giovedì 30 ottobre 2008

RICORDI RESISTENTI

Ci sono persone che ci lasciano, e si portano via un pezzo di Storia, di immagini e colori a cui purtroppo per problemi anagrafici non si è potuto assistere. Così...da un giorno all'altro, si crea un buco nella società che sembra non poter essere più riempito, quella malinconica sensazione che ti porta a capire quanto avevi bisogno di una persona, seppur mai conosciuta.
Ieri, sul blog di Piero Ricca, c'era una dedica a Vittorio Foa tratta dal suo scritto “Cinquant’anni di Repubblica italiana”, a cura di Guido Neppi Modona (Einaudi, 1996).

“Ho la fortuna di essere abbastanza vecchio e di aver partecipato alla resistenza nel Partito d’ Azione. E sono anche abbastanza vecchio per essere stato membro dell’ Assemblea Costituente, sempre come deputato di quel partito. Aggiungo che, quando è iniziata la Resistenza, ero già grande, avevo già molti anni e molte vicende sulle spalle. Sono d’ accordo con chi ritiene che la Resistenza non abbia dato vita ad un’ elaborazione costituzionale, che la Costituzione italiana, che è veramente un’ opera di grande rilievo, sia stata costruita secondo un percorso non lineare. Devo però dire, come testimone, che nella mia memoria personale la Resistenza è stata un elemento profondamente fondante non soltanto rispetto alla sfera della politica ma anche rispetto a un insieme più ampio, all’ essere nazione, naturalmente una nazione diversa da quella fascista. Molti, allora, si sono dati da fare non solo per il successo di alcune idee, ma anche perché tutti gli altri, anche quelli con idee diverse, avessero la libertà di esprimerle. Volevamo un’ Italia diversa. Fra di noi c’ erano molte differenze, c’ erano i radicali e c’ erano i moderati, dominava un’ ispirazione sociale come pure una religiosa. Erano convinzioni forti, ma nella Resistenza c’ era un elemento comune, era l’ idea di un’ Italia che doveva uscire dall’ immane tragedia della guerra, un’ Italia che esaltava la libertà degli italiani, che impegnava la collettività nella difesa e nella promozione dei deboli, che rifiutava l’ aggressione e l’ oppressione e cercava la collaborazione per il bene comune. Questa volontà di un’ Italia diversa era presente in ogni segmento della Resistenza, il suo riferimento era il Comitato di Liberazione, che era insieme un aggregato di partiti e una realtà che trascendeva i partiti. Ebbene, quest’ idea io l’ ho vissuta tale e quale anche nell’ Assemblea Costituente, terreno di scontro politico e di lavoro comune per dare un futuro all’ Italia. Ho molti ricordi. Il capo della Democrazia Cristiana era Alcide De Gasperi, quello del Partito Comunista era Palmiro Togliatti, il leader scialista era Pietro Nenni; poi c’ erano un piccolo Partito d’ Azione e un Partito Liberale, con tanti grossi nomi di un passato senza ritorno. Indubbiamente vi erano profondi contrasti, ma quando prendeva la parola De Gasperi, Togliatti lo ascoltava con attenzione e rispetto, e quando parlavano Togliatti oppure Nenni, la destra e il centro facevano silenzio. Ricordo la drammatica seduta finale dell’ Assemblea quando il giovane deputato La Pira chiese di scrivere nella Costituzione un richiamo a Dio, e il tono affettuoso e paterno con il quale Togliatti gli spiegò che la cosa era impossibile. Voglio sottolineare che una fase costituente, una mens costituente è una ricerca plurale di un’ unità che sta sopra di noi: è un Comitato di Liberazione. Senza retorica e senza polemica verso un certo revisionismo storiografico ricordo che allora cercavamo di ricostruire l’ identità nazionale che il fascismo aveva disperso: ci sentivamo italiani, naturalmente italiani, in un mondo aperto e non diviso dall’ odio. Il fascismo aveva asservito il Paese alla barbarie hitleriana, aveva fatto le guerre per conto di Hitler, aveva mandato a morire centinaia di migliaia di ragazzi per servire il nazismo. L’ 8 settembre 1943, con l’ inizio della Resistenza, abbiamo dato mano alla ricostruzione di un’ identità nazionale. Ancora un ricordo. Io sono ebreo, ero in carcere quando, a partire dal 1938, il fascismo ha avviato la persecuzione degli ebrei italiani togliendo loro il lavoro e cacciando i loro bambini dalle scuole. Io non sentivo la mia protesta come ebreo, ma nei limiti in cui si può alzare una protesta dal fondo di una prigione, protestavo perché l’ Italia che avevo nella mente e nel cuore era tradita e sporcata dalla vergogna razzista”.

LA DEMOCRAZIA DEI FALLITI


FUORI I FASCISTI DALLA STORIA

mercoledì 29 ottobre 2008

NE' ROSSI... NE' NERI, SOLO LIBERI PENSIERI

Questo è stato uno degli slogan, che ha più colpito del movimento creatosi a seguito del decreto Gelmini. Bene, non lo dico solo per gli scontri accaduti oggi, ma a me proprio non piace. Ho sbagliato a non affermarlo prima, forse mi viene in soccorso il fatto che non volevo fare il solito rompiscatole, il comunista a cui non va mai bene niente. Credo sia una sciocchezza, il movimento può essere apartitico ma è assolutamente impossibile che sia apolitico, infatti tra i manifestanti ancora ieri c'era chi inneggiava al duce.. E poi scusate, per un antifascista come posso essere io o tanti altri, questo "chiamiamolo qualunquismo" non fa altro che mettere sullo stesso piano due ideologie che hanno avuto ruoli fortemente differenti per il nostro paese.Se possiamo ancora godere di ormai residui diritti sindacali e sociali, non è di sicuro per merito di una certa parte politica o perchè si equiparavano fascisti e comunisti, ma perchè qualcuno con precisi ideali (verso il rosso) e in grado di ragionare, ha lottato per averli.
E poi, e qui forse vi stupirò, il libero pensiero per ora non esiste, esistono persone in grado di ragionare e quindi un po' meno sucubi di altre ma niente più. Se fossimo realmente liberi, cosa ci spingerebbe ad accettare ancora questo schifo? Potremmo già smettere domani di lavorare, di essere "soggetti utili a logiche aziendali", iniziare a ribellarci bloccare il bloccabile eppure nessuno ( io per primo) lo fa. Siamo alla frutta ma si continua a sperare che ci sia ancora qualche timida illusoria speranza...e intanto le libertà e i diritti si restringono. E allora diciamolo: dopo aver pagato le tasse, esserci garantiti almeno 2 pasti al giorno, siamo liberi di ragionare su ciò che infondo abbiamo paura di fare, perchè se tutti dovessero ribellarsi alle ingiustizie anche sui luoghi di lavoro, ci sarebbero file chilometriche negli uffici di collocamento ma non è così. Come mai?
Bah.. Resta il fatto che l'azione di oggi, semmai ce ne fosse stato bisogno, dimostra come il potere sappia quasi prendersi gioco dell'igenuità altrui. Nè rossi..nè neri, ma le spranghe però erano sempre da quella parte. Lo so, sono un rompiacatole, ma non potete immaginare quanto ne vada orgoglioso.

martedì 28 ottobre 2008

ANCHE PER RICORDARE

In questo ultimo periodo, mi sono un po' allontanato dalla politica italiana anche perchè forse per mia incapacità, trovo sempre meno parole per descrivere ciò che la caratterizza. Sarò io ad essere sbagliato, a volte proprio me lo chiedo, ma con quali parole possiamo commentare l'ultima geniale considerazione di Bankitalia, quando afferma che per uscire dalla crisi è necessario lavorare di più e più a lungo? O quando si sente la Gelmini intervistata dire riguardo Veltroni, che al Circo Massimo ha parlato come parlerebbero i Cobas oppure lei si rifà a Obama? Per carità, ammetto le mie difficoltà, ma rimango sempre più esterefatto per come si possa dire coppe per bastone.
Oggi sarà un giorno decisivo per il futuro della scuola, non vado oltre a parlare di questioni politiche perchè anche le mie povere coronarie hanno un limite. Anzi...vi sembrerà impossibile, ma convinto che lo sciopero fosse giovedì scorso, sbagliando mi sono presentato in piazza una settimana prima. Cosa volete farci? Sono due i casi: o inizio ad essere veramente fuori di testa, o la mia opposizione è talmente forte da presentarmi una settimana prima alle manifestazioni. Fantastico!!!
Bene, lasciatemi ancora un po' lontano da questo schifo. Nel frattempo, dedico questo video che a me piace molto, agli studenti, e a tutti coloro per i quali vale ancora le pena lottare per un mondo migliore.



Ci sono un sacco di cose al mondo che non si vendono e non si comprano, per le quali vale la pena vivere, a condizione che qualcuno se le goda, qualcun altro le difenda e magari le due cose insieme perchè questo vuol dire essere cittadini.

Con questo video, voglio anche ricordare Gelindo, Antenore, Aldo, Agostino, Ferdinando, Ovidio, Ettore i sette fratelli Cervi uccisi all'alba del 28 dicembre 1943 nel poligono di Reggio Emilia a causa di una rappresaglia fascista. Visto il periodo storico, ricordare è sempre utile.
I cani, non potranno fucilare anche le stelle.

lunedì 27 ottobre 2008

DEBITO VERSO CHI?

Navigando su You Tube ho trovato questo video



Indipendentemente dal fatto che Travaglio sia più o meno un giornalista come qualcuno insinua "affiliato al sistema", la domanda che mi colpisce all'interno del video è: "come mai tutti gli Stati hanno un debito e nessuno un credito?" possibile che non ci sia nessuno in credito? E poi, debito verso chi? Con questa crisi economica, molti paesi hanno chiesto aiuto al fondo monetario internazionale per grossi guai finanziari come l'Ungheria, il Pakistan, l'Ucraina e anche l'Argentina rischia un nuovo collasso. E' una domanda che mi sono sempre fatto, ma verso chi siamo in debito? Credo, che uno stato possa definirsi sovrano, solo se esente da debiti perchè possesore di una propria moneta e quindi non ricattabile.

domenica 26 ottobre 2008

C'E' SEMPRE DA IMPARARE

Grazie ad una cara amica del blog "Come l'acqua" , vengo a conoscenza di questo splendido video che non posso fare a meno di postare.



Questo è il livello culturale di chi si prende la briga di fare proposte come le classi separate per gli stranieri. Bene, io per non sbagliare parto sempre dal presupposto di essere ignorante, perchè tutti più o meno lo siamo. Certo mi fa sorridere mettere delle barricate per gli stranieri, e poi trovarsi difronte a certi acculturatissimi personaggi nelle sedi che rappresentano lo stato italiano.
Ma è sempre un insegnamento: dimostra come l'intolleranza e il pregiudizio siano proprio figlie dell'ignoranza.

CON GLI OCCHI DELLA SCUOLA

Ricevo da un'amica docente questa lettera che pubblico molto volentieri.

