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15 OTTOBRE 1980

Il 15 ottobre 1980, al cinema Smeraldo di Torino, tutti gli operai facenti parte del consiglio di fabbrica allargato della Fiat si incontrarono con i dirigenti sindacali. Fu un momento amarissimo. Giovanni Falcone, delegato della sezione carrozzeria di Mirafiori, tenne un memorabile discorso, un epitaffio per le speranze di una generazione di operai del tutto particolare:
Un compagno poche sere fa mi diceva:" E' un fatto storico, un altro compagno come noi aveva parlato nel 1969, oggi parli tu e si chiude un'epoca." Allora si apriva, ora si chiude...Mi lascia l'amaro in bocca, questo. Perchè per me dodici anni di lotta non sono stati soltanto dodici anni di lotta così, ma è stata una lunga esperienza politica, lo è stata per tutti. Ci pensate? Un emigrante che viene su dalla campagna, come tanti altri. Non sapevo dire una parola... tanta timidezza ( in parte ce l'ho ancora ma molta è superata), fare dei discorsi politici! Voi pensate che la Fiat possa ancora tenere uno come me nella fabbrica? Possa ancora richiamarlo in officina? ( applausi, consensi calorosi)... E' una minoranza, sicuramente, che ha fatto le cose, la minoranza degli operai. Ma è la minoranza che ha sempre contato, che ha sempre fatto le cose. Noi, se avessimo avuto la maggioranza degli operai che partecipava attivamente, cioè che tutti venivano in Piazza San Carlo, che tutti stavano davanti ai cancelli, cari compagni, noi non credo che avremmo respinto solo i licenziamenti ma senz'altro avremmo fatto le cose più grosse. La Polonia ci insegna... un paese come la Polonia, avete visto cosa hanno fatto avendo avuto il consenso di tutti gli operai? Noi sappiamo che in Italia, in un paese come l'Italia, noi non possiamo mai avere il consenso, e la partecipazione soprattutto fisica, morale, di tutti gli operai, perchè all'interno degli operai, oggi, ci sono degli interessi diversi...
( Marinetti: " Tempo compagno, cerca di concludere"). Non ti preoccupare, compagno, ho anche il diritto, dopo dodici anni mi cacciano fuori, concedetemi, almeno, di parlare ancora ( applausi scroscianti), perchè io credo ( tra gli applausi), io credo che questa possibilità, come delegato Fiat, come operaio Fiat, non ce l'avrò mai più. Almeno ho la soddifazione di aver chiuso in bellezza e sono contento di tutte le lotte che ho fatto, al di là che il padrone non mi riprenda più ( ovazione).

Testo tratto da: " Storia d'Italia dal dopoguerra ad oggi" Paul Ginsborg pp.544-545

Cosa è cambiato in 30 anni? E continuano a dirmi che questo è il miglior sistema possibile. Il lavoro, per essere dignitoso, non deve essere un ricatto. Sono spiacente, ma fino a quando un lavoratore, per il solo fatto di esprimere o difendere le proprie idee e dignità, correrà il rischio di venir licenziato, la Democrazia starà da un'altra parte. Senza Democrazia nei luoghi di lavoro, non ci può essere Democrazia politica. Senza Democrazia nei luoghi di lavoro, ci sono solo i ricatti per avere briciole di pane.



Capire che cosa vuol dire, lottare per la libertà. Capire che la libertà, è prima di tutto dignità.

Commenti

Ross ha detto…
"L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro".

In questi giorni sto veramente capendo la densità di significato e di ideale racchiusa nell'apertura della nostra Costituzione, e parimenti tutta la gravità del suo tradimento.
il Russo ha detto…
Hai ragione Marco, hai pienamente ragione.
Quest'anno ricorre il decimo anniversario dell'apice di quella lotta che venne etichettata in maniera riduttiva "no-global", perchè a questo siamo: a una globalizzazione della mancanza dei diritti che ha fatto definitivamente breccia in tutta Europa.
Quanti di quelli che oggi si stracciano le vesti capirono che quella era una battaglia di tutti, anche degli operai Fiat?
Oggi non c'è più bisogno di 40.000 che marciano per far fallire una lotta sacrosanta, bastano un paio di segretari di sindacati gialli che firmano...
Gap ha detto…
Caro Marco, che altro aggiungere? Cercasi sindacati disperatamente.
la Volpe ha detto…
si è aperto un nuovo anno, gli avversari sono quelli di sempre da mille e mille anni, dal tempo dei Gracchi e delle lotte dei plebei a Roma... e non torno più indietro solo perché in Italia non c'era niente prima... non sono i primi padroni, i primi crumiri, i primi venduti, non saranno gli ultimi. e noi non siamo i primi a combattere né saremo gli ultimi a farlo. la guerra è eterna e non ci tireremo indietro! buon anno di lotta, Marco

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