a quel Borsellino!

Vittorio,
tu pluriomicida,
non fosti mai Giuda!
ma Guida!

poesie della seconda repubblica
TRATTO DA: MEGACHIP

sabato 12 aprile 2008

VOTO UTILE ?

Rimando i nostri lettori all'ottima analisi di Noise Amerika che può chiarire le idee ad alcuni amici. Dopo in democrazia ognuno è libero di pensare quello che vuole!


venerdì 11 aprile 2008

UN MONDO MIGLIORE

A questo link: http://www.peacereporter.net/dettaglio_vignetta.php?vdata=2008-04-09 potete vedere un'immagine abbastanza inedita. Voglio credere, forse ingenuamente, che siano lacrime vere. Certo che , lui stesso potrebbe porre fine a tutto questo. Quante persone per le sue scelte hanno pianto un familiare morto a causa della guerra?! Si stima che le morti in Iraq, dall'inizio dell'invasione possano essere addirittura più di un milione mentre quelle in Afghanistan siano almeno 32 mila. Questi dati, dimostrano quanto siano preminenti gli interessi economici rispetto a tutto il resto . Fino a quando si faranno scelte, dettate dal potere economico ci sarà poco spazio per un mondo migliore tanto più quando, il 13% della popolazione mondiale si divide circa l'80% delle risorse. Questo è storicamente dimostrato dalle varie colonizzazioni europee, nei confronti del resto del mondo. Come si spiegherebbe altrimenti, un continente africano ricchissimo di risorse così povero?! O l'ultima guerra in Iraq fatta appositamente per contollare le ultime riserve di petrolio visto che nel 2006 è stato raggiunto il IL PICCO DEL PETROLIO ?! Forse sarebbe meglio iniziare ad anteporre interessi diversi che portino l'umanità, a vivere in un mondo migliore. Per ora abbiamo assistito solo a belle parole non supportate dai fatti.

PER NON DIMENTICARE

« Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.

Mai dimenticherò quel fumo.

Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.

Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.

Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.

Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.

Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai. »
(Tratto da La notte, edizione italiana La Giuntina, Firenze, pp. 39-40)

In un momento importante, come può essere una campagna elettorale, mi sembra giusto ricordare a chi rimpiange nostalgicamente il duce, le atrocità commesse dal nazifascismo che ha causato una guerra mondiale, 60 milioni di morti e più di 100 milioni di feriti con gli occhi di chi, quei momenti li ha vissuti. Wiesel nacque a Szighet in Romania. Questa cittadina nel 1940, divenne parte dell'Ungheria e nel 1944 i nazisti deportarono gli ebrei ungheresi al campo di concentramento di Auschwitz ! Con l'arrivo al campo sua madre, e la più giovane delle sue sorelle, vennero selezionate come inabili al lavoro e mandate direttamente alle camere a gas mentre, lui e suo padre furono indirizzati al campo vicino di Auschwitz III-Monowitz un sottocampo dove i deportati, erano costretti a lavorare in un grande complesso chimico. Nel 1945 con la crescente avanzata dell' Armata Rossa i prigionieri vennerò, dopo una lunga marcia al freddo e senza cibo, trasferiti per ordine delle autorità tedesche al campo di concentramento di Buchenwald. Qui il padre stremato dalle fatiche morì ! Questa, è solo una sommaria descrizione e uno scorcio di vita. Ricordo che all'epoca dei fatti aveva solo 16 anni.

Consiglio, a chi volesse informarsi, di leggere La Notte di Elie Wiesel .

