domenica 31 agosto 2008

UNA FILOSOFIA DIVERSA

Faccio mio questo articolo trovato sul sito della decrescita felice, perchè lo ritengo molto affine al mio pensiero riguardo lo stile di vita.

Tempo al tempo
di Andrea Bertaglio

Il tempo, forse una delle risorse più importanti al mondo. Solo chi ne ha abbastanza a disposizione, può avviare un cambiamento della propria vita. Solo chi non si fa stringere nella morsa del consumismo e del lavoro forsennato per soddisfarne le aspettative, può tornare a dedicare il tempo e l’energia necessari a cose sicuramente di maggior valore come i figli, la famiglia, gli amici, la terra, la lettura, lo studio… l’amore.
L’abbondanza di tempo può disorientare, addirittura spaventare. Siamo totalmente disabituati ad avere tempo, nonostante la presunta iper-efficienza di tutto ciò che ci circonda. Tutto dovrebbe farci risparmiare tempo, e tutto alla fin fine ce lo ruba.
Ci educano fin da bambini a non avere tempo, oggi come oggi, fra scuola, compiti, mille sport
e corsi di vario tipo. Del resto, bisogna essere costantemente impegnati sin dall’inizio se si vuole essere un domani adulti produttivi ed efficienti, totalmente incapaci di fermarsi un attimo a pensare, a riflettere, e ad ascoltare.
Quante volte abbiamo sentito, o detto, -mi spiace, ma non ne ho il tempo-? O quante volte ce lo siamo detti?
Il tempo, questa “merce” sempre più scarsa nelle nostre vite, è ormai scambiato con i soldi necessari a comprare cose che ne hanno solitamente bisogno di ben poco per essere godute.
Il tempo che ci rimane dopo una giornata di lavoro viene spesso trascorso davanti alla televisione, che ci propina benevolmente una serie di programmi sempre più mediocri che intervallano spot pubblicitari sempre più accattivanti e spettacolari, origine di base dei nostri sempre rinnovati bisogni. Il fatto è che quando questi desideri non possono essere soddisfatti (cosa sempre più frequente in una situazione di decrescita forzata e, per il momento, ancora infelice), cresce nelle persone un sentimento di frustrazione che porta innanzi tutto a non godere di ciò che si ha, e che ci porta a fare di tutto per ottenere ciò che siamo stati letteralmente programmati per volere.
Ma, dopo una giornata di duro lavoro, mi si chiederà adesso, chi ha voglia (e tempo) di mettersi a conversare, di partecipare alla vita di comunità o anche solo di pensare? Quasi nessuno, direi. So bene in quali condizioni ci si ritrova dopo molte ore di traffico/lavoro/traffico! Ma so anche, di conseguenza, che la soluzione sta nel ritagliarsi il tempo che il lavoro (nonché la televisione e una miriade di attività più o meno inutili) ci rubano. E qui non mi si fraintenda. La mia contestazione non è verso il lavoro in sé, nobile attività umana, quando ci permette di far vivere noi e i nostri cari decorosamente, quando ci fa pagare le tasse necessarie a garantire i servizi di base delle nostre società, quando ci permette di esprimere la nostra creatività ed il nostro potenziale. La mia critica è rivolta a due tipi di lavoro in particolare: il lavoro forsennato come fuga da se stessi, e il lavoro forsennato come mezzo per soddisfare bisogni che siamo stati indotti ad avere, e che molto probabilmente non avremmo mai sentito di nostra spontanea volontà.
Che fare, quindi? Con i figli da mantenere, il mutuo sempre più caro da pagare ecc ecc, come si può uscire da questa spirale che ci tiene prigionieri? Beh, innanzi tutto riducendo i nostri bisogni. Come? Rendendoci conto di cosa è veramente importante (i figli e la casa, piuttosto che un’auto nuova ogni anno o un cellulare ogni tre mesi). E come ci si può rendere conto di cosa è veramente importante? Fermandoci a riflettere. Ma per potersi permettere ciò? Se ne deve avere il tempo.
È un circolo virtuoso delle proprie scelte e della propria vita quello che si deve avviare.
Difficilissimo da mettere in pratica, ma possibile. E forse indispensabile.

Quando riusciremo a liberarci da questa prigione che ci preclude la possibilità di godere del nostro tempo?

IL PARTIGIANO FUOCO

Ricordo partigiano dopo l'aggressione fascista a Roma.

CONTRO OGNI INTOLLERANZA

Ennesima aggressione di gruppo NEOFASCISTA a Roma ecco cosa scrive il Corriera della sera
ROMA: TORNAVANO DA UN CONCERTO IN MEMORIA DI RENATO BIAGETTI

Militanti di sinistra aggrediti da skinheads con coltelli e catene: «È stato un agguato»
«Zecche,
andatevene»: tre ragazzi assaliti da una decina di teppisti con teste rasate. La condanna di Alemanno


ROMA - Aggrediti al grido di «Zecche, andatevene, abbiamo i coltelli» e poi colpiti con armi da taglio e catene: uno di loro è ricoverato al Cto con ferite profonde alla coscia. È accaduto venerdì notte, dopo le 4, lungo via Ostiense. Tre giovani militanti di sinistra, al ritorno del concerto al parco Schuster in ricordo di Renato Biagetti (il giovane ucciso a coltellate due anni fa a Focene da due estremisti di destra) sono stati presi alle spalle da una decina di persone, sui 27-28 anni, che prima li hanno insultati e poi, dopo aver colpito con una catena uno di loro, si sono accaniti su un altro, prima con tre coltellate e poi con altre tre.
COLTELLATE E CALCI IN FACCIA - «Avevano le teste rasate, erano armati di coltelli e catene: si è trattato di un vero e proprio agguato premeditato». Così Emiliano, 27 anni, descrive l'aggressione. I giovani sono stati medicati all'ospedale Cto della Garbatella: il più grave, Fabio Sciacca, ha una prognosi di 7 giorni perchè accoltellato a una coscia. «Dopo il concerto, intorno all'una di notte - racconta Emiliano - ci siamo spostati al centro sociale Pirateria che dista poche centinaia di metri dal parco dove si è svolto il concerto. Alle quattro abbiamo deciso di tornare a casa, la strada era deserta: dopo alcuni metri abbiamo sentito delle grida, dieci ragazzi vestiti con magliette nere e teste rasate hanno cominciato ad insultarci, quindi, si sono avvicinati e ci hanno aggredito». I tre, secondo quanto racconta il giovane, sono stati presi a calci e pugni e feriti con armi da taglio. «A Fabio sono state inferte almeno tre coltellate ed una lo ha ferito alla coscia e, una volta a terra, preso a calci in faccia. Anche io sono stato picchiato e scaraventato con violenza a terra». L'aggressione è durata pochi attimi. «Dopo averci colpito - spiega ancora - sono fuggiti a piedi. Si è trattata di una vera e propria provocazione di stampo neofascista, in una serata in cui ricordavamo un nostro compagno, ammazzato proprio da estremisti di destra».
CONDANNA DI ALEMANNO - «Esprimo ferma condanna per questo grave episodio di violenza che, secondo le testimonianze delle vittime, sembra essere di natura politica», ha detto sindaco di Roma Gianni Alemanno. «Mi auguro - ha sottolineato Alemanno - che gli inquirenti siano in grado di assicurare subito alla giustizia i responsabili di questo gesto criminale, verificando con assoluta certezza se dietro di esso esista una forma organizzata di estremismo di destra. Alle vittime dell'aggressione va la mia piena solidarietà e invito tutte le forze politiche cittadine a vigilare affinché non si inneschi una nuova spirale di violenza politica in città».

Questo episodio segue un'altro fatto grave riporto stralcio di articolo sempre dal Corriera della Sera:


il Movimento per i diritti civili denuncia l'odissea dell'omosessuale, ora ai domiciliari
Gay violentato dai compagni di cella«Sono sieropositivo». E gli altri lo pestano
Dopo le violenze in un carcere calabrese, l'uomo viene trasferito e rinchiuso con i condannati per reati sessuali

ROMA - Un omosessuale viene ripetutamente violentato dai compagni di cella. I quali, quando scoprono che è sieropositivo, lo picchiano e minacciano anche di ucciderlo. L’uomo, a questo punto, viene messo in isolamento in una cella con topi e scarafaggi. Fino a quando non lo trasferiscono nel carcere di un’altra regione, dove per alcuni giorni viene incredibilmente rinchiuso in un reparto riservato a detenuti condannati per reati sessuali. Èl'odissea di un detenuto 40enne, arrestato per tentato furto lo scorso giugno. A raccontarla è Franco Corbelli, leader del Movimento dei diritti civili, che ha raccolto la sua testimonianza, ora che l’uomo ha lasciato il carcere e si trova agli arresti domiciliari. «È un episodio di una brutalità e disumanità inaudite», denuncia Corbelli: «L'uomo da qualche giorno agli arresti domiciliari mi ha raccontato per telefono la sua allucinante e dolorosa odissea». «Sono profondamente indignato - continua Corbelli - per quanto accaduto.


