sabato 26 settembre 2009

UNA MIA LETTERA DI RISPOSTA

Caro amico, tu senza rendertene conto hai già vinto: sei riuscito ad esprimere tutta la tua forza in questa richiesta di aiuto, di cambiamento come condizione preminente.
Chi come noi vive questa situazione di contrarietà, spesse volte si sente solo, ai margini di una società che sembra aver abiurato da quei concetti fondamentali che richiamano ad un minimo di dignitosa umanità. Ricordi pochi giorni fa, quando ti scrissi del mio sconforto, della mia volontà di non assecondare in nessuna maniera questo sistema fondato sul sangue di innocenti? La tua risposta è stata esemplare, ricca di quei valori che rendono l’uomo grande, importante … imparagonabile.
Siamo noi a dover trovare il coraggio di uscire da questa solitudine di massa, iniziando a fidarsi del prossimo e riscoprendo in questo modo, quanto sia fondamentale recuperare lo sguardo dell’altrui persona. La nostra epoca, non vive di rapporti umani, ma di surrogati di essi: ci si chiude in casa e poi Facebook, Messinger o qualche messaggio del cellulare sostituisce il rapporto visivo. E’ triste, perché davanti a un Pc, siamo soli credendo di essere in compagnia di qualcuno. Sul lavoro, i rapporti si limitano nella maggioranza dei casi ad una forma di concorrenza dannosa perchè utile solo ai grandi interessi.
Le tue riflessioni sono le mie, questo è fascismo, il mercato è fascismo perché fondato sulla prevaricazione del più forte sul più debole. Non ci sono storie, una egemonia costruita sulla violenza materiale della guerra e psicologica della propaganda.
Come ben sai, anch’io sono stato ad Auschwitz, le sensazioni che si provano sono inspiegabili: aleggia nell’ aria quella cattiveria umana che ancora è in mezzo a noi, palpabile come un cancro di cui l’umanità non riesce a liberarsi. Primo Levi aveva ragione purtroppo, quando parafrasandolo asseriva che ogni epoca ha i suoi fascismi sui quali era necessario vigilare.
A quella immensa zona grigia del Lager presente in altre forme anche ai giorni nostri, Levi dedica un intero capitolo del suo libro “I sommersi e i salvati”, e quella ambiguità riguarda tutti noi, perché non basta etichettarsi per evitare la guerra o lo sfruttamento capitalistico: serve ogni giorno sporcarsi le mani, stare in mezzo alla gente e recuperare quella coerenza necessaria per realizzare i nostri valori. Saper pagare anche i rischi che ciò comporta.
Il grigiore dell’ambiguità, pervade la nostra vita ogni volta che preferiamo girarci dall’altra parte, ogni volta che non ascoltiamo il nostro daimon convinti sia controproducente per un qualche non ben definito interesse. Se investi in armi non costruisci pace, e troppe volte la beneficenza è solo un modo per calmare sensi di colpa. Se rubi 100 e restituisci 10, sei comunque un ladro. Dobbiamo accettare l’idea, che cambiare il mondo avrà conseguenze sulla nostra vita da pagare. Non possiamo pensare di migliorare la situazione, mantenendo uno stile di vita dove il 13% della popolazione, cioè NOI, consuma l’80% o più delle risorse mondiali.
Tu metti su tre fondamenta questo sistema: il denaro, il potere, l’apparenza.

Il denaro: che mestizia, per dei fogli di carta, frutto di una convenzione accettata perché imposta, vendiamo ogni brandello di dignità e si commettono crimini ai danni sempre dei più deboli. Qui sta l’aporia, si accumula denaro come se si dovesse vivere in eterno, quando la felicità maggiore arriva da ciò che non si può comprare.

L’apparenza: secondo me va a braccetto con il denaro e il potere. Per apparire, per uscire da quel nulla delle masse anonime, per dare un senso ad una vita ricca di vuoti incolmabili, ormai si è disposti a tutto. Trovi ragazze bellissime vendere il proprio corpo, per una qualche speranza di scalata dell’Olimpo. Il vero valore di una persona, deriva dalla sua crescita interiore e da quanto è disposto a donare al prossimo.

Il potere: c’è poco da dire qui. Fino a quando il popolo preferirà pronarsi a questo piuttosto che esercitare la Democrazia , esisterà come testimonianza della nostra incapacità di essere cittadini. Pericle fece quel bellissimo discorso sulla Democrazia 2500 anni fa, e noi abbiamo il coraggio di ritenerci avanguardia.

E’ vero, non è più tempo di desistere, di trovare palliativi o artifizi per non ascoltare ciò che le nostre coscienze da tempo ci invitano a fare. Dovremmo davvero organizzarci seriamente, anche con incontri periodici. Io sono un po’ lontano, ma posso partecipare.

Non siamo in pochi a condividere questi ideali, dobbiamo solo avere il coraggio di cercare. Il sistema avrà veramente vinto, quando smetteremo di aver fiducia nell’umanità. Io nonostante tutto ci credo, perché è un dovere, perché la Storia non è finita, perché sono un essere umano e non un automa.

11 commenti:

Nicolanondoc ha detto...

Grazie

luce ha detto...

Caro Marco, stupendo il pezzo, una delle cose migliori che io abbia mai letto da te: commuove, fa riflettere, esorta, scorre benissimo, incide e rimane, rimane in fondo.
Un abbraccio forte e grazie di scrivere certe cose

Alberto ha detto...

"Non siamo in pochi a condividere questi ideali"
Magari non siamo proprio in pochi, ma non sappiamo che fare.

stella ha detto...

Marco, sei encomiabile!

il Russo ha detto...

Infatti, non siamo pochi, mollare ora sarebbe imperdonabile.

Marte ha detto...

Se pure il Russo fa un commento serio può star sicuro di aver scritto qualcosa di veramente bello. Oltre che profondamente sentito e condiviso.

natalibera ha detto...

Che dire di più ,Marco ?
AVANTI.....!!!

Ti riabbraccio....

Anonimo ha detto...

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Gap ha detto...

Marco, aggiungere una sola parola sarebbe un peccato, questo post è un manifesto che ognuno di noi dovrebbe fare proprio.

elena ha detto...

Non siamo pochi, dici, e ci credo anch'io. Ma anche se lo fossimo varrebbe la pena di r-esistere: fosse pure solo per leggerti.
Mi schiero con Gap: ogni aggiunta sarebbe ridondante. Ciao - e grazie.

l'incarcerato ha detto...

Mi hai commosso Marco.Quanto mi sollevo sapere che esistono persone come te, mi sento meno solo...