domenica 6 aprile 2008

Tratto da "l'arte di amare" di Eric Fromm

Il problema della società è che l’iniziativa si è spostata, bene o male, nel
campo del capitale come in quello del lavoro, dall'individuo alla burocrazia. Un
crescente numero di persone cessa di essere indipendente per diventare subordinato
ai direttori delle grosse imprese economiche.
Un tratto decisivo risultante da questa concentrazione di capitale, e
caratteristico del capitalismo moderno, sta nel sistema dell'organizzazione del
lavoro. Imprese vastamente centralizzate con una radicale divisione di lavoro
conducono a un'organizzazione in cui l'individuo si spersonalizza, in cui diventa un
prezioso dente dell'ingranaggio. Il problema umano del capitalismo moderno può
essere formulato nel modo seguente.
Il capitalismo moderno necessita di uomini che cooperino in vasto numero; che
vogliano consumare sempre di più; i cui gusti siano standardizzati e possano essere
facilmente previsti e influenzati. Necessita di uomini che si sentano liberi e
indipendenti, che non si assoggettino ad alcuna autorità e tuttavia siano desiderosi
di essere comandati, di fare ciò che ci si aspetta da loro, di adattarsi alla moderna
macchina priva di frizione; che possano essere guidati senza la forza, guidati senza
capi, incitati senza uno scopo, tranne quello di rendere, di essere sulla breccia, di
funzionare, di andare avanti.
Qual è il risultato? L’uomo moderno è staccato da se stesso, dai suoi simili, dalla
natura.
È stato trasformato in un oggetto, sente le sue forze vitali come un investimento che
gli deve dare il massimo profitto ottenibile alle condizioni di mercato del momento.
Le relazioni umane sono essenzialmente quelle degli automi, ognuno dei quali basa
la propria sicurezza tenendosi vicino al gregge e non divergendo nel pensiero, nei
sentimenti o nell'azione. Mentre ognuno prova a essere il più vicino possibile agli
altri, ognuno rimane disperatamente solo, pervaso da un profondo senso
d'insicurezza, ansia e colpa, che sempre si verificano quando la separazione umana
non può essere vinta. La nostra civiltà offre molti palliativi che aiutano la gente a
essere «coscientemente inconscia» di questa solitudine: primo fra tutti la stretta
routine del lavoro meccanico, burocratico, che aiuta la gente a restare inconscia dei
più fondamentali desideri umani, del desiderio di trascendenza e unità. Finché la
routine da sola non ci riesce, l'uomo supera la propria inconsapevole disperazione
mediante la routine dei divertimenti, della consumazione passiva dei suoni e delle
immagini offerti dall'industria del divertimento; oltre a ciò, mediante la
soddisfazione di comprare sempre nuove cose, per subito scambiarle con altre.
L’uomo moderno è in realtà vicino al quadro che Huxley descrive ne Il mondo nuovo:
ben nutrito, soddisfatto sessualmente, eppure unito solo superficialmente ai propri
simili, guidato dagli slogans di Huxley: «Quando l'individuo sente, la comunità
vacilla», oppure: «Mai rimandare a domani il divertimento che potete avere oggi»; o:
«Tutti sono felici, al giorno d'oggi». La felicità odierna dell'uomo consiste nel
«divertirsi». Divertirsi significa consumare e comprare cibi, bevande, sigarette,
gente, libri, film - tutto è consumato, inghiottito. Il mondo è un grosso oggetto che
suscita i nostri appetiti, una grossa mela, una grossa bottiglia, un grosso seno; noi
siamo i consumatori, gli uomini in eterna attesa, gli speranzosi, e gli eterni delusi. Il
nostro carattere è congegnato in modo da scambiare e ricevere, da barattare e
consumare; tutto, sia le cose spirituali sia quelle materiali, diviene oggetto di
scambio e di consumo.
La situazione, per quanto riguarda l'amore, corrisponde al carattere sociale
dell'uomo moderno. Gli automi non possono amare; possono scambiarsi i loro
«fardelli di personalità», e sperare in uno scambio leale.

1 commento:

Roby Bulgaro ha detto...

Eccheccavolo! Questo post che credo sia il primo, si riallaccia perfettamente all'ultimo che hai fatto ieri! Bellissimo Fromm: ho letto l'arte di amare che ero ragazzino, l'ho riletto con molto piacere, se pur solo un brandello.
Sempre attuale...purtroppo: perchè significa che non abbiamo poi fatto molti passi avanti.
Ciao_
Roby