Passa ai contenuti principali

LE RADICI DEL DOLORE CAUSATO

Commenti

Il fatto che ci odino per questa e tante altre ragioni io non lo discuto dico solo che la pace se davvero la si vuole inizia dal decidere da ambo le parti di rispettarsi, di trovare una soluzione e di finire con l'odio.

L'odio non porta la pace, non la porterà mai.

Un abbraccio
Daniele
articolo21 ha detto…
E' vero. L'odio porta solo semi di sofferenza in chi lo produce e in chi lo subisce.
Punzy ha detto…
A volte penso che sia impossibile sradicare l'odio da quelle terre..penso sia come l'acqua, come l'aria, come il vento,come la polvere, come il sangue..
natalibera ha detto…
Nella mia lunga militanza politica credo di aver visto migliaia di reportage e inchieste , di aver manifestato e partecipato a dibattiti e volantinaggi sulla "questione",innnumerevoli volte.......

Beh...non so voi,ma, io ormai.. ho solo voglia di "menar le mani"....

Quello che accade mi è intollerabile e mi è ancora più intollerabile l'equidistanza...
ma,che devono fare ancora i palestinesi? cosa hanno ancora da dimostrare?

Sono privati di tutto ,compresa la dignità.Cosa fareste voi? sventolereste allegramente bandiera bianca?
il monticiano ha detto…
Ma da come stanno andando le cose in questi giorni chi è di loro due, Israele e Palestina, che vuole e che fa i passi giusti per volere la pace?
SCHIAVI O LIBERI? ha detto…
Di sicuro non Israele e la comunità internazionale che, secondo il mio modestissimo parere, vacilla. Troppo spesso forte con i deboli e deboli con i forti. Hanno imposto embarghi all'Iran, paese che non difendo per altri motivi,per questioni nucleari che gli stessi rapporti dicono essere infondate, e qui si limitano a qualche dichiarazione di pace. Qui servono sanzioni economiche, fermare il genocidio è un dovere. I palestinesi sono in casa loro, ricordiamocelo.

Natalibera: se fossi al suo posto vedendo morire magari un mio caro, farei fatica ad alzare bandiera bianca. Resistere per riappropriarmi di ciò che mi spetta: una terra strappata ai suoi legittimi proprietari.
Franca ha detto…
Concordo con "Natalibera".
In questa situazione non si può essere equidistanti...
Israele ormai c'è e non si può più mettere in discussione il suo diritto di esistere, ma bisognerebbe ricordare come e perchè è nato e, soprattutto, dare al popolo palestinese lo stesso diritto...
pierprandi ha detto…
Esatto Franca "come è perchè è nato Israele". Gli Israeliani evidentemente hanno la memoria corta...
Sub ha detto…
Concordo con natalialibera.

Al di là del pappone preconfenzionato dal sig. Claudio Pagliara e colleghi, la storia dimostra che la colpa non è equidistribuita.

L'odio da quelle terre non è impossibile da sradicare, come dice punzy. Prima del 48, Palestinesi ed Ebrei convivevano fianco a fianco, lo avevano fatto per molti secoli e potevano farlo per molti altri.

L'odio semina odio.
Ma bisogna accusare i primi responsabili di questa politica. E chi continua a farlo tutt'ora, attribuendo i giusti pesi e le giuste misure.

400 morti, pardon, 423, contro 4.
Non è la stessa cosa.

E così come ne siamo consapevoli noi, lo sono anche Olmert e la sua ministra.

Che indifferenti strangolano la popolazione di Gaza.

Sub
La Mente Persa ha detto…
Si, è vero. Bisogna ricordarsi di come è nata la Palestina. Esiste un problema di odio grande che non favorisce la volontà di pace tra i due popoli.
Stanno però uccidendo degli innocenti e le grandi nazioni dovrebbero muoversi cazzo!

Post popolari in questo blog

Considerazioni

La crisi morde, e il degrado al quale stiamo assistendo lascia sbalorditi. Tutto ormai si riduce ad una contrattazione al ribasso in  qualsiasi campo della vita politica, economica e sociale di questo paese. Sotto il peso del ricatto della crisi e di questa stolta teoria di sviluppo, subiamo miserie che fino a qualche decennio passato pensavamo buttate nel dimenticatoio della storia.
Così ci ritroviamo qui a difendere nel terzo millennio l'acqua come bene pubblico, ad aggrapparci ad un lavoro che nella maggior parte dei casi subiamo come violenza psicologica e sociale senza una qualche speranza di realizzazione professionale; a lottare per ciò che ritenevamo elementari diritti di una società civile come poter godere di una vecchiaia senza il dover pensare a come fare per mantenersi.
Siamo in crisi, in crisi di sistema economico e antropologica: ci hanno cambiati in questi 40 anni, adattati ad un pensiero unico che, promuovendo individualismo e competizione, ora ci sta conducendo …

Per la mia candidatura a rappresentante sindacale

La situazione economica che stiamo attraversando necessita di un’ analisi accurata.
Se guardiamo all’Europa e alla sua politica deflazionistica, dettata dai padroni della finanza per ridurre il potere dello Stato , lo scenario assume contorni apocalittici.
Ai vari Stati membri infatti, vengono imposte politiche di austerità condite con massicci piani di privatizzazioni e liberalizzazioni: una vera e propria macelleria sociale ( qui si apre anche la questione democratica sul perché due organismi come BCE e Commissione europea , i cui membri non sono eletti dai cittadini, possano decidere la politica di Stati con parlamenti eletti dai popoli). Senza parlare poi di questa globalizzazione, la quale serve solo ad una ristretta cerchia di persone al di sopra di tutto per arricchirsi ai danni dell’intera umanità.
In questo contesto la lotta capitale - lavoro, che qualcuno mistificando la realtà ci aveva detto superata, diventa non lotta per migliorare la propria condizione esistenziale,…

IL SENSO DI ESSERCI

Tutti noi siamo alla ricerca della felicità, di una vita tranquilla con i nostri cari. Ma cosa è la felicità, il benessere al quale tutti noi ambiamo in ogni anelito di vita? Questo sistema continua a illuderci che la felicità dipenda da un qualcosa di esterno da noi, dall'aver più cose, una bella famiglia o un amore per il quale scioglierci. Eppure, il consumo di psicofarmaci nell'occidente considerato ricco aumenta, e sempre più persone si aggrappano a effimere condizioni per superare il vuoto che attanaglia il quotidiano. Qui allora nasce l'eterno quesito filosofico sul quale sia lo scopo della nostra vita; possibile che lo scopo della vita sia accumulare cose che comunque un giorno dovremo lasciare in ogni caso? O la felicità e il senso di esistere dipendono da un percorso interno che porta all'autorealizzazione indipendentemente da ciò che ci circonda, da ciò che abbiamo o lavoro facciamo? Questi quesiti nascono in me dopo anni di impegno politico, credendo di po…