Rossana Villella

Crea imbarazzo in chi scrive riferirsi al Decreto legge 137 col termine “Riforma”, considerando che si tratta più propriamente di una manovra economica volta a risparmiare sulle già misere risorse destinate alla scuola pubblica (sottolineiamo pubblica, perché i fondi indirizzati alle scuole private non sono mai messi in discussione).
I pochi articoli che entrano nel merito dell’organizzazione scolastica (sia ben inteso, non della didattica) lo fanno in un’ottica di restaurazione e ritorno al passato. Lo stesso ministro Gelmini si riferisce alla sua ‘opera’ dicendo “più che una riforma la mia credo che sia una manutenzione della scuola” e nella relazione del Comitato per la legislazione si legge in più punti che il Decreto “incide su materie che risultano già demandate alla fonte normativa secondaria” (ossia contengono norme già tutelate da leggi precedenti, sono cioè inutili).
Trattandosi di una ‘riforma’ che nasce col chiaro intento di portare un po’ di denaro nelle casse dello stato, a danno della qualità della scuola pubblica, viene spontaneo chiedersi se i risparmi siano effettivi, se almeno questa unica finalità venga conseguita, dal momento che è certo che il Decreto non apporti un miglioramento alla didattica o all’offerta formativa. Triste dirlo, ma il risparmio non è così certo. La V Commissione parlamentare che si occupa di Bilancio, Tesoro e Programmazione, nella relazione che accompagna il parere favorevole espresso sul decreto, pone un interrogativo, che facciamo nostro: se, con l’introduzione del maestro unico, le ore da svolgere in classe saranno 24 per ogni docente, con quali risorse saranno pagate le ore eccedenti? Il Decreto non prevede spese aggiuntive, anzi sottolinea l’assoluta mancanza di oneri per lo stato, demandando ai fondi d’istituto il pagamento per la copertura degli spezzoni orari aggiuntivi!
Aggiungiamo un’altra domanda: chi pagherà il tempo pieno?
Vogliamo ricordare che la didattica modulare nasce dall’esigenza di rispondere alla richiesta delle famiglie di avere le scuole aperte anche al pomeriggio, oltre che di garantire una pluralità di stimoli (data dal lavoro congiunto di maestri diversi tra loro), necessaria in un mondo globalizzato e informatizzato come quello attuale, ben lontano dalla realtà nella quale operava il maestro unico. La legge 820 del 1971 introdusse la sperimentazione del tempo pieno, garantito dalla presenza di due insegnanti per classe (uno al mattino ed uno al pomeriggio) per un totale di 40 ore settimanali. Il successo fu tale che si decise di estendere l’opportunità a tutte le scuole, ma nasceva il problema di dover pagare ben 4 insegnanti per 2 classi. Si arrivò perciò alla formulazione della didattica modulare, in modo da impiegare 3 maestri per 2 classi, garantendo un risparmio per lo stato e, al contempo, un servizio per le famiglie.
Se la maggior parte degli alunni volesse seguire lezioni pomeridiane ‘su richiesta’, a chi spetterebbe il compito di pagare il personale necessario all’apertura della scuola nelle ore extra – curriculari (oltre ai maestri, va considerato anche il personale ausiliario)? Il Ministero dell’Istruzione con il decreto appena approvato se ne lava le mani, le scuole spesso non hanno neanche i fondi necessari per garantire il normale svolgimento delle lezioni, resta come unica possibilità quella di riversare tutti gli oneri sulle famiglie, che si troverebbero costrette a pagare un servizio finora garantito gratuitamente.
Ma il decreto non demolisce solo l’offerta formativa della scuola primaria; tocca ogni ordine e grado d’istruzione con provvedimenti che portano alla progressiva perdita di qualità della didattica, con il conseguente dirottamento degli studenti verso le scuole private, note per essere spesso diplomifici, e la discriminazione di coloro che non possono permettersi di pagare rette costose.
Sempre in nome del risparmio cresce il numero di alunni per classe, tanto che per le prime della scuola secondaria si prevede un minimo di 27 alunni (minimo!) ed un massimo di 35. è ovvio che la ricaduta dell’azione didattica sarà minima in classi nelle quali sarà difficile già solo fare lezione, figuriamoci lezioni di qualità!
Ad andarci di mezzo, come sempre, le famiglie e gli studenti, ai quali non potranno più essere garantiti gli standard minimi di preparazione.
L’aumento del numero di alunni per classe, l’accorpamento delle classi di concorso e l’abolizione di alcune materie non porteranno solo all’impoverimento dell’offerta didattica, ma anche al taglio di 130000 posti di lavoro solo nei prossimi tre anni.
“Tranquilli, si tratta dei futuri pensionati che non saranno sostituiti” tengono a precisare dal Ministero. In altre parole gli insegnanti precari non solo non avranno la minima possibilità di passare di ruolo, ma spesso non potranno contare sugli incarichi del Csa. In poche parole sarà meglio cambiare mestiere, anche dopo anni di sacrifici e dedizione alla scuola.
Inoltre non è ancora chiaro in che modo si possa garantire la stessa qualità di insegnamento con molti docenti in meno. Chi, al contrario del Ministro Gelmini, lavora nella scuola sa che i giochi di prestigio non funzionano nella realtà lavorativa e che meno soldi non corrispondono mai ad un aumento della qualità.
Per non parlare dell’ingerenza dei privati nelle scuole che porterebbe alla creazione di consigli d’istituto che diventeranno schiavi delle logiche di mercato e delle idee degli ‘sponsor’ (il termine è preso in prestito da una dichiarazione dello stesso ministro), anziché essere al servizio delle famiglie e della formazione di studenti preparati e cittadini consapevoli. Rischio simile corrono le Università che potranno costituirsi come fondazioni di diritto privato.
Il metodo di valutazione in decimi introdotto nella scuola media e primaria risponde ad una logica del profitto e della produttività, anziché all’esigenza di valutare lo studente nel complesso delle abilità e delle competenze acquisite.
Il ministro Gelmini, come del resto anche gli altri membri dell’attuale esecutivo, ha ricorso all’(ab)uso dello strumento del Decreto legge per arginare in maniera antidemocratica la verifica del parlamento, giustificandosi con l’urgenza di apportare modifiche al sistema scolastico (quale urgenza se entreranno in vigore dal prossimo anno?). è per questo motivo che è necessario rispondere con altrettanta urgenza all’attacco che si sta perpetrando nei confronti dell’istruzione.
Da questa esigenza nasce l’idea di fondare un coordinamento provinciale che accolga docenti, studenti, genitori e tutti coloro che non vogliono vedere lo sfascio della scuola pubblica senza reagire.
Poiché riteniamo che l’opera del ministro Gelmini, non a caso coadiuvato dal Ministro Tremonti, si inserisca nel più ampio progetto di consegnare l’intero stato nelle mani di pochi potenti, il Coordinamento Mantovano Scuola ha deciso di aderire allo sciopero generale del 17 ottobre, indetto da varie categorie di lavoratori, per opporsi alla progressiva cancellazione di diritti fondamentali acquisiti attraverso anni di lotte sindacali.

sabato 25 ottobre 2008

IL PAESE DELLA VERGOGNA

Mi vergogno di abitare in un paese del genere, lo dico candidamente, con la forza di chi non vuole rassegnarsi, di chi afferma che un Senatore a vita dopo aver detto queste parole



debba quantomeno rassegnare le dimissioni. Perchè chi crede che i propri giovani, il futuro di un paese, debba essere preso a manganellate attraverso loschi espedienti non merita nessuna carica istituzionale. Ma infondo, in questo sistema di merda la Democrazia è un suono, l'illusione con la quale viene fatto percepire al popolo di essere libero di scegliere, giudicare un futuro invece già scritto .
Con queste dichiarazioni, il ricordo e la mente non possono andare a questo



al sangue di migliaia di persone che hanno provato, con l'unico modo concesso dalla democrazia oltre il diritto di voto, a manifestare il proprio dissenso nei confronti di quella globalizzazione oggi una delle cause principali di questa crisi che affossa il mondo dell'economia.
Questo sistema, che sembra aver bisogno dei giovani solo per questioni di mercato, ai quali non è più in grado di consegnare una minima prospettiva di lavoro decente nel dramma del precariato, della solitudine umana e nel deserto morale ha fallito.
Salvate pure le vostre banche, uscite ogni tre giorni con leggi per aumentare la produttività in un sistema che soffre di sovrapproduzione tra l'altro, ma le vostre politiche liberiste hanno fallito.



Potrete salvare banche, iniettare tutta la liquidità che volete nel mercato, ma questo sistema fallirà perchè nel profondo nichilismo si è dimenticato dei suoi giovani.

venerdì 24 ottobre 2008

UNA POLITICA ALLA ROVESCIA

Ricevo da un amico docente questo scritto che pubblico molto volentieri perchè, oltre condividerne il pensiero, mi ricorda le lunghe serate trascorse a discutere (soprattutto delle conseguenze della globalizzazione) assieme di questi argomenti.

SCUOLA E GLOBALIZZAZIONE

In questi giorni il governo ha approvato ( con la fiducia) alla Camera la legge Gelmini sulla scuola.
Parlare di riforma in questo caso risulterebbe improprio.
Più semplicemente e precisamente si tratta di destrutturazione.
Il vero intento è demolire la scuola pubblica: demolendone la qualità e stravolgendone le finalità. Per questo governo ( buon ultimo) la scuola è un problema di riduzione di spesa e non c’è nessuna finalità pedagogica che guidi questi puri e semplici tagli.
Non a caso l’art. 64 della legge 133 dove si parla di “disposizioni scolastiche” è inserito nel capo II che recita come titolo “contenimento della spesa”. In parole più chiare per il governo l’importante è soltanto ridurre i costi e non di certo, checché ne dica, migliorare la qualità dell’istruzione. Nel giro di tre anni a partire dal 2009/10 si taglieranno 88.000 posti tra i docenti ( precari ma anche di ruolo) e circa 44.000 tra il personale ATA per un totale di 131.841 lavoratori.

L’obiettivo sarà raggiunto:
- aumentando il numero di studenti per classe (fino a un massimo di 35!)
- ripristinando alle elementari la figura del maestro unico, cioè, inevitabilmente impoverendo l’offerta formativa basilare necessaria per poter gestire una società così complessa come l’attuale e riportando indietro la società italiana di almeno 30 anni ( come faranno poi i maestri unici ad insegnare in modo accettabile tutta una serie di materie specialistiche, che vanno da inglese a informatica, nessuno lo sa!)
- riducendo l’orario di lezione in ogni grado d’istruzione dalle elementari alle superiori, con un massimo di 30 ore settimanali
- eliminando alcuni corsi serali per adulti
- accorpando le classi di concorso degli insegnanti di modo che un docente possa insegnare più materie e utilizzando i docenti di ruolo in esubero in altre attività
- diminuendo le ore di sostegno ai ragazzi diversamente abili e quelle di compresenza.

