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LE MIE CONDIZIONI

Se vince il no, la FIAT non farà gli investimenti a Mirafiori. Già girano le scatole che, in un qualcosa definito come democrazia, si debba votare un referendum sotto minaccia di perdere il lavoro. Immagino già i padri di famiglia cosa potranno scegliere. Chi avrà il coraggio o la coscienza di votare contro? Ma in un impeto di ottimismo, mi piacerebbe pensare nel caso vincesse il No, le condizioni alle quali la FIAT dovrebbe sottostare: se vince il No, il gruppo deve impegnarsi a rispettare il contratto nazionale dei metalmeccanici in tutte le aziende sul suolo patrio. Se vince il No, in caso di ulteriori investimenti all'estero, per ogni euro investito l'azienza dovrà impegnarsi a versare 50 centesimi di euro nelle casse dello stato italiano. In fondo, i soldi li ha fatti con il lavoro di italiani e anche grazie a tutte le agevolazioni fiscali. Nel caso poi vada all'estero, lo stato italiano dovrebbe chiedere che vengano rispettati tutti i diritti contrattuali vigenti in Italia e le garanzie minime sindacali. Non possiamo permetterci lassismi in quanto siamo convinti che un'azienda all'estero, rappresenti la credibilità dell'intera nazione di provenienza. Detto questo crediamo che il lavoro debba servire agli uomini e non il contrario; siamo fermamente convinti che un sistema fondato sulla Gustizia debba sempre mettere in primo piano i bisogni dell'individuo.
Che bello sognare: forse è l'unico modo per fuggire allo scempio di questa realtà. Certo sarebbe bello che uno Stato, in quanto rappresentante del bene comune, si facesse garante dei diritti di tutti. Ma è il libero mercato bellezza, e il più forte vince. E se non vince, lo facciamo vincere lo stesso perchè è il privato che conta. Più mercato, più competizione e più benessere: questo ci viene ripetuto nonostante le condizioni stiano peggiorando. Va bene basta non voglio rovinarmi la serata, adesso torno nel mio sogno: è l'unico modo per sopravvivere a questa realtà. Se vince il No.......

Commenti

Bob Bulgarelli ha detto…
Purtroppo siamo in un posto dove essere schiavi è ormai una consuetudine mascherata. O fai come dice il siùr parùn o, nella migliore delle ipotesi, sei vessato e isolato; spesso dai tuoi stessi colleghi; anche quando ne avresti tutte le ragioni, per fare diversamente, o solo lamentarti. Abbiamo imboccato la via di un cammino a ritroso, verso la soppressione dei diritti. Mi illudo anche io, a volte, che facendo il sindacalista possa cambiare qualcosa. Ma chissà, piano piano... gettando un seme qua ed uno la'... Certo è che abbiamo tutti contro, anche i nostri stessi. Lo Stato è sulla buona strada per diventare quello che ci darà la frustata finale.
riri ha detto…
...solo un saluto e condivisione.
ventopiumoso ha detto…
bello e spaventoso.

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