Violenze contro il diverso, violenze contro chi professa altre fedi politiche e continuiamo a indignarci senza dare un seguito a questa indignazione. E intanto continua la prevaricazione, l'appropriazione indebita del corpo di altre persone, della vita in un clima di paura che fomenta solo indifferenza e apatia nel prossimo. In questo contesto, il culto della violenza non può fare altro che prendere il sopravvento sulla pacifica convivenza.

sabato 30 agosto 2008

DIECI MINUTI DEL VOSTRO TEMPO PER CONOSCERE UNA PERSONA ECCEZIONALE

Intervista di Vittorio Arrigoni a La Stampa

"Io, Ulisse italiano a Gaza

"E' sbarcato con la cognata
di Blair a bordo di "Free Gaza"
e non è voluto ripartire
FRANCESCO MOSCATELLI
TORINO

Nei prossimi giorni sarò ospite di una famiglia palestinese a Rafah, ma per il momento resto a Gaza City, a fare da scudo umano per i pescatori. Ieri ci siamo spinti a 10 miglia dalla costa, sfidando tre navi della Marina israeliana. In 14 ore abbiamo pescato sei volte quello che pescano di solito, quando non possono oltrepassare le 3 miglia». Vittorio Arrigoni, l’italiano sbarcato il 23 agosto a Gaza con un gruppo di attivisti per i diritti umani, fra i quali Lauren Booth, la cognata di Tony Blair, ha la voce tranquilla. Alle avventure, lui, ci è abituato. In questi giorni è bloccato per sua stessa volontà nel cuore di una delle regioni più calde del Medio Oriente, senza preoccuparsi di come e quando potrà rientrare in Italia.Trentatré anni, di Cantù, durante l’anno lavora come tuttofare nella ditta di famiglia: «Magazziniere, autotrasportatore, quello che capita - scherza - Sono figlio di un imprenditore, ma di quelli dal cuore rosso. Mia madre è sindaco di un piccolo comune e io sono cresciuto a pane e politica». Negli anni scorsi ha fatto il cooperante in Bosnia, l’osservatore internazionale durante le prime elezioni democratiche in Congo, ed è stato più volte in Cisgiordania. «Diciamo che oggi avrei qualche difficoltà a passare il confine israeliano - spiega -. L’ultima volta mi hanno espulso e mi considerano una persona non gradita».A Gaza Vittorio è arrivato il 23 agosto, dopo un viaggio rocambolesco. «Sono atterrato ad Atene a fine luglio e poi mi sono trasferito su un’isoletta dell’Egeo, dove mi aspettavano altri quattro attivisti - racconta -. Abbiamo lavorato in gran segreto per 15 giorni, per sistemare un vecchio peschereccio ribattezzato “Free Gaza”. Il 13 siamo salpati alla volta di Creta, dove ci siamo ricongiunti con i ragazzi del “Liberty”». Altre 40 ore in mezzo al mare e le due barche dell’organizzazione «Free Gaza Movement» hanno raggiunto la Striscia. «Era dal 1967 che una nave internazionale non sfondava il blocco israeliano - spiega -. Abbiamo avuto mille problemi: i due capitani greci che avevamo assoldato ci hanno abbandonato dopo aver ricevuto minacce telefoniche e quando eravamo nelle acque internazionali internet e i telefoni cellulari sono saltati».
Nella mattinata di ieri, dopo i saluti in grande stile della popolazione locale, le due barche sono ripartite verso le coste cipriote con a bordo sette palestinesi. Arrigoni, invece, è rimasto a terra. Per sua libera scelta. Con lui una decina fra medici e infermieri. «Stiamo cercando di far passare il confine ad alcuni palestinesi malati, ma al valico di Eretz non ne vogliono sapere». Lui è arrivato via mare, e per gli israeliani è come se non fosse mai entrato nella Striscia. Di un visto israeliano, con il suo curriculum, non se ne parla. Il sogno proibito di «Free Gaza Movement», però, è quello di creare un vero e proprio ponte marittimo con i territori. «Il tempo di raccogliere i 10 mila euro necessari per fare rifornimento e la “Liberty” e il “Free Gaza” torneranno. Io le aspetto per rientrare a casa anche se, al momento, la mia vita italiana è congelata - spiega -. Oppure proverò alla fine del mese di Ramadan, quando riaprirà il valico egiziano di Rafah».Nel frattempo, a Gaza, vive il suo momento di gloria: visita le famiglie, incontra i politici, si fa inseguire dai bambini che tentano di rubargli il berretto da lupo di mare. Un vezzo, per uno che è nato e cresciuto all’ombra delle Alpi. Anche le autorità palestinesi lo trattano con i guanti di velluto: hanno intitolato una piazza alle due imbarcazioni e hanno dato a tutti gli attivisti la cittadinanza onoraria. «Vogliono perfino costruire un monumento - racconta divertito -. Siamo cani sciolti, lontani dalla politica. Non neghiamo i diritti di Israele, ma vogliamo affermare con forza anche quelli dei palestinesi. Non ci facciamo tirare la giacchetta da nessuno. Quando siamo arrivati ci aspettavano due comitati di accoglienza: uno di Hamas e uno di Fatah, ma alla fine hanno organizzato una festa tutti insieme».Merito, forse, della cognata di Blair? «No, no, assolutamente. Lauren e Blair non si possono vedere. Hanno una visione del Medio Oriente totalmente diversa: lui non è mai stato a Gaza perché gli israeliani temevano un attentato, lei è la benvenuta in ogni casa palestinese». I timori che possa succedere qualcosa, però, sono tanti. «I primi giorni, quando eravamo in gruppo, ci hanno messo dietro molti agenti di sicurezza. Adesso ognuno andrà per la sua strada. Conosciamo bene la Palestina e sappiamo che bisogna stare attenti, ma l’eventualità di un rapimento è remota». La Farnesina non è d’accordo: «Sconsigliamo fortemente la presenza a qualsiasi titolo di cittadini italiani nella Striscia di Gaza - spiegano dall’Unità di crisi - Inoltre la Marina Militare Israeliana ha ribadito che impedirà l’accesso a tutti i natanti di qualsiasi nazionalità nelle acque territoriali di Gaza. Il Consolato Generale a Gerusalemme ha fortemente raccomandato ad Arrigoni di esercitare la massima prudenza e di mantenersi in costante contatto, informandolo preventivamente delle iniziative che intenda intraprendere per lasciare Gaza». Lui però fa spallucce: «Se divento un caso ben venga, servirà per sottolineare l’assedio a un milione e mezzo di persone».

Consiglio di visitare il suo blog:GUERRILLA RADIO . Blog che ho tra i miei link utili, e ne sono particolarmente fiero.

website della missione:
http://www.freegaza.org/
contatto: guerrillaingaza@gmail.com

MORIRE PER ONORE PERCHE' DONNE

Tempo fa, lessi questo articolo su Peace Reporter che mi colpì molto. Visto le vicende che hanno caratterizzato questo blog negli ultimi giorni, non ho avuto tempo di parlarne ma ora vorrei mettere in evidenza questo triste problema. Si tratta dei crimini detti di onore che le donne palestinesi residenti in Israele sono costrette a subire. Capita allora, di vedere un fratello tentare di uccidere la sorella per poi venire acclamato dal popolo e dalla famiglia, una donna uccisa perchè dopo il divorzio era intenzionata a rendere pubblica una nuova relazione, e addirittura, una figlia uccisa dal padre per aver avuto una gravidanza fuori dal matrimonio, tra l'altro dovuta a violenza subita da un parente della quale il genitore era a conoscenza. Qui la morte per una donna può venire per i motivi più futili ad esempio: il modo di vestire e comportarsi, lasciare la casa senza permesso, fumare e altre colpe che possono essere considerate macchie per l' onore. Io sinceramente, non vedo che onore ci possa essere a uccidere una figlia, una moglie o una madre. Credo, come hanno fatto altri amici blogghers parlando di violenza contro le donne, che denunce di questo tipo debbano partire prima di tutto da noi uomini.
E adesso, non ditemi che è una questione di razza, religione o posizione geografica perchè purtroppo questo fenomeno, anche se in diverse forme, riguarda indiscriminatamente ogni parte del globo.