Tutte queste “innovazioni” creeranno le condizioni per un concreto peggioramento della qualità della scuola. Un docente dovrà svolgere il suo programma spesso con meno ore e con più ragazzi da seguire in classe, gli allievi dovranno velocizzare l’apprendimento per il minore tempo-scuola a disposizione aumentando il lavoro individuale a casa, le famiglie dovranno accollarsi spese maggiori per dare ai loro figli un’istruzione almeno decente.
Non è tagliando i fondi all’istruzione che si aumenta la sua qualità e si favorisce l’innovazione, proprio in un momento come questo di crisi sistemica in cui ce ne sarebbe tanto bisogno.
Penso che sia interessante soffermarsi sulla “filosofia” che sottintende tale pseudoriforma. Ciò che veramente si vuole è dequalificare l’istruzione pubblica per dare spazio alle scuole private.
Come vuole il liberismo, anche la scuola, come la sanità e la previdenza sociale, deve essere mercato senza regole.
Ma la scuola privata, oltre che essere in Italia solitamente di bassa qualità e non laica, non permette una vera libertà d’insegnamento e di ricerca – condizioni fondamentali per la sua qualità – riducendosi purtroppo a “diplomificio”.
Tale programma di tagli generalizzati – non si vede nessun disegno di lotta agli sprechi che pure nella scuola esistono – è finalizzato a un risparmio di risorse. Ma per fare che?
Se la cultura, la ricerca, la formazione sono solo un peso da ridurre, così come le altre voci delle spese pubbliche, a cosa sono indirizzati i soldi delle imposte degli italiani?
Molto probabilmente a cercare di sanare un deficit di stato inestinguibile che un sistema finanziario mondiale ingiusto e irrazionale ha creato e continua a mantenere nonostante la profonda inevitabile crisi dello stesso.
In parole povere i nostri soldi pubblici continueranno a nutrire un capitale privato, già ricchissimo ma insensato, che è incapace di autoregolarsi e sopravvivere senza l’intervento pubblico, ricorrente nelle sue ripetute crisi strutturali.
Ancora più semplicemente: il nostro lavoro e i nostri soldi (di noi popoli del mondo) continueranno ad arricchire i pochi potenti che hanno in mano il controllo dell’emissione della moneta e la struttura finanziaria ed economica del sistema stesso. Pochi interessi privati che detengono e gestiscono il controllo degli stati contro l’interesse pubblico.
Grazie all’ignoranza.
Quanti di noi sanno, per esempio, che le banche centrali ( come la banca d’Italia ) non sono pubbliche ma in mano a pochi privati e che il costo del denaro e i tassi d’interesse non dipendono dai governi – più o meno democraticamente eletti – ma da pochi affaristi che non pensano ad altro che al loro interesse egoistico?
Tale sistema socio-economico che sfrutta gli uomini, spreca risorse, inquina, consuma e distrugge la vita del nostro pianeta per aumentare infinitamente la ricchezza di pochi, è un non-senso.
Senza conoscere la realtà non la si può migliorare. La scuola può essere uno stimolo alla conoscenza e al formarsi di coscienza critica.
Ecco perché deve essere affossata.

Cesare Battistelli docente di Storia e Filosofia

mercoledì 22 ottobre 2008

L'AUTOSTIMA

Con molto piacere in questi giorni mi sono imbattuto nel nuovo scritto di Paolo Barnard. Devo dire, dopo aver avuto un breve scambio di mail tempo fa in cui mi è sembrato abbastanza abbattuto, che la cosa mi ha fatto estremamente piacere. Sono convinto che, fino a quando continueremo a scrivere, vorrà dire che in fondo non avremo smesso di credere ancora in un futuro diverso. In questo suo lavoro, ritrovo molte delle mie convinzioni. Per carità, non parlo di verità, perchè queste le lascio volentieri in mano a chi si ritiene onnisciente, ma come "organismo" ancora in grado di pensare cerco più fonti da elaborare per avvicinarmi il più possibile alla realtà. Una delle cose che mi piace, è il suo modo di attribuire le responsabilità di ciò che accade a noi, alla nostra scarsa autostima. Lo so, risulterò ripetitivo, ma sono convinto che una delle caratteristiche fondamentali per cambiare il sistema sia avere un'immensa fiducia in se stessi, credere di poter fare qualcosa perchè infondo anche noi siamo parte della Storia e volendo possiamo incidere. Una delle critiche che si leva dallo scritto, è rivolta a quello che viene considerato l"antisistema", vale a dire i vari Travaglio, Grillo e Guzzanti. Nonostante il loro preziosissimo lavoro infatti, possono risultare un danno per i "seguaci" i quali, credendo e sapendo di non avere la stessa visibilità mediatica, senza le loro "direttive" si sentono impotenti, quasi inutili quando invece ognuno di noi è comunque un importantissimo ingranaggio per il funzionamento del sistema. Riusciremo a fare paura al potere, solo quando saremo in grado di fronteggiarlo senza il bisogno di guide, ognuno indipendente nelle proprie scelte quotidiane. E poi c'è il tempo, quella dimensione ormai sempre più frenetica, fagocitata dal lavoro e dai mille problemi della quotidianità. Non c'è più tempo per costruire relazioni, elaborare un lutto, trovare un nuovo senso a un senso che viene a mancare. Tutti presi, ci dimentichiamo che la vita non è infinita, lottiamo non per avere nuovi diritti ma per evitare che ci vengano sottratti quelli già acquisiti quando potremmo ottenere il diritto a lavorare meno, ad avere più tempo per noi e la nostra crescita interiore e culturale. Questa mancanza, ricade anche sulla possibilità di rendersi parte attiva nella società e a volte, quasi sempre, nella capacità di informarsi al di fuori dei normali canali di informazione. Tutte queste situazioni, non fanno altro che perpetuare l'attuale stato di cose.
Io ho provato a fare un breve riassunto, naturalmente per come l'ho interpretata io, se avete tempo e voglia, per correttezza consiglio comunque la lettura qui.

martedì 21 ottobre 2008

GLI AUTOMI NON SANNO AMARE

Ieri sera, ho riletto alcuni post nel blog cominciando proprio dal primo . Non c'era nessuno di voi allora e siccome lo ritengo una ottima disamina della società, ho deciso di ripubblicarlo.

Il problema della società è che l’iniziativa si è spostata, bene o male, nel campo del capitale come in quello del lavoro, dall'individuo alla burocrazia. Un crescente numero di persone cessa di essere indipendente per diventare subordinato ai direttori delle grosse imprese economiche.Un tratto decisivo risultante da questa concentrazione di capitale, e caratteristico del capitalismo moderno, sta nel sistema dell'organizzazione del lavoro. Imprese vastamente centralizzate con una radicale divisione di lavoro conducono a un'organizzazione in cui l'individuo si spersonalizza, in cui diventa un prezioso dente dell'ingranaggio. Il problema umano del capitalismo moderno può essere formulato nel modo seguente. Il capitalismo moderno necessita di uomini che cooperino in vasto numero; che vogliano consumare sempre di più; i cui gusti siano standardizzati e possano essere facilmente previsti e influenzati. Necessita di uomini che si sentano liberi e indipendenti, che non si assoggettino ad alcuna autorità e tuttavia siano desiderosi di essere comandati, di fare ciò che ci si aspetta da loro, di adattarsi alla moderna macchina priva di frizione; che possano essere guidati senza la forza, guidati senza capi, incitati senza uno scopo, tranne quello di rendere, di essere sulla breccia, di funzionare, di andare avanti.Qual è il risultato? L’uomo moderno è staccato da se stesso, dai suoi simili, dalla natura. È stato trasformato in un oggetto, sente le sue forze vitali come un investimento che gli deve dare il massimo profitto ottenibile alle condizioni di mercato del momento.Le relazioni umane sono essenzialmente quelle degli automi, ognuno dei quali basa la propria sicurezza tenendosi vicino al gregge e non divergendo nel pensiero, nei sentimenti o nell'azione. Mentre ognuno prova a essere il più vicino possibile agli altri, ognuno rimane disperatamente solo, pervaso da un profondo senso d'insicurezza, ansia e colpa, che sempre si verificano quando la separazione umana non può essere vinta. La nostra civiltà offre molti palliativi che aiutano la gente a essere «coscientemente inconscia» di questa solitudine: primo fra tutti la stretta routine del lavoro meccanico, burocratico, che aiuta la gente a restare inconscia dei più fondamentali desideri umani, del desiderio di trascendenza e unità. Finché la routine da sola non ci riesce, l'uomo supera la propria inconsapevole disperazione mediante la routine dei divertimenti, della consumazione passiva dei suoni e delle immagini offerti dall'industria del divertimento; oltre a ciò, mediante la soddisfazione di comprare sempre nuove cose, per subito scambiarle con altre.L’uomo moderno è in realtà vicino al quadro che Huxley descrive ne Il mondo nuovo:ben nutrito, soddisfatto sessualmente, eppure unito solo superficialmente ai propri simili, guidato dagli slogans di Huxley: «Quando l'individuo sente, la comunità vacilla», oppure: «Mai rimandare a domani il divertimento che potete avere oggi»; o:«Tutti sono felici, al giorno d'oggi». La felicità odierna dell'uomo consiste nel«divertirsi». Divertirsi significa consumare e comprare cibi, bevande, sigarette, gente, libri, film - tutto è consumato, inghiottito. Il mondo è un grosso oggetto che suscita i nostri appetiti, una grossa mela, una grossa bottiglia, un grosso seno; noi siamo i consumatori, gli uomini in eterna attesa, gli speranzosi, e gli eterni delusi. Il nostro carattere è congegnato in modo da scambiare e ricevere, da barattare e consumare; tutto, sia le cose spirituali sia quelle materiali, diviene oggetto di scambio e di consumo. La situazione, per quanto riguarda l'amore, corrisponde al carattere sociale dell'uomo moderno. Gli automi non possono amare; possono scambiarsi i loro«fardelli di personalità», e sperare in uno scambio leale.

Tratto da l'Arte di Amare di Eric Fromm.

lunedì 20 ottobre 2008

LO SFOGO E L'ADDIO

Ci sono volte in cui hai voglia di sfogarti, come una valvola a pressione il cui termostato segna rosso da un bel pezzo.
La canzone che in questo ultimo periodo ha scalato la mia ipotetica hit parade è questa:



Io dico addio, a tutte le vostre cazzate, ad un paese non più in grado di ricordare il suo passato, la sua storia caratterizzata da una Costituzione antifascista. All'indifferenza che dilaga nella nostra società, a quel "tanto non cambia niente pensa a te stesso" perchè alla fine sono tutti uguali. Dico addio, all'ignoranza di chi crede di poter fare a meno della cultura.
All'intolleranza, a chi si ritiene superiore, a chi si commuove davanti ad una immagine in televisione e poi tutti dovrebbero ritornarsene al loro paese.
Io dico addio, al degrado politico, economico e umano caratterizzato da questo sistema, il successo nel prevaricare il prossimo e alla paura del domani.
Alla conocorrenza, la competizione in ogni frangente, alla prestazione sessuale, ai farmaci quotati in borsa, a chi non rispetta l'ambiente, a chi altera i cibi pur di venderli, alla tecnocraticaUnione Europea, ai tassi d'interesse sul fumo del denaro, alle banche, alle bombe intelligenti, alla democrazia della guerra, all'informazione corrotta e pilotata, al conflitto di interessi, ad una sinistra imborghesita, a tutto questo schifo.
Io dico addio, alla cattiveria gratuita, alla stupidità umana, allo sfruttamento dei più poveri , al precariato e alla tecnologia usata in questo modo.
Io dico addio, ad una realtà che non ha futuro...

I BANDITI NOMADI

Faccio mio questo articolo tratto dal blog IL CORROSIVO perchè rispecchia il mio pensiero.

Il vangelo dei banditi legalizzati dell'economia canaglia
Maurizio Gasparello

E l’On. Roberto Castelli (Lega Nord) disse: “gli imprenditori hanno il dovere individuale e sociale di fare profitti”. (da “AnnoZero” del 25 settembre 2008, per giustificare il sacco di Alitalia da parte di CAI, con il quale sono stati socializzati i debiti e le perdite della compagnia aerea a carico dei cittadini, privatizzando la parte sana dell’azienda a vantaggio di 16 imprenditori della rapina di Stato, effettuata tenendo in pugno le armi del ricatto occupazionale).

I banditi nomadi dell’economia canaglia mettono i profitti (meglio sarebbe dire la massimizzazione dei profitti nel breve termine) sopra ogni cosa: se oggi aumentare i profitti vuol dire chiudere una fabbrica, portarla in Cina per utilizzare manodopera a basso costo ipersfruttata e senza tutele sociali e sanitarie, creare dicoccupazione in Italia e, sull’area industriale dismessa, costruire palazzi, nell’ottica del dio denaro tutto questo è perfettamente legittimo. I banditi nomadi, per definizione, sono totalmente irresponsabili delle conseguenze che ricadono sui territori e le popolazioni oggetto delle loro razzie.Con la globalizzazione, i banditi nomadi dall’economia canaglia godono di immense praterie sovranazionali, all’interno delle quali effettuare le loro scorribande: più aumentano gli spazi a disposizione per i loro saccheggi più aumentano le opportunità per fare profitti, ed è per questo che l’deologia della globalizzazione, che agita la banderuola solidale del “più sviluppo per tutti”, è la trovata con la quale il capitalismo di rapina cerca di legittimare la sua condotta ed i suoi interessi criminali, perfettamente legalizzati all’interno del reggente sistema di libero mercato selvaggio.Il problema è che, così facendo, l’economia canaglia indebolisce le strutture economiche, giuridiche e sociali degli Stati Nazionali, gli stessi che permettono al capitalismo di vivere e prosperare.