STORIA DI ORDINARIA CENSURA

Sono Paolo Barnard. Quanto sta accadendo a Report è gravissimo. Censure su censure su censure, proprio da loro! Quanto fatto da Report è infinitamente più grave dell'editto bulgaro di Berlusconi, perché Report dovrebbe essere il tutore della libertà, non l'esatto opposto. Se il "nemico marcia alla nostra testa", che fine faremo? Che speranza c'è?Questo è il mio ultimo appello, di più cari amici non posso fare. Prendete il vostro destino nelle vostre mani.
Paolo Barnard
ATTENZIONE: In data 3 aprile 2008, esattamente 24 ore dopo la comparsa nel forum di Report del comunicato ‘Report censura Censura Legale – i fatti, la storia’, la redazione del programma ha chiuso il forum, nel chiaro tentativo di eludere le imminenti domande, richieste di chiarimenti o proteste dei cittadini. Si è trattato dell’ennesimo atto illiberale da parte della redazione, ultimo di una sconcertante serie, in spregio del nostro diritto costituzionalmente sancito di esprimere la nostra opinione e/o dissenso, che è alla base di ogni libertà democratica. Ti rinnovo più che mai l’invito a ritrovare l’energia per agire da cittadino/a che tutela la propria libertà di espressione e che NON TOLLERA che i cosiddetti ‘paladini’ dell’informazione libera censurino esattamente come il Sistema. Oggi il forum di Report è stato riaperto; leggi la discussione ‘Report censura Censura Legale – i fatti, la storia’ e partecipa ad essa continuativamente per mantenerla viva. SE NON LA TROVI E’ PERCHE’ LA CENSURANO A RIPETIZIONE. In quel caso scrivi a Report la tua indignazione.
Se lo ritieni un tuo interesse, fallo. Grazie. Paolo Barnard

A questo indirizzo CENSURA 'LEGALE' potete trovare tutte le informazioni riguardanti questa vicenda.

giovedì 10 aprile 2008

L' ARTE GRECA CONQUISTA L' ITALIA

"La Forza del Bello. L'arte greca conquista l'Italia" è una mostra che si svolge a Mantova presso il Palazzo Te! A questo indirizzo potete trovare ogni informazione.Questa esposizione, di cui fanno parte oltre cento opere, si propone di mostrare la presenza sul territorio italiano di quest' arte e i millenerari scambi artistici che caratterizzano la trama delle diverse culture del mediterraneo. L'arte greca, la sua tradizione classica, ha avuto una grande importanza per la cultura occidentale visto che fino al XIX secolo ha ispirato molti artisti europei. Dal punto di vista dello stile si può suddividere in quattro periodi principali: Arcaico, Severo, Classico ed Ellenico. Sebbene ci siano pochissime informazioni sui primi 200 anni, tradizionalmente conosciuti come Medioevo ellenico il periodo Arcaico viene fatto risalire al 1000 a.C. ma anche, proprio per questa mancanza di informazioni al VII secolo a.C.. La transizione tra le altre epoche invece, si ha con le Guerre persiane (480-448 a.C.) tra il periodo Arcaico e quello successivo e il regno di Alessandro Magno (336-323 a.C.) caratterizza la linea di confine tra Classico ed Ellenico. Ufficialmente il periodo Ellenico termina nel 146 a.c.quando la Grecia diventa provincia romana. In realtà non ci fu una transizione netta tra le diverse ere ma, come in ogni epoca, alcuni artisti lavorarono in modo più innovativo dei propri contemporanei. I contenuti principali di quest'arte sono l' architettura, la scultura e la pittura. L'architettura greca riveste particolare importanza nella cultura occidentale e la codificazione che in età arcaica verrà sviluppata per l'architettura del tempio: dorico, ionico e corinzio nel periodo Ellenico avrà importanza universale nell'aria mediterranea. Per quanto riguarda la scultura, nonostante le varie mutilazioni subite dalle opere, questa parte viene considerata come l'espressione del bello ideale e la perfezione plastica. Dalla pittura invece, abbiamo solo notizie da fonti letterarie anche se, considerate importanti come la scultura, opere con rappresentazioni mitologiche decoravano uffici pubblici e pinacoteche.
Con questa piccola premessa auguriamo buona visione a tutti.

SE QUESTA SI PUò CHIAMARE LIBERTà..............

Vicenza , fischi a Berlusconi , fermati due manifestanti che si oppongono all'ampliamento del DAL MOLIN e vengono allontanati. Ora questo merita di essere a mio avviso discusso. Sono stato lo scorso anno a Vicenza il 17 febbraio a manifestare contro l' ampliamento della base perchè ritengo, che l'unica ragione che ne giustifica la presenza sia la guerra. Si parla di pace e si costruisce morte con la solita scusa dell'aumento dei posti di lavoro. Allora mi chiedo: è giusto lavorare per creare morte? Non sarebbe meglio creare un sistema che cancellasse per sempre anche la sola parola guerra? Evidentemente no! Anzi, con la crisi energetica, e la scarsità di risorse petrolifere che si profila, assisteremo a nuove guerre per il controllo di quest'ultime. Per questo vogliamo esprimere la nostra solidarietà ai manifestanti gridando ad alta voce il nostro no alla guerra!