giovedì 28 agosto 2008

LA RAGIONE CHE SCHIAVI O LIBERI HA DI ESISTERE

Devo ammettere, che non avrei mai immaginato che da un post sulla fame nel mondo, potesse nascere una discussione tanto accesa riguardo i commenti in questo blog. Nonostante i diversi attacchi di commentatori anonimi (anche fasulli), ho sempre cercato di gestire questo spazio il più possibile in modo democratico e costruttivo: non sempre ci sono riuscito, ma sappiate che il mio impegno aveva quel fine. Ho censurato pochissime volte, ho sempre dato a tutti la possibilità di esprimersi liberamente anche perchè, ogni volta passando nei vostri blog, io stesso l'ho fatto liberamente. Mi sono fatto promotore di questa filosofia , perchè credo fermamente in quel valore che è la libertà di espressione, credo ciecamente nel confronto come unica via di uscita per potersi avvicinare alla verità, e infine, per provare a vincere questo sistema che è riuscito a toglierci la cosa più bella: la possibilità di dialogare, di vivere attivamente quell'ideale chiamato democrazia. Ieri, grazie alla vostra forte partecipazione, questo blog ha respirato aria pura, ha capito che una parte di Italia vuole partecipare, che esiste un' Italia per la quale vale la pena lottare e andare avanti. Come dice l'amico Gap, bisognerebbe abbassare i toni, ma a volte non è la volontà di offendere o denigrare che ci spinge a rispondere anche in modo sbagliato, è la passione... la voglia che ognuno di noi mette per farsi promotore di quel cambiamento che tutti auspichiamo. Quando ho aperto il blog, l'ho fatto per provare a superare quel muro di solitudine e impotenza che il sistema acuisce, per trovare uno spazio nel quale poter conoscere persone che condividessero ideali e battaglie da perseguire. Il motivo principale però, come scrissi quando ancora nessuno veniva a trovarmi, è perchè mi rendo conto che la società ha perso completamente quei valori di cui sento un forte bisogno: amore, amicizia e solidarietà. Per questo ho sentito il dovere di fare qualcosa, di trovare un canale che potesse farmi esprimere il malessere ma nel contempo provando a costruire le basi per un possibile cambiamento. Stanco di vedere la vita subordinata al capitale, in una ricerca disperata e spasmodica che ci porta ad alienare tutto anche i rapporti umani al profitto, ho intrapreso questo cammino che mi ha portato a conoscere tutti voi cari amici e ne sono fermamente orgoglioso. Certo...il cammino è lungo, in forte salita, ma insieme non smettendo mai di confrontarci, di imparare, di saper ammettere i nostri errori e limiti perchè infondo per me la democrazia è questa, possiamo fare qualcosa per cambiare una società che sembra essere o è, al di fuori della ragione. Solo a quel punto, potrò realizzare il sogno di cambiare il nome del blog e mettere... LIBERI.

Ringraziando tutti voi cari amici che gratificate questo blog della vostra presenza, colgo l'occasione per porgervi le mie scuse se a volte sono sembrato incoerente con quanto scritto sopra. Sappiate... che in ogni caso era sempre in buona fede.
Grazie di cuore a tutti voi.

mercoledì 27 agosto 2008

CHIEDO SCUSA AL MIO AMICO RICCIOLO

Nel post di ieri, un commento del Ricciolo frainteso ha provocato indignazione da parte di alcuni amici bloggher. Capisco che per chi non lo conosca quella battuta sarà potuta essere fuori luogo, ma per me voleva esprimere in modo aspro l'altrettanto forte disinteresse del nostro mondo occidentale a quel tipo di problematiche. Non ho detto niente sorvolando la questione, perchè ritengo che il suo impegno meriti un post. Innanzitutto dico con grande orgoglio, di avere il suo blog tra i miei link utili. Il Ricciolo, è stato uno dei miei primi amici conosciuti grazie al blog quando, ancora agli albori della "professione da bloggher", appoggiai la battaglia dell'amico Russo in favore delle vittime dell'amianto a Casale Monferrato in questo post: PAESE DI M... che consiglio di guardare ( soprattutto i commenti da lui lasciati).



Al centro potete vedere il volto del pericoloso commentatore.


L'amico Ricciolo, collabora con i padri Comboniani in progetti che facilitano l'integrazione degli immigrati i quali, nella sua zona di Castel Volturno, possono raggiungere circa il 20% della popolazione .


Qui lo potete vedere in mezzo alle sue alunne alle quali insegnava la lingua italiana.

Purtroppo, questa esperienza per i motivi che lui stesso spiega nel post houston, abbiamo problemi... si è conclusa, ma ciò non macchia il suo impegno sociale.

Quando riesco passo con molto piacere a trovarlo.Qualche settimana fa, mentre ospitava un suo amico polacco, ho avuto un" interessante" ( scusami ma le virgolette erano il minimo) dibattito con lui riguardo il Bigos, tipico piatto della cucina polacca qui .

Quindi cari amici, consiglio a tutti voi di farvi un giro nel suo blog e scoprirete che a volte l'apparenza inganna.

Non facciamo come il sistema che riesce a far diventare terroristi i buoni e buoni i cattivi.

martedì 26 agosto 2008

PER QUALI MERITI?

Capita a volte di guardare una fotografia, e presi da quei momenti di riflessione inizi a chiederti se la vita come l'intendiamo noi abbia lo stesso senso per tutti.




Questa fotografia scattata da Kevin Carter nel 1993, che ritrae un bambino sudanese con il ventre gonfio dalla sindrome di Kwashiorkor, ha vinto il premio Pulitzer.
Quando guardo questa immagine, che come un coltello bene affilato entra nella carne del mio essere, non riesco a non chidermi da persona umana , perchè? Che senso ha questo coacervo di ingiustizie e un sistema che permette tutto ciò? Il silenzio di questa foto di povera creatura indifesa, piegata in 2 dalla violenza di un sistema criminale, grida dolore, quasi vendetta alla soffocante indifferenza del mondo occidentale. Dal canto mio, non posso fare a meno di chiedermi anche "di che meriti ho goduto per non essere al suo posto?" Si...perchè quel bimbo accovacciato su quel terreno, sarei potuto essere benissimo io o peggio ancora, da possibile padre, mio figlio e tutto ciò sarebbe stato ancora più terribile per aver donato una vita già finita. Quello che rende ancora più terrificante il quadro, è quell'avvoltoio alle sue spalle, metafora perfetta di questo capitalismo che permette a poche superpotenze di sfruttare il cosiddetto terzo mondo. Negli ultimi 15 anni infatti, cioè da quando è stata scattata quella foto,il problema si è aggravato con l'indice di povertà in crescita, e tuttora le stime delle Nazioni Unite parlano di 854 milioni di persone, circa il 13% della popolazione mondiale, che costantemente soffrono la fame. E' lo stesso 13% ribaltato, tra i quali facciamo parte pure noi, che invece consuma circa l'80% delle risorse . Tra l'altro così imbecilli ed egoisti da sprecarle per vivere peggio fra precariato e insicurezza del domani. Lo so... sono numeri , solo cifre e percentuali alle quali siamo ormai troppo abituati ( a pensarci bene lavorando per il PIL lavoriamo per un numero), ma che nascondono tanta sofferenza e morte.

Ed io, il grido di dolore di quella foto, lo sento più forte che mai.

NON VOLEVO FARLO MA MI TOCCA

secondo le fonti Istat l'italia ha un tasso di criminalità circa 20 volte superiore a quello dell'Afghanistan e circa 16 volte superiore a quello degli Usa.non mi invento nulla. negli Usa ci sono 17.000 omicidi in un anno in Italia ci sono 67.000 omicidi in un anno ora con il governo berlusconi ci sono 760 omicidi in un anno e siamo scesi a livelli molto bassi.questi sono dati di fatto riguardo ai rumeni è scientificamente provato che un genoma della loro razza li porta fin da piccoli a delinquere, idem per i rom. non è una questione di essere fascisti ma è la scienza.e ribadisco Meno male che Silvio c'è.


Anonimo


CHIEDO ALLA COMUNITA' INTERNAZIONALE UN AIUTO, 67000 OMICIDI IN UN ANNO: SIAMO AL GENOCIDIO.

Allora... siccome questo blog intende essere il più possibile trasparente con i propri lettori, caro anonimo o alexandros potete dire quello che volete ma i dati son ben altri.
Alexandros, non mi interessa se la popolazione è ignorante come i buoi ( a proposito: tu da che stai?). Puoi citarmi Macchiavelli, tutto quello che vuoi ma i dati li conosco. Anzi...vi dico col cuore che dovreste ringraziare veramente la gente ignorante senza la quale non avreste mai vinto. Il fatto che il vostro metodo sia fare politica ingannando gli elettori con false percezioni, non mi è nuovo ma ricordate che in questo blog avete sbagliato tutto. A parte che se mi dici questo già vuol dire che sai di mentire, e non ho parole.