Scrive infatti Adam Smith ne “La ricchezza delle nazioni”:Commercio e manifatture possono raramente fiorire a lungo in uno stato che non goda di una regolare amministrazione della giustizia, in cui la popolazione non si senta sicura nel possesso della sua proprietà, in cui il rispetto dei contratti non sia tutelato dalla legge e in cui si ritenga che l’autorità dello stato non sia regolarmente usata per costringere al pagamento dei debiti tutti coloro che possono farlo. In breve, commercio e manifatture possono raramente prosperare in uno stato in cui non vi sia un certo grado di fiducia nella giustizia e nel governo.

La risposta del bandito nomade al decadimento storico della società, di cui è egli stesso la causa, è un ulteriore imbarbarimento dell’economia di rapina: come un drogato che ha bisogno di dosi di droga sempre maggiori, così il capitalista deve continuamente alzare il livello dello scontro con i suoi concorrenti all’interno del sistema di mercato e, come esternalizzazione di tale scontro, contro i territori e le popolazioni da sfruttare, per assicurarsi quella crescita infinita senza la quale finirebbe per essere sopraffatto da chi si dimostra più efficiente in questa lotta che, di fatto, si è trasformata in una folle corsa che sta trascinando tutti verso il baratro. Aveva quindi ragione Marx quando sosteneva che i capitalisti segano il ramo dell’albero sul quale stanno seduti: il guaio è che, purtroppo, sotto quella pianta ci stiamo seduti tutti, e finiremo inevitabilmente per prenderci sulla testa il crollo di quelli che stanno di sopra. L’unico rimedio è togliere ai capitalisti, dalle mani e dalle teste, le seghe con le quali ci stanno abbattendo l’albero, iniziando con il consapevole rifiuto della loro morale e della loro ideologia da stolti:
“Lo stolto non vede lo stesso albero che vede il saggio” (William Blake).

Ed ora, voglio chiudere con un video che a me da sempre speranza. Infondo, sono convinto, che una delle componenti necesssarie per uscire dalla crisi sia, oltre che il credere in una società diversa, avere una grande speranza nel futuro.

domenica 19 ottobre 2008

NOTIZIE DAL SAPORE INTENSO

17 ottobre. Incursione alla borsa di Milano, e affissione delle 95 tesi sulla precarietà

Ieri, 17 ottobre 2008, giorno dello sciopero generale indetto dal sindacalismo di base, San Precario è di nuovo apparso a Milano. Ha attuato un attraversamento metropolitano che ha lasciato il segno.
Di primo mattino, lo abbiamo visto davanti all’Ambulatorio Medico Popolare di Via Transiti (T28) in attesa dell’ufficiale giudiziario che ha pensato bene di rinviare lo sgombero al 25 novembre.Verso le 9.30, lo abbiamo visto di fronte a Omnia, il call-center a cui Wind ha esternalizzato 275 lavoratrici. Omnia sta procedendo a nuove esternalizzazioni precarizzando ancora. Di fronte ai volantini e allo speakeraggio di San Precario che denuncia il peggioramento delle condizioni di lavoro e vita, suscitata l’attenzione dei precari e delle precarie che si affacciano alle finestre, uno degli amministratori si è sentito in dovere minacciare l’intervento delle cd. forze dell’ordine.
Niente di più ridicolo per la potenza di San Precario! Improvvisamente il Santo si è materializzato di fronte alla sede regionale di Cgil-Cisl-Uil di Sesto S.G. per denunciare l’accordo capestro che i sindacati concertativi hanno firmato con le cooperative di servizi sociali. Poi gli operatori sociali hanno cinto d’assedio la sede della CESED, una delle cooperative sociali in cui la precarietà è vita quotidiana. Nonostante la serrata immediatamente attuata, la voce del Santo è riuscita comunque a farsi sentire.
Ma il piatto forte doveva ancora arrivare. Improvvisamente, cogliendo di sorpresa le forze dell’ordine impegnate a seguire le manifestazioni di questa giornata intensa ed emozionante, il Santo ha fatto il suo burrascoso ingresso alla borsa di Milano, in Piazza Affari, cuore simbolico del capitalismo contemporaneo, dove il livello di sfruttamento dell’essere umano sull’essere umano trova la sua illusoria misura.Per la prima volta nella storia dei conflitti sociali di questa stanca e immiserita metropoli, la Borsa è simbolicamente occupata.Uno striscione con 95 tesi sulla precarietà è stato magicamente calato dai piani alti; nel frattempo un centinaio di persone gridavano in piazza affari la loro voglia di non subire più passivamente le scelte scellerate di una finanza criminale che succhia risorse e precarizza le vite, e di un ceto politico che senza distinzioni di schieramenti si affanna a correre in soccorso di un capitalismo in crisi profonda.
Non succedeva da quando, nel 1517, Martin Lutero affisse le sue 95 tesi sull’indulgenza, fomentando una serie di rivolte contro il dispotismo dell’epoca. Non pago di tutto ciò, San Precario è apparso di nuovo davanti a Mondo Wind e Vodaphone, denunciando i piani selvaggi di precarizzazione e di costruzione di immaginari, il cui unico scopo è la commercializzazione della vita e dei desideri. Possiamo solo confermare che oggi segniamo l’inizio di un percorso di iniziative e di rivendicazione per un welfare metropolitano adeguato ai sogni e bisogni dei precarie e delle precarie. Non possiamo pagare noi la crisi finanziaria.Qualunque cosa possano fare o pensare, lor signori lo sappiano: non potranno mai comprarci l’anima e il desideri. Siamo irriducibili!.
Fra la borsa e la vita: 95 Tesi sulla precarietà venerdì 17 ottobre 2008
31 ottobre 1517: Martin Lutero affigge sulla porta della chiesa di Ognissanti a Wittenberg (Germania) 95 tesi sulle indulgenze.
17 ottobre 2008: a quasi 500 anni di distanza, San Precario affigge sulla porta della Cattedrale di Ognisoldi di Milano (Italia) 95 tesi sulla precarietà.

N.1 LA PRECARIETÀ UCCIDE

N.2 LA PRECARIETÀ È ESISTENZIALE OLTRE CHE LAVORATIVA

N.3 LA PRECARIETÀ È STRUTTURALE

N.4 LA PRECARIETÀ È GENERALIZZATA

N.5 LA PRECARIETÀ È PRIVAZIONE DI SPAZIO, DI TEMPO

N.6 ANCHE CHI HA UN CONTRATTO STABILE È PRECARIO

N.7 LA PRECARIETÀ È DI CASA, QUANDO SI DEVONO PAGARE AFFITTI STELLARI

N.8 OGNI FLESSIBILITÀ SENZA GARANZIE E REDDITO SI TRASFORMA IN PRECARIETÀ

N.9 LA PRECARIETÀ È TUTTO INTORNO A TE, OVUNQUE

N.10 LA PRECARIETÀ È CONDIZIONE INTIMA ALLA METROPOLI

N.11 LA PRECARIETÀ È L’EUROPA DEL PROFITTO

N.12 LA PRECARIETÀ È NELLA SOCIETÀ, DOVE C’È IL DOMINIO DELL’ESSERE UMANO SULL’ESSERE UMANO

N.13 LA PRECARIETÀ È NEL CORPO, E SPEGNE IL CERVELLO

N.14 LA PRECARIETÀ È DONNA

N.15 LA PRECARIETÀ È GIOVANE MA NON SOLO

N.16 COMBATTERE LA PRECARIETÀ SIGNIFICA CONOSCERE LE DINAMICHE DEL POTERE E COME SI PRODUCE RICCHEZZA

N.17 COMBATTERE LA PRECARIETÀ SIGNIFICA SUPERARE LE PAURE INDIVIDUALI PER COSTRUIRE FIDUCIA COLLETTIVA

N.18 LA CRISI FINANZIARIA È ALIMENTATA DALLA PRECARIETÀ

N.19 STOLTO È CHI CREDE CHE SIANO I PRECARI A CAUSARE LA CRISI FINANZIARIA

N.20 LA CRISI FINANZIARIA È MADRE E SORELLA DELLE CRISI AMBIENTALI

N.21 DOVE CI SONO SOLDI PER SALVARE LE BANCHE CI SARANNO ANCHE PER DARE UN’ESISTENZA DEGNA AI PRECARI

N.22 I PRECARI AMANO, SOFFRONO, CREANO, VIVONO; LE BANCHE SPECULANO

N.23 I BROKER NON FANNO I BABY SITTER NEGLI ASILO NIDO

N.24 ANCHE I BROKER PIANGONO: CIÒ NON CI INTRISTISCE

N.25 GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI NON DEVONO SERVIRE AD AMMORTIZZARE LE PERDITE DEGLI SPECULATORI

N.26 LA CRISI FINANZIARIA VE LA PAGATE

N.27 FRA LA BORSA E LA VITA SCEGLIAMO LA VITA

N.28 LA PRECARIETÀ È POTENZIALMENTE SOVVERSIVA

N.29 LA PRECARIETÀ È NELLE NOSTRE VITE

N.30 LA PRECARIETÀ È UNA BRUTTA VITA

N.31 LA PRECARIETÀ È IL SENTIMENTO D’ IMPOTENZA

N.32 LA PRECARIETÀ SI ALIMENTA CON IL CONSENSO E IL RICATTO.

N.33 LA LOTTA CONTRO LA PRECARIETA’ E’ GIOIA

N.34 SE LA PRECARIETÀ È PENITENZA, LA COSPIRAZIONE FRA PRECARI È IL RISCATTO

N.35 COSPIRARE È RESPIRARE INSIEME

N.36 IL LAVORO È MIGRANTE È TRANSNAZIONALE

N.37 NELLA CONDIZIONE MIGRANTE VI È L’APOTEOSI DELLA PRECARIETÀ

N.38 IL LEGAME TRA PERMESSO DI SOGGIORNO E CONTRATTO DI LAVORO PRECARIZZA E RICATTA I LAVORATORI E LE LAVORATRICI MIGRANTI

N.39 SE I MIGRANTI SONO RICATTABILI, TUTTO IL LAVORO SI PRECARIZZA

N.40 LA BOSSI-FINI È UNA LEGGE SUL LAVORO E PRODUCE PRECARIETÀ

N.41 LA BOSSI-FINI PRODUCE CLANDESTINITÀ

N.42 ANCHE SE NON TUTTI POSSIAMO ESSERE ESPULSI SE PERDIAMO IL LAVORO, SIAMO TUTTI CLANDESTINI

N.43 NESSUNA PERSONA NASCE CLANDESTINA

N.44 IL RAZZISMO NON È SOLO CULTURA, MA UNA SCELTA POLITICA VOLUTA

N.45 IN ITALIA E IN EUROPA, OVUNQUE, IL RAZZISMO C’È: LO PRATICANO GOVERNI E ISTITUZIONI.

N.46 IL RAZZISMO ISTITUZIONALE RENDE POSSIBILE LO SFRUTTAMENTO DEL LAVORO MIGRANTE.