martedì 8 aprile 2008

IL DISAGIO DEI GIOVANI DI D. L. E GIULIETTO CHIESA

Gentilissimo Sig. Chiesa,chi le scrive è un ragazzo di 27 anni, laureato in Giurisprudenza da 2, in attesa di occupazione. Non è, o spero che non sia, la lettera di un poveretto che cerca qualunque strumento, e qualunque interlocutore, per sfogare le proprie frustrazioni e le proprie disillusioni.E a dimostrazione di ciò c'è il fatto che scrivo a lei piuttosto che a gente che è, istituzionalmente, politicamente o economicamente più importante di lei (di questi tempi vanno di moda le lettere al presidente della Repubblica). Certo è che il mio è stato un percorso di presa di coscienza che, inesorabilmente e profondamente, si può affermare essere stato un cammino verso il baratro dei più inimmaginabili e atroci degli svelamenti dei veli di Maya.Immagini un ragazzo a cui, da sempre, hanno detto che, attraverso lo studio e l'impegno, avrebbe trovato, se non la ricchezza e il successo sociale, quantomeno la serenità e la soddisfazione professionale, da cui, peraltro, ne derivano molte altre, se non tutte le altre. Provi a immaginare un ragazzo che vive nel chiuso di una vita universitaria, in una piccola e graziosa città del Centro Italia, tra svaghi, divertimenti, confronti con amici e conoscenti, il tutto nell'impegno quotidiano dello studio. E immagini ora che questa persona, una volta uscita dal limbo dell'università (per molti, forse per tutti, il periodo aureo, quello che si ricorda con più piacere e struggimento) si trovi buttata nel mondo, quel mondo a cui, certo colpevolmente, non aveva dato importanza alcuna, sapendo che prima o poi l'avrebbe fatto. Non è, o non è solo, il disagio di chi vede la propria Laurea, frutto di sacrifici quanto di mitizzazioni sopratutto altrui, rivelarsi un fardello, una sorta di macigno che ti schiaccia nell'incredulità di chi credeva che essa avrebbe portato, se non, ripeto, la ricchezza, quantomeno un posto di lavoro sicuro. Non è solo questo: è iniziare a vedere che la povertà si diffonde come una piaga strisciante, dovunque, e che nessuno ammette del tutto apertamente. E' una povertà strana, è una povertà di chi riesce a mangiare 3 volte al giorno o anche più, di chi ha un telefonino e un televisore. Non è la povertà a cui la storia ci ha abituato. Ma è povertà, e sopratutto, può peggiorare.E' vedere, per la prima vera volta, che tutto il progresso, tutta la ricchezza che abbiamo creato come popolo, come civiltà dopo decenni di fatiche e sacrifici, non basta: non basta nemmeno a dare un lavoro dignitoso. Come è possibile che il progresso, questo mito razional-capitalista ( ma anche socialista), non è in grado di assicurare alla gente nemmeno più il minimo indispensabile per vivere, laureato o no che tu sia? Com'è possibile che il progresso, il potenziamento esponenziale delle capacità produttive dei fattori economici, renda ancora la gente così schiava di lavori che impegnano l'intera giornata, lavori che spesso sono pagati in maniera indecorosa? E come mai, nonostante la produttività accresciuta, si parla di crisi, di stagnazione? Ma ancora, ancora non è solo questo: pian piano ci si rende conto che questo progresso, questo mito a cui anche il più acerrimo degli iscritti al PCI ha creduto (es. mio padre), ha portato, a conti fatti, cementificazione folle (è sconcertante la devastazione dei paesaggi, basta farsi un viaggio in treno), alla distruzione di fauna e flora, inquinamento delle acque, prosciugamento di fiumi e laghi, erosione delle coste e quant'altro.E tutto questo per cosa? Per vivere in gabbie di cemento, ognuno isolato dall'altro, senza più quel margine di solidarietà che almeno univa i deboli? per cosa, per vedere la televisione propagandare modelli di benessere inarrivabili? Per passare ore in automobile imprecando contro il conducente maleducato? Per andare a farsi le lampade con i neon dei centri commerciali, per NON comprare cose che NON ci servono? Per andare via dalle proprie terre, a migliaia di chilometri, per lavorare