domenica 20 aprile 2008

La società a una dimensione

L'intensità, la soddisfazione e persino il carattere dei bisogni umani, al di sopra del livello biologico, sono sem­pre stati condizionati a priori. Che la possibilità di fare o lasciare, godere o distruggere, possedere o respingere qualcosa, sia percepita o no come un bisogno dipende da che la cosa sia considerata o no desiderabile e necessaria per le istituzioni e gli interessi sociali al momento preva­lenti. In questo senso i bisogni umani sono bisogni sto­rici e, nella misura in cui la società richiede uno stato repressivo dell'individuo, i bisogni di questo e la richiesta di soddisfarli sono soggetti a norme critiche di impor­tanza generale.
È possibile distinguere tra bisogni veri e bisogni falsi. I bisogni «.falsi » sono quelli che vengono sovrimposti all'individuo da parte di interessi sociali particolari cui pre­me la sua repressione: sono i bisogni che perpetuano la fatica, l'aggressività, la miseria e l'ingiustizia. Può essere che l'individuo trovi estremo piacere nel soddisfarli, ma questa felicità non è una condizione che debba essere con­servata e protetta se serve ad arrestare lo sviluppo della capacità (sua e di altri) di riconoscere la malattia dell'in­sieme e afferrare le possibilità che si offrono per curarla, II risultato è pertanto un'euforia nel mezzo dell'infelicità. La maggior parte dei bisogni che oggi prevalgono , il bisogno di rilassarsi di divertirsi, di comportarsi e di consumare in accordo con gli annunci pubblicitari, di amare e odiare ciò che altri amano e odiano, appartengono a questa cate­goria di falsi bisogni."
Tali bisogni hanno un contenuto e una funzione sociali che sono determinati da potenze esterne, sulle quali l'in­dividuo non ha alcun controllo; lo sviluppo e la soddisfa­zione di essi hanno carattere eteronomo. Non importa in quale misura tali bisogni possano essere divenuti quelli propri dell'individuo, riprodotti e rafforzati dalle sue con­dizioni di esistenza; non importa fino a qual punto egli si identifica con loro, e si ritrova nell'atto di soddisfarli: es­si continuano ad essere ciò che erano sin dall'inizio, il prodotto di una società i cui interessi dominanti chiedono for­me di repressione... Il prevalere di bisogni repressivi è un fatto compiuto, accettato nel mezzo dell'ignoranza e della sconfitta, ma è un fatto che deve essere rimosso sia nell'interesse dell'in­dividuo felice sia di tutti coloro la cui miseria è il prezzo della sua soddisfazione. I soli bisogni che hanno un dirit­to illimitato ad essere soddisfatti sono quelli vitali: il ci­bo, il vestire, un'abitazione adeguata al livello di cultura che è possibile raggiungere. La soddisfazione di questi bi­sogni è un requisito necessario per poter soddisfare tutti gli altri bisogni, sia quelli non sublimati sia quelli subli­mati. Per ogni consapevolezza e coscienza, per ogni esperien­za che non accetti l'interesse sociale prevalente come la legge suprema del pensiero e della condotta, l'universo co­stituito dei bisogni e delle soddisfazioni è un fatto che va posto in questione in termini di verità e falsità. Questi termini hanno carattere interamen­te storico e la loro obbiettività è storica. Il giudizio sui bisogni e sul modo di soddisfarli, sotto le condizioni da­te, implica dei criteri di priorità, criteri che si riferisco­no allo sviluppo ottimale dell'individuo, di tutti gli indi­vidui, in relazione all'impiego ottimale delle risorse ma­teriali e intellettuali di cui l'uomo può disporre. Queste risorse sono calcolabili. La « verità » e la « falsità » dei bi­sogni designano condizioni obbiettive nella misura in cui la soddisfazione universale dei bisogni vitali e, al di là di questa, la progressiva riduzione della fatica e della pover­tà sono criteri universalmente validi. Come criteri storici, tuttavia, non soltanto essi variano a seconda del luogo e dello stadio di sviluppo, ma possono venir definiti sola­mente in contraddizione (più o meno grande) rispetto ai criteri che ora prevalgono. Quale tribunale può mai pre­tendere di avere l'autorità di decidere? In ultima analisi sono gli individui che debbono dire quali sono i bisogni veri e falsi, ma soltanto in ultima ana­lisi; ossia solo se e quando essi sono liberi di dare una ri­sposta. Fintante che sono ritenuti incapaci di essere auto­nomi, fintante che sono indottrinati e manipolati (sino al livello degli istinti), la risposta che essi danno a tale do­manda non può essere accettata come fosse la loro. Per lo stesso motivo, tuttavia, nessun tribunale può legittima­mente arrogarsi il diritto di decidere quali bisogni dovreb­bero essere sviluppati e soddisfatti. Qualsiasi tribunale del genere è da biasimare, benché la nostra ripulsa non elimini certo la domanda: in che modo delle persone che sono sta­te l'oggetto di un dominio efficace e produttivo possono creare da sé le condizioni della libertà 'Quanto più l'amministrazione della società è repressiva.
Il tratto distintivo della società industriale avanzata è il modo come riesce a soffocare efficacemente quei biso­gni che chiedono di essere liberati — liberati anche da ciò che è tollerabile e remunerativo e confortevole - nel men­tre alimenta e assolve la potenza distruttiva e la funzio­ne repressiva della società opulenta. Qui i controlli sociali esigono che si sviluppi il bisogno ossessivo di produrre e consumare lo spreco; il bisogno di lavorare sino all'istu­pidimento, quando ciò non è più una necessità reale; il bisogno di modi di rilassarsi che alleviano e prolungano tale istupidimento; il bisogno di mantenere libertà ingan­nevoli come la libera concorrenza a prezzi amministrati, una stampa libera che si censura da sola, la scelta libera tra marche e aggeggi vari.
Sotto di un tutto repressivo, la libertà può essere trasformata in un possente strumento di dominio. Non è l'ambito delle scelte aperte all'individuo il fattore decisivo nel determinare il grado della libertà umana, ma che cosa può essere scelto e che cosa è scelto dall'indivi­duo. Il criterio della libera scelta non può mai essere un criterio assoluto, ma non è nemmeno del tutto relativo. La libera elezione dei padroni non abolisce ne i padroni ne gli schiavi. La libera scelta tra un'ampia varietà di beni e di servizi non significa libertà se questi beni e servizi alimentano i controlli sociali su una vita di fatica e di paura.
Tratto da: " La società a una dimensione". di Herbert Marcuse scuola di Francoforte.

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