Mi scuso perchè non si vede molto, ma come potete vedere gli omicidi sono circa 620 in un anno. Dati del viminale.

Mi dispiace per voi, potete ingannare chi volete ma continuerò a fare informazione.

INIZIO A SENTIRE MALE

Riapre Mirafiori. Ma per 4mila dipendenti c'è la cassa integrazione

Stabilimenti Fiat
Dopo la pausa estiva questa mattina i cancelli dello stabilimento Fiat di Mirafiori oggi si apriranno solo per 1000 operai addetti alla produzione della Mi.To, la nuova piccola di Alfa Romeo. Scatta infatti, fino all'8 settembre, la cassa integrazione per 4 mila dipendenti. Altri stop alla produzione sono previsti in altri stabilimenti, oltre a quello torinese, nei prossimi mesi.
Sarà dunque un rientro all'insegna della preoccupazione, legata alla congiuntura economica e, di conseguenza, al difficile momento del mercato dell'auto. Il provvedimento è già in calendario anche in altri stabilimenti Fiat.
Non a caso la decisione della cassa integrazione, come spiegato nelle scorse settimane dall'Ad del gruppo, Sergio Marchionne, era stata presa "dopo aver visto l'andamento del mercato nel mese di giugno".
Il provvedimento è già in calendario anche in altri stabilimenti Fiat: una settimana a ottobre e due a novembre a Termini Imerese, una al mese a Melfi, sei settimane entro dicembre negli stabilimenti Cnh di San Mauro (Torino) e di Imola (Bologna). Sospesi dalla Powertrain i 17 turni introdotti due mesi fa nello stabilimento ex Iveco di Torino.

Fonte rainews24.

Draghi: ''Risolvere la crisi economica non sarà indolore ...

Certo caro Draghi, ho già capito per chi non sarà indolore questa crisi.

Scusate, ma sentendo un gran bisogno di sdramattizzare, pubblico questo video che in modo simpatico descrive perfettamente la situazione.

Siamo tutti precari.




Segnalo questo articolo Free Gaza: le iniziative continuano nel blog dell'amica Elena: SOLLEVIAMOCI.

domenica 24 agosto 2008

QUANDO DIVENTO UN RAZZISTA CATTIVO

Ieri ho letto la notizia dello stupro di Ponte Galeria a Roma e non posso fare a meno di parlarne. Lasciando perdere le strumentalizzazioni politiche e la violenza terribile in se, visto che violentando una donna non ci si impossessa solo del suo corpo ma della sua vita, il mio biasimo è rivolto a quei rumeni deficienti oltre che criminali. Premetto di non essere come la maggior parte degli ignoranti, che per colpa di 2 delinquenti criminalizza intere etnie o nazionalità, ma la cosa un po' mi altera. Ora...già in Italia c'è uno strisciante clima di intolleranza, se poi si commettono queste schifezze la cosa di sicuro non migliora. Capita infatti, come mi è successo ieri sera parlando di questa faccenda, gente sentir dire che i rumeni sono una brutta razza, e dopo questi eventi, diventa impresa spiegare che la colpa è di 2 persone e non di un' intera nazione. Per me è incomprensibile tutto ciò, mi chiedo: sono all'estero, in un paese dove il nemico principale sembra essere lo straniero, e fanno queste cazzate? Bah... anch'io sono stato all'estero, anche se solo come semplice turista, ma mi sono sempre ben guardato dal commettere cose che potessero mancare di rispetto alla popolazione locale. Dove hanno la testa?! Scusate lo sfogo, ma così non fanno altro che fomentare odio e rancore. Incredibile come certe persone riescano clamorosamente ad andare contro i propri interessi, rovinando in questo modo anche la reputazione a tanti connazionali in gamba. Altronde, e lo dico con molta amarezza, una società e un sistema malati non possono fare altro che creare persone malate ( avrei voluto dire altro ma sarebbe stato volgare). E questo purtroppo accade, indipendentemente dalla nazione di provenienza. Certo è, che una spiegazione razionale a tanta violenza gratuita, proprio non riesco a darla.

sabato 23 agosto 2008

SOTTO LO STESSO IDEALE

Infopal - Gaza. Alle 18 ora locale le due imbarcazioni, Liberty e Free Gaza, sono entrate nel porto di Gaza e l'equipaggio è sceso in spiaggia, dove una folla di palestinesi lo ha accolto con gioia.
L'assedio è stato rotto, almeno a livello simbolico, nonostante i ripetuti tentativi israeliani di impedire il viaggio delle due imbarcazioni.
Al momento è in corso una conferenza stampa e una diretta della TV al-Jazeera.


E' così quel sogno che ha coinvolto molti di noi bloggher, finalmente si è realizzato. Quelli sono i nostri eroi, persone normali che hanno dimostrato al mondo quanto può fare la voglia di Giustizia e libertà.


Ricordo che gli attivisti sono 45, di nazionalità e religione differente, come abbiamo avuto modo di sapere a bordo c'è una suora, una sopravvisuta all'Olocausto, un candidato al Premio Nobel, la cognata di Tony Blair.


Più forti dei sabotaggi, più forti delle intimidazioni per provare a rompere quell'assedio, che è costato tanta sofferenza per il popolo palestinese.



Per fare in modo che queste 4 lettere, non producano solo un'inutile suono.

E LO CHIAMANO SVILUPPO

L'ambiente... noi dovremmo essere parte di questa "struttura" che ci circonda poichè beviamo acqua che esso produce, respiriamo aria che esso produce e mangiamo cibo che esso produce. Invece, nello sviluppo "sostenibile" che caratterizza questo nostro sistema, lo consideriamo esclusivamente materia prima da sfruttare. Questo è il risultato:



La Dora è un fiume che nasce dal Monte Bianco per poi sfociare nel Po: è il 5° maggior affluente da sinistra.

Bene...Il cromo esavalente è cancerogeno e mutageno, provoca aborti, sgretolamento delle ossa, insufficienza epatica cardiaca e renale, dermatiti e, ovviamente, tumori.

Questo è lo sviluppo sostenibile, quello che rispetta ciò che ci circonda. Perchè l'importante è consumare, produrre nella disperata e impossibile ricerca della crescita infinita. Poi quando ti ritrovi con i fiumi inquinati, sommerso da montagne di rifiuti, l'importante è che in televisione non se ne parli. Peccato che c'è una crescita dei tumori a livello di epidemia e da questo nessuno purtroppo può chiamarsi fuori.
Ma si sa... quando mancherà l'acqua potabile e il cibo, impareremo anche a mangiare i soldi senza più ammalarci.

venerdì 22 agosto 2008

IL CAPITALISMO

Pubblico questa inchiesta di qualche mese fa, per portarvi a conoscenza di questo terribile problema. Perchè conoscere e parlarne, è l'unico modo per aiutare i sardi e la Sardegna.

Certo il video è lungo, ma la cosa è talmente grave che lascia senza parole.

mercoledì 20 agosto 2008

EPPURE SONO EDUCATO

Dopo aver letto questa notizia, che ormai tutti voi dovreste conoscere, mi sono chiesto che tipo di educazione ho ricevuto: io ragazzo estremissimo al quale di questo tipo di mondo e società non va mai bane niente.
Sono comunista eppure mi sembra di essere educato, ditemi voi amici blogger se sbaglio.
Nella mia via saluto anche cani e gatti, non ho mai ucciso nessuno, non fumo, non bevo, non mi sono mai fatto nemmeno una canna. Certo... con questo non voglio assolutamente dire di essere un santo, ma non mi sembra nemmeno di essere l'impersonificazione del diavolo.
E poi, se tiriamo via un figlio perchè comunista ad una madre, a quelli che ogni domenica allo stadio spaccano tutto cosa dovremmo fare? Bah.. Ho capito: a quelli perchè servono per distogliere la massa ignorante dai problemi seri, gli diamo il Nobel per la Pace. Giusto...sono perfettamente d'accordo!!! E a chi ha accoltellato il povero Nicola di Verona... non gli diamo una medaglia d'oro al valor civile?
Ma qualcosa mi continua a tormentare, sono comunista eppure non sono maleducato. Certo...fiero di aver avuto un nonno che per non combattere con i fascisti si è nascosto per un anno in un fienile, ma non mi sembra abbia sbagliato visto quello che facevano. Ma vedendo come vanno le cose forse mi sbaglio.
Ho scelto di essere comunista perchè ritengo l'essere umano più importante di tutto, perchè rispetto l'ambiente e di conseguenza gli animali, perchè quando dico di essere un amico o di voler bene ad una persona, lo dico sapendo quello che dico e non tanto per dire. Non so, se questo vuol dire essere maleducati allora devo essere rieducato.