in città che spesso non ci piacciono, sradicando intere famiglie, interi tessuti, intere VITE vissute? Io ho riflettuto su tutto questo e ne ho cercato, disperatamente, le ragioni.Non sono tanto preoccupato per me: sento di avere risorse, e me la caverò; a maggio parto per Dublino, per fare esperienze e migliorare l'inglese; poi chissà,sono disposto ad andare dovunque pur di non essere sfruttato e mal pagato. Ma quello su cui mi interrogo è il perchè di tutto questo. E di perchè ce ne sono tanti: la globalizzazione selvaggia, il dominio delle corporazioni, l'impiantamento di modelli di vita che non sono nè sostenibili nè autentici, il potere bancario.Ammetto di essere rimasto molto, molto sorpreso, di aver sentito, in una sua conferenza immortalata su youtube , parlare, anche se indirettamente, del signoraggio. E', forse, l'unica persona 'famosa', o comunque istituzionalmente significativa, che ha parlato del fenomeno del signoraggio, a che io sappia. Lei ha giustamente rilevato come, di fatto, i governi nulla possono; perchè parte, o gran parte, del potere di intervento su una economia è detenuto, ILLEGALMENTE, dalle banche centrali (da noi dunque la BCE). Io credo di aver compreso che molti dei mali del mondo siano ascrivibili al signoraggio: questo perchè, ad esempio, gli USA sono schiavi del debito pubblico; uno schiavo deve fare qualsiasi cosa voglia il padrone: e se è uno schiavo forzuto, come gli USA, può uccidere., può seminare orrore e morte come fa da 50 anni. Ma la mia non è retorica anti americana: gli stessi americani sono vittime inconsapevoli di questo meccanismo mostruoso e letale, che sta mettendo in pericolo la nostra intera civiltà. Una civiltà che sta affogando in un mare di debiti che non potrà mai pagare.Ora, tutto questo per chiederle una semplice cosa. Io sono da sempre stato di sinistra, ma non ho certo intenzione di assoggettarmi al ricatto veltroniano del voto utile. D'altronde, a conti fatti, destra e sinistra negli ultimi non hanno assunto politiche tanto diverse. Io voglio però sapere questo: che senso ha la politica oggi, se essa non può appropriarsi della sovranità monetaria? Ponendo il caso che la sinistra arcobaleno riesca ad avere la maggioranza (caso scolastico), cosa potrebbe mai fare, quali interventi potrebbe mai fare, essa o qualunque altra forza politica anche se teoricamente progressista, se non ha in mano le redini di una banca centrale? E' per questo che le chiedo che senso ha, ad esempio, votare la sinistra arcobaleno; per questo le chiedo che senso ha votare Lei, con tutto il rispetto e l'ammirazione che provo.Per la prima volta credo di non andare a votare: non Le chiedo di farmi cambiare idea; le chiedo di dirmi quello che sente di dirmi, come un padre a un figlio. E' una domanda di una persona smarrita, che ha visto tutte, o molte, convinzioni crollare addosso a sè, sgomento. E' una domanda che giunge dal cuore, a una persona che stimo e rispetto profondamente, più di chiunque altro in Italia. Perdoni la prolissità. Con affetto Dario Leggiero****Caro Dario,prima di tutto vorrei la tua approvazione alla pubblicazione. Della tua lettera e della mia risposta. Che ti mando comunque, ma che - soprattutto la tua lettera - merita di essere letta non solo da me. La tua descrizione, infatti, è "universale", nel senso molto preciso che contiene criteri che valgono per tutti e esperienze che moltissimi provano, ed è la puntuale caratterizzazione del momento critico che tutti attraversiamo.Sì, siamo tutti smarriti. E la ragione mi è chiara: perchè non abbiamo più un criterio d'interpretazione della realtà che ci circonda. La sinistra, anche quella Arcobaleno, ha accettato la "narrazione" del mondo del capitalismo in espansione globale, del Prodotto Interno Lordo, dello sviluppo. Il cui risultato è quello che descrivi.Dentro questa narrazione non c'è spazio che per una ritirata complessiva. Per vedere cosa fare bisogna "uscire" da essa, guardarla dall'esterno. Solo così si può, prima di tutto, vederne la caducità. E