N.47 LA COSCIENZA DELLA PRECARIETÀ DISTRUGGE IL CONSENSO

N.48 LA GARANZIA DI REDDITO INTACCA IL RICATTO

N.49 I SOLDI PUBBLICI DEVONO CREARE SERVIZI PER LA COLLETTIVITÀ

N.50 LA PRECARIETÀ SI RIBALTA IN LIBERTÀ, SOLO SE C’È GARANZIA DI REDDITO, CASA, SAPERE, MOVIMENTO, SALUTE, SOCIALITÀ, AMORE

N.51 IL REDDITO NON È CONSUMO

N.52 REDDITO SIGNIFICA SCELTA

N.53 POTER SCEGLIERE EQUIVALE A POTER RIFIUTARE

N.54 VOGLIAMO POTER RIFIUTARE UN BRUTTO LAVORO

N.55 VOGLIAMO RIFIUTARE UN BRUTTO AMBIENTE DI LAVORO

N.56 VOGLIAMO POTER RIFIUTARE SFAVOREVOLI CONDIZIONI DI LAVORO

N.57 VOGLIAMO RIFIUTARE IL LAVORO PERCHÈ È BRUTTO IN SÈ

N.58 NON VOGLIAMO CHE NESSUNO LAVORI AL NOSTRO POSTO

N.59 NON VOGLIAMO CHE QUALCUN ALTRO VIVA SFRUTTANDO IL NOSTRO LAVORO

N.60 LAVORIAMO PER VIVERE

N.61 NON VIVIAMO PER LAVORARE

N.62 POTER RIFIUTARE SIGNIFICA POTER PRETENDERE

N.63 PRETENDERE È RIVENDICARE

N.64 RIVENDICARE VUOL DIRE MIGLIORARE

N.65 MIGLIORARE SIGNIFICA VIVERE MEGLIO

N.66 UNA VITA MIGLIORE È UNA VITA PIÙ DEGNA

N.67 UNA SOVVENZIONE PUBBLICA PER PAGARE UN SALARIO DA FAME IN CAMBIO DEL LAVORO DI CURA DI UNA DONNA MIGRANTE NON E’ WELFARE.

N.68 I DIRITTI SONO PER TUTTI/E, NEL LAVORO, OLTRE IL LAVORO

N.69 I SALARI DEVONO GARANTIRE UNA VITA VERA E NON DI SACRIFICI

N.70 I CONTRATTI DEVONO ESSERE POCHI E CHIARI

N.71 IL PROFITTO DELLE IMPRESE È PRECARIETÀ

N.72 DIMINUIRE IL PROFITTO DELLE AZIENDE È DIMINUIRE LA PRECARIETÀ

N.73 LA RENDITA È PRECARIETÀ

N.74 LA PRECARIETÀ È SCHIAVITÙ AI BRAND

N.75 SAN PRECARIO È IL SANTO LAICO DEI PRECARI

N.76 SAN PRECARIO È UN BENE COMUNE

N.77 SAN PRECARIO È UNA ’ISTITUZIONE DELL’IMMAGINARIO COLLETTIVO

N.78 LA PROPRIETÀ DEI SAPERI È PRECARIETÀ

N.79 LA CONDIVISIONE DEI SAPERI È LIBERTÀ

N.80 IL PEER TO PEER È LIBERAZIONE

N.81 OPEN NON È FREE

N.82 LA CONDIVISIONE DEI PENSIERI/SAPERI È POTENZA

N.83 LA CONDIVISIONE È RICCHEZZA

N.84 LA SCUOLA È IL LABORATORIO DELLA CONDIVISIONE

N.85 LA SCUOLA È UN BENE COMUNE

N.86 LA SCUOLA PUBBLICA È UN BALUARDO CONTRO LA BARBARIE

N.87 LA SCUOLA È CONTAMINAZIONE DI CULTURE, MESCOLANZA DI ESPERIENZA

N.88 LA SCUOLA È LA PROFEZIA DEL FUTURO

N.89 SE SFREGI LA SCUOLA, TI GIOCHI IL DOMANI

N.90 GELMINI NON FA RIMA CON SCUOLA

N.91 PRECARIETÀ NON FA RIMA CON SICUREZZA

N.92 ESERCITO NON FA RIMA CON SICUREZZA

N.93 I CENTRI DI PERMANENZA PER MIGRANTI SONO DEI LAGER

N.94 L’ EUROMAYDAY È CONFORME ALLE 95 TESI E SI BATTE PER ESSE

N.95 OGNI APPARENTE CONTRADDIZIONE È A CARICO DELLA PRECARIETÀ

Tratto da Socialpress

sabato 18 ottobre 2008

ADDIO ISTRUZIONE

Ieri, ho partecipato ad un dibattito riguardo la riforma Gelmini della quale ho una opinione a dir poco penosa. Secondo me non c'è molto bisogno di avere link a riguardo, basta guardare la realtà e confrontarsi con il passato. Continuano a dirci che mancano i soldi, che non si può finanziare la scuola. Dopo, entri nei conti pubblici, e scopri che hanno usufruito di una modica cifra in milioni di euro per finanziare il privato. E allora, i soldi ci sono, le intenzioni invece sono diverse. E inutile continuare ad assecondare un governo, a cui non interessa niente dell'istruzione. Ho partecipato a diversi dibattiti essendo amico di docenti, e non mi serve il link di riferimento per dire che è una riforma pietosa tesa a distruggere quel poco di buono che è rimasto nella scuola. Mi fanno ridere letteralmente quei genitori che vedono nel maestro unico la figura autoritaria, colei che dovrebbe educare il bambino. Ma non sanno che questo rientra anche e soprattutto nei loro compiti? Ho visto figli di 6 anni, comandare in casa mancando di rispetto al padre, cosa che io avrei preso un calcio nel culo da girare per 6 mesi con le chiappe rosse. Prima di pretendere dalla scuola, impariamo a fare i genitori.
Per il grembiulino, per uno che è andato a scuola con le scarpe da lavoro ( e non sto scherzando), mi sembra veramente un voler sminuire un problema così importante come può essere la formazione di un giovane.
La scuola primaria, è considerata fra le migliori al mondo, ma anche se ciò non fosse, già di mio povero ignorante che sono, non mi sembra che tagliandone i fondi si migliori la situazione. Se avessi fatto le classi primarie con un solo insegnante, sicuramente mi sarei trovato meno bene rispetto a come è andata. Se siamo riusciti a portare i nostri figli a studiare l'inglese anche alle elementari, vuol dire che qualcosa è migliorato, o no?

E poi smettiamola di demonizzare categorie, ci sono persone che a 42 anni ( e ne conosco) dopo dieci anni di precariato, 2 abilitazioni all'insegnamento e qualche concorso percepiscono poco più di mille euro al mese. E' questo il valore che si offre alla cultura? Se penso che l'ex presidente di Confindustria percepiva 7, 2 milioni di euro annui per dire sempre le stesse cose, capisco a chi devo andare contro. Certo, poi le mele marce ci saranno pure li, ma da qui a dire che per questo la scuola è da rifare secondo me ci passa ancora qualcosa.

L'Italia è fra i paesi con la mobilità sociale più bassa, ma forse è giusto così: il figlio dell'operaio a marcire in fabbrica e il figlio del dottore a rifare il mestiere del padre perchè di buona famiglia. La scuola pubblica, per quanto riguarda la giustizia sociale, riveste un ruolo primario.

Mi ero già reso conto di abitare in un paese di merda, pronti a scagliarsi sui più deboli e a piegare la testa con i forti, ma è possibile che basti un po' di propaganda per far cadere le persone nel tranello?



Se non fosse che ci rimetto pure io, mi verrebbe da ridere, manteniamo 300 miliardi di euro di evasione, le verie criminalità, per essere poi gli stessi cittadini a scagliarsi contro un diritto fondamentale per risparmiare 8 miliardi di euro da qui al 2012. Sveglia...
Per sanità e istruzione, devono essere usati tutti i soldi necessari nell'ambito rigorosamente pubblico. Aboliamo i finanziamenti privati, le cose già migliorerebbero.

Insomma, tutti anche a mio avviso senza ragione, ci lamentiamo che l'istruzione non è all'altezza degli altri paesi europei, e poi assecondiamo leggi che ne minano ulteriormente la qualità. Non ci siamo.
Per le classi di inserimento, credo non ci sia modo migliore per far integrare un bambino che inserirlo subito in mezzo agli altri. Io se fossi un insegnante, non permetterei mai classi diverse, ma farei il possibile per aiutarlo a migliorare assieme ai compagni nella più totale integrazione.

Quello che più mi dispiace, è vedere come usino soldi pubblici per distruggere lo stesso pubblico.

OGGI MI FERMO

Oggi mi fermo, non ho voglia di postare l'ennesima brutta notizia, infondo ogni tanto bisogna saper rallentare, tirare fiato e godere delle cose belle che comunque nel mondo ci sono. Con questa folle corsa verso il brutto, si rischia di trascurare la propria vita in una battaglia che, seppur meritevole di impegno, non vale così tanto. E poi, ci sarà qualcosa di bello? Il mondo non sarà solo merda? Se penso alla mia vita, posso dire di aver trovato in mezzo alle vicende tristi anche qualcosa di positivo. Credo, come dice una frase che ho già postato, che il sistema non lo si sconfigga solo combattendo, ma cercando anche di dare spazio e valorizzare il buono. Vedendo come riusciamo ad interagire tra noi amici blogger, un po' di fiducia nel futuro mi viene; certo, io forse sono troppo ottimista, ma il poter comunicare con persone anche lontane e delle quali senza internet probabilmente non si sarebbe mai avuto traccia, è già di per sè eccezionale. Siamo qui, ognuno con la sua storia, con più o meno esperienza alle spalle dettata dalla differenza di età, ad incazzarci, indignarci assieme provando a costruire un filo di pensiero comune che possa farci uscire da questo degrado. Ed è già qualcosa esserci, aver creato un gruppo che condivide un malessere, che crede in qualcosa di diverso e in una società diversa. Certo, le nostre opinioni non sempre sono le stesse, ma una mediazione che possa portarci ad una situazione migliore di questa mi sembra tutt'altro che improbabile. Allora io per oggi mi fermo, voglio godermi almeno per un giorno la bellezza di essere qui con voi.

venerdì 17 ottobre 2008

GIOVANI E FUTURO

Oggi, la sensazione che più mi pervade, è la rabbia. Aprire gli occhi ogni giorno risulta sempre più difficile, la realtà che si presenta è sconcertante, davvero. Vivere in una società che rema nella direzione opposta a dove vorresti andare, sembra impregnare la vita di un senso di impotenza. Ogni cosa, dinnanzi alla massa che si accoda silenziosamente e acriticamente, sembra inutile, il cambiamento il sogno che rasenta la mattia, la speranza un lamento soffocato dalla realtà. Provi ad aggrapparti a qualcosa che riesca a tenerti a galla, che non ti faccia cader preda dei tentacoli della rassegnazione, perchè il problema non è solo fare per cambiare ma anche resistere per non essere cambiati. Questo sistema "uccide" silenziosamente, giorno dopo giorno rendendo la vita monotona, ripetitiva e con mille problemi che tolgono la possibilità di pensare che ci possa essere un'alternativa. E qui, inizi a spegnere la voglia di vivere e lottare, cadi in frasi tipo "è sempre stata così" pur sapendo che è una scusante alla smarrita capacità di reagire, in quel processo in cui la mente anche inconsciamente si adopera per proteggerci da una situazione che non piace. Infatti, molti, non sono nemmeno in grado di guardare in faccia realtà. Cè già chi afferma che la società, cosiddetta occidentale, non soccomberà per i vari flussi migratori, ma perchè non ha saputo dare un futuro di speranza ai propri giovani. E una struttura, incapace di valorizzare la ricchezza maggiore che possiede non ha futuro. Per questo, credo sia necesssario più che mai continuare ad urlare il proprio dissenso.