Io in ogni caso lo affermo ancora con più forza: sono comunista perchè sogno una società diversa, dove tutto ciò che abbia un filo di vita in corpo sia considerato più importante di tutto il resto.

E adesso visto che non posso più essere tolto a mia madre cosa mi farete?

UN GIORNO

Navigando, ho trovato questa frase:

"Un giorno, in un futuro non molto lontano, pagheremo caro per aver dimenticato tutte quelle cose che un tempo ci rendevano ciò che siamo. "

Si... penso poprio che un giorno pagheremo molto caro. Anche perchè tutti gli spettri che hanno oscurato il nostro passato, si stanno ripresentando più forti che mai.
Anche la guerra non è poi così impossibile.




martedì 19 agosto 2008

CONSIDERAZIONI

Devo dire che da quando sono tornato dalle ferie continuerei a scrivere. In questi giorni, ho letto della querela di mediaset a You Tube.
Vorrei pubblicare un video, ma sinceramente non mi va di entrare troppo nel merito.
Quello che vorrei fare, è rispondere in modo virtuale a chiunque voglia limitare la nostra capacità di informaci, ostascolando la libertà di espressione.
Allora mi viene da dire a queste persone, che potrete arrivare addirittura ad oscurare You Tube, ma i miei occhi continueranno a vedere da altra parte, siete in grado di influenzare i giornali, ma non siete riusciti ad impossessarvi della mia coscienza. Devo ammettere che non è stato facile resistere, riuscire a preservare la mia mente dai tentacoli di un sistema che cerca in ogni modo di atrofizzarla: ma ci sono riuscito. Ci sono riuscito grazie alla mia voglia di sapere, di conoscere il mondo, ma soprattutto grazie alla mia sensibilità che mi ha indotto a non arrendermi difronte alle ingiustizie che mi circondano. Potrete limitare You Tube, oscurarmi il blog, ma continuerò a parlare ugualmente anche se mi cuciste la bocca perchè saranno i miei occhi a farlo. Non so perchè scrivo queste cose, forse è la voglia di non lasciarmi soffocare da un sistema che appiattisce uniformando pensieri e comportamenti. O più semplicemete, è il libero sfogo della mia individualità che ogni giorno sento essere messa in pericolo.
Se vincerò, nel senso di riuscire a essere un uomo in grado di pensare al di fuori di schemi imposti, sarà perchè ho capito che il tesoro più grande di un essere umano è la sua mente: quella parte di noi che deve essere il più possibile valorizzata in quanto fulcro del nostro essere. Comprendendo questo, ho imparato a mettermi in gioco, a non dare mai nulla per scontato sviluppando così un forte senso critico che mi permette di provare a raggiungere il più possibile la verità senza fossilizzarmi sull'apparenza.
Non sempre ci sono riuscito, ma almeno ho intrapreso il cammino giusto da percorrere.

lunedì 18 agosto 2008

ADDORMENTATI

Pubblico questo video, per ribadire quanto l'ignoranza sia il male preminente. Non mi stancherò mai di dirlo: le dittature, nascono dall'indifferenza e dall'ignoranza perchè senza essere informati, non può esistere democrazia. Loro giocano sulla nostra indifferenza, fanno conti pensando fino a che punto potranno farla franca. E non c'entra nord o sud, perchè prendendo spunto da questa intervista, ho voluto chiedere a colleghi di lavoro cosa fosse: il risultato è stato disastroso. Ora, alle persone che nel video dicono di non saperlo perchè non sono del posto, sinceramente mi verrebbe da rispondere se sanno di essere italiani; se sanno cosa significhi andare a votare. Davvero senza parole. A chi come i colleghi di lavoro invece, oltre che incazzarmi, ho risposto che sarebbe ora di svegliarsi, di smetterla di lamentarsi quando si è ignoranti come le capre ( ed è un'offesa per le capre), perchè si è indirettamente complici. Indirettamente complici di questa deriva culturale e sociale, che lentamente consuma le nostre vite, divora i nostri sogni.

IO NON DIMENTICO

Antifascista sempre, come diceva una canzone nel cuore e nell'anima. Contro la stridente voglia di revisionismo storico, contro ogni ideologia che predica la prevaricazione dell'uomo sull'uomo, contro le verità imposte, contro ogni forma di autorità sbagliata, contro l'indole fascista italiana, contro... chi passa sopra tutto e tutti per raggiungere i suoi scopi.

Non ho potuto farlo il giorno stesso perchè non avevo un pc, ma vorrei ricordare:

Sant'Anna di Stazzema (Lucca) - Cinquecentosessanta vittime. In gran parte donne, bambini e anziani inermi. E' questo lo straziante bilancio dell'eccidio di Sant'Anna di Stazzema avvenuto il 12 agosto 1944, quando quattro reparti di Ss appartenenti alla famigerata 16a Panzergrenedier Division raggiunsero le impervie montagne appena sopra Lucca guidati da un nutrito gruppo di collaborazionisti fascisti. Si trovarono di fronte madri incinta e neonati in fasce.
La più piccola di soli venti giorni. Contro di loro mitragliatrici spianate senza alcuna pietà dopo ciniche disposizioni in file decrescenti in base all'altezza.


di Alessio Marri, Megachip - da il Manifesto

Ricordo commosso, con la speranza che ricordare possa servire a fare in modo che certe violenze non si ripetano. Come diceva Primo Levi, ricordate ciò che è stato.
Con la speranza, che questo sciocco popolo italiano, capisca quanto sia idiota rimpiangere il fascismo.
Non essendo vissuto in quell'epoca, purtroppo non posso fare altro che ricordare.

domenica 17 agosto 2008

RITORNO

Lo sapevo... arrivare a Settembre è troppo lunga e non riesco a resistere. Dopo aver trascorso queste brevi vacanze in un comune del profondo sud, tra l'altro limitrofo ad un comune il cui consiglio è stato sciolto per infiltrazioni mafiose, ritorno e trovo questo video che vi consiglio di guardare.



Dopo aver visto queste immagini, non sono in grado di contenere la mia indignazione.
Come se il caso De Magistris dovesse interessare solo la gente del posto. Ma andate ( per essere gentile) a quel paese!
La realtà è purtroppo, che se vogliamo cambiare l'Italia dobbiamo fare i conti anche con quelle persone.

Vorrei chiedere a colui che ha scritto quell'articolo su Newsweek dal titolo “miracolo in 100 giorni”, di dirmi in che epoca storica vive. Ti prego, dimmi in che spazio temporale sei!!!! Giuro che domani vengo a trovarti.

Non posso fare a meno di spendere 2 parole per quel corpo di donna, lasciato a terra e fotografato in un commissariato di polizia. Perchè non fare la stessa cosa con quei 10 milioni di italiani che vanno a puttane?! O forse quando si parla di vagina per deliziare palati insoddisfatti la cosa va bene, e poi per giustificare un degrado di sistema ormai evidente, demonizziamo le donne di strada soprattutto se straniere??? Peccato che la vagina non è una cosa che si possa scindere dalla donna, quindi, chiedo che vengano trattate così tutte quelle persone che con il loro comportamento avallano questo sistema di sfruttamento della donna.

Per i divieti, vorrei proporre alle diverse cariche istituzionali un consiglio: introdurre una norma, che vieti ai comunisti di respirare nei giorni pari. Secondo me sarebbe il modo più veloce e migliore per sbarazzarsene.

Dopo che la Chiesa ha preso le distanze da Famiglia Cristiana, sto seriamente valutando di fare un abbonamento di prova annuale a quel giornale. Meno male che non sono servite le deportazioni per rendersi conto di essere in un periodo di tendenza fascista.

Dopo essermi fatto 27 ore di treno in 5 giorni,vorrei linkare un' iniziativa dal sempre ottimo blog il Russo che parla del licenziamento di Dante De Angelis, leader storico dei macchinisti e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, licenziato per aver messe in evidenza problemi di sicurezza dei convogli Fs.

Solo quattro parole amici bloggers devono circolare per il web:

RIASSUMETE DANTE DE ANGELIS!


Inoltre vorrei ricordare il viaggio della Liberty e della Free Gaza, che tra numerosi ostacoli continua verso quel sogno di una Palestina libera dalla violenza.
Ringrazio di cuore Marte per il suo impegno nel divulgare questa azione di pace. Perchè per gente come noi, i diritti umani non vanno in vacanza.

Rimando al link Guerrillaradio per gli aggiornamenti.

