domenica 26 ottobre 2008

CON GLI OCCHI DELLA SCUOLA

Ricevo da un'amica docente questa lettera che pubblico molto volentieri.

Rossana Villella

Crea imbarazzo in chi scrive riferirsi al Decreto legge 137 col termine “Riforma”, considerando che si tratta più propriamente di una manovra economica volta a risparmiare sulle già misere risorse destinate alla scuola pubblica (sottolineiamo pubblica, perché i fondi indirizzati alle scuole private non sono mai messi in discussione).
I pochi articoli che entrano nel merito dell’organizzazione scolastica (sia ben inteso, non della didattica) lo fanno in un’ottica di restaurazione e ritorno al passato. Lo stesso ministro Gelmini si riferisce alla sua ‘opera’ dicendo “più che una riforma la mia credo che sia una manutenzione della scuola” e nella relazione del Comitato per la legislazione si legge in più punti che il Decreto “incide su materie che risultano già demandate alla fonte normativa secondaria” (ossia contengono norme già tutelate da leggi precedenti, sono cioè inutili).
Trattandosi di una ‘riforma’ che nasce col chiaro intento di portare un po’ di denaro nelle casse dello stato, a danno della qualità della scuola pubblica, viene spontaneo chiedersi se i risparmi siano effettivi, se almeno questa unica finalità venga conseguita, dal momento che è certo che il Decreto non apporti un miglioramento alla didattica o all’offerta formativa. Triste dirlo, ma il risparmio non è così certo. La V Commissione parlamentare che si occupa di Bilancio, Tesoro e Programmazione, nella relazione che accompagna il parere favorevole espresso sul decreto, pone un interrogativo, che facciamo nostro: se, con l’introduzione del maestro unico, le ore da svolgere in classe saranno 24 per ogni docente, con quali risorse saranno pagate le ore eccedenti? Il Decreto non prevede spese aggiuntive, anzi sottolinea l’assoluta mancanza di oneri per lo stato, demandando ai fondi d’istituto il pagamento per la copertura degli spezzoni orari aggiuntivi!
Aggiungiamo un’altra domanda: chi pagherà il tempo pieno?
Vogliamo ricordare che la didattica modulare nasce dall’esigenza di rispondere alla richiesta delle famiglie di avere le scuole aperte anche al pomeriggio, oltre che di garantire una pluralità di stimoli (data dal lavoro congiunto di maestri diversi tra loro), necessaria in un mondo globalizzato e informatizzato come quello attuale, ben lontano dalla realtà nella quale operava il maestro unico. La legge 820 del 1971 introdusse la sperimentazione del tempo pieno, garantito dalla presenza di due insegnanti per classe (uno al mattino ed uno al pomeriggio) per un totale di 40 ore settimanali. Il successo fu tale che si decise di estendere l’opportunità a tutte le scuole, ma nasceva il problema di dover pagare ben 4 insegnanti per 2 classi. Si arrivò perciò alla formulazione della didattica modulare, in modo da impiegare 3 maestri per 2 classi, garantendo un risparmio per lo stato e, al contempo, un servizio per le famiglie.
Se la maggior parte degli alunni volesse seguire lezioni pomeridiane ‘su richiesta’, a chi spetterebbe il compito di pagare il personale necessario all’apertura della scuola nelle ore extra – curriculari (oltre ai maestri, va considerato anche il personale ausiliario)? Il Ministero dell’Istruzione con il decreto appena approvato se ne lava le mani, le scuole spesso non hanno neanche i fondi necessari per garantire il normale svolgimento delle lezioni, resta come unica possibilità quella di riversare tutti gli oneri sulle famiglie, che si troverebbero costrette a pagare un servizio finora garantito gratuitamente.
Ma il decreto non demolisce solo l’offerta formativa della scuola primaria; tocca ogni ordine e grado d’istruzione con provvedimenti che portano alla progressiva perdita di qualità della didattica, con il conseguente dirottamento degli studenti verso le scuole private, note per essere spesso diplomifici, e la discriminazione di coloro che non possono permettersi di pagare rette costose.
Sempre in nome del risparmio cresce il numero di alunni per classe, tanto che per le prime della scuola secondaria si prevede un minimo di 27 alunni (minimo!) ed un massimo di 35. è ovvio che la ricaduta dell’azione didattica sarà minima in classi nelle quali sarà difficile già solo fare lezione, figuriamoci lezioni di qualità!
Ad andarci di mezzo, come sempre, le famiglie e gli studenti, ai quali non potranno più essere garantiti gli standard minimi di preparazione.
L’aumento del numero di alunni per classe, l’accorpamento delle classi di concorso e l’abolizione di alcune materie non porteranno solo all’impoverimento dell’offerta didattica, ma anche al taglio di 130000 posti di lavoro solo nei prossimi tre anni.
“Tranquilli, si tratta dei futuri pensionati che non saranno sostituiti” tengono a precisare dal Ministero. In altre parole gli insegnanti precari non solo non avranno la minima possibilità di passare di ruolo, ma spesso non potranno contare sugli incarichi del Csa. In poche parole sarà meglio cambiare mestiere, anche dopo anni di sacrifici e dedizione alla scuola.
Inoltre non è ancora chiaro in che modo si possa garantire la stessa qualità di insegnamento con molti docenti in meno. Chi, al contrario del Ministro Gelmini, lavora nella scuola sa che i giochi di prestigio non funzionano nella realtà lavorativa e che meno soldi non corrispondono mai ad un aumento della qualità.
Per non parlare dell’ingerenza dei privati nelle scuole che porterebbe alla creazione di consigli d’istituto che diventeranno schiavi delle logiche di mercato e delle idee degli ‘sponsor’ (il termine è preso in prestito da una dichiarazione dello stesso ministro), anziché essere al servizio delle famiglie e della formazione di studenti preparati e cittadini consapevoli. Rischio simile corrono le Università che potranno costituirsi come fondazioni di diritto privato.
Il metodo di valutazione in decimi introdotto nella scuola media e primaria risponde ad una logica del profitto e della produttività, anziché all’esigenza di valutare lo studente nel complesso delle abilità e delle competenze acquisite.
Il ministro Gelmini, come del resto anche gli altri membri dell’attuale esecutivo, ha ricorso all’(ab)uso dello strumento del Decreto legge per arginare in maniera antidemocratica la verifica del parlamento, giustificandosi con l’urgenza di apportare modifiche al sistema scolastico (quale urgenza se entreranno in vigore dal prossimo anno?). è per questo motivo che è necessario rispondere con altrettanta urgenza all’attacco che si sta perpetrando nei confronti dell’istruzione.
Da questa esigenza nasce l’idea di fondare un coordinamento provinciale che accolga docenti, studenti, genitori e tutti coloro che non vogliono vedere lo sfascio della scuola pubblica senza reagire.
Poiché riteniamo che l’opera del ministro Gelmini, non a caso coadiuvato dal Ministro Tremonti, si inserisca nel più ampio progetto di consegnare l’intero stato nelle mani di pochi potenti, il Coordinamento Mantovano Scuola ha deciso di aderire allo sciopero generale del 17 ottobre, indetto da varie categorie di lavoratori, per opporsi alla progressiva cancellazione di diritti fondamentali acquisiti attraverso anni di lotte sindacali.