giovedì 16 ottobre 2008

PACCHE SULLA SPALLA BERLUSCONI E BUSH

Qualche pacca sulla spalla, il clima disteso e festoso, mentre l'economia mondiale va a picco. Loro, che hanno insegnato al mondo un nuovo concetto di democrazia fatto di guerra, hanno fatto della libertà uno strumento di prevaricazione sui più deboli, ora festeggiano. Loro, che hanno detassato i ricchi per dare respiro all'economia precarizzando il lavoro e riducendo al minimo il sociale, ora festeggiano e brindano.
Roubini afferma che sarà la peggiore recessione degli ultimi 40 anni, le perdite per il comparto finanziario potrebbero arrrivare a 3 mila miliardi di dollari, vale a dire 2 anni del Pil dello stato italiano che tra l'altro è uno dei paesi, essendo nel G8, con il prodotto interno lordo più alto.
Loro festeggiano, mi verrebbe da dire quasi alla faccia di chi li ha votati, di chi crede che la libertà sia poter fare i soldi alle spalle degli altri, arrivare al successo in ogni modo perchè il fine giustifica i mezzi. Ora, che la sua politica ultraliberista sta fallendo, lo stato diventa fondamentale per salvare il mercato, la stessa entità che per salute, istruzione e pensioni decenti (a chi ci arriva dopo una vita venduta al capitale), non ha mai fondi. E poi, si lavano la bocca con parole come pace, amore, democrazia, quando la storia, se non verrà modificata in base agli interessi, li ricorderà sotto altre voci che parlano di morti per interessi "strategici occidentali".
Ora brindano, certo è già troppo tardi, ma nella storia, il tempo degli onori è finito per tutti.

mercoledì 15 ottobre 2008

E SE SIAMO ARRIVATI A QUESTO...

Vergogna a Brizio: sagome di bimbi neri dipinte di bianco

ABrinzio, nel Varesotto, in via Indipendenza c'erano alcune sagome di legno a misura d'uomo che raffiguravano alcuni bambini, di cui quattro di colore. Nelle notte i volti dei bimbi di colore sono stati ridipinti con vernice bianca da alcuni vandali [galleria fotografica: immagini da VareseNews].
I bambini, che hanno realizzato le sagome nell'ambito di un progetto sulla sicurezza stradale (stanno ad indicare la presenza di una scuola agli automobilisti e a far rallentare il traffico) hanno scritto una lettera aperta agli imbrattatori, lamentandosi per quel gesto "da conigli" e chiedendo loro di tornare sui propri passi e di ripristinare le sagome come erano prima.
I bambini, nella loro innocenza, hanno sempre qualcosa da insegnare agli adulti.

L'articolo completo lo trovate Qui




Quando vedo e sento cose del genere, indipendentemente dalla posizione geografica che sia Nord o Sud, Est o Ovest, mi viene solo da dire gente di merda.
Siamo una nazione che affoga nella merda dei rifiuti e l'illegalità e riusciamo a fare la morale agli altri.

BUSH E BERLUSCONI

Vedere questi due uomini ridere e scambiarsi "amorevoli" fusa, devo ammettere che è uno spettacolo raccapricciante. La cosa che verrebbe subito istantanea fare, è deriderli, prendere tutto con sarcasmo se non fosse che questi due uomini hanno rispettivamente governato le proprie nazioni per più di una semplice legislatura. Cosa porta queste 2 persone a fare praticamente quello che vogliono nei rispettivi Paesi? In questi ultimi 8 anni il mondo è sicuramente peggiorato: la paura è aumentata, le guerre sono ormai un panorama consueto, il bubbone finanziario e questi due personaggi brindano. Le cifre spese in armamenti sono aumentate esponenzialmente seppur le guerre, sono servite solo a dimostrare che anche con l'esercito più forte, difronte a un popolo unito e motivato è difficile passare: Iraq e Afghanistan insegnano. E poi, per un paese europeo sarebbe molto più utile stringere rapporti con nazioni continentali piuttosto che oltroceano, e invece non si capisce il perchè si voglia restare, come Europa, subordinati agli americani. E la scusa della liberazione poi, ogni volta usata come ricatto morale, ma se devo venir liberato per finire sotto altre catene a cosa è servito il tutto? Qualcuno, afferma che anche solo con i Partigiani saremmo riusciti a liberarci, certo... con molto più tempo, ma non era impresa impossibile. Per carità, sono solo mie considerazioni, senza nessuna pretesa di verità assoluta, ma questo continuo voler farsi del male non mi sembra una situazione molto intelligente.

martedì 14 ottobre 2008

PER LORO NIENTE CONSIGLI STRAORDINARI

Si muore cadendo da un ponteggio, si muore alla guida di un camion, si muore all’improvviso o si muore dopo mesi in un letto. Così in tutta Italia: tre morti, 27 invalidi permanenti e 2.500 incidenti al giorno (1.200 vittime in totale nel 2007, 800 mila gli invalidi). Così in Liguria, dove il bilancio dei morti e degli infortuni sul lavoro ha registrato un netto aumento, rispetto all’anno scorso. Eclatante quello dei deceduti: da gennaio ad agosto quest’anno sono morti 19 lavoratori, in tutto l’anno scorso sono stati 15 e 14 nei primi otto mesi. Intorno agli 11 mila, quest’anno, gli infortuni, nel 2007 in tutto l’anno si era arrivati a 15 mila. Molti, inoltre, continuano ad ammalarsi. L’ultimo caso è quello di una bidella di una scuola genovese, che dopo una vita passata nelle cucine si è vista diagnosticare, la settimana scorsa, una forma di mesotelioma con probabile origine da amianto.

Potete trovare l'articolo completo qui.

Per loro, non ci saranno riunioni speciali del consiglio dei ministri, non ci saranno interventi coordinati dei vari governi come è accaduto per le banche. Tutti faranno la sua stima annuale ma nessuno dirà alle varie istituzioni che è l' emergenza preminente da risolvere, che serve intervenire subito come si è intervenuti per salvare il sistema creditizio. Per loro ci saranno le parole, quelle che durano il tempo di prendersi l'onore per essersi indignati, magari una pagina di giornale, un veloce annuncio a qualche tg e niente più. Un giorno, tanto basta per essere seppelliti nel dimenticatoio, per rendersi conto di quanto valore venga attribuito alla vita umana.

domenica 12 ottobre 2008

UNA GIORNATA DA INCORNICIARE

Partire alle 5 e 30 del mattino con una speranza, con la voglia di far sentire la propria voce e di esserci. Una di quelle mattine autunnali in cui la nebbia inizia a fare la sua comparsa. Il ritrovo con alcuni compagni, qualche considerazione sul triste operato del governo, e inizia il viaggio.

La prima foto è per lui, eravamo in autogrill e non riuscivo a smettere di ridere, scherzando gli dicevo che da questa immagine si capiva il perchè siamo finiti fuori dal Parlamento. Ma è solo uno scherzo, sabato è stato un esempio di democrazia partecipativa. Sindacalista in una fabbrica dell'Iveco nel mantovano dove 160 operai rischiano il licenziamento, durante il corteo ha fermato ogni tipo di dirigente del sindacato e di partito per raccontare la sua storia. E' stato un grande!!! Il viaggio prosegue, per mio conto più che un manifestante sembravo un ragazzino in gita, già ero d'accordo di trovarmi con qualche amica e amico. L'arrivo a Roma è stato a Cinecittà, abbiamo preso la metropolitana e via verso Piazza della Repubblica. Qui ho chiamato Silvia, la rete emergeva nella realtà, il bello di sentirsi così vicini, ma non essere in grado di trovarsi e ridere di questo. Alla fine dopo qualche spiegazione il grande incontro è avvenuto, purtroppo, incredibile ma vero, entrambi ci siamo dimenticati di fare una foto che testimoniasse il tutto. Cercate di capire: l'emozione ha avuto il sopravvento. Qualche parola, la possibilità di conoscersi e conoscere anche la sua deliziosa madre, e la promessa di ritrovarsi in un futuro non molto lontano. A lei, dedico questa canzone che non conosce:

Fin da subito ho perso la delegazione di Mantova, lasciata Silvia ho intrapreso il cammino nella direzione del corteo.


Dopo tutti i recenti fatti di cronaca Nera, trovarsi in mezzo a tutto questo rosso mi dava l'impressione di essere caduto in un sogno dal quale non mi sarei più svegliato.


Ecco il popolo che avanza, quello che non si arrende e cerca di resistere ad una politica sempre più lontana dall'essere umano.


Cantando "Bella ciao" in mezzo a tutte queste persone, io che ancora ricordo quanto sia stata importante questa canzone, mi sono commosso.

Eccoci alla conquista del Colosseo. Subito dopo aver scattato questa foto, ho chiamato l'amico Gap per sapere dove fosse. Il ritrovo è stato stabilito nella piazza dove terminava la manifestazione.


Ormai anche il Colosseo è stato invaso dal rosso. Era la prima volta che lo vedevo, e devo dire che l'impressione è stata ottima. Ah ah ah ah


Non poteva mancare l' "omaggio" alla bandiera rossa tutti insieme cantando "Avanti popolo" ecc....



Ormai eravamo nell'ultimo tratto della manifestazione e cominciavamo a tirare le conclusioni della giornata.


Rincuorati dal fatto che questo tipo di Italia ancora esiste.
Resta ancora l'ultima occasione per parlare con Vittorio Agnoletto e Ferrero sulla questione dei 160 operai che verranno licenziati per fare qualcosa di concreto in loro aiuto.


Dicevo, l'Italia è anche questa: quella che ancora possiede un briciolo di consapevolezza per poter reagire a ciò che ci circonda.


L'Italia è anche questo: il bello di provare a chiamare un amico in mezzo a 300 mila persone, e sentirsi dire "non ti sento Marco".


L'Italia è anche questo: sapere che in mezzo a quelle 300 mila persone, c'è qualcuno che vuoi vedere e sta aspettando di vederti.

L'Italia è anche questo: risalire il corteo perchè non puoi non conoscere delle persone che anche se lontane, hai sentito sempre vicine. Mettersi d'accordo da che parte stare, descrivere il proprio abbigliamento per riconoscersi e poi il bellissimo incontro, gli abbracci e una familiarità come conoscersi da sempre.
L'Italia è anche questa: quella che si fida e sa andare incontro al prossimo perchè infondo, capisce di averne bisogno. Un incontro che resterà un bellissimo ricordo per noi blogger, qualche chiacchiera in compagnia, la chiamata ad un amico che anche se non presente era li con noi, le foto e poi gli inevitabili saluti per colpa di quella dimensione chiamata tempo che nei momenti belli sembra sempre troppo breve.

Questa è l'Italia che vorrei: quella che seppur rincasando alle due di notte dopo aver trascorso una giornata fuori, mi ha fatto sentire un po' meno stanco e con una speranza in più nel cuore.

Questo post, lo dedico a tutte quelle persone che hanno contribuito in un modo o nell'altro a rendere questa giornata indimenticabile. Una giornata stupenda sotto il profilo della manifestazione e dell'amicizia.

Il mio grazie va a Silvia, Gap, Fiordaliso, Luz, Il Russo e a una US ( lei sa) che non potendo esserci mi aveva chiesto di fare qualche passo anche per lei.

Grazie di cuore.