Penso di aver detto tutto: meno male che sono stato assente dal web solo una settimana, altrimenti il post sarebbe stato molto più lungo.

sabato 9 agosto 2008

VENTI DI MORTE

Lo so, ieri vi avevo detto che sarebbe stato l'ultimo post prima delle ferie ma, da buon cocciuto e testardo, non riesco a stare zitto difronte ai venti di guerra che soffiano ai limiti dell' Europa.
Come tutti ormai voi saprete, la Russia ha attaccato la Georgia per la controversa questione dell'Ossezia del sud. La solita questione: costruiamo pace con le bombe.
Quando accadono queste cose, penso sempre fino a che punto potremo durare noi italiani con il nostro disinteressato stile di vita. Mi spiego: finora abbiamo assistito a questi tragici eventi da spettatori, ma chi mi rassicura del fatto che un giorno non saremo coinvolti pure noi dal male della guerra? Non per essere pessimista, ma penso che andando avanti di questo passo, nessuno potrà chiamarsi fuori da questa folle autodistruzione. Nel 1999, con la guerra in Serbia qualcosa in Europa si è spezzato, quell'equilibrio che aveva permesso di non parlare più di conflitti ( in eurolandia) è stato tranciato. Continuiamo a costruire focolai di tensione, a fomentare odi etnici e culturali che trovano le sue radici nel tempo, e nell'incapacità o mancanza di volontà dei politici di risolvere le controversie che attanagliano questo nostro mondo. Venuto a conoscenza della notizia, mi sono subito tornate alla mente le parole di Putin dopo l'indipendenza del Kosovo, tra l'altro fatta unilateralmente violando una risoluzione dell'Onu, che disse: E' un precedente orribile per l'occidente" . Non so se quelle parole siano correlate agli attuali avvenimenti, ma è certo che fomentando odi non si costruisce pace.
La cosa tragica, è che per favorire non so quali intererssi internazionali, ci rimette sempre la povera gente.
Riflettete italiani durante le vostre ferie, lasciate l'indifferenza in vacanza, e al ritorno cercate di costruire un mondo di pace.


Per chi me lo ha chiesto: vado via qualche giorno. Al mio ritorno ho deciso comunque di prendere un periodo di pausa dal blog ma, come vedete, le cose da dire sono tante o per meglio dire non riesco a non dire la mia. Secondo voi ci riuscirò?
Bah...ho i miei dubbi.

giovedì 7 agosto 2008

SCHIAVI O LIBERI VI SALUTA

Amici, compagni di avventura... è arrivato il momento di salutarci: stacco un po' la spina.
Quest'anno devo ammettere di essere veramente stanco. La voglia di poter incidere provando a cambiare le cose è grande, ma purtroppo ci sono limiti fisici oggettivi ai quali non ci si può sottrarre. Nella vita bisogna lavorare almeno 8 ore, soddisfare i bisogni fisiologici, leggere informarsi e per quanto possa essere bello e appagante, anche il blog richiede impegno. Per poter fare tutto servirebbe una giornata di almeno trenta ore. Sono emotivamente esausto, e quando le persone che ti stanno a fianco iniziano a chiederti troppe volte come stai, bè...forse è arrivato il momento di fermarsi.
Di quest'anno, la cosa che ricordo con piacere è l'incontro con Alberto Granado, il compagno di viaggio del Che. Quanti giovani chiusi nella rassegnazione, dovrebbero imparare da quell'uomo ormai più che ottantenne. La frase da lui pronunciata che mi ha colpito è stata: " le rivoluzioni si fanno solo abbandonando l'io per il noi."
Quando ci riusciremo noi? Bah...
Come detto è stato un anno intenso ma ricco sotto il profilo della lotta, che mi ha portato anche a partecipare all'assemblea dei lavoratori davanti alla Thissen Krupp dopo la tragedia purtroppo accaduta i primi di Dicembre.
Ma ora voglio ringraziare tutti voi cari amici, per aver voluto condividere le vostre idee con questo piccolo e umile blog. Ringrazio di cuore chiunque si fosse fermato anche solo per un momento a riflettere in questo piccolo spazio nel web.
Grazie per le cosa scritte e non scritte.





Un uomo può uccidere un fiore, due fiori, tre... Ma non può contenere la primavera.
Ghandi.

Questa frase mi piace molto e devo dire, anche se difficile, che grazie a voi si può ancora credere nell'avvento della primavera.

Spero di ritrovarvi tutti a Settembre.

Un Abbraccio... Schiavi o liberi?

mercoledì 6 agosto 2008

NON CHIEDETEMI DI GUARDARE

Non chiedetemi di guardare le Olimpiadi perchè lo spirito di fratellanza che dovrebbe, rappresentando il mondo, accomunare questi giochi ha già fallito o forse non si è mai visto. Perchè non è vero che siamo tutti uguali, perchè nel mondo le discriminazioni sono all'ordine del giorno, perchè in Iraq si muore, perchè in Afghanistan si muore, perchè abbiamo ancora dei popoli che non hanno una terra, perchè i giochi non fermeranno le violenze nel mondo, perchè i bambini e le donne soffrono, perchè i più deboli soffrono, perchè con tutti i miliardi che costano potremmo sfamare milioni di persone, perchè sul lavoro si muore per un pezzo di pane, perchè mentre qualcuno piangerà per aver vinto una medaglia, qualcun altro lo farà per aver perso un figlio, un padre o una madre.

Non chiedetemi di guardare, non chiedetemi di anestetizzare la mia voglia di Giustizia con una medaglia, non chiedetemi di entrare a far parte di un mondo in cui non voglio entrare, non chiedetemi di essere come voi, non chiedetemi di girarmi per 20 giorni dall'altra parte, non chiedetemi niente perchè seppur pieno di difetti non sono come voi.


Pieno di difetti, ma cosciente che in un mondo del genere, lo spirito Olimpico non dimora.

Consideratemi un debole, un pazzo idealista o anacronistico, ma non chiedetemi di guardare perchè riesco ancora a vedere ciò che mi circonda.


martedì 5 agosto 2008

HIROSHIMA

Oggi mi sembra doveroso ricordare uno degli eventi più terribili che hanno segnato la storia dell'umanità: la bomba di Hiroshima ma credo che, assieme a questo tragico evento, non si possa fare a meno di ricordare Nagasaki accaduto tre soli giorni dopo. Questi 2 episodi, rappresentano simbolicamente la fine della Seconda guerra mondiale e l'inizio dell'era nucleare.
La mattina del 6 Agosto e successivamente 9 Agosto 1945, la morte aveva il nome di "Little Boy" nel primo caso e "Fat Man" nel secondo. Il numero delle vittime dirette è stimato tra le centomila e duecentomila. Per le conseguenze devastanti di tale evento, l'attacco atomico viene considerato fra gli episodi bellici più significativi dell'intera storia dell'umanità.
Quello che più mi (diciamo) altera, è vedere come la nazione responsabile di tale atrocità, dall'alto della sua innocenza, adesso vieti ad altri l'utilizzo del nucleare.
Inoltre ricordo che qui in Italia abbiamo 90 testate nucleari statunitensi sulle quali non abbiamo nessun diritto di veto.

Questo è il simbolo del disarmo nucleare disegnato da Gerald Holtom, nel 1958.

Inutile dire, come tra l'altro ammonisce la canzone di ingresso al blog, che questo piccolissimo spazio nel mare del web è contro il nucleare e qualsiasi altra arma.

Italian Version by Alex Agus

VADO E MI FERMO DI PORTA IN PORTA

Vado e mi fermo di porta in porta
ma nessuno sente il mio passo silenzioso
busso, ma anche così nessuno mi vede
perché sono morta, perché sono morta

Ho solo sette anni, benché sia morta
ad Hiroshima tanti anni fa
ho sette anni ora come allora
i bambini che muoiono non diventano grandi

I miei capelli li ha bruciati la fiamma turbinante
i miei occhi si sono offuscati, i miei occhi non vedono più
la Morte è arrivata a sbriciolare in cenere
le mie ossa ed il Vento le ha sparse

Non ho bisogno di frutta, non ho bisogno di riso
non ho bisogno di dolci e neppure di pane
non chiedo niente per me
perché sono morta, perché sono morta

Tutto ciò che vi chiedo è che voi oggi,
che voi oggi combattiate per la Pace
perché i bambini di questo mondo
possano vivere e crescere e ridere e giocare.

Voglio segnalare questo indirizzo email: vocidalsottosuolo@hotmail.it, per chiunque volesse avere informazioni riguardo gli sviluppi della missione dei volontari di pace nella striscia di Gaza.

lunedì 4 agosto 2008

ALTERNATIVA

Pubblico questo articolo, perchè credo che oggi come oggi sia necessario, oltre combattere il sistema, dimostrare che ci sono alternative allo stato attuale di cose.