poi trovare i modi per combatterla.Marx fu cruciale non solo per la sua grandezza intellettuale e scientifica, ma perchè seppe dare un'interpretazione del mondo, individuò il punto di rottura della formazione sociale capitalistica e le cause intrinseche della fine di quel sistema. Sbagliò in alcuni punti essenziali (non vide, per esempio, che la quantità di plusvalore che il capitalismo era in grado di produrre sarebbe stata sufficiente per permettergli di sopravvivere molto più a lungo di quanto non apparisse guardando la sua crisi solo dal punto di vista sociale). Ma è un discorso troppo lungo qui. Qui l'essenziale è capire dove sta la via d'uscita. E essa sta nel dato, irrevocabile, che il capitalismo globale è arrivato al suo limite, cioè si sta ormai scontrando con l'impossibilità dell'ulteriore sviluppo geometrico della crescita. Impossibilità che si può esprimere con questa formula semplicissima, molto più attinente alla fisica che non all'economia: "non si può realizzare uno sviluppo infinito all'interno di un sistema finito di risorse".Questo è il punto di avvio di una nuova riflessione teorica, che sta appena cominciando e che sarà il nucleo concettuale di una nuova opposizione allo stato effettuale delle cose, che io concepisco non come un nuovo partito di sinistra, ma come un movimento di popolo "per il Bene Comune". Come voti adesso è importante (io voterò per l'Arcobaleno, anche se so che queste idee là dentro non ci sono ancora, anzi sono molto più fuori che dentro quel contenitore)), ma più importante è cosa possiamo fare insieme "dopo" il 15 aprile.Sarà una battaglia tremenda, perchè i sostenitori dell'attuale stato di cose sono assolutamente incapaci di rispondere in termini di attenuazione delle tensioni e delle turbolenze che sono già cominciate (esplicitate dall'11 settembre). Non possono più farlo. Eserciteranno dunque una repressione violenta. Tanto più violenta quanto più apparirà evidente che i limiti dello sviluppo diventeranno catastrofici. Dunque bisogna costruire un movimento organizzato, grande, per resistere. E, prima di tutto, costruire una nuova "narrazione", che corrisponda alla crisi epocale verso la quale stiamo andando. Una teoria per una transizione pacifica verso una trasformazione radicale del modo di vivere di sei miliardi di persone.Non spaventarti. Una volta compreso esso diventa reale, cioè teoricamente affrontabile e risolvibile. Il compito è immenso ed è tuo, è vostro. Noi, della generazione passata, cominciamo appena a capire. Voi ci dovrete vivere dentro, a questa transizione. E' indispensabile che sappiate governarla, pima che i folli che ci hanno portato a questo punto possano tentare di risolverla con la guerra e la repressione generalizzata.Vedi, è l'intero sistema economico, sociale, organizzativo, che sarà messo in discussione. L'indipendenza delle Banche centrali, che oggi è un dogma, contestare il quale significa essere definiti terroristi, non è che uno dei meccanismi con i quali il denaro (i suoi proprietari) ha imposto le sue leggi schiaviste alla società intera. Non è "illegale", come tu scrivi, semplicemente perchè loro l'hanno legalizzato, con le loro leggi. la banca d'Inghilterra è divenuta "indipendente" dal potere politico (cioè dal potere della democrazia) solo nel 1997. In Italia è avvenuto prima, negli USA molto prima. E come è avvenuto può anche essere rovesciato. Ma per porre queste questioni all'ordine del giorno della lotta politica occorre un grande movimento organizzato, che porti queste questioni sui tavoli del parlamento, del sindacato, della società civile in tutte le sue forme. Cioè occorre che queste cose siano comprese da molti. Per questo occorre cambiare democraticamente l'informazione e la comunicazione. Ecco perchè considero questa la battaglia centrale, quella dove si vincerà o si perderà ogni scontro successivo.Stai in contatto con noi , partecipa a questa impresa. Lo puoi fare dovunque tu sia. Almeno fino a che non spegneranno la
luce.
TRATTO DA www.megachip.info