SODDISFATTO PROPRIO NO

Cori fascisti e botte per Bulgaria-Italia. La partita finisce 0 a 0, Lippi soddisfatto

Gli Ultras Italia erano arrivati allo stadio a piedi, scortati da una moto della polizia e alcuni agenti: e durante il percorso per le strade di Sofia e' stato un miscuglio di cori calcistici, di ricordi per Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio ucciso da un colpo di pistola di un agente di polizia italiano, e soprattuto di 'Faccetta Nera', 'Duce Duce' e altri cori fascisti.Poi, all'arrivo allo stadio, l'ingresso nel settore loro riservato e subito il tentativo d'assalto agli spettatori bulgari. Un gruppo di italiani ha percorso tutti i gradoni cinghie dei pantaloni in mano, e' arrivato fino alla cancellata che delimita il settore e ha cominciato a menar fendenti e a tirare oggetti dall'altra parte. La tensione e' stata molto alta per alcuni secondi, prima che una trentina di poliziotti con caschi, corpetti e manganelli entrasse e riportasse con calma indietro i sostenitori italiani.

L'articolo intero lo potete trovare Qui

In ritorno da Roma, questa notizia non poteva passarmi inosservata. Lippi soddisfatto della partita? Togliendo il fatto, con tutto il rispetto, che non vedo cosa ci sia da essere poi così soddisfatti per uno zero a zero con la Bulgaria, provo solo vergogna ad essere della stessa nazionalità di queste merde che chiamano tifosi. No...non sono proprio soddisfatto.

sabato 11 ottobre 2008

A ROMA



Io ci sarò, semplicemente perchè sono stanco di essere preso per i fondelli e siamo già in ritardo nel farci sentire.

giovedì 9 ottobre 2008

CHIARIAMENTI SU TREMONTI

Come tutti avrete ormai capito, mi piace pensare e riflettere sulle questioni anche guardando come commentate i miei post. Anzi, colgo l'occasione per ringraziarvi dei commenti e dell'affetto che dimostrate al blog. Però, e ci tengo a precisarlo, devo chiarire una questione riguardo il post di ieri che in alcuni interventi, anche a causa della mia esposizione e di questa mi scuso, è stata fraintesa. Tutti voi saprete quanto sia distante dalle opinioni di Tremonti, per me è come parlare con un marziano, infatti, non mi identifico per nulla nelle sue politiche economiche come ad esempio la sua critica alla globalizzazione ma non al sistema : cosa che già di per se mi allontana anni luce. E poi, come potrei fidarmi di chi entra a far parte di un certo tipo di coalizione? Se ciò accadesse, vi autorizzo a censurarmi, a farmi un agguato in piena regola. L' "onore a Tremonti" di ieri, era ironico, perchè per un qualsiasi motivo, che sia per il clamore suscitato o qualsiasi altra cosa, ha nel ridicolo bloccato un emendamento che è l'ennesima vergogna. E credo che, in questo momento, qualsiasi cosa pur di ostacolare anche solo marginalmente il governo sia utile. Poi passerà ugualmente, anche se mi auguro di no, ma che abbiano almeno, anche se falsi, un po' di inghippi pure loro.

Guardate che ho fatto il post appositamente per chiarire questa questione , e sono disposto a non aggiornare più il blog per i prossimi quindici giorni pur che tutti voi la leggiate. Che non passi l'idea sbagliata, altrimenti mi sentirei un bloggher fallito. E non sto scherzando, solo rasentando la pazzia potrei rendere veramente onore a Tremonti.

Anche perchè, non sarei degno del premio che DIEGO GARCIA mi ha assegnato.
Sono onorato e ringrazio.




Il Premio Diktat, un riconoscimento che vuole premiare chi ha fatto un "uso criminoso della blogosfera", ossia chi ha fatto informazione, chi ha diffuso libero pensiero e spirito critico, chi ha incoraggiato lo sviluppo di una consapevole coscienza e di una coscienziosa consapevolezza.

Questa volta, violerò le regole del premio non assegnandolo a nessuno in particolare.
Consiglio solo di farvi un giro in tutti i blog da me linkati, perchè da ognuno c'è qualcosa da imparare.

QUANDO IL TEMPO SEMBRA FERMARSI

Ci sono canzoni, soprattuto quelle il cui fine è criticare il sistema, che nonostante gli anni passati sembrano attualissime. Le ascolti, e il tempo sembra essersi fermato come la stessa capacità dell'essere umano di evolversi. Per carità...con questo non voglio criticare le generazioni passate, ma questo ogni volta mi impone silenziose riflessioni. Forse, è semplicemente un modo per capire e provare a non ripetere gli errori commessi.



In un paese, dove la maggioranza ha proposto un emendamento che riduce le responsabilità penali di manager, come potevano essere quelli dell'Alitalia.
Questa volta, devo dare onore a Tremonti di aver bloccato l'emendamento minacciando le dimissioni.

VOGLIO TRANQUILLIZZARE

Ora che è stato varato questo piano anticrisi, voglio anch'io tranquillizzare i lettori di questo blog.
Non voglio illudervi, siamo nel bel mezzo di una profonda recessione, ma ritengo che le misure attuate dalle autorità economiche e politiche possano contenere gli effetti dell'eventuale collasso.
Per chi possiede un mutuo come può essere quello sulla prima casa, le cose non cambieranno: in caso di insolvenza arriverà la banca in sofferenza a prelevarla dopo essere sopravvissuta ad un ingente iniezione di capitale pubblico. E questo mi sembra già un buon motivo per stare tranquilli. Alle massaie che tutti i giorni al mercato devono fare i conti con il caro vita, dico di stare tranquille, sono appena state iniettate ingenti somme di denaro nel sistema.
Per i lavoratori precari, che si sposino qualche banchiere per poter usufruire del denaro immesso dalle banche centrali.

Con questo quadro, mi sento anch'io di essere ottimista: l'Italia e gli italiani anche questa volta ce la faranno. Infondo, la cosa più importante è assecondare il sistema ed essere fiduciosi, prima o poi anche noi saremo toccati dalla mano invisibile.

Il video è serio però, tengo a precisarlo.

martedì 7 ottobre 2008

ADEGUARSI AL SISTEMA

L'altro giorno, ho lasciato questo commento qui. Lo so, a volte mi faccio prendere troppo dall'enfasi, ma fidatevi che è energia positiva. A parte gli scherzi, voglio spiegare cosa intendevo con quel " i lavoratori si sono adeguati al sistema".
Prima di tutto due domande: come mai un sistema del genere, che inizia a mettere in discussione la stessa sopravvivenza del pianeta, è ancora imperante? Come mai questa stortura economica, che usa l'essere umano come mezzo e non come fine, impera?
Forse la soluzione sta proprio nel trovare la risposta a queste domande... Quello che intendevo dire, è che è arrivato il momento di chiedersi se tutto non sia anche colpa nostra e della cronica incapacità nel trovare un'alternativa a questo contesto. Con quella frase, non volevo criticare il lavoratore dipendente in quanto tale, ma quel suo costante masochismo che lo porta a tirarsi la zappa sui piedi. Sono consapevole anch'io che purtroppo esistono poche alternative al lavoro subordianto: è stata una delle prime condizioni create dai capitalisti per avere manodopera, senza la quale il capitalismo stesso non potrebbe esistere perchè fondato sull'accumulo di ricchezza derivante dallo sfruttamento di quest'ultima. Quello che biasimo, è quella condivisione di valori che lo porta a vendersi per il nulla.

Il sistema ha vinto, perchè fanno ore straordinarie per pagare il mutuo di una macchina da 40 mila euro.
Il sistema ha vinto, perchè si fanno pagare le ferie residue con la scusa della famiglia, per poi spendere i soldi nell'ultimo modello di cellulare da 500 euro.
Il sistema ha vinto, perchè con i rinnovi contrattuali, come è successo con l'ultimo dei metalmeccanici, continuno a barattare diritti per briciole di pane.
Il sistema ha vinto perchè è riuscito ad inculcare, anche a chi non raggiungerà mai quel traguardo, che l'unico scopo della vita è accumulare denaro diventando miliardari.

Questo io critico, questa condivisione di valori anche se palesemente contro il proprio interesse e adesso, questo egoismo, lo pagheremo perchè la crisi è forte e ci saranno perdite di posti di lavoro.
Un esempio: mesi fa ho partecipato alla manifestazione indetta da operai lasciati in cassa integrazione, la maggior parte delle persone mi ha chiesto il perchè ci fossi andato visto che non mi riguardava. Questa è la solidarietà che dovrebbe aiutare il più debole a non soccombere al più forte: della serie finchè non mi tocca gli altri si arrangino.
E' inutile, se le persone invece di adeguarsi ai sogni fossero rimaste con i piedi ben saldi a terra, il mondo non sarebbe controllato da un restrittissimo numero di persone.
I posti di lavoro, si perderanno comunque perchè ogni anno l'uno per cento di produzione in più, si farà con l'uno per cento di manodoperà in meno grazie al potere della tecnologia usato per ridurre i lavoratori invece che le ore di lavoro.
E poi cosa crediamo, che Poulson e tutti quelli che hanno interesse a tenere in vita questo sistema ci creino l'alternativa? Allora il precipizio è veramente più vicino che mai.
Il cambiamento, può solo venire da un rinnovato stile di vita che riporti l'essere preminente all'avere con quella frase tanta cara ai nostri nonni:
"Non fare mai il passo più lungo della gamba".

FACCIAMO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

Già ai primi exit poll delle elezioni, ho capito che la situazione in cui mi sarei trovato sarebbe stata questa:



Bene...dopo aver fatto ieri 20 minuti a parlare con un leghista, residente in un paese dove il Pdl ha preso il 73% dei voti circa, di politica, forse anche questo non è sufficiente.

Prepariamoci, perchè se fra un po' dovesse uscire la dichiarazione che Berlusconi è stato il primo uomo a sbarcare sulla luna , qualcuno ci crederà comunque.

Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l'umanità.

lunedì 6 ottobre 2008

I SOLDI SCOMPAIONO


Benedetto XVIi: crollano le banche, i soldi scompaiono. Solo la Parola di Dio è solida.

Benedetto XVI"Vediamo adesso nel crollo delle grandi banche che i soldi scompaiono, sono niente e tutte queste cose che sembrano vere sono di secondo ordine". Lo ha detto il Papa, parlando a braccio alla prima congregazione generale del Sinodo iniziato oggi in Vaticano. "Chi costruisce solo sulle cose visibili, come il successo, la carriera e i soldi, rischia poi di perdere tutto". Per il Papa, "solo la Parola di Dio è solida e per questo è "realista chi costruisce sulla Parola di Dio".

Fonte Rainews24

Ammetto di non essere proprio il più indicato nel dover rispondere, io che in quei sabati pomeriggio preferivo giocare a pallone piuttosto che recarmi a catechismo. Ma infondo ci credevo, da bambino credevo che ci potesse essere veramente un qualcuno che riuscisse con il suo potere, a comandare l'uomo facendogli fare sempre il giusto. Poi crescendo, ho capito che è l'uomo a dover scegliere il bene e il male, e qui ho iniziato a credere un po' meno nei poteri di quel qualcuno. La violenza, la cattiveria anche gratuita, vedere il più debole soccombere al più forte, ogni volta portavano a chiedermi, e lo faccio ancora, dove fosse Dio. Ed è stato allora che ho imparato a costruire solo sulle cose visibili, che non sono però il successo, la carriera e i soldi per quanto appetibili, ma nell'impegno e nella consapevolezza che ogni qualsiasi miglioramento debba venire dall'essere umano: dalla sua capacità di riflettere e pensare, come unica chiave per uscire dall'orrore che è in grado di creare.