La resistenza possibile

di Aníbal Quijano - da il Manifesto

Le alternative latinoamericane alla testa dei movimenti contro la tendenza distruttiva della moderna «colonialità»Dalla metà del '73 il modello del potere globale colonial-moderno ha avviato un processo di radicale riconfigurazione dai connotati nettamente contro-rivoluzionari. Mediante la disoccupazione di massa ha portato i lavoratori a una sconfitta di portata planetaria.
Con la dissoluzione del dispotismo burocratico (il cosiddetto «campo socialista») e l'implosione finale dell'Urss, ha eliminato i suoi rivali nella corsa all'egemonia mondiale, causando così anche la dissoluzione di movimenti e organizzazioni che rispetto all'Urss erano realmente critici e antagonisti.
Di fatto, le tendenze più profonde che caratterizzano adesso questo modello si sono potute sviluppare praticamente senza incontrare resistenza fino alla metà dell'ultimo decennio del XX secolo.
Questo processo, che implica un nuovo periodo storico di portata pari alla cosiddetta «rivoluzione industriale borghese», sta conducendo tuttavia l'attuale realtà sociale verso una direzione storica praticamente opposta rispetto a quella realizzata allora. Non soltanto infatti le forme di dominazione, di discriminazione, di sfruttamento saranno - e lo sono già per la verità - sempre più brutali e violente, ma porteranno alla distruzione delle condizioni di vita del nostro pianeta, alla deliberata ed esasperata polarizzazione sociale, e all'estinzione per fame di gran parte della nostra specie. Inoltre, cosa ancor peggiore, si tratta di un processo che sta consolidando un senso comune egemonico, capace di rassegnarsi e di convivere con tutto questo finché può usarlo e consumarlo. In sostanza, si tratta di un processo contrario a quello che fu il progetto-cardine della modernità coloniale. Allo stesso tempo il capitalismo colonial-moderno è riuscito a produrre uno sviluppo scientifico-tecnologico traendo il massimo del profitto dalla nuova intelligenza dell'uomo arrivando a produrre beni materiali e immateriali, su scala mondiale, senza limiti preimposti.
Stando così le cose dunque, il capitalismo colonial-moderno non produce e non produrrà né più lavoro né più salario - se non quello «precarizzato» e «flessibilizzato» - né più servizi pubblici o libertà civili: piuttosto tutto il contrario. Per questo motivo la schiavitù e l'assoggettamento sono in piena ri-espansione.
Tuttavia, è ormai noto che la stessa tecnologia consentirebbe di produrre tutto ciò di cui ha bisogno la popolazione del mondo senza dover ricorrere alla dominazione, alla discriminazione, allo sfruttamento e alla violenza. Questo vuol dire che il capitalismo non solo è pericoloso, ma che non è più né utile né necessario. È, al contrario, prescindibile. Data la sua pericolosità, prescindere dal capitalismo colonial-moderno è una necessità urgente. In questa prospettiva, la fase in corso implica la crisi più profonda mai sofferta dal capitalismo colonial-moderno e colloca noi tutti in un vero e proprio bivio storico.
Non è dunque più sufficiente resistere alla globalizzazione neo-liberista. Le conquiste che ci sono state sottratte negli ultimi 40 anni non saranno ripristinate. Ormai non basta più lottare contro l'imperialismo unipolare degli Stati Uniti, perché comincia a essercene un altro, multipolare - quello dell'Europa, della Cina, dell'India, della Russia e del Brasile -, che non sarà di certo meno brutale e violento. Adesso è necessario, anzi urgente, passare dalla resistenza all'alternativa. E questo è proprio ciò che stiamo facendo: l'America latina è il centro di questa nuova fase del movimento sociale mondiale contro il capitalismo colonial-moderno.
Alle battaglie dei dominati e degli sfruttati del mondo industriale urbano, contro il neo-liberismo globalizzato, si sommano adesso, innanzitutto, le lotte degli «indigeni» di tutto il mondo, i più dominati tra le vittime della «Colonialità» del Potere Globale, in difesa delle loro risorse per la sopravvivenza, che sono proprio tali, ma erroneamente chiamate «risorse naturali» dalla prospettiva eurocentrica di «sfruttamento della natura»: l'acqua, le foreste, l'ossigeno, il resto degli esseri viventi, le piante alimentari e medicinali, insomma, tutto quello che gli indigeni hanno usato, prodotto, e riprodotto per migliaia di anni, e tutti i materiali che permettono la produzione della realtà sociale. Per questo motivo gli «indigeni» e tutti i settori della popolazione mondiale, cominciando dalla comunità scientifici e dagli intellettuali e professionisti della classe media, così come i lavoratori di tutto il mondo industriale, stanno scoprendo che, in virtù delle tendenze distruttive del capitalismo, queste risorse di sopravvivenza degli «indigeni» sono le stesse risorse per la difesa della vita sul pianeta e sono proprio ciò che il capitalismo colonial-moderno sta portando alla distruzione.
Sta emergendo un'ampia coalizione sociale che può essere, e di fatto è, un nuovo movimento sociale mondiale. Partendo dalla continua riprova che l'attuale capitalismo colonial-moderno è un rischio imminente di distruzione della vita sul pianeta, comincia a scoprire anche che a causa del suo sviluppo scientifico-tecnologico, questo modello di potere non è solo pericoloso ma, alla fine, non necessario e inutile.
È così cominciato un processo di uscita dalla «colonialità» della realtà sociale. Sta nascendo un nuovo orizzonte storico. Questo vuol dire innanzitutto, la nostra emancipazione dall'euro-centrismo, una forma di produrre soggettività (immaginario sociale, memoria storica e conoscenza) in modo distorto e «distorcente», che, a parte la violenza, è il più efficace strumento di controllo che il capitalismo coloniale-moderno ha per mantenere la realtà sociale della specie umana nell'ambito di questo modello di potere. Questa emancipazione è esattamente quel che si sta verificando: ovvero la scoperta che le risorse per la sopravvivenza degli «indigeni» del mondo sono le stesse risorse vitali per il pianeta intero, e insieme la scoperta, negli stessi nostri movimenti di lotta, che possediamo la tecnologia sociale per prescindere dal capitalismo.
Stiamo anche imparando a organizzarci e a mobilitarci da questa stessa prospettiva: produciamo ormai le nostre realtà sociali, liberate dalla dominazione, dalla discriminazione razzista, etnica e sessista; produciamo nuove forme di comunità, come nostra principale forma di autorità politica; produciamo libertà e autonomia per ogni individuo come espressione della diversità sociale e della solidarietà; decidiamo democraticamente ciò di cui abbiamo bisogno e ciò che vogliamo produrre; ci serviamo della tecnologia utilizzandola ai massimi livelli per produrre i beni e i valori che ci servono; diffondiamo la reciprocità nella distribuzione del lavoro, dei prodotti e dei servizi; produciamo, da questo livello sociale, un'etica sociale alternativa a quella del mercato e del profitto colonial-capitalista. In sintesi: ciò che significa la produzione democratica di una società democratica. Questo è il bivio storico del periodo che stiamo vivendo e che stiamo configurando con le nostre lotte e il nostro movimento. È tempo di lotte e di scelte. L'America latina è stato il luogo originario in cui si è formato il capitalismo colonial-moderno. Oggi finalmente è il centro stesso della resistenza mondiale e della produzione di alternative contro questo modello di potere.


(L'autore è uno dei maggiori sociologi latino-americani. E' professore all'Università San Marcos di Lima, dove dirige il Centro de Investigaciones sociales e alla Binghmanton University di New York. Ha insegnato anche all'Università Colombia, Ucla e Berkley negli Stati uniti e all'Unam di Città del Messico. E' uno degli animatori del Forum sociale mondiale di Porto Alegre. Traduzione di Valentina Manacorda)

FONTE MEGACHIP

VORREI UNA VITA PIU' TRANQUILLA

Oggi, in una tipica giornata afosa di Agosto, apro il giornale e trovo questa notizia: "Scrivi poesie quindi sei gay", giovane mafioso stuprato in carcere a Catania.

Il bello è che:

"Il giovane - rivela Fiumefreddo - e' ancora in carcere, ma per quell'episodio non ci fu alcuna conseguenza o punizione per i suoi aggressori". Secondo il legale questo e' dovuto a "un problema che attiene all'ipocrisia del sistema". "L'episodio conclude Fiumefreddo - non e' l'unico, credo che sia accaduto anche molte altre volte".
Tratto da Rainews 24

Già questo, potrebbe essere sufficiente per scatenare la mia ira. Al ragazzo sono stati messi nove punti di sutura all'ano. Meno male che il carcere serve a rieducare.

