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CHE BEI MOMENTI

Caro fascista italiano, che bei momenti quelli: si poteva ancora sognare, rivendicando una qualche aspirazione imperialista. Erano gli anni del ventennio, dell'ordine dato dal manganello, olio di ricino e repressione ai vari tipi di opposizione. Poi non importa se l'ordine precostituito fosse giusto o sbagliato, se rinchiuse in carcere intellettuali del calibro di Antonio Gramsci o fece uccidere personaggi come Matteotti o i fratelli Rosselli: era un ordine. E in questa Italia di minorati, che per vivere hanno bisogno di essere assoggettati ad una qualsiasi forma di autorità, gli intellettuali non servono. Gli eterni bambini hanno bisogno di un qualcuno che li guidi, non di una figura che crescendo li aiuti a ragionare con la propria testa. L'importante è delegare ad una autorità, che in un qualsiasi modo va rispettata, proprio come un infante delega la propria vita al genitore perchè incapace di camminare con le proprie gambe. E nel caso ci siano delle diatribe, sempre dalla parte del più forte: l'autorità va rispettata e, se reso necessario, bisogna inveire sul più debole per far si che la legge della virilità abbia successo. La sordida società dei mediocri, dei leccaculo e di coloro che pur di raggiungere una qualsiasi forma di interesse personale, venderebbero anche l'anima al diavolo. E poi Dio, il vostro Dio, quello che vi ha spinto a guerre coloniali, usando gas tossici. Dov'era Dio nelle leggi razziali, in campi di concentramento nei quali venivano smistati detenuti presenti anche in Italia, nella sistematica persecuzione a tutte le voci contrarie? Quel Dio che in Italia vede la sede dell'altra autorità che dovrebbe profferire la sua parola, non è stato tradito? In tal senso, provo una sorta di disprezzo nei confronti di chi, dichiaratosi di destra, si erige in difesa di una religione. Qual è quella religione che predica la dittatura del capitale, la competitività, l'interesse privato e il sostanziale sfruttamento di uomini e ambiente? Qual è quella religione che nei suoi sermoni predica l'inferiorità di una razza su un'altra? Ma forse la soluzione sta nella salvezza eterna: in questa vita, tutto è permesso, tanto poi basta andare al suo cospetto con gli occhi da cerbiatto per venir perdonati. Ma questa è l'Italia della gente per bene, quella che storicamente non ha fatto mai niente di male, che emigrava solo per lavorare, fortemente cattolica e con a cuore la famiglia. Quella famiglia che, in un sistema economico supportato anche dalla chiesa, oggi sembra impossibile fare visto l'altissimo tasso di precarietà nel quale siamo costretti a vivere. Ma forse la soluzione sta proprio qui: predicare tante speranze, far perdere la gente nelle illusioni, in modo che ad un certo punto non si rendano più nemmeno conto di cosa sia la realtà. Ci hanno fottutto, con la parola libertà. E il bello di tutto ciò, se non fosse che sono costretto a viverci anche io, è che invece di perseguire la vera libertà data dall'interesse comune, si rimpiangono forme autoritarie che aggraverebbero solo la situazione. Quanto è lunga la strada verso la civiltà?

Commenti

Cappellaio ha detto…
ottimo blog! parole sante. c'è chi si lava le mani con la parola libertà, chi non sa nemmeno cosa sia ma la usa per illudere/disilludere le famiglie e la gente più o meno credulona. purtroppo l'arte della retorica ha superato la realtà, dando via ad un processo che sembra, ma speriamo di no, irreversibile.
il Russo ha detto…
Momenti irripetibili? Grazie al cielo no! Negli ultimi 10 anni abbiamo avuto Giuliani, pseudo guerre coloniali in Irak e Afghanistan, abbiamo ristabilito che gli italiani vengono prima di tutti gli stranieri qua in casa nostra rendendo palese la loro superiorità come razza dominante sul suolo patrio, abbiamo messo a tacere dissidenti come Biagi, Luttazzi e insegnato a chi rema contro come non gli convenga farlo tramite i giornali di regime ed i loro servizietti.
Soprattutto però abbiamo di nuovo un uomo forte, che dorme solo tre ore a notte, che ha ripulito Napoli e rifatto partire gli aerei puntuali, se ne è sbattuto dei sindacati rossi e delle loro assurde pretese che destabilizzavano la nostra splendente economia, è stimato o invidiato all'estero per la sua grandezza ma soprattutto siamo nelle sue mani, nelle mani dell'uomo della provvidenza.
Faber ha detto…
Russo dimentichi di dire che c'è la duro...

ciao Schiavi bellissimo pezzo.
Alligatore ha detto…
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