lunedì 7 aprile 2008

IL potere dei media di Noam Chomsky

Prima parlavo dello scopo dei media e delle élite opportunamente indottrinate. Ma che dire della maggioranza ignorante e intrigante? Essa deve in qualche modo essere distratta. Le si possono propinare semplificazioni e illusioni emotivamente potenti, cosicché sia capace di scimmiottare la linea di partito. La linea principale è comunque quella di tenerla fuori. Le si lasci fare cose prive di importanza, la si lasci urlare per una squadra di calcio o divertirsi con una soap opera. Ciò che si deve fare è creare un sistema adatto nel quale ciascun individuo rimanga incollato al tubo catodico. E' un noto principio delle culture totalitarie quello di voler isolare gli individui: se ne discute dal secolo XVIII. Per la cultura totalitaria è estremamente importante separare tra loro le persone.
Quando la maggioranza "ignorante e deficiente" sta insieme può capitare che si faccia venire strane idee. Se invece si tengono gli individui isolati, non è interessante se pensano e quello che pensano. Dunque bisogna tenere la gente isolata, e nella nostra societa ciò significa incollarla alla televisione. Una strategia perfetta. Sei completamente passivo e presti attenzione a cose completamente insignificanti, che non hanno alcuna incidenza.
Sei obbediente. Sei un consumatore. Compri spazzatura della quale non hai alcun bisogno. Compri un paio di scarpe da tennis da 200 dollari, perché le usa Magic Johnson. E non rompi le scatole a nessuno. Se vuoi uccidere quel bambino che sta vicino a casa tua, fallo pure, questo non ci preoccupa. Ma non cercare di depredare i ricchi. Uccidetevi fra voi, nel vostro ghetto. Questo è il trucco. Questo è ciò che i media hanno il compito di fare. Se si esaminano i programmi trasmessi dalla televisione si vedrà che non ha molto senso interrogarsi sulla loro veridicità. E infatti nessuno si interroga su questo. L'industria delle pubbliche relazioni non spende miliardi di dollari all'anno per gioco. L'industria delle pubbliche relazioni è un invenzione americana che è stata creata all'inizio di questo secolo con lo scopo, dicono gli esperti, "di controllare la mente della gente, che altrimenti rappresenterebbe il pericolo piu forte nel quale potrebbero incorrere le grandi multinazionali". Questi sono i metodi per attuare questo genere di controllo.
...
I "metodi scientifici di gestione" furono messi a punto - sempre in quegli anni (1930) - anche per interrompere gli scioperi. Si comprese che i media dovevano essere saturati con una serie di convizioni appropriate: questo sistema fu applicato a Johnstown, in Pennsylvania, durante lo sciopero dei metalmeccanici del 1936-37. L'operazione riuscì. Da allora questo metodo prese il nome di "formula di Mohawk Valley" (dove si trovava Johnstown). L'idea fu quella di inserirsi nei gruppi di scioperanti, di saturarli di propaganda attraverso i media - e le chiese - in modo tale che alla fine ognuno di loro avesse chiara in mente l'esistenza di due gruppi contrapposti: noi e loro. "Noi" erano i lavoratori che continuavano a lavorare e le loro mogli che si curavano della casa. Le schiave che per venti ore al giorno aiutavano i lavoratori. Gli "altri" erano i cani sciolti, i diversi, gli anarchici, gli elementi di disturbo, i leader sindacali, coloro cioè che cercavano di rompere l'armonia e la pace della comunità. Dobbiamo proteggerci, dicevano i "Noi", dobbiamo proteggerci dagli estremisti che cercano di disturbare la nostra armonia. Questa strategia ebbe grande successo. E questa è l'immagine dello sciopero che ancora viene propagandata e che la maggioranza condivide: rottura dell'armonia. Si guardino le immagini che delle lotte dei lavoratori danno i media, le soap opera, i film

Discorso di Pericle agli ateniesi nel 461 sulla Democrazia

Questo è un discorso di 2500 anni fa!Sembra strano che 2500 anni fa ,nell’antica Grecia, avessero un concetto di democrazia più sviluppato del nostro! Devo constatare purtroppo,che, la disperata ricerca del profitto ha portato gli essere umani a non sviluppare le proprie potenzialità a livello umano!
Discorso di Pericle agli ateniesi nel 461 sulla Democrazia, tratto da La guerra del Peloponneso di Tucidide :


”Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ora mi chiedo dove stiamo andando?

domenica 6 aprile 2008

Tratto da "l'arte di amare" di Eric Fromm

Il problema della società è che l’iniziativa si è spostata, bene o male, nel
campo del capitale come in quello del lavoro, dall'individuo alla burocrazia. Un
crescente numero di persone cessa di essere indipendente per diventare subordinato
ai direttori delle grosse imprese economiche.
Un tratto decisivo risultante da questa concentrazione di capitale, e
caratteristico del capitalismo moderno, sta nel sistema dell'organizzazione del
lavoro. Imprese vastamente centralizzate con una radicale divisione di lavoro
conducono a un'organizzazione in cui l'individuo si spersonalizza, in cui diventa un
prezioso dente dell'ingranaggio. Il problema umano del capitalismo moderno può
essere formulato nel modo seguente.
Il capitalismo moderno necessita di uomini che cooperino in vasto numero; che
vogliano consumare sempre di più; i cui gusti siano standardizzati e possano essere
facilmente previsti e influenzati. Necessita di uomini che si sentano liberi e
indipendenti, che non si assoggettino ad alcuna autorità e tuttavia siano desiderosi
di essere comandati, di fare ciò che ci si aspetta da loro, di adattarsi alla moderna
macchina priva di frizione; che possano essere guidati senza la forza, guidati senza
capi, incitati senza uno scopo, tranne quello di rendere, di essere sulla breccia, di
funzionare, di andare avanti.
Qual è il risultato? L’uomo moderno è staccato da se stesso, dai suoi simili, dalla
natura.
È stato trasformato in un oggetto, sente le sue forze vitali come un investimento che
gli deve dare il massimo profitto ottenibile alle condizioni di mercato del momento.
Le relazioni umane sono essenzialmente quelle degli automi, ognuno dei quali basa
la propria sicurezza tenendosi vicino al gregge e non divergendo nel pensiero, nei
sentimenti o nell'azione. Mentre ognuno prova a essere il più vicino possibile agli
altri, ognuno rimane disperatamente solo, pervaso da un profondo senso
d'insicurezza, ansia e colpa, che sempre si verificano quando la separazione umana
non può essere vinta. La nostra civiltà offre molti palliativi che aiutano la gente a
essere «coscientemente inconscia» di questa solitudine: primo fra tutti la stretta
routine del lavoro meccanico, burocratico, che aiuta la gente a restare inconscia dei
più fondamentali desideri umani, del desiderio di trascendenza e unità. Finché la
routine da sola non ci riesce, l'uomo supera la propria inconsapevole disperazione
mediante la routine dei divertimenti, della consumazione passiva dei suoni e delle
immagini offerti dall'industria del divertimento; oltre a ciò, mediante la
soddisfazione di comprare sempre nuove cose, per subito scambiarle con altre.
L’uomo moderno è in realtà vicino al quadro che Huxley descrive ne Il mondo nuovo:
ben nutrito, soddisfatto sessualmente, eppure unito solo superficialmente ai propri
simili, guidato dagli slogans di Huxley: «Quando l'individuo sente, la comunità
vacilla», oppure: «Mai rimandare a domani il divertimento che potete avere oggi»; o:
«Tutti sono felici, al giorno d'oggi». La felicità odierna dell'uomo consiste nel
«divertirsi». Divertirsi significa consumare e comprare cibi, bevande, sigarette,
gente, libri, film - tutto è consumato, inghiottito. Il mondo è un grosso oggetto che
suscita i nostri appetiti, una grossa mela, una grossa bottiglia, un grosso seno; noi
siamo i consumatori, gli uomini in eterna attesa, gli speranzosi, e gli eterni delusi. Il
nostro carattere è congegnato in modo da scambiare e ricevere, da barattare e
consumare; tutto, sia le cose spirituali sia quelle materiali, diviene oggetto di
scambio e di consumo.
La situazione, per quanto riguarda l'amore, corrisponde al carattere sociale
dell'uomo moderno. Gli automi non possono amare; possono scambiarsi i loro
«fardelli di personalità», e sperare in uno scambio leale.