15 commenti:

stella ha detto...

Ancora una lettera chiarificatrice sulla "riforma" della scuola da parte di una persona esperta, competente e "addentro".

Ora tutti sono informati dettagliatamente sui disegni di legge che distruggono la scuola e quindi la società del futuro.

Sono solidale con gli insegnanti.

Pupottina ha detto...

mi associo al parere di stella e della tua amica che ha deciso di scirvere e di farti pubblicare questa lettera...

vogliono distruggere il pensiero della società di domani....
poveri precari!

Franca ha detto...

Di una chiarezza esemplare...

l'incarcerato ha detto...

L'ipotesi di Calamandrei.
"Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica,intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anatemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.
Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico." Piero Calamandrei

l'incarcerato ha detto...

Questo discorso di Calamandrei è stato fatto nel 1950. L'ho trovato nel blog di Beppe Grillo.

Anticlericale89 ha detto...

Bisogna resistere

Vogliono creare una nuova società,con delle generazioni di schiavi del sistema.

Resistiamo e non permettiamoglielo!

Silvia ha detto...

E' lampante quello che hanno intenzione di fare alla scuola e quali sarebbero i danni irreparabili...

Pare che mercoledì approveranno il decreto...

Non si può far la rivoluzione prima????

:*-(

***

Ciao, caro!

Anonimo ha detto...

Buona Domenica Marco.

aria

Punzy ha detto...

Ci vuole una grossa sollevazione, una sollevazione pacifica ma monumentale..è ora di darsi una svegliata ma devono intervenire i ministri, i politici, si devono sedere in piazza garantendo con la propria presenza la non violenza delle forze dell'ordine..

natale ha detto...

Con questa "riforma" il governo risolve due grossi problemi e cioè:
Limita il livello di cultura generale dei ragazzi e quindi del futuro, in modo da poterli controllare molto più semplicemente e nel contempo serve a far tornare nelle casse dello stato qualche soldino (forse)...
Ma questo tutti lo sanno e nessuno lo dice..

Andrew ha detto...

bella lettera, molto chiara
buona domenica sera

AKUL87 ha detto...

Non devono passare!
Privatizzata l'università toccherà poi alla sanità!

INSIEME LI POSSIAMO FERMARE!!

il Russo ha detto...

Giovedì chiunque di noi può, deve unirsi al movimento della scuola, non farlo significa legittimare tutto ciò.

sirio ha detto...

Capisco una volta meglio che questa NON E' una riforma.Apprezzo il coraggio di questa docente a presentare questo documento,non a caso ha avuto la solidarietà di stella che della scuola aveva fatto lo scopo dela sua vita.

Un caro saluto,marco.

Susanna ha detto...

Noi lo sappiamo, gli altri non lo sanno e non lo vogliono sapere: questo governo vuole affossare la scuola pubblica e tutto ciò che sa di pubblico, non vuole razionalizzare.

Questo governo vuole affossare la cultura e tutto ciò che sa di cultura, perché chi è istruito non lo voterebbe manco a morire.

Ricordate cosa diceva quel gerarca nazista? "Quando sento la parola cultura, metto mano alla pistola"
Ecco.
gatta susanna