L'altra notizia è questa: da oggi arrivano i militari in città.

Bello sapere, con le famiglie che non arrivano alla fine del mese, che il governo spende 31,2 milioni di euro per l'esercito in città. Se non fosse che tagliano i fondi alla polizia, da oggi mi sentirei più sicuro ( è ironica).


Oggi poi è l'anniversario della strage Italicus, riporto qui l'edizione straordinaria del Tg



Strage rivendicata dall'organizzazione Ordine Nero a sfondo neo fascista.

Che bello iniziare, mentre la maggior parte degli italiani è in ferie, l'ultima settimana di lavoro così.

domenica 3 agosto 2008

I GIOVANI

Sto leggendo un libro , a dire il vero ci sto provando visto la mancanza di tempo, che parla di giovani e del disagio crescente che provano nel vivere in una società che non sembra fatta per loro. Una società senza punti di riferimento nella quale vengono lasciati in balia degli eventi, anche grazie a genitori sempre meno presenti per questioni di lavoro. Così parcheggiati nella loro solitudine, si chiudono in quel deserto emotivo che spesso li porta a non essere nemmeno in grado di descrivere il disagio che provano. Tutto questo poi sfocia spesso in atti violenti, nella disperata ricerca di una prova che ne accerti l'esistenza.
Riporto qui un tratto della copertina perchè ottimo riassunto del contenuto :

Un libro sui giovani, perchè i giovani, anche se non sempre lo sanno, stanno male. E non per le solite crisi esistenziali che costellano la giovinezza, ma perchè un ospite inquietante, il nichilismo, si aggira tra loro, penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, cancella prospettive e orizzonti, fiacca la loro anima, intristisce le passioni rendendole esangui.
Le famiglie si allarmano, la scuola non sa più cosa fare. Solo il mercato si interessa di loro per condurli sulle vie del divertimento e del consumo, dove ciò che si consuma è la loro stessa vita, che più non riesce a proiettarsi in un futuro capace di far intravedere una qualche promessa.
Va da sè che, se il disagio non è del singolo individuo, l'origine non è psicologica ma culturale. Perciò inefficaci appaiono i rimedi elaborati dalla nostra cultura, sia nella versione religiosa perchè Dio è davvero morto, sia nella versione illuminista perchè non sembra che la ragione sia oggi il regolatore dei rapporti tra gli uomini.. Resta solo la "ragione strumentale"che garantisce il progresso tecnico, ma non un ampliamento dell'orizzonte di senso per la latitanza del pensiero e l'eredità del sentimento.
C'è una via di uscita? Si può mettere alla porta l'ospite inquietante? Si, se sapremo insegnare ai giovani l' "arte del vivere" come dicevano i greci, che consiste nel riconoscere le proprie capacità e nell'esplicitarle e vederle fiorire secondo misura.
Se proprio attraverso il nichilismo i giovani, adeguatamente sostenuti, sapessero compiere questo primo passo capace di farli incuriosire e innamorare di sè, l' "ospite inquietante" non sarebbe passato invano.

Qui il video della presentazione del libro.

sabato 2 agosto 2008

SENZA PAROLE

Oggi, non ho molto da dire. Il ricordo della strage di Bologna, l'ennesima dimostrazione di forza della polizia a Vicenza con l'uso del manganello, mi hanno tolto le parole.
Posto solo questo video, casualmente trovato, con la speranza che possa farmi uscire dal silenzio.

venerdì 1 agosto 2008

RENDIAMOCENE CONTO

IL FILO SPEZZATO
Marco Revelli
E' uno spettacolo per stomaci forti. Un'immagine davvero inguardabile, quella dell'Italia nelle ultime settimane, con un'accelerazione preoccupante negli ultimi giorni. Appena il tempo per rendersi conto che, davvero, il precariato viene riaffermato per legge come destino, componente essenziale della nostra nuova costituzione materiale, ed ecco giungere il colpo di scure sugli «assegni sociali» (forse l'unica misura in qualche modo efficace contro gli aspetti più scandalosi della povertà, capace di «tenere a galla», sia pur a fatica, alcune centinaia di migliaia di persone prive altrimenti di ogni possibile fonte di sopravvivenza), subito seguito, come in una doccia scozzese, dalla brusca retromarcia. Apprendiamo, sempre più sconcertati, che l'obiettivo non erano tutti gli oltre 700.000 disperati, dal percorso lavorativo accidentato e dunque senza mezzi sufficienti a garantir loro la sopravvivenza, che venivano condannati a finire sommersi, ma solo una parte di essi. Gli stranieri. Le poche decine di migliaia di disperati che, quelli sì, possono crepare. L'errore era da attribuire alla fretta di qualche peone leghista, non troppo uso alle questioni tecniche dell'attività legislativa, che aveva fatto riferimento a un periodo di almeno dieci anni di «attività lavorativa» anziché - ingenuo - alla necessità di «residenza sul territorio italiano», finendo di mettere nello stesso calderone «i nostri» con gli «altri». I salvati con i sommersi. Come dire «fuoco amico», subito corretto con una nuova modifica alla manovra che ripristina il sano principio che vuole gli italiani a bordo, e gli stranieri ad affogare. E non si sa se sia meno disumana la prima versione del provvedimento, o la seconda. L'insulto universalistico ai poveri senza bandiera, o la selezione spietata in base all'etnia.Tutto questo, nel giorno in cui da Bruxelles arriva una condanna esplicita per quanto riguarda i rischi di xenofobia e di razzismo impliciti in alcuni provvedimenti di governo e nell'azione delle nostre forze di polizia, in particolare per quanto riguarda i rom, le condizioni «inaccettabili» in cui sono costretti a vivere, e gli abusi e le discriminazioni cui sono sottoposti. Né si tratta solo di ciò che avviene «in alto». A livello politico e di governo. La rottura degli argini della civiltà, la logica del rancore e del disprezzo, la pratica della segregazione e del rifiuto guadagnano spazio nel sociale. Conquistano aree di popolazione fino a ieri considerate immuni. Viaggiano dagli avvelenati municipi del nord-est ai quartieri popolari di Napoli, con un popolo ridotto a irriconoscibile plebe impegnato a scaricare sugli ultimi la propria miseria sotto forma di un odio nuovo, informe, velenoso e contagioso. Sono una risorsa crescente, e tendenzialmente inesauribile, per chi vuol guadagnare consenso politico. Hanno un potenziale dirompente, maggiore di ogni ragione e di ogni interesse. Superiore a ogni pacato ragionamento. Ad essi, sembrano arrendersi tutti, nell'universo della politica che vuole «contare».E infatti le voci che nell'arena parlamentare si oppongono sono flebili, quasi inudibili. Nel pragmatismo che tutto sembra aver avvolto, nello sfacelo dei vecchi partiti trasformati in ombre di se stessi, la difesa dei valori universalistici di eguaglianza e pari dignità sembrano aver cessato di aver corso legale. Ma di questo ci eravamo fatti, in qualche maniera, una ragione. O comunque, avevamo incominciato a comprenderne il meccanismo d'innesco.Quello che appare persino più preoccupante, e più difficile da decodificare, è l'estenuazione e la tendenziale estinzione di quei valori, di quel «comune sentire», di quella sensibilità nella stessa società italiana. Nei suoi codici di comportamento e di valore. E' questa nuova, imprevedibile, «durezza». Questa irriconoscibile insensibilità di massa, che fa girare il volto ai bagnanti davanti ai cadaveri stesi sulla spiaggia delle due bambine rom affogate qualche giorno fa sul litorale napoletano. Che fa ignorare le decine di morti quasi quotidiani nel canale di Sicilia. Che lascia incendiare le baraccopoli di Ponticelli senza fiatare, per condivisione, o sopportazione, o pigrizia. E' questa improvvisa crudeltà dell'essere, nuda, senza ornamenti ideologici, senza argomentazioni né giustificazioni, ciò che spaventa, perché è la precondizione mentale delle sciagure storiche. L'anticamera esistenziale delle guerre civili o delle apocalissi culturali. La forma interiore dei tempi bui. Ed è su di essa che dovremo interrogarci senza posa, per comprenderne l'origine e la terapia, più che sulle alchimie di un «politico» in ampia misura perduto. Più che sugli esisti dei congressi e sui destini di soggetti collettivi drammaticamente svuotati. Più che sulle maggioranze futuribili e tendenzialmente intercambiabili. Perché da ciò dipenderà, davvero, la possibilità o meno di riprendere il filo spezzato di un percorso comune e civile.

Tratto dal Manifesto.

Invito i gentili lettori ad aderire all'iniziativa Tra gli ultimi, questi dove li mettiamo? dal blog VENGO DA LONTANO