Sono convinto, che questa crisi economica se fosse interpretata nel modo giusto, potrebbe essere un punto di partenza verso un mondo migliore.
Per questo più che costruire sulla parola di Dio, credo sia maggiormente utile continuare informando a creare consapevolezza.

domenica 5 ottobre 2008

LA CRUDELTA' UMANA

Ci sono torture silenziose, di cui nessuno parla perchè fonte di interessi economici. Restano in un angolo con la speranza che qualcuno trovi la sensibilità e il coraggio di raccontarle, esprimendo la propria contrarietà a questa continua violenza perpetrata ai danni di esseri viventi. Esistono luoghi chiamati “fattorie della bile”, strutture dove si esercita una violenza assurda ai danni degli orsi. Ogni giorno, due volte al giorno, viene estratta dalle loro carni la bile utile a fare medicinali, shampoo e bibite. Non riesco a scrivere ma devo dirlo per dovere di informazione: alcuni, a causa del tremendo dolore al quale sono sottoposti, tentano il suicidio. Per evitarlo, gli vengono strappati gli arti e segati i denti.

Facciamo liste di animali pericolosi, quando senza ombra di dubbio siamo noi, esseri umani, la bestia più crudele che popola questo mondo.

Quando mi ritrovo ad essere spettatore di queste crudeltà, non posso fare a meno di chiedermi se sia giusto che una specie vivente, in questo caso l'essere umano, possa godere di tutto questo "potere". Siamo indiscutibilmente la forma di vita più sviluppata, ma nel contempo coloro che recano più danno all'ambiente circostante del quale possono, visto l'irrazionalità, determinarne la fine. E meno male che siamo dotati di ragione.

Segnalo due importanti iniziative: la prima "Per i bambini, un piccolo sforzo. " dal blog del Russo. Donare un euro inviando un messaggio al numero 48587 o chiamare da telefono fisso sempre lo stesso numero per il costo di due euro. Un piccolo gesto che aiuterà Emergency, a costruire un ospedale a Nyala, in Darfur, per garantire il diritto alla salute anche a chi purtroppo è negato.

L'altra iniziativa, che invito a leggere, è tratta dal blog Aschenazia riguardo il Lodo Alfano. A questo link "Referendum contro il Lodo Alfano" potete trovare tutte le informazioni necessarie per poter firmare contro questo scempio democratico.

IL SOGNO E L' ILLUSIONE

Faccio solo una piccola premessa al video, visto che dura 20 minuti circa. Questa è la testimonianza di un migrante, che racconta di alcuni abusi subiti lungo il cammino intrapreso per provare a raggiungere quel sogno chiamato Europa. Il video è lungo, ma sentirsi dire alcune cose, aiuta ogni volta a capire quanto si può essere distanti dall'immaginario. E siamo nel cosiddetto terzo millennio.

sabato 4 ottobre 2008

IL SISTEMA

Crisi mutui, l'appello di Confindustria: interventi di Stato per ...
Quando leggo notizie come questa, c'è qualcosa di me che inizia inevitabilmente a girare come eliche impazzite. Nei momenti di crisi, lo stato deve entrare nell' economia per salvare il sedere a questa gente che ormai da 20 anni, ci riempie la testa sempre con le solite sciocchezze di sviluppo e benessere. Solo nei momenti di crisi però, perchè in altri frangenti il mercato deve autoregolamentarsi consentendo di far fare ricchezza sempre ai soliti. Io non ci sto, anche dopo aver letto la bella lettera di Michael Moore , non si può continuare ad accettare questa ipocrisia. Ha ragione Moore, siccome quando compro una casa la banca mi chiede l'ipoteca, e fino a quando non avrò saldato il debito sarò sempre con quella spada di Damocle sulla testa, nel caso lo stato presti denaro alla banca questa diventa automaticamente nostra, dei cittadini fino a quando il debito contratto non sarà rinsaldato. Infondo sono stati loro ad insegnarci che il privato è meglio, che lo stato non deve esistere. Sono loro quelli che lavorano alacramente per promuovere la concorrenza e la competitività. E poi, si pensa sempre alle imprese, ma quanti precari in Italia rischiano il fallimento? A loro niente? Ah già....ma chi crea ricchezza sono i grandi gruppi finanziari non chi lavora. Incredibile, se ci penso rasenta l'assurdo, i poveri lavorano per mantenere il benessere dei ricchi. La Bce, è un anno che inietta liquidità nel mercato per sostenerlo, e tutti abbiamo visto l'inflazione come è aumentata ma per lei non è un problema, mica ha reddito fisso dipendente.
Sempre con questa idea di sviluppo, perseverando nella stessa direzione anche se ormai è evidente che la mano invisibile del mercato crea solo miserie economiche e umane. Il mercato ha fallito, ma questo a differenza del comunismo non possiamo ammetterlo. Altrimenti come faremmo ad avere un mondo più giusto? Una società dove 400 americani non posseggano più dei 150 milioni, circa metà della popolazione Usa, messi assieme. Allora mi verrebbe da rispondere alla presidente: voi ci avete insegnato ad essere egoisti, a sbranarci fra noi per avere un misero posto di lavoro, e adesso godetevi il frutto della vostra propaganda liberista. Ma purtroppo, senza una presa di coscienza collettiva, questo non sarà possibile.

Intanto mi ascolto questa canzone per calmarmi.

CRIMINE

Foto choc di violenze sui minori. 3 arresti, uno e' un incensurato padre di famiglia.

Questa, è una di quelle notizie che non vorresti mai leggere. Certo, purtroppo in questo nostro mondo le violenze sono all'ordine del giorno, ma si sà, una creatura indifesa sulla quale si esercita abuso riesce sempre a ferire maggiormente la sensibilità. Qui, verrebbe facile scaraventarsi contro quegli animali che si macchiano di questi crimini, risulterebbe scontato quell'impeto che tramite l'uso della violenza induce a farsi giustizia. Ma in questo caso, forse è più utile fare capire il male che si crea, far notare come si possa trovare il coraggio di violare una speranza, il futuro. Perchè un bambino, è il nostro proiettarsi nel tempo, è un sorriso che se oscurato lo resta per sempre. Forse sbaglio però, è inutile spiegare, questi non sono uomini, mi rifiuto di pensare che queste persone siano del mio stesso genere, non voglio crederlo. Purtroppo non è così: sono uomini, esseri umani che si macchiano di uno dei crimini più orrendi. Ora però, nonostante stia in tutti i modi cercando di contenere una rabbia che rischia di straripare, non posso trattenermi dal definirli bastardi, esseri che valgono meno di una merda. Non sono per la pena di morte, ma da ragazzo, che ancora ricorda di essere stato bambino, gli auguro tutto il male di questo mondo.

Maledetti bastardi!!!!

venerdì 3 ottobre 2008

SOLO PIETA'

Pietà, sei morti sul lavoro in un solo giorno sono insopportabili.
Pietà, anche un solo morto sul lavoro al giorno è insopportabile.
Pietà, smettetela di ridurre il costo della manodopera e della sicurezza.
Pietà, basta considerare uomini ingranaggi utili al funzionamento del sistema.
Pietà, perchè non riesco a trovare le parole per dire altro.

QUALCOSA SI MUOVE

Come detto, ho partecipato all'incontro riguardo la scuola. Ormai, da più parti, emerge che la situazione è drammatica, per cui bisogna iniziare a creare una controffensiva. Si è parlato di tagli, circa 8 miliardi di euro nei prossimi 4 anni, di una riduzione di personale che può arrivare a circa 140 mila unità. Attualmente infatti, nella scuola ci sono impegnati circa 800 mila docenti, le prospettive erano ancora negli anni '80, di arrivare a circa 450 mila tra il 2012 e 2015. Questo, comporterà una inevitabile riduzione di classi, con conseguente affolamento che in alcune aule potrà anche violare le normali regole architettoniche: trovarsi 30 alunni quando il massimo sarebbe 25 solo per fare un esempio. Si è discusso sui finanziamenti pubblici alle scuole private, sulla possibilità delle Università di passare dal pubblico al privato diventando fondazioni e via dicendo. Insomma...una politica che tende a minare l'istruzione, per fare in modo che la cultura non crei pari prospettive a tutti : figlio di operaio resterà operaio figlio di un dottore diventerà dottore. Ma quello che mi interessa dirvi oltre alla normale elencazione di ciò che non va, e ormai tutti lo sappiamo, è che qui sta per nascere un cordinamento per cercare di fare opposizione allo sfacelo che abbiamo davanti. Un gruppo di persone a maggioranza docenti, che proverà a creare una organizzazione aperta a tutti per opporre la massima resistenza possibile.
Qualcosa inizia a muoversi, il disagio impone di impegnarsi per provare a migliorare, ma deve essere una volontà che coinvolga tutti noi per avere reali possibilità di incidere. Dal canto mio, vi terrò aggiornati anche nel caso si riesca ad organizzare qualcosa di concreto.

giovedì 2 ottobre 2008

NELLE DIFFICOLTA'

Purtroppo, la situazione è grave, già prendere atto di questo è fondamentale per poter attuare delle contromisure alla deriva che caratterizza questo nostro contesto storico. Noto, da un po' di tempo a questa parte, una sorta di rassegnazione, un pessimismo strisciante in tutte le persone che non credono in questo tipo di società. Bene...ragazzi, se non ci crediamo più nemmeno noi è finita davvero. Per carità, io non sono l'oracolo e nemmeno l'unto dal signore, non conosco le problematiche che affliggono ognuno di noi nel suo mondo, ma lasciarsi andare in questo momento è la cosa più sbagliata. Il vento soffia contrario, il mare è in forte tempesta, ma credo che paradossalmente sia proprio adesso il momento di dimostrare salde convinzioni in ciò che crediamo. Infondo questo sistema, non può essere imperituro: creato da uomini finirà per mano di uomini. Lo so, con questo post potrei essere etichettato come presuntuoso, anche al di fuori dalla realtà, ma non mi interessa: se riuscirà ad infondere voglia di ricominciare anche ad una sola persona avrà raggiunto il suo scopo. Non è facile, a volte il peggio sembra veramente non trovare il suo limite, ma nessuna conquista è stata facile, e noi, che ci rifacciamo ai valori della Resistenza, dovremmo saperlo. Certo, questa volta il nemico è più subdolo, purtroppo si nasconde anche dentro di noi, ma non possiamo di certo rassegnarci a vendere le nostre vite.
E poi, parafrasando Goethe, preferisco stare con le minoranze perchè di solito sono le più intelligenti.
Dimostriamo di essere diversi e più intelligenti.

mercoledì 1 ottobre 2008

GLI AMERICANI CHE RESISTONO

Navigando ho trovato su Comedonchisciotte questo articolo. Indipendentemente dal fatto che la notizia riportata sia veritiera o meno, cosa che mi piacerebbe chiedere con gran piacere a chi sbandiera l'America come l'oasi da imitare dove regna la libera informazione, voglio spezzare una lancia in favore del popolo americano che non si piega alle perverse logiche divoratrici della finanza e del mercato.



Ecco, a chi mi etichetta come antiamericano io rispondo che sarei in quella piazza, li assieme a loro per combattere l'ingiustizia di vedere 700 miliardi di dollari, finire nelle mani di chi ha portato l'economia al collasso. Soldi dei contribuenti, che comunque secondo alcuni economisti non saranno sufficienti, usati come paracadute per chi è stato la causa di tutto ciò.
Sarei li, al loro fianco, per una sanità pubblica, un istruzione pubblica e il diritto di vivere in uno stato sociale soddisfaciente.
Sarei li, perchè sarebbe ora di porre fine a questa logica perversa che vede nello sfruttamento delle classi più deboli, la ragione di esistere.
Sarei li, perchè non sono antiamericano, sono contro questo sistema causa di profonde disuguaglianze, ingiustizie e guerre.
Sarei li, perchè come disse Galeano: l'umanità, merita sicuramente di più.